“Skybourne”: il blockbuster secondo Frank Cho

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

Skybourne frank cho fumetto recensione

A un anno e mezzo dal debutto nel settembre 2016, si conclude con il quinto episodio la miniserie dei Boom! Studios Skybourne di Frank Cho, qui colorato da Marcio Menyz.

Apre la storia un uomo che si lascia cadere da un aereo, sdraiato e con addosso il vestito buono, come volesse essere già pronto per la sepoltura nonostante sia nel fiore degli anni. Il risultato è però solo una buca nel terreno, perché nemmeno una caduta da enormi altezze può uccidere Thomas Lazarus, immortale che sogna di suicidarsi.

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Lazarus ha tre figli: Thomas, Grace e il misterioso Abraham, tutti dotati di super-forza, invulnerabilità e immortalità. Grace è a capo di un team intento ad acquisire una misteriosa spada. Il venditore cerca di ritrattare, ma Grace non ci pensa nemmeno e, essendo fortissima nonché indistruttibile, maciulla gli uomini del venditore a mani nude, quindi mette finalmente le mani sull’arma. Il suo rientro sarà però ostacolato da una misteriosa figura, dotata di poteri magici e forse capace persino di ucciderla. Un cardinale vecchio amico di Thomas, nascostosi in Cina, dovrà così convincerlo a tornare in azione, ma lui, per quanto immortale e in perfetta forma, è decisamente arrugginito.

Se i due protagonisti, nonostante l’origine vagamente “biblica”, somigliano a supereroi, intorno a loro prende vita praticamente tutto il folclore Occidentale, tra armi incantate, mostri, maghi, fate e chi più ne ha più ne metta. Cho si diverte a disegnare queste creature in pose plastiche tanto quanto a farle esplodere in scene splatter, facendo cozzare i mostri del mito con le armi pesanti moderne.

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In linea con la propria poetica non manca poi di portare la miniserie sul piano godereccio, dove il cardinale si definisce l’unico uomo eterosessuale in Vaticano e quindi molto attivo a letto. Pure le creature ci danno dentro: per esempio cosa credete che succederebbe liberando da lunga prigionia, nello stesso momento, un unicorno e un centauro? Cho, evita di essere troppo esplicito e mette giocosamente grosse didascalie come censura, ma allo stesso tempo crea immagini vivide che lasciano ben poco all’immaginazione.

Tra action, fantasy e ironia dissacrante, Skybourne è insomma una miniserie snella, che sembra materiale già quasi perfetto per una trasposizione cinematografica piena di effetti speciali, perché concepita come una sorta di blockbuster su carta. Disegnata con il solito estro dal suo autore, fa uso di soluzioni ricorrenti, come una grande vignetta verticale, quasi una mezza splash page, affiancata da cinque vignette più piccole orizzontali. Oppure una tavola impostata con due strisce sottili in alto e in basso, mentre al centro esplodono grandi vignette, secondo una modulazione dello storytelling che tiene il ritmo del battibecco più o meno comico, senza mai sacrificare una scena a effetto.

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Purtroppo la giocosità della serie non riesce a fare il salto di qualità e si conclude in un finale prevedibilmente sopra le righe ma con colpi di scena telefonati. Non che ci fosse da aspettarsi qualcosa di seriamente drammatico, ma neppure una tale sequela di scene scontate.

Si rimane insomma con in mano quasi con un pugno di mosche, ben disegnate e con un omaggio anche ai miti lovecraftiani, ma senza mai andare oltre una lucentezza tutta di superficie. Alla fine sembra proprio che Cho non avesse altro interesse che inanellare mostri e scene splatter con un po’ di ammiccamenti sessuali, quasi fosse un emulo di Mark Millar.

Bonus: Kick-Ass #1

Kick-ass colore

E venendo proprio a Mark Millar, a tre anni dalla conclusione della miniserie Kick-Ass 3, dell’agosto 2014, ripartono sia una nuova serie di Hit-Girl (dalla settimana prossima con i disegni di Ricardo Lopez Ortiz), sia Kick-Ass, aggiornato però ai tempi della diversity e con protagonista questa volta una donna nera.

Alle matite sempre il magnifico John Romita Jr., che su queste storie ha realizzato alcune delle sue tavole migliori degli ultimi anni. Per inciso sta disegnando in questo stesso periodo un’altra tostissima donna nera in Silencer, una serie da lui ideata per la DC Comics sotto l’egida della New Age of Heroes.

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La nuova protagonista di Kick-Ass è una reduce dell’Afghanistan, quindi a differenza del ragazzo della prima miniserie sa battersi e usare le armi. Decide di indossare il celebre costume verde per nascondere la propria identità e derubare pericolosi criminali, così da ripagare i debiti in cui l’ha lasciata il marito (ovviamente bianco).

Se il primo protagonista era un nerd che Millar amava dileggiare, qui non ha il coraggio di fare della sua protagonista una fanatica e anzi è del tutto solidale al suo punto di vista. Sparite tanto la scorrettezza quanto l’inettitudine del protagonista, cosa resta di Kick-Ass, a parte i disegni di John Romita Jr.? Non un granché visto che anche le matite non sono al livello dei capitoli precedenti, forse per via degli inchiostri e colori digitali di Peter Steigerwald, forse perché più probabilmente Romita si è preso un po’ troppi impegni. Quale che sia la ragione, questo reboot di Kick-Ass è banale nei testi e sottotono nei disegni: tutt’altro che un grande ritorno…