“Rock Candy Mountain”, una storia di hobo e kung fu

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

rock candy mountain image comics fumetto

Due anni fa, dopo che l’azienda per cui pensava di lavorare fino a fine carriera ha chiuso i battenti, Kyle Starks decise di tentare la strada del fumetto in maniera professionale. Il suo progetto più personale è Rock Candy Mountain, che scrive e disegna per Image, coadiuvato dai colori di Chris Schweizer.

Il risultato è una storia decisamente fuori da canoni, ambientata poco dopo la Seconda Guerra Mondiale e con protagonista un uomo di nome Jackson, che prima di andare al fronte fa un patto con il diavolo per assicurarsi di tornare vivo e riabbracciare la propria famiglia. Ma il destino gli ha giocato un brutto scherzo e ora viaggia di treno in treno con una strana agenda che sa magicamente indicare, come una bussola, la direzione per raggiungere la Rock Candy Mountain. Letteralmente sarebbe una montagna di caramelle, ma nel folclore indica una sorta di paese della cuccagna o di paradiso e appartiene a una canzone della tradizione hobo, interpretata negli anni anche da Pete Seeger e Johnny Cash.

rock candy mountain image comics fumetto

Lo accompagna un attore fallito ed effemminato, soprannominato Slim, che non capisce le logiche del mondo degli hobo e neppure lo slang, quindi il tipico pesce fuor d’acqua che guida il lettore a scoprire via via il mondo della storia. A inseguirli invece c’è nientemeno che il diavolo stesso, deciso a prendersi l’anima di Jackson prima che lui trovi modo di raggiungere la Rock Candy Mountain.

Se in tutto questo ci buttate dentro Hitler, la lancia di Longino, un capitano donna dell’FBI pugnace e scurrile, un lottatore e ladro nero, un carcerato recidivo che a suon di spaccare pietre sa abbattere qualsiasi cosa, una mafia degli hobo guidata da un vendicativo figlio di papà e i violentissimi controllori dei treni, ecco che avrete iniziato a farvi un’idea.

rock candy mountain image comics fumetto

Tra scatenate scene d’azione, si costruisce un crescendo di situazioni pericolosissime e da cui uscire sembra sempre più impossibile, gettando Slim in una comica disperazione per i continui rovesci della fortuna in cui lo trascina Jackson. Il gusto per l’iperbole dilaga anche nei dialoghi, per esempio con la tosta agente dell’FBI che dice di saper lottare, imprecare e persino pisciare in piedi meglio dei suoi uomini. Ma dietro gli eccessi traspare una vena malinconica, perché del resto si tratta di una storia di disperati e di un uomo dannato, dove sia Slim sia Jackson imparano che in un mondo ostile non hanno bene più prezioso dei propri amici. Ed è per l’appunto dagli amici che si giudicherebbe la vita di un uomo secondo il codice degli hobo.

Il disegno di Rock Candy Mountain è ridotto all’osso, sbilenco, con figure intagliate da poche linee nettissime ed espressioni altrettanto sinteticamente realizzate, un tratto insomma caricato e caricaturale. Allo stesso modo il colore non va per il sottile: riempie gli sfondi di poche tonalità, spesso una sola, a enfatizzare il clima emotivo della scena. D’altra parte il racconto è così sopra le righe che un altro tipo di disegno e di cromatismo non avrebbero giovato, inoltre questa schematicità ben si sposa all’energia che attraversa tutta la narrazione e alla miseria del mondo rappresentato.

rock candy mountain image comics fumetto

Si tratta in fondo di una fiaba hobo condita da numerose e improbabili zuffe ed è giusto che appaia come un fumetto realizzato in modo quasi clandestino, con una matita spuntata e pochi colori su un quadernaccio alla luce di un falò. Infatti sono i rossi sulfurei e il nero della notte a dominare gran parte della serie, conclusasi in questo ottavo numero (tutti di una trentina di pagine) con una catarsi del tutto soddisfacente e che ora non aspetta altro che un coraggioso editore italiano.

Bonus 1: VS #1

VS image comics ivan brandon fumetto recensione

Allo spettro opposto del versante grafico rispetto a Rock Candy Mountain, debutta VS, una serie Image di superba ricchezza visiva, che unisce per la prima volta i talenti di Esad Ribic ai disegni e di Nic Klein ai colori. Un connubio reso possibile dallo sceneggiatore Iván Brandon, che è amico di entrambi e che con Klein aveva già lavorato alla magnifica Drifter (e che per Image scrive anche Black Cloud).

Racconta di alcuni gladiatori futuristici che si battono in un’arena per il piacere del pubblico e devono sottostare alle necessità degli sponsor. Impossibile per ora dire molto della storia, visto che questo primo episodio ci getta in medias res puntando sull’atmosfera e su scenari sci-fi mozzafiato.

VS image comics ivan brandon fumetto recensione

Il connubio artistico tra Ribic e Klein si rivela però subito perfetto, con i colori che aggiungono volume e profondità alle figure dai contorni spesso leggeri di Ribic, una fusione che mantiene riconoscibili le caratteristiche di entrambi. Forse la serie americana più puramente “bella” dell’anno.

Bonus 2: Swamp Thing Winter Special

swamp thing winter special tom king dc comics

Omaggio al recentemente scomparso Len Wein e all’altro creatore di Swamp Thing Bernie Wrightson, questo albo speciale di ottanta pagine, pubblicato naturalmente da DC Comics, è nettamente tripartito.

Si inizia con una lunga storia di Tom King e Jason Fabok per i colori di Brad Anderson, che racconta del pellegrinaggio di Swamp Thing in una desolata landa innevata insieme a un bambino in fuga da un misterioso e invisibile mostro della neve. Presto però alcuni dettagli chiariscono al lettore che le cose non sono come sembrano. Si arriva quindi a un finale piuttosto prevedibile, che trova comunque la sua forza nel ritmo visivo dettato da King e in un epilogo che giustappone alle immagini una cronaca sportiva, dove il cronista riflette sul concetto di mostruosità.

swamp thing winter special tom king dc comics

Per quanto il tratto di Fabok sia fine e dettagliato il suo stile rigidamente realistico e i suoi volti dall’espressione urlata alla Gary Frank non reggono il confronto con la plasticità di Kelley Jones, che disegna la seconda storia con i colori di Michelle Madsen. Avrebbe dovuto essere il primo episodio di una nuova serie di Swamp Thing sceneggiata da Len Wein, che però è morto prima di poterne scrivere i dialoghi e quindi viene presentata muta.

Si racconta di una bambina rapita da Solomon Grundy e di Swamp Thing che si manifesta in ospedale a un detective privato, quindi affronta nella palude una banda di criminali e si imbatte in Batman. L’atmosfera horror che Jones e Madsen riescono a evocare non ha bisogno di parole e le trasformazioni di Swamp Thing, che emerge da un vaso o che si ricompone dopo essere stato fatto a pezzi nella palude, valgono da sole uno studio.

swamp thing winter special tom king dc comics

C’è poi in coda la sceneggiatura di Wein per questa stessa storia, in modo da renderne l’intreccio più intelligibile, ma il suo valore è soprattutto quello di celebrare il compianto autore, che appare anche in un disegno in chiusura d’albo realizzato da José Luis GarcÍa-López.

Bomus 3: Infinity Countdown: Adam Warlock

Infinity Countdown Adam Warlock Marvel Comics fumetto recensione mike allred

Con Infinity Countdown: Adam Warlock, inizia il conto alla rovescia verso il prossimo evento Marvel Comics, di cui questo albo sembra rivelare il titolo: Infinity’s End (ma prendetelo con le pinze, non c’è nulla di ufficiale). La storia riprende le fila dall’epilogo del numero 150 di Guardians of the Galaxy (di cui abbiamo parlato qui), con Warlock redivivo e al cospetto di Kang.

Scritta da Gerry Duggan e disegnata e colorata con la consueta dovizia di particolari dai coniugi Mike e Laura Allred, la storia sfoggia attraverso la narrazione di Kang un riepilogo delle avventure di Warlock, in una serie di doppie splash page dove gli Allred fanno davvero del loro meglio. Il momento visivamente più felice è però una vignetta in cui le varie versioni di Warlock sono affiancate, in una sorta di progressione fino all’attuale dal costume nero con fulmine giallo e dai capelli corti.

Terminato il riepilogo, che si può considerare un grande omaggio all’opera di Jim Starlin sul personaggio, si entra nel vivo e Duggan non manca di chiarire la vastità della minaccia: in un futuro non lontano le gemme dell’infinito sono state di nuovo riunite (ma non si dice da chi) e nemmeno chi controlla il tempo può sfuggire a un potere tanto assoluto. Warlock viene quindi mandato nell’era di Rama-Tut, una precedente incarnazione di Kang che vive nell’antico Egitto, e da qui diretto di nuovo verso il futuro con modalità che preferiamo non rivelare.

Infinity Countdown Adam Warlock Marvel Comics fumetto recensione mike allred

Duggan conferma di essere davvero ispirato e ingegnoso in queste storie cosmiche e gli Allred regalano notevoli sequenze, sia nella commistione tra sci-fi e antico Egitto, sia soprattutto nella base di Kang ricca di cimeli del Marvel Universe, che diventa una sorta di malinconico cimitero.

Un ottimo inizio dove i paratesti si rivelano però preoccupanti: la checklist di Infinity Countdown nei prossimi mesi si allargherà e comprenderà anche personaggi improbabili in questo contesto, come Daredevil e la Vedova Nera, senza contare poi il ritorno di Darkhawk con ben 4 albi. Probabilmente in realtà gli unici davvero chiave saranno Infinity Countdown: Prime e la miniserie di cinque numeri semplicemente intitolata Infinity Countdown, che si concluderà a luglio, supponiamo lanciando l’evento vero e proprio come un tradizionale blockbuster estivo.