Non si esce dalla Fortezza Pterodattilo

Fortezza Pterodattilo è il primo libro di Francesco D’Erminio, in arte Ratigher, per Coconino Press, casa editrice di cui è l’attuale curatore editoriale. Una raccolta di storie brevi apparse negli anni su autoproduzioni, riviste e online che corrisponde perfettamente alle intenzioni annunciate durante il suo insediamento in Coconino: dare spazio a storie necessarie che colpiscano i lettori nel profondo, abbandonando la retorica e l’obbligo della trama.

ratigher fortezza pterodattilo fumetto recensione coconino

Non è facile immergersi nel mondo crudo disegnato di Ratigher. Non è facile dipanare la matassa intricata di simbologie, significati e sensazioni che l’autore semina qua e là in ogni pagina dei propri lavori, eppure lo sforzo non è inutile. Alla fine si viene anche ripagati. Fortezza Pterodattilo inizia con l’oscurità, e l’unica luce è rappresentata dai balloon e dalle nere parole pronunciate da due esseri imprecisati.

Si comincia con un invito indiretto, un avvertimento a non perdersi e allo stesso tempo a farlo, a tornare sui propri passi durante la lettura, a seguire “la mappa” per non rischiare di saltare alcun passaggio. Un invito ripetuto anche nel finale, che ancor prima della parola “end” porta il lettore a dubitare di se stesso e a guardarsi indietro chiedendosi «avrò compreso tutto?».

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Tra i protagonisti del volume ci sono personaggi noti agli amanti dei lavori passati dell’autore, come Bimbo Fango e Tuta Teschio. Ratigher ci immerge all’interno di un dungeon sempre più profondo, articolato in numerose stanze, che altro non sono che storie brevi di appena una decina di pagine e flash rapidissimi di poche vignette. Del vasto mosaico composto con Fortezza Pterodattilo possiamo soltanto sforzarci di comprendere i singoli tasselli, perdendo cognizione del quadro generale.

In questo labirinto narrativo, Ratigher gioca a creare un linguaggio proprio, inafferrabile ma concreto. Il risultato è una serie di storie surreali che hanno la potenza necessaria ad aprire nuovi orizzonti, a pizzicare corde immobili, pensieri e sogni sopiti ma presenti. Il tutto in un ordine casuale che richiede allo stesso tempo una notevole concentrazione, ma anche una flessibilità tale che permetta di lasciarsi andare al puro godimento della narrazione.

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Non c’è bisogno di una trama. Sono i temi a dominare le pagine di Fortezza Pterodattilo: dolore (interiore ed esteriore), senso di colpa, rimorso e malinconia, sono solo alcune delle numerose sfumature umane indagate dall’autore e rappresentate come nefandi mostri o esseri fantastici, affinché l’interiorizzazione avvenga in modo più neutro ed efficace.

Il segno traccia linee spesse che delineano un bianco e nero netto, riducendo al minimo i chiaroscuri al fine di ottenere un effetto ancora più straniante, adatto al “mondo sottosopra” in cui Ratigher ci immerge. I colori sono vividi, decisi, a volte acidi e danno una sferzata pop al tono delle storie. Fortezza Pterodattilo nasce nel buio lucente del bianco e nero ed esplode in un fuoco d’artificio colorato che una volta terminato ci riporta all’oscurità.

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Alla fine del volume, quindi, si torna all’inizio, certi di non aver capito bene, sicuri che tra le pagine ci sia ancora qualcosa di nascosto da comprendere. L’obiettivo è raggiunto, il lettore è intrappolato in un loop, incastrato per sempre nella testa dell’autore – nella sua fortezza – e incapace di uscirne, trattenuto dal peso e dalla forza del velato, ma grave, orrore veicolato dal libro.

Fortezza Pterodattilo
di Ratigher

Coconino Press, novembre 2017
brossura, 128 pp., b/n e colore
€ 17,00