“Rough Riders”, le avventure fantascientifiche di Teddy Roosevelt

di Antonio David Alberto

Rough Riders è uno degli ultimi titoli Aftershock Comics tradotti in Italia da saldaPress, scritto da Adam Glass (Luke Cage, Deadpool, Supernatural) e disegnato da Pat Olliffe (The Amazing Spider-Man, Nomad, Thor, JSA: Classified). Una serie nella quale storia e fantascienza si incontrano in uno dei periodi più bui della storia americana: la guerra con la Spagna del 1898 e la sconfitta a Little Big Horn.

Theodore Roosevelt non è l’uomo che tutti ci ricordiamo. In questo fumetto, quello che diventerà il presidente degli Stati Uniti è un abile e fine politico che conduce una crociata segreta volta a difendere New York, i deboli e gli oppressi. Gli Stati Uniti sono, in realtà, governati da un piccolo gruppo di quattro persone che tirano i fili di un governo ambiguo e oscuro, in pieno stile New World Order. A Roosevelt viene affidato il compito di prevenire la possibile guerra con la Spagna e di recarsi a Cuba. Prima di partire, però, decide di radunare una squadra composta da individui unici nel loro genere.

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A tratti, l’opera di Adam Glass richiama lo sviluppo de La Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore: la formazione del team, la ricerca di questi uomini “straordinari” e le difficoltà nel creare un amalgama tra di loro. Addirittura, in alcuni casi il carattere di alcuni personaggi ricalca quelli di Moore, dando una chiara sensazione di già visto e di già letto, anche se in questo caso si tratta di personaggi reali e non letterari: l’illusionista Harry Houdini, il pugile Jack Johnson, lo scienziato Thomas Edison, il criminale Edward “Monk” Eastman e la circense Annie Oakley.

Glass si concentra su un anno fondamentale più per la storia spagnola che per quella americana: il 1898. Una data spartiacque, con la perdita delle ultime colonie da parte della Spagna e la crisi che avrebbe portato al collasso dell’economia e a una nuova generazione di autori letterari più disillusi e pessimisti, come Miguel de Unamuno, Pìo Baroja, Antonio Machado e Jacinto Benavente. La trama, fin dall’inizio, appare semplice e piuttosto scontata e già nella metà del volume si capisce chiaramente in che direzione si andrà a parare. La scelta di affiancare storia e fantascienza paga solo a metà e conferisce quel carattere ucronico che, spesso e volentieri, diventa un boomerang, non riuscendo a coniugare perfettamente la parte storica con quella più fantascientifica.

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Il difetto più grave della trama e del relativo sviluppo è dato dal ritmo della narrazione. Per tutta la sua durata, la storia procede a ranghi serrati e con una velocità a cui si fa fatica a stare dietro: i colpi di scena e i cliffhanger si susseguono senza mai arrivare a un vero e proprio climax narrativo. Lo sviluppo dei personaggi viene sacrificato in favore dell’azione, e questo non giova affatto a protagonisti che sono decisamente più familiari a un pubblico statunitense ma quasi sconosciuti a un lettore non avvezzo alla storia americana.

La componente fantascientifica, invece, vira subito sul nemico più banale, gli alieni, che arrivano, combinano qualcosa e danno inizio alla successiva – e scontata – corsa agli armamenti. In più Glass tira in mezzo anche i russi e Rasputin, perché se si parla di fine Ottocento/inizio Novecento, il consigliere della zarina non può mancare. La scelta di Roosevelt come protagonista è interessante, seppur criticabile, vista la presenza di personaggi ben più affascinanti e iconici nel corso della storia americana, e la formazione del super-team funzionare bene. La trama, però, non è avvincente né appassionante.

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I disegni di Pat Olliffe – ormai un veterano dei comics – sono netti e puliti e ogni personaggio è praticamente identico alla controparte reale. I colori di Gabe Eltaeb, invece, spesso stonano con il disegno o con il tono della storia, visto che la loro vivacità va a scontrarsi con il tono e con gli ambienti che vengono rappresentati da Glass e Olliffe, andando così a dare un look bizzarro all’intero insieme.

Rough Riders è un fumetto leggero che, per tutte le sue 155 pagine, scorre via rapido. Non è equilibrato nella narrazione, ma è comunque un titolo che tenta di prendersi sul serio anche troppo, in realtà. La speranza per i prossimi volumi è quella di trovare una narrazione più lenta, che porti a una maggiore evoluzione dei personaggi anche se a discapito dell’azione, fin troppo predominante in questa prima parte della storia.

Rough Riders vol. 1
di Adam Glass e Pat Oliffe
Traduzione di Stefano Formiconi
saldaPress, gennaio 2018
Brossurato, 168 pp a colori
€ 15,90

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