Comics La storia di Deadpool in 9 fumetti

La storia di Deadpool in 9 fumetti

Deadpool è uno dei supereroi di Marvel Comics più di successo degli ultimi anni, complice l’inaspettato clamore causato dagli adattamenti cinematografici del personaggio, l’ultimo dei quali uscito di recente.

Creato nel 1991 da Fabian Nicieza e Rob Liefeld come avversario di Cable e di X-Force, il personaggio era inizalmente una figura priva di qualsiasi spessore, inutile, trita e banale. Gli autori successivi hanno quindi dovuto lavorare molto per dargli un passato e un po’ di spessore in più, trasformandolo in un mercenario dalla bocca larga e dall’animo tormentato.

Oltretutto, negli ultimi dieci anni la produzione fumettistica del personaggio è cresciuta esponenzialmente, tra serie regolari, miniserie, speciali e spin-off. Per aiutarvi a districarvi nel marasma di tale produzione – spesso caotica o di bassa qualità –, abbiamo selezionato le storie più significative del personaggio. O, come direbbe lui, le meno peggio.

L’inizio della fine, di Fabian Nicieza e Rob Liefeld (New Mutants #98/100)

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Deadpool debutta in L’inizio della fine, su New Mutants #98. Il personaggio è in realtà una proto-versione dell’antieroe che conosciamo, e i loro unici punti di contatto sono il nome e il costume. Fabian Nicieza e Rob Liefeld lo immaginano come una fusione di Spider-Man e Deathstroke (un cattivo di casa DC Comics), di cui Deadpool è una copia palesata: il nome civile di Deathstroke è Slade Wilson, e gli autori danno al nuovo personaggio il nome di Wade Wilson.

Ne L’inizio della fine Deadpool è un mercenario giunto a riscuotere la taglia che pende sulla testa di Cable. Dopo un breve scontro, viene messo fuori da Domino, anche lei alla sua prima apparizione, vecchia conoscenza di Cable.

I peccati del passato, di Mark Waid e Ian Churchill (Deadpool: Sins of the Past #1/4)

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Deadpool ottiene un ruolo ricorrente nella nuova testata X-Force, poi nel 1994 arrivano le sue prime miniserie in solitario: The Circle Chase, storia di Fabian Nicieza e Joe Madureira in cui intravediamo per la prima volta il suo volto sfigurato, e soprattutto Sins of the Past, scritta da Mark Waid e disegnata da Ian Churchill.

In questa storia, il personaggio si allea con Siryn, membro di X-Force di cui è innamorato, per sconfiggere il gangster mutante Black Tom Cassidy. Gli autori ci mostrano per la prima volta nella sua interezza il volto sfigurato di Deadpool, letteralmente ma anche metaforicamente, perché Waid non riesce a non umanizzare Wade (quasi pietosa la scena in cui perde la maschera e si vergogna di farsi vedere dalla sua amata Siryn).

Da grandi poteri derivano grandi coincidenze, di Joe Kelly e Pete Woods (Deadpool #11)

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Uno degli autori che dovete ringraziare se vi piace il Deadpool attuale è Joe Kelly. Il futuro autore di Ben 10 prende in mano in personaggio nel 1997 per la prima testata mensile del personaggio. Insieme a Ed McGuinness plasma il Mercenario in una figura molto più umoristica – ma anche maligna – che rompe occasionalmente la quarta parete, rivolgendosi ai lettori. Sono Kelly e McGuinness a introdurre Blind Al, la vecchia cieca che Wade tiene prigioniera per ragioni non ben specificate. La gestione mantiene un equilibrio delicato tra empatia e disgusto, il lettore tifa per il personaggio ma ne è anche intimorito a causa delle azioni malevoli che compie. Soprattutto, Kelly evita di cadere nella trappola di trasformare Deadpool in un battutaro irritante, come faranno molto autori successivi.

La storia più rappresentativa è Da grandi poteri derivano grandi coincidenze, un meta-racconto disegnato da Pete Woods in cui Deadpool e Blind Al finiscono in Nelle mani del cacciatore, avventura dell’Uomo Ragno pubblicata su The Amazing Spider-Man #47. Attraverso degli ologrammi, Wade riesce a mascherare se stesso e Al rispettivamente da Peter Parker e zia May. La storia originale viene così piegata dalle incursioni di Deadpool, che alla fine riesce a tornare nella propria realtà.

Capitolo X, di Christopher Priest e Paco Diaz Luque (Deadpool #34-37)

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Più conosciuto per Black Panther, Christopher Priest è l’altro principale nome che contribuisce al canone del personaggio. Raccogliendo gli spunti di Kelly, Priest fa diventare la rottura della quarta parete e l’assurdità delle trame una caratteristica permanente di Deadpool, abbandonando al tempo stesso la violenza del predecessore.

Già dal suo primo numero, Deadpool # 34, Priest inizia a prendere in giro se stesso e la sua nomea di portasfortuna (molte serie scritte da lui scritte venivano chiuse poco dopo), mostrando Wade buttare via un sacco etichettato “buone idee avute da Kelly e tutto ciò che aveva fatto funzionare questa serie”.

Se gli sguardi potessero uccidere, di Fabian Nicieza, Mark Brooks e Patrick Zircher (Cable & Deadpool #1-6)

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Nel 2004, Fabian Nicieza torna alla propria creazione sceneggiando tutti e cinquanta i numeri di Cable & Deadpool, una serie che sancisce il sodalizio tra i due personaggi e che permette allo scrittore di espandere l’universo del Mercenario.

Nel primo ciclo di storie, Se gli sguardi potessero uccidere, i due si alleano per sconfiggere la “Chiesa dell’Unico Mondo”, intenzionata a far diventare di colore blu tutti gli abitanti della Terra. Nella storia veniamo inoltre a conoscenza della predilezione di Wade per Bea Arthur, che il Nostro elegge a donna più sexy in vita.

Bullseye, di Daniel Way e Paco Medina (Deadpool vol. 2 #10-12)

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A partire dal 2008, Daniel Way è stato autore di un lunghissimo ciclo sul personaggio che ne ha completamente ribaltato alcune delle caratteristiche principali, polarizzando i fan (la vulgata vuole quella di Way la peggior gestione di sempre). L’autore riscrive Wade come uno schizofrenico affetto da personalità multiple con tanto di “Pool-O-Vision” che ci mostra il mondo attraverso i suoi occhi. Siparietti esageratissimi che fanno sembrano la serie una versione cartacea dei Looney Tunes.

L’esempio più riuscito di queste stravaganze sta in Bullseye, breve saga disegnata da Paco Medina in cui Deadpool si scontra con il criminale Bullseye – che in questo periodo impersona Occhio di Falco –, in un duello che vede Wade morire, risorgere, usare la carcassa di un maiale come costume, scoprire che ha avuto la stessa maestra di Bullseye alle scuole elementari e, nel finale, spararsi un colpo in testa per combattere la noia.

Esecuzione Finale, di Rick Remender e Phil Noto (Uncanny X-Force #25/35)

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Due sono le modalità che la Marvel usa per gestire Deadpool: nei fumetti in cui è protagonista viene lasciato intatto con tutti i suoi vizi e le idiosincrasie, in quelli in cui fa parte di un cast corale viene privato delle sue bizzarrie (lo sfondamento della quarta parete, la meta-narrazione) e resta un antieroe dalla battuta facile.

In quest’ultima area d’azione Uncanny X-Force è non solo una delle testate mutanti meglio riuscite degli ultimi anni ma è probabilmente la cosa migliore a cui Deadpool abbia mai preso parte. Queste storie vantano sceneggiature di ferro a opera di Rick Remender, disegni pulitissimi e soprattutto una sofisticatissima colorazione violacea di Dean White.

Uncanny X-Force segue le avventure di questa squadra di X-Men deputata alle missioni sporche che infangherebbero la reputazione di Ciclope e soci. Deadpool fa ovviamente parte del gruppo, sfoggiando un inedito costume bianco e un atteggiamento distaccato, cinico e sarcastico. Nell’ultimo ciclo della testata, Esecuzione finale, Deadpool ha perso il fattore rigenerante, ha di nuovo un volto umano e la squadra è coinvolta in problemi riguardanti Apocalisse. Un suo clone preadolescente di nome Evan Sabahnur è stato rapito dalla Confraternita dei Mutanti Malvagi, guidata da Daken, il figlio di Wolverine. Deadpool, oltre a partecipare al salvataggio del giovane, lo conforta, ottenendo l’affetto e la fiducia di Evan.

Il buono, il brutto e il cattivo, di Gerry Duggan, Brian Posehn e Declan Shalvey (Deadpool vol. 3 # 15/19)

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Una delle ultime serie di Deadpool è stato battezzata da Brian Posehn (attore comico che qui in Italia è conosciuto per le sue apparizioni in The Big Bang Theory), Gerry Duggan e Tony Moore. Posehn ha poi ceduto le redini a Duggan, che è rimasto il solo a traghettare, con vari artisti, la testata fino al rilancio Legacy della primavera 2018.

La loro gestione si fa ricordare per almeno un momento buono: la saga Il buono, il brutto e il cattivo, disegnata da Declan Shalvey. L’avventura, in cui Deadpool scopre di aver avuto una figlia da una relazione con una donna chiamata Carmelita, si spoglia di gran parte dell’umorismo della serie per raccontare una vicenda atipica per gli standard del Mercenario Chiacchierone: un team-up semi-serio tra Wade, Wolverine e Capitan America in cui Deadpool viene catturato e portato in Corea del Nord affinché gli scienziati coreani possano carpire la formula che gli ha dato i poteri e creare nuovi super-soldati.

Credici, di Christopher Hastings, Gurihiru Studios e Danilo Beyruth (The Unbelievable Gwenpool #1/4)

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Negli ultimi dieci anni Marvel Comics ha sfornato a ciclo continuo storie strampalate, team-up assurdi, miniserie deliranti che si aggiungono alla produzione deadpooliana, senza però segnalarsi per particolari qualità. Tra queste, merita una menzione Gwenpool, uno spin-off di Spider-Gwen, personaggio di una realtà alternativa in cui, invece che Peter Parker, il ragno geneticamente modificato morde la fidanzatina Gwen Stacy e le dona i poteri aracnidi che la fanno diventare una supereroina.

Il concept, anche grazie a un design particolarmente ispirato del costume, funziona al punto che gli editori varano una serie di variant cover in cui Gwen prende il posto di vari supereroi, tra cui Deadpool. Di nuovo, il costume rosa shocking disegnato da Chris Bachalo fa presa sul pubblico e, senza nemmeno una storia a lei dedicata, alla convention iniziano a spuntare ragazze (e ragazzi) vestite da Gwenpool. La Marvel si convince a dedicarle una serie tutta sua, The Unbelievable Gwenpool, affidata a Christopher Hastings e allo studio giapponese Gurihiru.

Nel primo arco narrativo, Credici, scopriamo che Gwen Pool, come Deadpool, è una lettrice appassionata di fumetti Marvel che finisce nella dimensione dei balloon, e gli autori spingono l’idea della meta-realtà facendo comportare Gwen come una giocatrice di Grand Theft Auto consapevole del peso nullo delle proprie azioni.

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