“Aula alla deriva”: l’horror claustrofobico di Kazuo Umezu

In Giappone, il nome di Kazuo Umezu è frequentemente accostato a quello di Hideshi Hino: i due mangaka sono generalmente considerati tra i maggiori esponenti del kaiki, in cui confluiscono lo yōkai e il noroi. Il kaiki assomma in sé il genere mostruoso e quello occulto, gettando le basi di quello che sarebbe stato il manga dell’orrore nel corso degli anni Sessanta e che avrebbe trovato, ad esempio, in Shigeru Mizuki una piega più leggera e popolare grazie a GeGeGe no KitarōLa regina dell’horror-manga, Kanano Inuki, in un’intervista rilasciata al blog di Dark Horse racconta dell’importanza dell’opera di Umezu in questi termini:

«Faccio manga horror da oltre vent’anni, questo significa che sono passati quarant’anni da quandi i manga horror sono apparsi per la prima volta e hanno avuto successo in Giappone. Il mio artista preferito all’inizio è stato Kazuo Umezu, e dopo di lui, mi sono appassionata da Hideshi Hino. Come lettrice e artista, sono stata influenzata da entrambi, ma ritengo che quello a cui mi sono ispirato maggiormente – in relazione a quello che avrei voluto ottenere – è stato Umezu.

Il dramma nelle sue opere germina dall’orrore nelle vita quotidiana di mondi anormali, mondi deformi da realtà corrotte. I personaggi delle sue storie hanno sempre una loro peculiare visione del mondo, ed è questo che rende le cose spaventose, non un’immagine, ma il modo in cui le emozioni dei personaggi vengono proiettate sul lettore, facendolo sentire non solo terrorizzato, ma venato di gelosia, immerso nel dolore, oppure toccato dal disprezzo. Umezu ha sviluppato e a grandi linee apportato delle modifiche nel kaiki e gettato le basi del kyoufu

aula alla deriva kazuo umezu

In Italia, mancava un’edizione che raccogliesse le opere più importanti del maestro giapponese. Hikari ha rimediato dando alle stampe il mastodontico Hyōryū Kyōshitsu (Aula alla Deriva), in tre volumi con una foliazione che supera le 2000 pagine. Mentre più o meno negli stessi mesi il piccolo editore In Your Face Comix ha pubblicato i primi due volumi (di tre) di Nekome Kozō (Cat Eyed Boy) serializzato originariamente tra il 1967 e il 1976 su diverse riviste. Soprattutto il primo dei due, pubblicato in madrepatria nei primi anni Settanta, rappresenta il capolavoro di Umezu, tanto da conquistare nel 1974 il  prestigioso Shogakukan Manga Award.

Il plot di Aula alla deriva è molto semplice. Dopo una breve, ma intensa, scossa sismica la scuola elementare Yamato viene apparentemente risucchiata nelle viscere delle terra. In realtà, l’edificio viene trasportato in una regione dove sabbia e desolazione si spingono a perdita d’occhio: in un futuro prossimo dove la vita sulla terra è scomparsa. L’assurda situazione getta nello scompiglio le scolaresche e i loro insegnanti. Questi incapaci di sostenere l’assurdità degli eventi moriranno uno dopo l’altro in preda al panico, lasciando così i loro alunni in balia dell’imprevedibilità del caso.

aula alla deriva kazuo umezu

La solitudine e la disperazione sono i primi sentimenti messi in campo da Umezu, il cui fine è creare un clima ansiogeno. Attraverso un accumulo costante, i personaggi vengono sottoposti a un carico di stress ed endorfine insostenibile: il mangaka sembra voler condurre un esperimento su una comunità eco-sostenibile di ragazzini, in maniera da creare una forte empatia con i lettori più giovani. Non risparmia nulla, toccando punte di estremo sadismo e sfrondando subito il dubbio che il racconto possa risultare per certi versi accomondante.

Tra violenze immotivate, idolatrie e cannibalismo, il clima pagina dopo pagina diviene sempre più claustrofobico e alienante: ci si trova imprigionati all’interno di un vortice di terrore, in cui la fanciullezza viene spogliata di ogni aspetto rassicurante, di ogni futile e indorata innocenza, per farsi un campo di tensioni e di istinti primordiali. Anche le oasi di ragionevolezza cedono il passo agli impulsi e ai sentimenti più elementari e fondamentali.

L’esperimento narrativo condotto da Umezu in Aula alla deriva richiama alla memoria, in maniera evidente, Il Signore delle Mosche di William Golding. Le dinamiche sono le stesse, entrambi mettono in scena una comunità di ragazzi alle prese con una situazione estrema, con un escalation crescente di violenza, con un’erosione continua dei limiti di una ragionevolezza pratica, che si disgrega sotto i colpi di urgenze primordiali. I sentimenti e le dinamiche sono elementari e servono a mostrare l’irruzione del negativo.

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Così come in Golding, la dimostrazione di una tesi irrigidisce lo svolgersi degli eventi. Umezu, tra l’altro, segue un canovaccio fisso, che insieme alle risposte un po’ troppo scontante da parte dei personaggi – più che altro funzioni archetipe legate ad un preciso immaginario nipponico – tendono a smorzare la forza dell’opera.

La datatezza dell’opera si fa sentire in più punti, ma il suo interesse genealogico, il ruolo fondante per il genere e l’efferatezza di Umezu permettono una lettura più che piacevole nell’ottica di un recupero di opere che hanno fatto la storia del fumetto nipponico e non.

Aula alla deriva voll. 1 e 2
di Kazuo Umezu
traduzione di C. Ciccioni
Hikari / 001 Edizioni, 2017

756 pagine, b&n – 29€

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