Recensioni Novità Maria M., la saga al femminile di Gilbert Hernandez

Maria M., la saga al femminile di Gilbert Hernandez

Nel 1971 esce in Italia un libro destinato a fare scandalo, Histoire d’O. della misteriosa scrittrice francese Pauline Réage (al secolo Dominique Aury). Il romanzo erotico, incentrato sulla schiavitù d’amore della protagonista e sulle perverse avventure cui il suo amante-padrone la costringe, era uscito in Francia nel 1954 e sarebbe diventato un film di successo – e di scandalo – nel 1975. In Italia il romanzo esce con una prefazione dello scrittore più importante del momento, Alberto Moravia. E Moravia, con una mossa inaspettata e decisamente raffinata, non si sofferma affatto sugli aspetti più scabrosi del racconto, né dà particolare attenzione alla componente erotico-sentimentale.

Piuttosto, lo scrittore romano effettua un parallelismo tra il mondo del sadomasochismo – oggi così sdoganato grazie all’immaginario goth e alla saga di 50 sfumature – e il sistema della moda. Questa la tesi radicale di Moravia: la schiava d’amore non è altro che la descrizione chirurgica della condizione femminile all’interno del sistema della moda. O. è innanzitutto una modella, se non un semplice manichino.

Leggi un po’ di pagine in anteprima da Maria M.

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Il paragone con il nuovo fumetto di Gilbert Hernandez, Maria M., è di certo molto forte, ma quasi esclusivamente per contrapposizione. Il confronto viene suggerito innanzitutto dal titolo, con la punteggiatura del cognome destinata a rivelarsi un puro vezzo: il nome di Maria Martinez viene rivelato senza problemi sin dalle prime tavole.

Per la sua nuova serie, una saga al femminile, Gilbert Hernandez riparte da uno dei personaggi più amati di Palomar, la sua serie più famosa pubblicata sulla rivista autoprodotta (insieme ai fratelli Jaime e Beto) Love & Rockets, a partire dal 1982. La storia – una riproposizione “riarrangiata” di quanto già visto sulla rivista – è ambientata alla fine degli anni Cinquanta negli Stati Uniti, e vede la giovane Maria tentare di farsi strada nel mondo del cinema, tra produzioni di serie B, sessioni fotografiche e un ambiente popolato dai classici “squali e vipere” del mondo dello spettacolo.

Seguendo lo spunto di Moravia, è proprio il rapporto di Maria con la moda a rivelare la somiglianza per contrapposizione tra Maria e O.: la prorompente protagonista della storia di Hernandez – maggiorata latina con un fisico che «andrebbe bene per il porno, ma non per sfilare» – eccede tutte le proporzioni dell’alta moda, si impone alla vista e al tatto – con una pelle «bianca, setosa, come latte» – risvegliando desideri erotici più che estetici, e rivolgendosi agli istinti animaleschi degli uomini che la circondano più che al loro gusto in fatto di canoni di bellezza.

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È proprio per questa ragione che Maria, in fondo, non può davvero essere una schiava. Non brilla per intelligenza né per capacità, questo è certo: la storia la vede in balìa degli eventi e dei tentativi sempre frustrati di sfondare nel mondo dello spettacolo, sempre alla mercé di uomini che vogliono possederla e di donne che al tempo stesso la disprezzano e la invidiano.

Maria può essere pornostar, prostituta, mantenuta, ma mai schiava: troppo volubile, troppo indipendente per obbedire semplicemente a delle regole. In questa sua estrema mobilità, unita a una paradossale innocenza, sta tutto il fascino della protagonista, che passa attraverso storie di B-movie, sesso a pagamento, mafia, omicidi e traffico di droga risultandone sempre intonsa, mai macchiata.

In questo modo il fumetto, pur attraversato da un erotismo spesso esplicito, si mostra innanzitutto come una mafia-story nello stile di Scarface, ma con lo sguardo narrativo curiosamente ribaltato in direzione di un personaggio – la compagna del boss – solitamente periferico rispetto alla trama principale.

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L’irriducibilità di Maria conserva, così, anche una valenza metanarrativa, resistendo allo stereotipo del personaggio della “donna-oggetto” e reimponendo la propria soggettività a ogni svolta della trama. Questo contrasto tra il fisico da pin-up della ragazza, la sua aria svampita e una determinazione che va ben al di là di una facciata piuttosto fragile, è ciò che rende la storia di Hernandez un esercizio interessante su un tema di per sé già troppo battuto, il cui svolgimento dal punto di vista narrativo non presenta particolari sorprese.

Lo steso vale per l’aspetto visivo, in cui lo stile di Hernandez si ripropone in modo pressoché immutato rispetto alle opere precedenti, esibendo un tratto deciso e un’impostazione delle tavole che gravita interamente intorno alle curve della protagonista, con sporadiche scene di violenza virate verso lo splatter.

Maria M. trova il suo punto di maggiore interesse nel modo in cui l’autore gioca con gli stereotipi femminili e con i generi narrativi, mettendo a punto una storia in cui erotismo e azione, registri elevati e narrativa di genere si amalgamano, producendo un risultato piuttosto godibile.

Maria M. vol. 1
di Gilbert Hernandez
Oblomov Edizioni, 2017
140 pagine in b/n, € 18,00

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