Recensioni USA La nuova Hawkeye: le virtù della leggerezza

La nuova Hawkeye: le virtù della leggerezza

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

hawkeye Kelly Thompson

Tra le più gradevoli sorprese degli ultimi rilanci Marvel, la nuova serie di Hawkeye dedicata non a Clint Barton bensì alla Young Avenger Kate Bishop, porta a maturazione alcuni giovani talenti del fumetto americano che fin qui non avevano impressionato.

La ex-critica di Comics Should Be Good Kelly Thompson, passata da qualche tempo alla sceneggiatura, non aveva mai brillato sui suoi lavori precedenti o per lo meno non abbastanza da farsi notare, e ancora più sconosciuto era il disegnatore Leonardo Romero, che si era occupato più che altro di serie sul wrestling. Ora invece è sicuramente lui la star della testata, tanto che i numeri in cui lo sostituisce il ben più esperto e pur discreto Michael Walsh (Secret Avengers con Ales Kot e Worst X-Men Ever) sembrano davvero la versione un po’ tirata via della serie, nonostante ci sia una forte continuità tra i due nella costruzione della tavola.

hawkeye Kelly Thompson

Romero guarda a Chris Samnee con giusto un tocco di Aja, a riprendere l’eredità pop della serie nello storytelling, e nonostante non valga quanto questi due giganti riesce comunque a uscirne bene, con creatività e freschezza oltre che con una crescente convinzione nei propri mezzi. Infatti dopo primi più timidi numeri di Hawkeye (già pubblicati in Italia in un volume Panini) le sue ambizioni crescono e l’arco contro Madame Masque vanta diverse tavole doppie, con vignette che si incastrano in una narrazione orizzontale, perfetta per altro per lo scontro sullo sfondo della gigantesca scritta “Hollywood” di Los Angeles.

Lo aiuta decisamente bene il solito Matthew Wilson, tra i migliori coloristi della Casa delle Idee, che bilancia un presente dai toni pieni con i più eterei flashback, in cui la protagonista ricorda la madre scomparsa, e gioca con le diverse situazioni di luce che la storia gli presenta, dove si spazia dalle assolate giornate losangeline ai club notturni con immersi nel fucsia, fino ai fight club e ai combattimenti tra le luci d’emergenza.

hawkeye Kelly Thompson

Kelly Thompson ci mette invece tutta la sua passione per i migliori teen-drama con ragazze forti della Tv e se la sua Kate scalcia quasi quanto Buffy, il suo lavoro di detective in California non può che rimandare alla mente Veronica Mars. Come in quelle serie, la protagonista è circondata e protetta da un gruppo di amici, privi di super-talenti, arricchendo la storia e offrendo uno sguardo affettuoso su Kate. Che ne ha decisamente bisogno perché attraversa momenti molto difficili, avendo scoperto come il padre sia coinvolto con la criminalità, tanto da temere addirittura che sia stato lui a far fuori sua madre. Se copre tutto questo con una gran quantità di battute – che i suoi amici per primi trovano fin troppo numerose e non sempre efficaci – in realtà cova dunque un grande dolore.

Non manca comunque il rapporto con figure adulte più positive, per esempio la detective che le ricorda costantemente come debba avere la licenza per fare l’investigatrice privata, ma che in fondo ha un debole per lei. O come Jessica Jones, che porta a Kate un proprio caso su cui collaborare facendole da mentore per un paio di episodi. Ci sono poi incontri con altri supereroi, come Wolverine (ossia Laura) e la sua clone Gabby e il loro ghiottone, inoltre l’arco narrativo che si apre con questo numero 13 rimette finalmente Kate al fianco di Clint. Barton però non è un mentore ed è piuttosto ancora una volta un gran pasticcione, abilissimo a cacciarsi nei guai e a farsi nemici. Prima di lui era inoltre tornato in scena il suo cane, introdotto nella serie di Fraction e Aja.

hawkeye Kelly Thompson

Insomma una prosecuzione assolutamente decorosa della serie dedicata agli arcieri Marvel, certo non al livello della prima memorabile run e forse nemmeno in pari con la gestione di Jeff Lemire e Ramon Perez, ma decisamente riuscita come serie leggera dal taglio femminile, per altro in crescita di episodio in episodio, sia per i disegni di Romero sia per i testi via via meno verbosi di Thompson, che mantengono comunque una narrazione fitta e tutt’altro che decompressa.

Insomma decisamente da consigliare a chi apprezzi Buffy e Veronica Mars o anche solo a chi voglia una buona serie, che tratti il melodramma della vita dei supereroi con la dovuta ironia.

Bonus: Klaus and The Crisis in Xmasville

klaus crisis xmasville grant morrison

C’è una cittadina dove la Pola Cola trasforma gli adulti in schiavi vestiti da Babbo Natale e intenti a rapire i bambini per scopi spaventosi. Quando prendono il nipote di una donna che ha conosciuto il vero “babbo natale”, ossia Klaus, ecco che lui torna nella cittadina, doveva aveva già combattuto in passato per quaranta giorni e quaranta notti prima di mettere in ginocchio la Pola Cola. Qui si ritroverà ad affrontare un suo doppio malvagio, una sorta di Lobo in versione Babbo Natale, e avrà bisogno dell’aiuto di forze del bene da altre dimensioni e linee temporali.

La fantasia scatenata di Grant Morrison convoglia in Klaus ogni mito eroico esistente da Batman (appare una sorta di Klaus-caverna), al Doctor Who (il personaggio di Kate è un po’ come una vecchia companion) fino a Gesù Cristo. Dan Mora poi mette in queste storie davvero tutto se stesso – anche perché nel resto dell’anno sembra limitarsi a fare il cover artist – così questi spin off natalizi si stanno confermando come un appuntamento di vera gioia per lettori di ogni età.

klaus crisis xmasville grant morrison

Dark quel tanto che basta e allo stesso tempo ricchi di immaginazione, oltre che di azione e spettacolo, sono in un certo senso la sintesi perfetta del lungo percorso di Morrison sui supereroi. Oltretutto lo scrittore scozzese semina continuamente riferimenti a storie passate o contemporanee che non abbiamo mai letto – e probabilmente non leggeremo mai – dando così la sensazione di una mitologia complessa e ricchissima nonostante le poche apparizioni del personaggio.

Mora cura anche i propri colori e il suo stile si è fatto sicuramente più pittorico di quanto fosse nella prima miniserie del personaggio, con un’atmosfera più avvolgente, ma pure con una gran varietà di tavolozza cromatica che spazia da giustapposizioni forti a luci invece più morbide, fino a vignette quasi abbaglianti

Bonus 2: Paradiso

paradiso image comics

Aperto da una citazione da Città invisibili di Italo Calvino, il numero uno di questa nuova serie Image è firmato da un team di autori quasi esordiente. Ai testi troviamo Ram V, che ha scritto la miniserie Brigands di un piccolo editore come Action Lab, ai disegni Devmayla Pramanik, che ha lavorato su alcuni fumetti del barkeriano Nightbreed, e ai colori Dearbhla Kelly, al momento impegnato anche su Michael Cray.

I tre realizzano una storia di fantasy ibridato allo steampunk e alla fantascienza post-apocalittica, con un protagonista in viaggio verso l’irraggiungibile città di Paradiso e che porta con sé un misterioso amuleto capace di riattivare, quasi magicamente, la tecnologia. L’amuleto è un cimelio della sua famiglia, che è stata sterminata da un micidiale sicario, e tutt’ora lo cercano alcuni esseri tecnologicamente potenziati. Inoltre il dono dell’amuleto può essere scambiato per l’abilità innata di aggiustare e creare oggetti tecnologici, cosa che obbliga il protagonista a nascondere ancora di più questo potere.

paradiso image comics

Se la storia fin qui è decorosa ma non brilla per originalità, i disegni fanno un ottimo lavoro nel creare un mondo, e se qua e là le espressioni non sono riuscite, altrove invece sia i volti sia la plasticità dell’azione hanno esiti notevoli.

Insomma il comparto grafico è altalenante ma promettente, soprattutto considerata l’inesperienza, e allo stesso modo la storia, per quanto non originale, potrebbe riservare delle sorprese nelle idee di fondo dell’ambientazione e nello sviluppo dei caratteri. Non una serie imperdibile dunque, ma che continueremo a seguire casomai esploda.

Bonus: Inhumans Once and Future Kings

Inhumans Once Future Kings marvel comics

Christopher Priest, attivissimo alla DC dove proprio questo mercoledì ha preso in mano anche la serie di Justice League (però inguardabile per via di un pessimo Pete Woods), ha firmato per Marvel una miniserie dedicata alla gioventù della famiglia reale degli Inumani. Chiusa in questo quinto episodio, ha come punto forte i disegni e i colori di Phil Noto, che come al solito non hanno gran dinamismo nelle parti d’azione, ma vantano atmosfera da vendere e una recitazione dei volti assolutamente efficace.

Ad arricchire il tutto ci sono le copertine di Nick Bradshaw, oltre a episodi di due pagine per numero dedicate al cagnone teleporta Lockjaw e firmate da Ryan North e Gustavo Duarte. Le cover di Bradshaw in realtà cozzano con il taglio della storia, visto che presentano gli inumani adulti e nei loro celebri e sgargianti costumi, con un Lockjaw già del tutto cresciuto, mentre il cast di queste storie vede protagonisti ancora ragazzi senza i loro costumi reali calati in una vicenda molto drammatica.

Si affronta infatti direttamente il tema più controverso del mondo degli Inumani, ossia la schiavitù degli Alpha, umani trasformati in servi ubbidienti da una macchina Kree e sfruttati come forza lavoro dall’attuale Re. Uno di loro ha ottenuto in qualche modo libertà e ha un piano rivoluzionario, che però rischia di distruggere gli Inumani.

Inhumans Once Future Kings marvel comics

Il finale non nasconde la complessità della situazione e i compromessi inevitabili del vivere sotto un tiranno, ma non riesce comunque a riabilitare come eroici i protagonisti, anche se sembra suggerire che il loro passo indietro finale sia solo parte di un piano per arrivare a una società più giusta, che se si dipanerà se questa storia avrà un proseguimento.

Non sappiamo come sono andate le vendite e temiamo che Priest sia troppo impegnato per continuare, di certo però, di tutte le recenti storie con protagonisti gli Inumani – che la Marvel ha cercato di trasformare in una sorta di nuova grande famiglia editoriale –, questa è una delle più felici. Merito sia della definizione dei personaggi, non privi di una loro durezza e complessità, sia dei disegni di Noto, che può piacere o meno ma rimane un artista unico e originale nel panorama Usa e che si sposa benissimo a questo tipo di storia.

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