L’importanza di essere la signora Kirby

Chissà se la signora Kirby credeva nel vecchio adagio “Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”. Certo, nella lunga intervista al marito pubblicata su The Comic Journal nel 1990 non si può non notare come intervenga in continuazione: aggiunge date e dettagli, fa precisazioni, commenta le risposte di Kirby. Fa da memoria storica, ma a tratti sembra un po’ invadente. Si sente pienamente in diritto di parlare in prima persona del lavoro del marito, anche in sua presenza. Sarà solo per i quasi 50 anni di vita passati insieme?

È pur vero che dobbiamo ringraziare lei se conosciamo alcuni preziosi dettagli della vita privata dell’autore, che altrimenti sarebbero andati inevitabilmente perduti.

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Jack e Roz Kirby

Rosalind Goldstein, detta Roz, aveva quasi 18 anni quando il ventiduenne Jack Kirby (all’epoca Jacob Kurtzberg) le rivolge la parola per la prima volta. I due abitavano con le famiglie nello stesso palazzo, rispettivamente al piano di sopra e al piano di sotto:

«La prima cosa che mi disse fu “Ti posso mostrare le mie acqueforti?”. Non sapevo che cosa fossero le acqueforti, e lui precisò “I miei disegni”. Io gli dissi “Va bene”. Mi invitò nella sua stanza e io pensai “Che può mai succedere? Ci sono sia i miei genitori che i suoi”. Così andai da lui e – ci credete? – mi mostrò davvero i suoi disegni, comprese alcune pagine di Capitan America. Non avevo mai visto un fumetto prima di allora, ma ero molto più interessata a Jack.»

Poco tempo dopo, nel 1942, i due si sposarono prima che Kirby partisse per la guerra. Al suo ritorno, nel 1945, nacque la prima dei loro quattro figli. Kirby tornò anche ai fumetti, riprendendo la collaborazione con Joe Simon. Roz non influenzava affatto il lavoro creativo del marito:

«Se suggerivo qualcosa a Jack, diventava isterico. […] Guardavo sempre il suo lavoro. Gli dicevo se la storia mi piaceva o no, e se mi piacevano i disegni. Dicevo sempre la mia opinione, ma naturalmente lui faceva quello che voleva.»

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Will Eisner, Jack e Roz Kirby nel 1982

Si limitava a osservare e assecondare le sue abitudini quotidiane. Kirby lavorava prevalentemente a casa, così di giorno badava ai figli («era un’ottima baby sitter»), e la sera, quando loro erano a letto, approfittando del silenzio, si sedeva al tavolo disegnando anche fino alle 4 del mattino. Seguendo un metodo di lavoro anomalo, che non prevedeva fasi preparatorie di scrittura del soggetto:

«Non parlava mai dell’idea, sedeva direttamente al tavolo da disegno. Davanti al foglio bianco, prendeva e disegnava. Io gli chiedevo “Come fai a sapere che tipo di storia sarà?”, e lui “Lo so e basta”. Quando lavorava per la trilogia dei Nuovi Dei, io gli chiedevo “Come fai a capire dove una storia comincia e dove finisce?”, e lui “Lo so e basta”.

Lui era così. Lavorava con una mano su una tavola e un piede su un’altra, e spesso contemporaneamente sull’una e sull’altra. Non l’ho mai visto star lì a fissare una tavola, e non usava mai la matita blu. Si sedeva e disegnava. E se qualcosa non andava, veniva via dal tavolo. Ma non accadeva molto spesso. Io gli chiedevo “Da dove tiri fuori tutte queste cose?”, e lui “Non lo so. Le disegno e basta”.»

Spesso Kirby passava ore a telefono con i fan. Credendo di fargli risparmiare tempo, Roz provava a interrompere le conversazioni venendo puntualmente rimproverata. Il marito era sorprendentemente veloce nel lavoro, e per questo si sentiva libero di fare quello che voleva nel tempo libero.

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In rari casi, testimoniati anche dai crediti in alcuni albiRoz gli diede una mano inchiostrando qualche tavola. Non era una professionista, ma aveva lavorato come stilista di biancheria intima ed era abituata a disegnare pizzi e rifiniture con una penna sottile. Per quanto il marito l’abbia definita «una degli inchiostratori più in gamba del settore», in tutta sincerità Roz sapeva che il suo apporto non era poi così creativo:

«I contorni li faceva lui, perché aveva la mano più ferma e sapeva quando usare le linee spesse e quando le linee sottili. E poi è bravissimo a delineare le ombre. Inchiostrare era semplice perché faceva tutto lui. Io dovevo solo ripassare i chiaroscuri.»

Roz chiedeva spesso a Kirby dove prendesse l’ispirazione per le cose straordinarie che disegnava. Lui le rispondeva dicendo che doveva molto alla vasta collezione di libri, soprattutto di fantascienza, che leggeva fin da piccolo e che evidentemente avevano stimolato la sua immaginazione:

«Ma tutto questo deve essere accaduto prima che ci incontrassimo. Non l’ho mai visto leggere più di tanto. Se doveva fare una piccola ricerca andava in biblioteca, ma non ci passava troppo tempo. Quando gli chiedevo che cosa stesse cercando, mi rispondeva “Non lo so. Non riesco a trovarlo”. E così lo inventava.»

Una grande passione di Kirby era il cinema. Poteva noleggiare fino a 4 o 5 film al giorno. Roz ha riferito che da ragazzino, vivendo nello stesso quartiere di John Garfield, desiderava fare l’attore, ma questa fantasia fu stroncata sul nascere dalla madre che non voleva mandarlo in California perché «c’erano troppe donne nude». Per Kirby il cinema rimase sempre un grande sogno mai realizzato – «Steven Spielberg ha fatto quel che io non ho potuto fare».

jack roz kirby

Roz è stata al fianco del marito, è il caso di dirlo, nella gioia e nel dolore. Ha raccontato il disappunto di Kirby quando, dopo aver comprato una grande casa in campagna in California, oltre a spalare la stalla del cavallo della figlia, entrò in conflitto con una banda di motociclisti che amava gareggiare rumorosamente proprio davanti al suo studio.

Poiché Kirby aveva sempre la testa tra le nuvole anche quando guidava, e faceva spesso incidenti, diventò la sua autista personale – «Il nostro matrimonio è durato tanto perché lui non poteva andare da nessuna parte senza di me».

Lo sostenne anche nei momenti difficili della sua vita professionale. Soprattutto in relazione alle controversie sorte sulla paternità dei supereroi creati con Stan Lee – che lei soprannominava ironicamente “Mr. Personality”. Ma anche nella gestione degli accordi economici, assumendo il compito gravoso di tempestare di telefonate chi tendeva a pagarlo in ritardo.

Forse Roz era più coinvolta nella carriera del marito di quanto sembri a prima vista. Ma dall’esterno riesce difficile cogliere tutta l’importanza di essere la signora Kirby.