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Lo scaffale di Conor Stechschulte

Scopriamo quali sono le letture più recenti di Conor Stechschulte, l’autore del volume I dilettantipubblicato in Italia da 001 Edizioni, e protagonista di una mostra a Roma a partire dal 2 marzo (la stessa vista in precedenza a BilBOlbul 2017).

*English Text

The Lie and How We Told it, di Tommi Parrish

TheLieParrish

Anche solo il modo in cui Tommi Parrish disegna le figure dice molto su quanto sia complicato avere un corpo, più di quanto riesca a qualunque altro fumetto che affronta tale questione. Filtrando una storia attraverso il linguaggio grafico di Tommi e l’empatia è assicurata.

Per questo motivo, le storie che si annidano in The Lie and How We Told It sono semplici e dirette. Ciò permette al modo in cui il corpo è rappresentato di mostrarsi liberamente. La solidità di teste, capelli, corpi, balloon e identità non è garantita. I personaggi e l’idea che hanno di loro stessi passano in continuazione dalla forma solida ai semplici contorni. Questo libro ha un titolo perfetto ed è realizzato splendidamente.

Mary, or Joan the Drone Pilot and Mary the Drone, di Lale Westvind

MaryWestvind
I fumetti di Lale Westvind sono probabilmente i più energetici ed elettrizzanti tra quelli prodotti al giorno d’oggi… un ardente lampo di genio stretto nella robusta morsa del disegno. Vedo Mary, or Joan the Drone Pilot and Mary the Drone come la sua cristallina dichiarazione d’intenti.

In questo libro, l’autrice ha adottato il linguaggio cinetico del futurismo e quello del fumetto di supereroi, nato per la ostinata glorificazione della guerra e della violenza, e lo ha accelerato in un atto di pacifica autodistruzione. Il fumetto mette in scena il conflitto tra la conoscenza e la resa di fronte al potere degli “A.I. Governance War Mongers” in un istante lungo un pensiero.

Mentre un personaggio in una vignetta dice «avrai sbattuto gli occhi, per questo lo hai mancato!», Westvind ci mostra che il combattimento contro queste forze oscure accade alla velocità di un batter d’occhio e che la vittoria contro la guerra, contro la ripetizione inconsapevole e contro l’inconsapevolezza è possibile e anzi succede di continuo. Come affermano le varie forme di vita a pagina otto, «sono un agente ma difenderò la mia gente dal mio padrone», «sono un pilota di un drone, ma con la mia guida punto ad avere un effetto positivo sul programma», e «sono lo scrittore, scriba di sogni, e sto scrivendo ora perché questo sogno esista».

Ooof!

Showtime, di Antoine Cossé

ShowtimeCosse

Tutti i fumetti di cui scrivo qui sono esempi di ciò vorrei riuscire a fare anche io col mio lavoro o di cose che ho tentato di fare e non ci sono riuscito o che non pensavo fossero possibili. Ogni volta che apro un libro di Antoine Cossé mi ritrovo a imprecare, visto come il suo lavoro è efficiente e privo di sforzi (almeno all’apparenza). Anche se il suo processo lavorativo richiede molto lavoro, come ha rivelato in una recente intervista al Comics Journal, ciò che arriva sulla pagina è puro gioco in forma grafica, divertimento puro.

Non c’è da stupirsi se in Showtime decide di raccontare la storia di un mago. La storia ha una trama semplice, con un paio di colpi di scena e rivelazioni, ma il vero piacere sta nella lettura pagina dopo pagina, disegno dopo disegno, scoprendo un linguaggio fumettistico in continuo mutamento e sempre leggibilissimo.

Wet Earth, di Lala Albert

WetEarth

Un bel po’ delle tendenze negative o regressive nel fumetto alternativo vengono ricondotte a Fort Thunder. Per me non è bello che in attuali discussioni ‘Fort Thunder’ sia usato come sinonimo di umorismo da amici ubriachi e di una estetica retro-macho da videogame. Ciò che trovo emozionante di Wet Earth è che porta avanti quegli aspetti dell’eredità di Fort Thunder che trovo più interessanti: fumetti che esplorano (anche senza parole) un mondo, uno spazio o una ambientazione dotata di leggi naturali tutte sue, con pochissima trama e con la tendenza a presentare questo mondo in modo sfrontato: i personaggi e le creature sono in pericolo e si salvano con un po’ di ostentazione. Alcuni dei miei fumetti preferiti di Brinkman o di CF si sviluppano come dei documentari disorientanti e perversi, e Wet Earth mi ha riportato al piacere di quelle esperienze di lettura.

Wet Earth non sarebbe un tale piacere se non avesse quel gusto di freschezza e vivacità che sapevano darmi una decina di anni fa le opere del gruppo di Providence. Il lavoro di Lala mi mostra nuovi modi per pensare fuori dagli schemi nel fare fumetti noiosi. Un aspetto molto piacevole di questo fumetto è che funziona come una sorta di “fumetto ambient”, poiché il suo modo di raccontare è descrittivo e osservativo, tanto che ci si può tuffare e immergere completamente. Un ottimo libro da tenere sullo scaffale e tirar fuori in qualunque momento.

Salt Lick, di Lilli Carré

SaltLickCarre

Un bel po’ di esperienze di fumetti definiti “astratti” e/o “poetici” sono in realtà lavori che evitano il duro compito di affrontare sia il fumetto che la poesia. Non dico questo necessariamente in senso denigratorio. Questo tipo di lavori è spesso una buona scusa per, in un certo senso, “guardarsi” leggere. Ma ogni altro tipo di impressione sostanziale o duratura spesso manca (a meno che l’opera non sia divertente o ben disegnata).

Salt Lick è un fumetto che si cimenta gioiosamente sia nella poesia che nel fumetto. I disegni talvolta assumono forme riconoscibili ma spesso rimangono in sospeso tra il segno gestuale e la raffigurazione. Questo tipo di sospensione non è difficile sul breve termine: chiunque può lanciare una palla in aria e lasciarla cadere a terra. Carré riesce a mantenere questa sospensione: lancia in aria palle di gestualità di disegno, che nell’aria ci restano. A volte (per estendere al massimo questa metafora del lancio della palla) lo fa con particolare destrezza, inserendo con intenzioni comiche frammenti testuali o grafici a volte in sequenza ritmica (passando da clown a magia) mettendo in atto una levitazione in cui i disegni e le parole galleggiano insieme e iniziano addirittura a scambiarsi di posto.

A rendere questo un ottimo libro c’è anche il modo in cui enfatizza la lettura come atto corporale, il fatto che leggiamo con l’archivio mnemonico di ogni senso, non solo della vista. Per questo motivo, gran parte dell’immaginario mi risulta erotico: le mani, le ginocchia, i fondoschiena in costume da bagno, le gocce di sudore, le dita eccetera. Questo immaginario non resta solo corporale, passando dal corpo alla mente nel tempo che serve per dire “Piloerezione”. Questo libro è giocoso e scivoloso e pieno di istruzioni e indicazioni per chiunque sia interessato a immagini e parole insieme.

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