Recensioni Novità "Head Lopper" è il miglior fumetto fantasy che potete leggere ora

“Head Lopper” è il miglior fumetto fantasy che potete leggere ora

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

Head Lopper

Il fantasy minimalista e sopra le righe Head Lopper – amato da praticamente tutto il comicdom americano da Hickman e Mignola in giù – è nato come autoproduzione del suo autore, Andrew MacLean. Così ne sono usciti solo due episodi, ristampati da Image all’interno del numero uno della serie, che comprendeva tutto il materiale già visto e un’intera nuova sezione.

Head Lopper ha quindi proseguito la pubblicazione come un quadrimestrale, sempre con un corposo numero di pagine. Non contento, il vulcanico autore ne ha poi aggiunte altre 15 di epilogo al volume che ha raccolto i primi quattro numeri. La serie è poi continuata con un secondo arco narrativo, Head Lopper and the Crimson Tower, che si è concluso mercoledì con il quarto episodio. Andrew MacLean nel mentre ha pubblicato anche il graphic novel ApocalyptiGirl: An Aria for the End Times per Dark Horse, riuscita variazione sul tema post-apocalittico.

Head Lopper

Scrittore, letterista e disegnatore di Head Lopper, MacLean si è affidato nei primi episodi al colorista Mike Spicer e, nei quattro successivi, a Jordie Bellaire, che collabora per spingere ancora oltre la riduzione del tratto e del colore ai minimi termini, il tutto a vantaggio di un’epica costruita con inquadrature, giustapposizioni cromatiche e uno storytelling fantastico. E ovviamente con mostri di tutte le fogge e iperviolenza a base di decapitazioni di disarmante facilità.

Il protagonista è Norgal, il “figlio del minotauro” e “l’esecutore”, un possente guerriero, dall’aspetto barbaro e pressoché privo di armatura, ma armato di spada e soprattutto accompagnato dalla testa di Agatha, una strega blu. Questa lo odia ma in fondo ha bisogno di lui e quindi talvolta finisce per aiutarlo, scatenando spaventosi poteri.

I due a tratti assumono anche le caratteristiche di una coppia comica, con la testa parlante che inonda il silenzioso guerriero di parole; oppure con il tormentone per cui sostiene che la magia è più forte dell’acciaio e vuole convincere Norgal; o persino in gag vere e proprie, come quando viene abbandonata di fianco a un teschio e ci parla quasi fosse un suo più sfortunato simile.

Head Lopper

Norgal, a dispetto dei suoi titoli altisonanti, è taciturno e misterioso, di lui infatti non sappiamo nulla, neppure se abbia davvero un qualche rapporto con un minotauro o con il mondo divino. Di certo la sua prodezza è sovrumana, capace di decapitare orde di nemici in un colpo solo e persino di lanciarsi in bocca a un mostro e tagliarli l’enorme testa da dentro la gola. Head Lopper è decisamente un fantasy che decolla!

Head Lopper significa infatti colui che fa la potatura delle teste, ma in un’altra accezione è anche colui che la lascia a penzoloni, come quella della strega Agatha che si porta sempre dietro, cercando il modo di liberarsene. Quando e perché l’eroe abbia decapitato la megera non ci viene raccontato, e lei per quanto sia loquace non è certo meno misteriosa di lui, anzi ha inspiegabilmente un potere molto superiore a quello delle sue simili e infatti vari nemici di Norgal faranno il possibile per entrarne in possesso.

Nel primo arco a tentare di prendere Agatha per sé era una divinità confinata su un isolotto in mezzo a una palude e in cerca di vendetta, dove Norgal finiva per arrivare dopo un lungo e movimentato viaggio in teoria proprio per eliminarla, ignaro di esserne una pedina.

Head Lopper

Nel secondo arco invece l’eroe accompagna una guerriera nella propria missione d’onore, cosa che permette all’autore di esplicitare l’etica del protagonista, per cui lottare per aiutare qualcuno è la cosa più nobile che si possa fare ed è quello che conta davvero, tanto da rendere secondario anche il fallimento della propria missione.

Insieme alla donna e ad altri combattenti, Norgal entra in un “dungeon”: una torre piena di trappole mortali e di mostri, governata da una sorta di signore non-morto che sottoporrà i contendenti a varie prove prima di affrontare i sopravvissuti in uno scontro diretto. A complicare le cose ci sono due piccoli fratelli, di una razza che vive vicino alla torre e non partecipa abitualmente alle eroiche gesta, ma che sono rimasti intrappolati all’interno. Il maggiore dei due viene ricattato negli affetti perché tradisca Norgal.

Head Lopper

Non è però l’intrigo il punto di forza della serie, bensì il versante grafico che cerca la più pura sintesi di epica e azione, in un gioco che coscientemente sfocia spesso nella caricatura. Quanto più l’autore sorride con il lettore dei suoi stessi eccessi e tanto più Norgal è serissimo nelle proprie iperboliche imprese. E proprio lì sta il piacere. La sua massiccia figura dalla barba e i capelli bianchi, che a volte sono una macchia che copre tutto il viso, si fa di scatto agilissima e compie azioni elaborate con invidiabile energia cinetica.

Head Lopper è per certi versi puro movimento: la sfida di astrarre a tal punto il disegno da rendere possibili anche le azioni più incredibili e allo stesso tempo tragici i personaggi più ridicoli. Sicuramente il miglior fantasy pubblicato in America.

Bonus: Hellboy – Krampusnacht

Hellboy Krampusnacht

Tra i diversi speciali di Natale pubblicati in questi giorni, spesso però troppo legati alla continuity della serie di cui fanno parte, spicca Hellboy: Krampusnacht (qui un’anteprima) che della cronologia delle vicende del protagonista se ne frega. Tra le tante creature mitologiche incontrate dall’eroe con le corna tagliate e una indistruttibile mano guantata di metallo, mancava ancora il Krampus, un demone natalizio della mitologia europea. A disegnarlo e colorarlo è chiamato per la prima volta un mostro di talento come Adam Hughes, che finora non si era mai cimentato con la creatura di Mike Mignola, al solito autore dei testi.

Non manca infatti in apertura della storia una presenza fantasmatica femminile e sinuosa, che chiede aiuto al protagonista. Piu che su di lui, Hughes lavora sulla sua nemesi, che prima appare con un vecchio dal volto segnato ma simpatico, per poi divenire un mostro orrendo che durante la lotta diventa via via più scheletrico.

Hellboy Krampusnacht

Una performance grafica notevole, dove a tratti però stona l’uso del digitale, sia nella colorazione sia nell’integrazione dei personaggi con lo sfondo in alcune vignette. D’altra parte la plasticità di Hughes ha pochi rivali, così come la recitazione dei suoi volti, peccato che l’autore realizzi ormai raramente fumetti e preferisca copertine e commission.

Bonus 2: Marvel Two-In-One #1

marvel two in one

Alla Marvel nel mentre si è concluso il meno che mediocre crossover tra Avengers e Champions, ma per fortuna la ristrutturazione del rilancio editoriale Legacy porta pure cose buone. Partono infatti serie “nuove”, o meglio serie storiche ma dai contenuti rinnovati, in linea con l’idea di riprendere l’eredità, almeno simbolicamente, della storia della casa editrice.

La nuova Marvel Two-in-One ha per protagonista la Cosa dei Fantastici Quattro, come nella sua versione classica durata 100 numeri, ma oggi la Prima famiglia Marvel non c’è più, perché Reed e Sue non sono ancora tornati da ovunque siano finiti dopo le Secret War. Inoltre il partner della Cosa non cambierà di numero in numero, ma sarà Johnny Storm, alias la Torcia Umana. Non sarà quindi una serie di team-up tra supereroi come l’originale, bensì le avventure di una coppia che costituisce la metà dei Fantastici Quattro. A scriverla è Chip Zdarsky, che sta rivelando di essere capace di rendere giustizia ai personaggi più iconici della Marvel senza essere stucchevole.

marvel two in one

Dopo il successo del suo Peter Parker – The Spectacular Spider-Man gli viene affidato quel che resta del Quartetto, che tratta con un tono a metà fra la malinconia e la speranza, non priva però delle ombre del melodramma, che da sempre è la seconda natura (se non la prima) dei supereroi. Il rapporto tra Ben Grimm e Johnny Storm infatti non è facile e già dalle prime pagine Johnny dimostra tendenze autodistruttive. È proprio per aiutarlo a combatterle, come avrebbe voluto Sue, che Ben dovrà trovare la forza di uscire dalla propria autocommiserazione.

Insomma se finora, con la Cosa tra i Guardiani della Galassia e la Torcia tra gli Inumani, si era evitata la questione qui l’elefante nella stanza della scomparsa di Reed e Sue e dei loro figli Franklin e Valeria è presa di petto, anche nelle sue dolorose conseguenze. Ai disegni (chissà quanto a lungo…) Jim Cheung, il cui tratto ricco ma al tempo stesso semplice, tratteggiato e solare anche grazie ai colori di Frank Martin, è perfetto per una serie dai toni agrodolci che ricerca una aggiornata classicità.

Bonus 3: Tales of Suspence #100

Tales of Suspense

Se Marvel Two-in-One aveva chiuso nel 1983, si torna molto più indietro con Tales of Suspense, che aveva terminato la sua corsa con il novantanovesimo episodio nel 1968, dando alla luce tra le altre cose il personaggio di Iron Man.

La nuova versione è scritta da Matthew Rosenbergdi cui avevamo già parlato per 4 Kids Walk Into a Bank – il cui sense of humour si abbina perfettamente al Marvel Style contemporaneo (influenzato naturalmente dal successo dei film) e che si diverte a giocare anche con la posta. Ripesca infatti lettere mai pubblicate del 1968 e risponde ai lettori di allora cose come «Iron Man ha avuto la sua testata, ma se lo avete scoperto solo ora avrete più di cinquecento numeri da recuperare!». È una trovata che fa sorridere anche se lascia il tempo che trova, ma è pure emblematica dello spirito leggero con cui Rosenberg intende affrontare una serie in realtà molto drammatica.

Clint Burton è infatti alla ricerca di qualcuno che potrebbe essere la rediviva Vedova Nera, anche se Natasha Romanova sarebbe morta durante Secret Empire. Anche un altro ex di Natasha è sulle tracce di chi sembra averne preso il posto: Bucky Barnes, alias il Soldato d’inverno. Lui e Burton sono destinati a formare una coppia come nei buddy movie, dove l’arciere è il loquace pasticcione con la faccia da schiaffi e Bucky è silenzioso, efficiente e persino spietato. Facile immaginare che questa vicenda spionistica li obbligherà a confrontarsi e a crescere, senza però smettere mai del tutto di battibeccare e di detestarsi a vicenda più o meno cordialmente.

tales of suspense 100

Ai disegni Travel Foreman appare – per fortuna – abbastanza trasformato rispetto ai suoi Ultimates, ma se nei volti e nei movimenti è qui per lo più convincente, non mancano comunque intere tavole poco felici. Inoltre il suo gusto per le grandi vignette non pare molto azzeccato per una storia spionistica, che avrebbe bisogno di dare ritmo alle battute e ai dettagli delle azioni. In ogni caso a Foreman, i cui sfondi sono spesso assenti e sostituiti da una gelida luce digitale da Rachelle Rosenberg, va riconosciuta almeno una forte personalità: nessun altro osa volti e azioni anche molto realistici in uno scenario così rarefatto o sfacciatamente vuoto.

Rosenberg invece non manca di piazzare la battuta ogni poche pagine, costruendo anche gag piuttosto protratte, come il dialogo puramente da commedia tra Burton e il proprietario di un’impresa di pompe funebri a cui lui ha dato fuoco. Gli autori insomma non hanno stili per tutti i gusti e forse neppure si sposano bene, visto che Rosenberg dà il meglio di sé nelle tavole ricche di vignette e dallo storytelling elaborato, ma la partenza della serie mostra comunque il potenziale di un buon prodotto d’intrattenimento.

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