Focus L'esultanza degli atleti ispirata a "Black Panther"

L’esultanza degli atleti ispirata a “Black Panther”

Il successo commerciale ottenuto dal film Black Panther – diretto da Ryan Coogler – ha generato anche alcune curiose conseguenze, come l’utilizzo da parte di alcuni atleti di un’esultanza a esso ispirata.

All’interno dell’ultimo film dei Marvel Studios, ambientato nel fittizio stato africano del Wakanda, i personaggi usano come abitudinaria forma di saluto ufficiale il gesto di incrociare le braccia sul petto, accompagnato dalle parole “Wakanda per sempre” (“Wakanda forever”, in originale).

In poche settimane, questo gesto si è trasformato in una forma di esultanza utilizzata da numerosi atleti di colore – provenienti da svariati sport, dal calcio fino al tennis –, che in alcuni casi l’hanno adottata come un segno di affermazione sociale e culturale.

I primi ad aver esultato incrociando le braccia sono stati i calciatori Jesse Lingard (inglese) e Paul Pogba (francese) del Manchester United, dopo un gol del primo nella partita del campionato inglese giocata lo scorso 25 febbraio contro il Chelsea.

Nonostante le immagini di Lingard e Pogba abbiano fatto il giro del mondo, il fondatore del sito Black List Franklin Leonard ha tenuto a sottolineare come i primi ad aver adottato il gesto siano stati il giorno precedente due giocatori dell’Huddersfield Town, Steve Mounie e Colin Quaner, per festeggiare un gol segnato sempre nel campionato inglese contro il West Bromwich Albion.

Solo pochi giorni fa, invece, durante il torneo di Indian Wells, in California, è stato il tennista francese Gaël Monfils a festeggiare in questo modo la propria vittoria su Matthew Ebden e poi quella successiva contro John Isner.

L’atleta ha ribadito gli aspetti “politici” dietro l’esultanza: «Credo che sia un grande film, grande per la comunità, la nostra comunità. Significa davvero tanto. Non è solo un gesto. È tutto. È tutto quello che succede ed è di certo un modo di riconoscere il fatto che sostengo la comunità di Black Panther. Credo che significhi molto. È combattere una battaglia politica. […] Non mi sento molto coinvolto, ma a volte mi piace informarmi. Quando hai dei film che possono aiutare, che danno convinzione e dimostrano forza, è un bene».

gael monfils wakanda forever black panther
Il tennista francese Gaël Monfils

Il giorno successivo, sempre a Indian Wells, il gesto di Monfils è stato replicato dalla collega americana Sachia Vickery, dopo la vittoria sulla più quotata spagnola Garbine Muguruza. In un’intervista concessa a WTATennis.com, la Vickery ha confessato di essere ossessionata dal film: «Ha conquistato la mia vita. L’ho visto già quattro volte. Ne sono letteralmente ossessionata. L’ho guardato due volte qui. […] A dirla tutta, la ragazza che interpreta Shuri [la sorella del protagonista del film, Ndr] viene dalla Guyana, ovvero da dove proviene anche mia madre».

La tennista ha poi commentato il gesto anche su Instagram, con una didascalia che recita «Un giorno, quando la gloria arriverà, sarà nostra. Secondo turno in stile Wakanda».

Infine, anche il rugby è stato contagiato da questa “moda”, che è stata rilanciata dal giocatore kenyota Collins Injera nel corso di una partita del torneo World Rugby Seven, dopo aver messo a segno la 250ª meta della propria carriera.

Come commentato da Aamna Mohdin su Quartz, «C’erano timori che il film potesse non essere all’altezza dell’hype. Ma con il saluto “Wakanda per sempre” adottato in modo così caloroso da stelle britanniche, americane e africane, il film ha fatto più che rispettare le aspettative: è diventato un fenomeno culturale che ha riunito la diaspora africana mondiale».

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