Focus Interviste “Limoni”, pillole di resistenza sentimentale. Intervista a Emanuele Rosso

“Limoni”, pillole di resistenza sentimentale. Intervista a Emanuele Rosso

Quali social possiamo usare per provarci, e con quali invece è sconveniente? Le persone che abbiamo frequentato si ricordano di noi o siamo finiti nell’oblio delle frequentazioni occasionali? Possiamo intuire qualcosa dell’altro solo osservandolo ad un primo incontro? La persona che abbiamo incontrato è quella giusta?

Le domande che ci poniamo e poniamo agli altri sulle relazioni, immaginarie, reali, desiderate, temute, sono tantissime, e le reti sociali virtuali hanno amplificato a dismisura lo spazio della riflessione e delle “pippe mentali”, nel bene e nel male.

Due anni fa ha debuttato sulla rivista online FrizziFrizzi la rubrica a fumetti “Tipo che”, scritta e disegnata da Emanuele Rosso: in ogni puntata un racconto di dis-avventure amorose, tipo come se ce le raccontassimo davanti ad un caffè.

Coconino Press ha ora raccolto le puntate in un libro (con l’aggiunta di una apposita cornice) dal titolo evocativo, Limoni. Abbiamo quindi colto l’occasione per farci raccontare dall’autore come è nato questo progetto.

LIMONI emanuele rosso coconino

Come nasce la rubrica “Tipo che”, l’hai pensata appositamente per FrizziFrizzi o gliel’hai affidata in un secondo momento?

È nato tutto da una Lucca di circa tre anni fa. Mi trovavo in piazza Anfiteatro, mi sembra con Sarah Mazzetti e Giulia Sagramola, e commentavamo il fatto che all’epoca io scrivessi spesso status su Facebook nei quali raccontavo aneddoti sentimentali, sfighe varie, episodi divertenti, che avevano un buon successo e ricevevano parecchi feedback: in  tanti reagivano, rispondevano e commentavano.

Come per ogni post di Facebook, la status rimaneva pubblicato ma il contenuto andava perso in breve tempo nell’oblio della rete. Mi hanno sollecitato a usare i fumetti per raccontare questi aneddoti, per farne qualcosa di più duraturo.

Ho pensato a come strutturare il tutto, e il titolo “Tipo che” mi si è presentato come un’illuminazione, a sottolineare come i racconti potessero avere un valore emblematico e non raccontare necessariamente la mia vita. Non volevo fare qualcosa di autobiografico. L’autobiografismo funziona come espediente narrativo, ma volevo evitare quell’effetto un po’ morboso che porta il lettore a leggere il contenuto come vicende reali della vita del narratore. Quando leggo questo tipo di narrativa naturalmente resto agganciato, però il mio intento era di raccontare esperienze più universali, che funzionassero per tutti. Da un punto di vista maschile, soprattutto, ma credo comunque che molti episodi abbiano un valore “unisex”.

Ho chiesto a Simone Sbarbati, fondatore di FrizziFrizzi, se fosse interessato. Si è dimostrato subito entusiasta e da lì è iniziata la collaborazione.

Quando sei passato al titolo Limoni? Una delle prime cose che avrei voluto chiederti era come mai usare un titolo simile: alla fine il limone è un po’ un preliminare iniziale, un qualcosa caratteristico dell’adolescenza più che dell’età adulta, età che hanno tutti i personaggi della tua rubrica. Mi sono accorta poi che ne parli tu stesso quasi subito.

Ho iniziato a pensare alla raccolta in volume quando ho terminato la seconda stagione di episodi online. Ho provato a spezzarli e ricomporli in tavole (invece che in scroll verticali come erano pubblicati sul web). Ho trovato una cornice narrativa, anche grazie all’aiuto di Giovanni Ferrara di Coconino Press, che mi ha dato una mano a organizzarla.

Pensavo di mantenere il titolo “Tipo che” ma giustamente l’editore mi ha fatto notare che era troppo generico. Ratigher ha pensato proprio all’episodio che nella raccolta è inserito per primo e ha proposto “Limoni”. Mi è piaciuto subito, era d’impatto ed effettivamente rappresenta il senso del libro, l’incomunicabilità, il “vorrei ma non posso”, le situazioni sospese o interrotte. Si arriva al limone, all’inizio di qualcosa, e poi ci si ferma lì, più o meno metaforicamente.

I personaggi dovrebbero avere tra i venticinque e trentacinque anni circa, un’età che si presume adulta, ma l’immaturità che permea il libro, e molti aneddoti che racconto, li vedo come reali e comprovati, non ho l’impressione di essere andato molto lontano dal vero, da quello che succede tra le persone e che possiamo sperimentare e sentir raccontare ogni giorno.

LIMONI emanuele rosso intervista coconino

A proposito di questo aspetto, come hai raccolto le storie? Sono aneddoti che ti sono stati raccontati, hai inventato, hai fatto apposta domande e ti sei fatto raccontare cose da amici, sono episodi della tua vita…

In parte sono aneddoti che mi sono stati raccontati da amici, in parte si basano su mie esperienze o su cose che mi hanno fatto riflettere: quando trovavo uno spunto, volutamente lo portavo all’eccesso, al paradosso, per vedere dove potevo arrivare. Sono le situazioni sopra le righe o esagerate che fanno nascere interrogativi, nuove idee, nuovi spunti di riflessione.

La cornice che hai scelto per contestualizzare i racconti è una situazione in cui tre persone che non si conoscono rimangono chiuse in un ambiente ristretto, costrette a parlare tra loro e a confrontarsi. Una situazione claustrofobica: più che una serie di racconti di frequentazioni sentimentali o sessuali, mi sembra il racconto di tante delle nevrosi contemporanee, con uno sguardo alla Woody Allen. Come e perché hai scelto questa cornice?

Non c’era un diretto riferimento a Woody Allen, anche se mi sembra calzante. I miei riferimenti cardine sono da un lato la celebre serie Seinfeld, dall’altro Brevi Interviste con Uomini Schifosi di David Foster Wallace [che compare nelle tavole anche come personaggio, n.d.r.].

Per la cornice, il riferimento diretto è a un testo di SartreLa citazione a cui mi sono ispirato è molto nota: «L’inferno sono gli altri». Sarte lo scrive in un breve testo teatrale che si chiama A Porte Chiuse, e che parla proprio di tre persone che si trovano in una stanza chiuse assieme a raccontarsi reciprocamente recriminazioni, pentimenti, giudizi su di sé e sugli altri, per poi scoprire che sono morte e che quel loro stare rinchiusi a parlarsi addosso è l’inferno! Chiudere i miei tre personaggi in un ascensore bloccato mi è sembrata un’idea semplice ma molto funzionale allo scopo, magari un purgatorio più che un inferno.

Devo fare l’avvocato del diavolo, anzi, l’avvocatessa. Non ti sembra di aver tratteggiato delle figure femminili a volte un po’ stereotipate, o semplificate?

Capisco che possano sembrare semplificate, e a volte lo sono. Del resto ho scelto volutamente di applicare un punto di vista maschile e approfondire quello. Ho pensato ai tanti blog al femminile che affrontano questi argomenti e ho cercato di cambiare il punto di vista, che, ripeto, a me spesso sembra un punto di vista “unisex”, che in realtà si può adattare benissimo a uomini e donne.

Mi rendevo conto, mentre lo scrivevo, che avrei esposto un po’ il fianco a questo tipo di critiche, ma non si può nemmeno sempre pensare di poter raccontare tutto, ed è un rischio che si mette in conto assumendo un punto di vista. Non ho pensato a essere politicamente corretto, anzi, spesso il meccanismo da cui nascevano le storie era approfondire dei punti, dei temi che mettevano a disagio me per primo. Quello era il momento di insistere, e di raccontare.

Ad esempio in un racconto parlo del porno amatoriale e del fatto che molti conservino foto e filmati che hanno ricevuto nel corso degli anni: può risultare un comportamento da maniaco nostalgico, oppure può essere qualcosa che molti fanno e non dicono, o che raccontano solo in privato. Magari è un argomento che può mettere a disagio, ma ho voluto insistere dove percepivo un potenziale taboo (per me stesso per primo).

LIMONI emanuele rosso coconino

Mi riferivo in realtà più che altro al fatto che spesso ci siano molte situazioni, per fare un esempio, di donne che parlano sovrastate dalla voce narrante, e che alla fine non vengono praticamente ascoltate. Pensavo a episodi più simili a questi.

Certo, ma non ne farei una questione di genere, quanto del fatto che in qualche modo spesso racconto di grandi monologhi tra due persone che non sanno ascoltarsi!

Parliamo invece dello stile: è una rubrica nata sul web, ma hai voluto usare pastelli e inchiostro invece dei vari supporti digitali, come fanno molti autori che pubblicano online. Come mai?

Possiedo tavoletta grafica e tutto l’occorrente, ma ho scelto questo stile perché in realtà sono partito dalla scrittura. Una volta scritto tutto, ho voluto trovare uno stile veloce e asciutto. Non mi ritengo, e non miro a essere, un virtuoso del disegno. Fa parte della mia ricerca trovare uno stile veloce e funzionale, perché il fumetto è prima di tutto capacità di raccontare, prima che capacità di disegnare.

Ho lavorato con il tavolo luminoso su vari livelli, quindi ho usato Photoshop solo per ricomporli e fare dei ritocchi minimi.

Sei partito dalla scrittura? È particolare per un fumettista, di soliti gli autori disegnatori tendono a disegnare direttamente gli storyboard.

Ho il sospetto che il mio libro sia quasi più “adatto” a lettori di narrativa che di fumetti. Nella mia testa doveva essere un po’ così perché, anche se sono da sempre un grande lettore di fumetti, lo sono anche di narrativa e quindi mi interessa quell’approccio. Il discorso parte da una dimensione scritta, che poi ho spezzato in tronconi di testo: lavoravo dividendo in sequenze la storia e poi improvvisando sulla tavola. All’inizio i blocchi di testo erano molto più lunghi e articolati, poi ho iniziato a far interagire diversamente parte scritta e parte visiva.

Mi rendo conto che in pochi lo noteranno ma ho cercato di far interagire in modo sempre leggermente diverso la voce del narratore e le parti disegnate: a volte il testo anticipa qualcosa, a volte lo segue, a volte narra cose diverse da quelle che vediamo. Era una mia ricerca narrativa.

LIMONI emanuele rosso coconino

Stai già pensando ai prossimi lavori?

Sto pensando a raccontare qualcosa che riguardi il mondo dello sport! Sono un grande appassionato di sport, al di là della passione per la narrativa e i fumetti.

Vorrei raccontare una storia che venga da quel mondo, senza abbandonare però un approccio letterario. Ecco, diciamo che non aspiro a fare un shonen manga! (ride, n.d.r)

E per il web, non stai pensando a nulla?

Per come funzionano le cose oggi, è necessario rimanere sempre visibili e attivi sul web (anche se non penso sia sempre un bene). Certo, si deve trovare tempo per poterlo fare, tra il lavoro per il festival BilBOlbul e la progettazione di una storia ad ampio respiro. Forse penserò a qualche formula di pubblicazione parziale per preparare l’uscita dell’eventuale volume. Un modo per anticipare quello che racconterò e creare interesse.

Leggi un’anteprima di Limoni

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