Recensioni Novità Il ritorno di Jean Grey (come se fosse Laura Palmer)

Il ritorno di Jean Grey (come se fosse Laura Palmer)

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

Phoenix Resurrection Marvel fumetto recensione

Di Matthew Rosenberg abbiamo già parlato per 4 Kids Walk Into a Bank e per il numero 100 di Tales of Suspense, mentre abbiamo saltato senza rimpianti i suoi Secret Warriors (conclusi con il numero 12 in queste settimane) e prima o poi racconteremo anche del suo Punitore.

Tutto questo per dire che si tratta di uno tra i giovani sceneggiatori su cui Marvel Comics ha deciso di scommettere, cosa testimoniata soprattutto dall’importante miniserie Phoenix Resurrection – The Return of Jean Grey. Pubblicata più o meno settimanalmente per cinque episodi, ha visto susseguirsi sulle sue pagine una girandola di disegnatori: dalle superstar Lenil Francis Yu e Carlos Pacheco ai meno famosi Joe Bennet e Ramon Rosanas, ognuno con un proprio inchiostratore, tranne Ramon Rosanas che ha fatto da solo. A colorare l’intera miniserie c’è Rachelle Rosenberg (che non è imparentata con Matthew, a scanso di equivoci).

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Unica giustificazione per questo via vai alle matite è la necessità di una pubblicazione rapida, che concluda il progetto prima del lancio di X-Men Red e in parallelo alla fine della serie Jean Grey di Dennis Hopeless. Così ancora una volta le ragioni editoriali hanno la meglio su quelle artistiche, ma lo stato delle serie mutanti è tale che preferiamo non stigmatizzare troppo la questione e guardare invece al bicchiere mezzo pieno.

Phoenix Resurrection – The Return of Jean Grey è infatti un racconto piuttosto sorprendente per il suo tono surreale, dove da una parte gli X-Men si dividono in vari team e affrontano avversari più o meno fantasmatici in varie zone del mondo, mentre dall’altra Jean è una cameriera in una tavola calda di una tranquilla cittadina americana.

Qui però avvengono fatti via via più stranianti, spesso con al centro mutanti che hanno perso la vita in storie passate. Tutto questo è orchestrato dall’entità cosmica Fenice per riavere la sua “ospite perfetta”, con una sorta di miraggio che promette a Jean non solo il ritorno in vita, ma anche quello delle persone più care morte in sua assenza, da Banshee a Jamie Madrox fino a Ciclope e al Logan originale (che in realtà è già risorto, ma questa è un’altra storia).

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Jean Grey diventa qui una sorta di archetipo della bellezza acqua e sapone americana, come fosse una cameriera del Double R Diner di Twin Peaks. Infatti, come i personaggi della serie di Lynch, assiste a situazioni impossibili e inspiegabili, intrappolata non nella Loggia Nera bensì nella Stanza Bianca Incandescente, sorta di bolla metafisica dell’entità Fenice.

Un’intuizione molto felice da pare di Rosenberg, che rende la vicenda misteriosa e intrigante almeno per i primi tre episodi. Si tirano poi le fila verso una risoluzione che sembra inevitabile, ed è annunciata del resto fin dal titolo, ma che comunque riesce a regalare una sorpresa e un passaggio lirico, visivamente molto riuscito.

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Se Jean Grey dovesse tornare rimane discutibile – anche perché ci sono in giro sia la sua versione giovane sia quella sorta di fac-simile guerriero che è Hope – ma probabilmente non poteva tornare in una storia migliore di questa. Nel mentre si è conclusa, come già dicevamo, anche la serie dedicata all’altra Jean Grey, dove anche qui fin dal principio la Fenice ha tenuto banco, in una sorta di racconto speculare a quello narrato da Rosenberg. La ragazza e gli altri telepati mutanti sono infatti tenuti fuori dai giochi dalla Fenice, che ha rivelato infine di non essere davvero interessata a questa versione giovane, che del resto è poco amata pure dai lettori, con conseguente chiusura della serie…

Come le due si relazioneranno rimane tutto da vedere (probabilmente su X-Men Blue), e allo stesso modo solo nei prossimi mesi scopriremo la qualità di X-Men Red, firmata da Tom Taylor e Mahmud Asrar, con un team di mutanti piuttosto giovane, a parte per la protagonista, Nightcrawler e Namor. Quasi la rediviva rossa voglia tenere le distanze dagli attuali X-Men, molti dei quali probabilmente non riconosce più.

Bonus 1: Eternity #4

Eternity 4 2018 valiant

Ancora una volta la grande ambizione delle storie di Matt Kindt con protagonista il quasi onnipotente Divinity, finisce (con il quarto numero) per partorire una vicenda non poi così straordinaria, ma in questa occasione l’autore fa meglio che in passato, innanzitutto per via di una risoluzione non scontata.

Inoltre il viaggio dei protagonisti verso l’Unknown dà modo a Trevor Hairsine, inchiostrato da Ryan Winn e colorato da David Baron, di creare tavole visionarie, immaginando mondi al di là delle nostre leggi della fisica e popolati di creature bizzarre e impossibili.

Eternity 4 2018 valiant

Dunque il miglior capitolo di questa “serie di miniserie”, che per altro lascia in sospeso elementi per continuare, e che oltretutto riprende personaggi che pensavamo abbandonati, come i discepoli australiani di Divinity.

Kindt sta in pratica creando il versante “cosmico” della Valiant, con le proprie creature lontane e aliene, intente a scrutare l’universo, a dargli forma e a esserne a loro forma influenzate, così come un narratore lo è dalle rivelazioni che affiorano nelle sue storie. Certo non siamo ai magnifici livelli del miglior Jim Starlin o all’energia inventiva del Jack Kirby del Quarto mondo, ma Eternity segna un primo passo in una nuova direzione dal potenziale pressoché infinito.

Bonus 2: JLA/Doom Patrol Special

JLA Doom Patrol dc comics

È invece un fumetto davvero incredibile, filosofico, travolgente e metanarrativo il primo capitolo del crossover tra la linea Young Animal e i personaggi DC Comics, che parte con l’incontro tra la Doom Patrol e la Justice League of America. Quest’ultimo gruppo è però qui traviato dalla Retconn, semi-onnipotente corporazione multidimensionale che ha trasformato la Terra e i suoi eroi in una sorta di oppressivo mondo da Happy Days. In questa America anni ’50 Superman è Milkyman Man, e la Justice League of America è la Community League of Rhode Island, una sorta di circolo perbenista di quartiere dotato di superpoteri.

Così la stranezza della Doom Patrol affronta il più bieco conformismo da Pleasantville, e il capitalismo globalizzato (multiuniversalizzato per essere più precisi) si ammanta di valori tradizionalisti per nascondere la propria predatoria natura.

JLA Doom Patrol dc comics

Di per sé non è cosa nuovissima, ma se a disegnare una storia di Steve Orlando e Gerard Way arriva un fuoriclasse come ACO, reduce da Nick Fury e colorato da Tamra Bonvillain e Marissa Louise, ecco che le esplosioni lisergiche si sprecano, le tavole si ristrutturano sulla base di onomatopee pop e arrivano persino una vertiginosa quadrupla splash e una tavola di metafumetto con copertine vintage.

Una gioia per gli occhi di cui abbiamo sentito il bisogno di parlare subito, nonostante il crossover si chiuderà già a fine mese (ma senza ACO), e quindi probabilmente ci torneremo per un bilancio più articolato.

Bonus 2: The Realm #5

realm image comics

Termina il primo arco della serie Image Comics The Realm, scritta da Seth M. Peck, disegnata dal co-creatore Jeremy Haun e colorata da Nick Filardi. Avevamo già parlato del primo numero qualche mese or sono, e se allora venivano introdotti diversi personaggi oltre al protagonista, il cast è ulteriormente cresciuto in questi ulteriori episodi, mettendo insieme due fazioni, con diversi caratteri e misteri.

Tra loro ci sono poi diverse schegge impazzite e possibili doppiogiochisti, che in questo primo arco rimangono però misteriosi, visto che tutto si conclude con l’assedio di una piccola comunità che lascia poco spazio all’intrigo. Sebbene non sia una pubblicazione Skybound, The Realm ha il tono dell’etichetta di Robert Kirkman, con vicende più o meno fantastiche – in questo caso un fantasy post-apocalittico – e ricche d’azione.

Se l’eroe con un cupo segreto non è nulla di nuovo, il ragazzo che non può morire è di certo più intrigante e si rimane con un po’ di curiosità per il ruolo e i contrasti di molte altre figure in questo arazzo. D’altra parte però non ci si scrolla di dosso la sensazione che si tratti dell’ennesima variante di questo tipo di storie. C’è qualche personaggio diverso, qualche mostro diverso, qualche “set-piece” diverso, ma in fondo è tutto riconducibile a uno standard della serialità a fumetti di genere.

the realm image comics

Si tratta di un filone che ha portato freschezza nel mainstream americano, dominato dai supereroi, ma che ora somiglia a un perpetuo inseguimento di The Walking Dead. Tra le molte serie Image e delle altre case editrici affini, ultimamente questo modello di genere pare replicato all’infinito e non risulta oggi molto più fantasioso dei supereroi stessi.

Siamo insomma sempre vicini a situazioni e tratteggi caratteriali da blockbuster cinematografico o da serie Tv da molti milioni di dollari. In questo caso poi il versante grafico, per quanto dignitoso, è ben poco inventivo e i disegni sono troppo spesso altalenanti. Fa infine piacere, ma pure poca differenza, la collaborazione con la rock band me like bees’ i cui brani sono temporaneamente disponibili in streaming sul sito del fumetto: realmcomic.com.

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