Recensioni Novità "Il vecchio e il mare" a fumetti, un adattamento evocativo

“Il vecchio e il mare” a fumetti, un adattamento evocativo

Si è sempre un tantino sospettosi quando ci si trova di fronte ad un adattamento, con relativa riduzione, di un testo importante della letteratura. Un tempo queste riduzioni, a volte spesso parodiate, erano ad appannaggio della letteratura, anche illustrata, per ragazzi o destinati al grande pubblico dei romanzi sceneggiati della televisione educativa degli anni sessanta e settanta.

Lo sesso vale per il fumetto che però può contare in Italia su alcune eccellenze quali, tra gli altri, le famose Parodie Disney, i contributi di grandi firme quali Caprioli, Milani, Toppi e Battaglia fino a esempi più recenti come il Moby Dick riletto da Sanna o La signorina Else adattata da Manuele Fior. Fra i tanti francesi specializzati, invece, troviamo i noir di Tardì per Malet e Manchette, Salambò di Druillet, lo straordinario lavoro di Heuet per La ricerca del tempo perduto (!), un interessante Robinson Crusoe di Colbus e ancora Catmalou e Cromwell per uno splendido L’Ultimo dei Mohicani.

Leggi un’anteprima del fumetto

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Ora Mondadori Oscar Ink ha pubblicato un libero trattamento dal capolavoro di Hemingway Il Vecchio e il Mare, firmato dal francese Thierry Murat. Credo di non sbagliare nel dichiarare che questo sia il primo titolo tradotto in italiano di un autore prolifico assai stimato oltralpe per la sua modalità narrativa e visuale, un modello inconfondibile di narrazione che si ripropone con successo sia nell’adattamento da testi di altri autori sia nelle proprie storie.

Infatti questo Il vecchio e il mare del 2014 si colloca secondo in una trilogia ideale realizzata dall’autore, che vede l’adattamento del romanzo per ragazzi Le lacrime dell’Assassino di Anne-Laure Bondoux e l’opera personale ÈtunwAn: Celui-Qui-Regarde, emblematica storia di un fotografo negli Stati Uniti del 1867 tra natura, indiani e progresso portato dall’uomo bianco, tutte edite in Francia da Futuropolis e tutte costruite con lo stesso modello narrativo.

Senza voler spaccare il capello in quattro, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio racconto visivo fatto di illustrazioni il più delle volte orizzontali con un montaggio alternato al testo, il quale può prendere la forma della didascalia correndo lungo la cornice dell’immagine o può prendere le sembianze di un balloon stilizzato all’interno della tavola.

Le silhuettes dei volti e le palette dei colori, che virano dal seppia al blu come nelle pellicole del cinema muto, rispettando i giochi della variazione delle luci, sono le protagoniste di una scelta di segno foto-cinematografico realizzato attraverso una tecnica che sovrappone digitalmente il segno a china a tavole di solo colore trattate. Quasi che Murat cerchi una strada per un docufumetto o un graphic reportage attraverso una soluzione grafica simile allo stencil, anche quando si tratta di un racconto, di una storia inventata.

il vecchio e il mare fumetti

Questo tentativo di creare un’atmosfera ibrida, dove le foto possono essere usate come modelli, aiutata da un lettering che evoca le vecchie macchine da scrivere, senza peraltro ricorrere a saturazioni di vere foto, non è una novità per il mondo del fumetto francese. Basti ricordare un autore come Loustal che negli anni Ottanta e Novanta rincorreva con le stesse scelte visive il noir americano anni Quaranta, oppure l’iper fotografico reportage illustrato di Devaux sulla distruzione di Beyrout alla metà degli anni Ottanta.

L’autore simula un virtuale fotografico, a volte persino cinematografico, costruito grazie a tutti gli strumenti della buona e vecchia illustrazione in sequenza. Quest’ultima sostenuta da un grande equilibrio e sagacità nel montaggio, dove si prediligono i ritmi lenti e reiterate sospensioni temporali a favore di un naturalismo descrittivo che abbraccia tanto il particolare quanto l’immobilismo presunto di una visione panoramica.

Con queste armi collaudate, una forma ibrida di illustrazione-fumetto dalle atmosfere parafotografiche e di stile documentaristico, Murat affronta una sfida difficile, quasi impossibile. Diciamo subito che il libero adattamento a Il vecchio e il mare paga il pegno di una forzatura, un artificio narrativo che farà storcere il naso a chi il libro lo ha letto e sa quando è stato scritto: la presenza dello stesso Hemingway giornalista che ascolta la storia dal giovane Manolo, amico e allievo del vecchio e sfortunato pescatore Santiago, in un chiosco all’Avana, nella Cuba pre-rivoluzionaria. Questo approccio ha però anche lo scopo di giustificare l’idea della scelta del graphic reportage come stile di narrazione.

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Detto questo, invece, va sottolineato che raramente il cuore di un racconto è stato rispettato ed esaltato da una versione grafico-visiva così evocativa. L’umiltà dell’approccio di Murat sia alla sfida adattiva londoniana dell’uomo solo contro e con la natura sia alla sfida della negazione dell’epica melvilliana dell’uomo che vuole dominare la natura, sfocia nell’affermazione della dignità dell’uomo che combatte contro sé stesso e i suoi limiti attraverso la natura, vero centro pulsante del romanzo.

Nonostante la negazione del vecchio Hemingway, inguaribile intellettuale anti-intelletuale, Il vecchio e il mare sarà il suo ultimo romanzo che se da un lato confermerà e accrescerà la sua fama dall’altro accrescerà il senso di sconfitta e di allontanamento dal mondo che lo porterà dalla depressione al suicidio. Questo testo non può non contenere del simbolico: dalla lotta contro un avversario, il pescespada-marlin, di cui si ha rispetto e che perde solo perché non dotato delle “malizie” dell’umano, tema caro all’Hemingway appassionato delle corride e del baseball, ai pescecani che rendono vana la lotta tra pari.

Volendo le metafore sociali ci sono tutte. Tuttavia, e di questo va dato atto a Murat, la sua versione della storia sembra aver rispettato il pensiero di Hemingway sul suo racconto. Per lui ciò che contava non erano le interpretazioni socio-antropologiche ma semplicemente l’azione di Santiago, un vecchio uomo umile sorretto solo dalla sua dignità. Le pagine di Murat che narrano questa azione sono semplicemente capaci di raccontarci visivamente questo condensato di disperazione e speranza attraverso l’umiltà di una scelta illustrativa di una bellezza poco appariscente sebbene efficacissima.

Questo graphic novel, dal punto di vista della resa visiva, è il miglior adattamento de Il vecchio e il mare prodotto sino ad oggi. Parlo sia del film di John Sturges del 1958 interpretato da un bolso Spencer Tracy, sia di quello prodotto dalla televisione da Jud Taylor, nonostante l’ottima interpretazione di un più credibile Antony Quinn nel 1990. Credo che al cantore della “generazione perduta” questa narrazione visiva del suo capolavoro non sarebbe affatto dispiaciuta.

Il vecchio e il mare
di Thierry Murat
traduzione di Giovanni Zucca
cartonato, 125 pp., colori
20,00 €

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