Recensioni Novità "The Platoon": il ritorno di Garth Ennis sul Punitore

“The Platoon”: il ritorno di Garth Ennis sul Punitore

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

ennis Punisher Platoon

Un giornalista deciso a scrivere dell’esperienza in Vietnam di Frank Castle, convinto di trovare la risposta alla genesi del Punitore, incontra quattro suoi commilitoni del primo turno di servizio nel Sud-Est asiatico. Li convince a farsi raccontare la storia del loro plotone e rivela di aver intervistato anche un generale nemico, Letrong Giap, in modo da avere due punti di vista sulla vicenda.

Punisher: The Platoon, è scritto da Garth Ennis, disegnato da Goran Parlov e colorato da Jordie Bellaire, che impostano il racconto quasi come una striscia verticale, dove la grandissima parte delle vignette è larga quanto l’intera pagina, in una sorta di cinemascope. Inoltre non viene mai mostrato il volto del giornalista e il dialogo con gli anziani veterani è rappresentato attraverso la sua soggettiva, quindi con numerose scene che rompono la quarta parete e si rivolgono direttamente al lettore.

ennis Punisher Platoon

In questi frangenti Parlov mostra tutta la sua capacità di far recitare i personaggi: nonostante questi siano costretti in un ambiente piccolo, seduti e ravvicinati praticamente per tutti e sei gli episodi, i loro gesti non perdono mai di autenticità. Autenticità che è centrale anche nella parte della storia ambientata ai tempi del Vietnam, molto rigorosa nella ricostruzione delle armi e delle divise, come ci si aspetta da una storia di Ennis ormai veterano a sua volta del genere War Stories. Parlov si dimostra impeccabile nel coreografare le scene d’azione, rimanendo efficace anche nei momenti di quiete più paesaggistici e nelle esplosioni di violenza, come il terribile uso di una mitragliatrice pesante.

C’è poi una nemesi, come quella in Full Metal Jacket, una combattente vietnamita più o meno solitaria, di nome Ly Quang. Scopriremo che per via di un massacro a cui ha assistito è ora guidata da una implacabile e lucidissima sete di vendetta. Un perfetto contraltare a Frank Castle, con la differenza che non la vediamo relazionarsi agli uomini che comanda, mentre Frank viene raccontato dai suoi commilitoni come una figura silenziosa e granitica, ma pure paterna. Che si cura di loro, cerca di farli sopravvivere e costruisce una relazione non di cameratismo ma neppure di distanza. Infatti, nonostante lui entri in scena già come un tenente, dice subito di non avere esperienza reale di combattimento e di voler imparare dai soldati.

ennis Punisher Platoon

D’altra parte c’è anche una follia nel suo modo di agire: si prende dei rischi con i bombardamenti che ordina, si tuffa nel combattimento e arriva persino a ignorare all’occorrenza le regole e la gerarchia militare per far sì che lui e i suoi siano armati al meglio. In nuce si vedono quindi i tratti del Punitore, ma pure una sua umanità, per altro più empatica rispetto a quello che pensano i commilitoni, come mostrato nell’ultima scena. Una sorta di licenza poetica da parte di Ennis – visto che nessuno può aver raccontato quel momento al giornalista – ma che dà una perfetta chiusura a questa storia. Seguirà il racconto del secondo turno di Frank in Vietnam, o almeno così promette Ennis nelle note di chiusura dell’albo, dove dice di avere nel cassetto anche una nuova storia contemporanea sul Punitore.

Bomus 1: Redlands #6

redlands image comics

Si conclude il primo arco narrativo di Redlands, la prima serie scritta dalla colorista Jordie Bellaire che vede ai disegni Vanessa Del Rey (e, naturalmente, ai colori la stessa Bellaire). Sono stati sei numeri decisamente anomali, a partire dal primo ambientato nel passato e tutto dedicato alle tre streghe che si vendicano della polizia del luogo e la sterminano. Nel secondo episodio le ritroviamo ai giorni nostri, non invecchiate, e con la città minacciata da un serial killer che dipinge con il sangue.

Su tavole interamente rosse, Bellaire applica la sua finezza nello stendere il colore, lasciando intravedere sagome tra le diverse tonalità vermiglie e cremisi. In un’altra serie l’assassino terrebbe banco per tutto l’arco narrativo, ma non qui, dove invece gli ultimi numeri sono dedicati allo spirito di una giovane che si impossessa di una delle tre streghe, con tanto di diario in appendice dei suoi giorni da prostituta negli anni Ottanta.

redlands image comics

Importante poi notare come le protagoniste non siano santificate e anzi siano spietate, al punto da sacrificare periodicamente ragazze vergini per mantenere il proprio potere e la propria immortalità. La loro non è certo un sorellanza posta come esempio di una sana società matriarcale, quanto piuttosto una reazione brutale a un mondo brutale, che per lo più è governato da maschi.

C’è dunque molta rabbia in queste pagine, come riconosce la stessa autrice, e i disegni di Vanessa Del Rey la trasmettono perfettamente, deflagrando in scene di violenza dalla furia sgraziata. Allo stesso modo i colori del sangue, del fuoco e della notte la fanno da padrone, con giustapposizioni forti, cariche di energia. La serie Image riprenderà tra qualche mese, con l’arrivo in città di un personaggio che sembra essere il diavolo il persona.

Bonus 2: The American Way – Those Above and Those Below

The American Way Those Above and Those Below 6

Si conclude con il sesto numero la seconda miniserie dedicata ai supereroi inventati da John Ridley, autore cinematografico e televisivo, premio Oscar per la sceneggiatura di 12 anni schiavo.

Ambientata nell’America attraversata dalle lotte sociali, anche armate, degli anni Settanta, vede gli ex supereroi ormai smascherati (le loro gesta erano messe in scena per solidificare nel pubblico i valori americani). Confusi su cosa fare di sé, una di loro si candida con un programma ultra-conservatore, un’altra è una terrorista di sinistra e nel mezzo Jason cerca di contenere la criminalità tra i neri, rischiando di apparire come un traditore della sua etnia.

american way

Ridley alla fine risulta da una parte conciliatorio, perché i suoi protagonisti maturano scelte di buon senso, ma dall’altra emergono giovani esseri dotati di superpoteri, che sono motivati da nuove ingiustizie sociali e governative. Anche questo non è dunque un fumetto privo di rabbia e raramente i supereroi sono così problematici, quindi auspichiamo non ci siano da attendere altri dieci anni per un nuovo capitolo, sperando lo disegni qualcuno più ispirato di Georges Jeanty.

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