Focus Interviste L'adolescenza, gli anni Novanta, le bambine che urlano e le penne multicolore

L’adolescenza, gli anni Novanta, le bambine che urlano e le penne multicolore

Se siete tra quelli che scelgono le loro letture lasciandosi ispirare anche da titoli e copertine, sappiate che Non bisogna dare attenzioni alle bambine che urlano di Eleonora Antonioni e Francesca Ruggiero (edito da Eris Edizioni) è un ottimo esempio di corrispondenza tra confezione e contenuti. L’occhio cade sull’esplosione di disegni che riempie tutta la superficie della cover e sull’etichetta removibile che contiene il titolo, pensata per essere riposizionata dove si vuole.

Si mostra come un libro pop che parla di adolescenza e di ragazze bambine, di diari, di scuola e di piccoli grandi momenti di crescita. Ci torna alla mente una decade precisa, con le sue icone, la sua musica e i suoi colori. In effetti il libro è tutte queste cose assieme.

Quando un volume trasmette un’idea di freschezza e leggibilità immediata può nascondere anche un lungo percorso di aggiustamenti e rifiniture, e perché no, qualche svolta imposta dal caso e dagli eventi. Ne abbiamo parlato con le autrici, che ci raccontano le vicende intrecciate di tre diverse ragazzine unite dalla stessa scuola e dalla vita in una cittadina di provincia.

non bisogna dare attenzioni antonioni ruggiero eris
Iniziamo con la più classica delle domande, come nasce la vostra collaborazione?

Ruggiero: Ho conosciuto Eleonora a Torino. Nessuna di noi due è di Torino ma ci siamo conosciute lì per caso e siamo diventate amiche. Mi piacevano moltissimo le cose che disegnava e il suo stile e quando ho scritto il racconto da cui è nato il libro ho pensato che sarebbe stato perfetto se a disegnarlo fosse stata lei.

Il libro è nato subito come fumetto o era pensato per un’altra forma?

Ruggiero: In realtà la base era proprio un racconto, non c’era un soggetto. Ho provato a farlo leggere ad Eleonora, le è piaciuto e dopo qualche mese ha iniziato a lavorarci. Eleonora era la narratrice perfetta per raccontare visivamente la storia che avevo scritto.

Ci sono due ringraziamenti all’inizio del libro: Alicia Silverstone e László József Bíró. Di Bíró parleremo dopo. La Silverstone ci porta subito negli anni novanta, anni in cui il libro è ambientato.

Antonioni: Inizialmente l’ambientazione doveva essere più neutrale, ma durante la lettura del racconto ho pensato: “Ehi, ma non ci sono i cellulari!!!”. Sarebbe stato possibile ambientarlo negli anni Novanta. Quelli sono stati gli anni della nostra adolescenza, quindi è stata una scelta abbastanza spontanea. Se l’avessimo ambientato ai giorni nostri avremmo avuto il vincolo di dover inserire qualche elemento aggiornato ad oggi.

Ruggiero: Se l’avessimo ambientato in questi anni, avremmo dovuto inserire forzatamente la tecnologia, non avremmo potuto farne a meno.

Antonioni: Questo ci avrebbe portato a parlare di adolescenza in termini diversi. È vero che ci sono cose che non cambiano mai e credo che ci siano molti adolescenti a cui questo libro potrebbe piacere perché i sentimenti a livello umano sono trasversali. Ma essere adolescenti oggi è un po’ diverso rispetto ad allora. Per noi che oggi abbiamo trent’anni, è più naturale raccontare quel periodo della vita con i riferimenti che sono stati i nostri.

Io volevo disegnare da sempre qualcosa ambientato negli anni Novanta. Ci sono andata spesso vicina senza realizzarlo, e questa è stata un’ottima occasione. L’ambientazione all’inizio doveva essere temporalmente meno definita, mischiando cose provenienti da tutti gli anni novanta. In un certo senso è rimasto così anche se il terzo racconto ci ha obbligate a dover prendere un riferimento temporale più preciso per via della playlist musicale contenuta nelle vignette e abbiamo scelto un anno specifico verso la fine del decennio, ma non siamo state “religiose” nel rispettare questa collocazione. Mi sono divertita a vestire i personaggi con tutone , Adidas e tutto quello che ci veniva in mente di inserire!

Abbiamo ragionato anche nei termini di come la moda si ripeta, in questo momento in particolare viviamo molto il ritorno degli anni novanta (abiti, oggetti, pettinature etc…).

Ruggiero: L’adolescenza e la preadolescenza sono momenti in cui si mischiano tutte le cose che ci piacciono e che invadono le nostre camerette, invadono il modo in cui ci vestiamo, il modo in cui vogliamo essere. Vuoi vivere quello che ti piace, che ti attrae, vuoi il mondo colorato e disegnato per come lo desideri tu.

Possiamo dire che questo libro è invaso dall’icononografia adolescenziale di quegli anni, proprio come la cameretta di una ragazzina del tempo. O come i diari personali e scolastici, pieni zeppi di foto di teen idol, pop star, attori, dichiarazioni d’amore e testi di canzoni.

alicia silverstone
Alicia Silverstone nel video di “Cryin” degli Aerosmith

Francesca, da dove nascono i personaggi di questo libro, come li hai pensati all’inizio? Mi sembra un libro costruito attorno ai suoi personaggi.

Ruggiero: In realtà il libro, che all’inizio era in forma di racconto, non nasce a partire dai personaggi, ma dal voler raccontare certe particolari sensazioni. Per noi le tre storie che compongono il libro sono tre pugni allo stomaco.

Parliamo di quelle situazioni in cui ti trovi e che ti fanno soffrire tantissimo ma anche crescere, quelle emozioni che prendono lo stomaco. Dal racconto di questi momenti hanno preso vita i personaggi.

Francesca, è il tuo primo libro ed è un libro a fumetti: come ti sei trovata nel lavorare con questo linguaggio?

Ruggiero: Tutti mi dicono che il mio modo di scrivere è molto visivo, quindi forse sono stata avvantaggiata. Eleonora poi è stata super, nel primo pomeriggio in cui ci siamo viste aveva già buttato giù uno storyboard del primo racconto! Quando le storie sono diventate tre, intrecciate assieme, siamo partite da un soggettone, un trattamento, e siamo passate direttamente agli storyboard.

Quindi si è trattato di un lavoro di collaborazione.

Ruggiero: Posso dire che Eleonora è autrice del libro quanto me.

Antonioni: Il libro nasce da un racconto, come abbiamo detto. Io ho sempre fatto adattamenti a fumetti da racconti, e mi piace anche. Nel suo caso tenevo particolarmente che Francesca fosse partecipe nella fase dei tagli. Quando un racconto è scritto, ed è scritto anche bene, è sempre difficile capire cosa tenere e cosa no, quindi volevo che lo facessimo assieme anche per non snaturare nulla di quanto lei voleva raccontare. Per le storie delle altre due protagoniste siamo partite da una sinossi, in modo tale da non dover scartare nulla…

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Leggendo il libro ho avuto subito un “effetto Smemoranda”. Mi è sembrato di leggere un diario, proprio un diario di scuola. È un effetto voluto?

Antonioni: La scelta di usare la forma del diario, in alcuni punti, è stata abbastanza naturale per come Francesca aveva scritto il primo racconto. Ho pensato subito ad un diario come prima idea di adattamento. In questo modo avremmo potuto tenere anche delle frasi fedeli a quelle dello scritto, che era in prima persona, quasi un flusso di coscienza.  Il diario racchiudeva tutto di quegli anni, il pop, il clima, ci sembrava l’ideale.

Per le altre due storie abbiamo pensato a come diversificare le voci delle protagoniste e abbiamo inserito i collage nella seconda storia, e nella terza la trascrizione sul diario dei testi delle canzoni… Clarice, la terza protagonista, non parla mai e ascolta moltissima musica!

Cosa rimane nel vostro modo di narrare di oggi che viene da quegli anni, da quelle forme di racconto, i diari, le Smemo, la fiction e la musica…?

Antonioni: Quando ero alle medie già disegnavo e facevo fumetti completi! Ora li rileggo e dico, anche se ovviamente sono bruttini: “Cavolo, funzionano!” [ridono]. Li scrivevo con una leggerezza e una freschezza che adesso mi sogno.

All’epoca amavo tantissimo Ai Yazawa, che è stata una mia grande ispirazione: anche se probabilmente non si vede più, qualcosa di lei è presente ancora oggi in tutti i miei lavori. Il suo lavoro è quello che mi ha fatto desiderare di suscitare nelle altre persone quello che lei riusciva a suscitare in me.

Mi ricordo in particolare I cortili del cuore, la storia di un’adolescente che frequentava una scuola di moda, e di tutti i suoi amici. Dopo averlo letto ho iniziato anche a cucire, volevo farmi i vestiti da sola! Ragionavo sul fatto che coinvolgere così tanto qualcuno con un racconto fosse una cosa bellissima. Il gusto per l’abbigliamento, l’attenzione per i dettagli e le pettinature dei personaggi, posso dire sicuramente che vengano dalla mia lettura di Ai Yazawa.

Ruggiero: Io dico di essere di Milano per praticità, ma vengo dalla provincia di Milano. Quando cresci in provincia può capitare di annoiarti molto e di cercare di evadere. Il mio modo di farlo era quello di inventare storie, anche senza scriverle. Poi ho iniziato a scrivere, era un modo per creare un’altra realtà.

Dell’epoca mi ricordo di aver letto tutto quello che era disponibile nella collana Ragazzine della Mondadori, ad esempio. Mi dedicavo già alla scrittura, per come si può fare in quell’età.

Francesca, infatti ho letto in un tuo commento che i luoghi raccontati sono reali.

Ruggiero: Diciamo che ho un po’ di ansia che lo possano leggere persone che vengono da quei posti, ma la supererò! [ridono]. Quando abbiamo deciso di lavorare al libro, io mi trovavo a casa a Legnano e Eleonora mi ha chiesto di fare delle foto in posti dove il libro avrebbe potuto essere ambientato… io ho fotografato la scuola, il parco… pensavo più a dei riferimenti, invece nel libro i posti sono esattamente quelli.

Antonioni: Io sono cresciuta in città, per disegnare la provincia avevo bisogno di un appiglio in quel senso… per disegnare gli interni invece sono diventata un’esperta di agenzie immobiliari brianzole! Mi sono vista tutti gli annunci di case in vendita in quelle zone.

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La ricerca visiva è molto precisa, si vede! Ci sono molti oggetti riconoscibili, marchi, giocattoli, vestiti… c’è un oggetto in particolare che ricorre molto, la televisione. Come mai è tanto al centro del libro?

Antonioni: Non ricordo qual è il primo televisore che ho disegnato. Non doveva essere tanto presente, poi ho pensato che potesse essere una maniera carina per commentare alcune cose che succedevano nelle storie. Se penso alla mia adolescenza, in effetti la televisione era una baby sitter costante. Forse questa è la cosa che un adolescente di oggi non può capire. I pomeriggi li passavo studiando con MTV in sottofondo.

Ci abbiamo ragionato e abbiamo capito che quell’elemento doveva ricorrere. Il primo inserimento che abbiamo fatto nel libro è stato il programma “Celebrity Deathmatch”, subito dopo il catfight di due ragazzine! Penso che molti si possano riconoscere in questa presenza costante.

Ruggiero: MTV era la finestra su un mondo diverso, ricordiamoci i pomeriggi passati ad aspettare che andassero in onda i videoclip, addirittura chiamando le trasmissioni perché li trasmettessero, con video e musicassette in mano pronte per registrare tutto!

Antonioni: Tante cose erano in potenza dentro il racconto, molte le abbiamo tirate fuori e molte ne tireremmo fuori ancora, tra i miei e i suoi ricordi, se dovessimo scrivere di altri personaggi.

Eleonora, quando hai deciso di disegnare tutto il volume con le Bic multicolor, per tornare appunto al sig. Bíró?

Antonioni: Il libro è disegnato con le penne Muji, ma l’effetto che volevo dare è quello delle penne Bic. In particolare di quella a quattro colori che infatti citiamo anche. Il processo di traduzione visiva è stato in realtà molto lungo.

Francesca mi ha mandato il libro un paio di anni fa, e l’ho lasciato in stand by perché stavo lavorando ad altro. A marzo dell’anno scorso ci abbiamo messo mano. Da subito ho pensato di usare un’inchiostrazione diversa dalla mia a china nera.

In quel periodo seguivo molto il lavoro di un autore, Ludovic Debeurme: il libro che stava disegnando in quel momento sarebbe stato colorato da altri, ma lui intanto preparava le basi in due colori, nero e rosso, usando ad esempio il rosso per gli incarnati… la cosa mi intrigava e volevo usare anche io due inchiostri diversi.

Quando ho iniziato gli studi dei personaggi, l’effetto a inchiostro li rendeva troppo plasticosi e non era quello che volevo. Nel frattempo stavo disegnando molto dal vero con le penne Muji e mi è venuto naturale fare gli storyboard del libro con quelle! Hanno avuto molto successo, mi dicevano tutti che sembravano definitivi. Così abbiamo deciso di provare. Lo step successivo è stato ragionare su come usare i colori, il blu e il rosso, il nero e il rosso… ho usato anche il verde, che non userò più! È un colore difficilissimo da acquisire e per la stampa tipografica.

Ho studiato un minicodice per l’uso dei colori: nella prima storia i flashback sono blu e rosso, il presente è nero e rosso. Nella seconda storia sono blu i quadretti del diario dove Anna attacca i collage. Nella terza storia, è verde il walkman di Clarice e sono verdi i testi delle canzoni che trascrive. Trovo l’idea azzeccata per quello che dovevamo raccontare.

Parliamo adesso di un elemento importantissimo del libro, la cover! Il gadget dell’adesivo removibile non è solo gustoso, ma è totalmente in linea con tutto il tono del racconto e dell’atmosfera.

Antonioni: Cover e titolo sono stati un lungo parto! Come titolo avevamo pensato a Pugni, ma esisteva già un volume con quel titolo. Pensata una soluzione è davvero difficile staccarsene, ma alla fine abbiamo optato per Non bisogna dare attenzione alle bambine che urlano, che è anche una frase del libro stesso. Ci piaceva.

Anche la cover ha avuto una lunga gestazione. All’inizio doveva essere molto più sintetica, come il titolo. In tutte le fasi di lavorazione, abbiamo fatto leggere il fumetto a diverse persone, volevamo essere sicure che cose sulle quali avevamo ragionato tanto fossero rimaste leggibili e comprensibili.

Quando un mio amico, maestro elementare, ha visto la cover che avevamo approvato tutti, mi ha voluto giustamente dire che gli ricordava le copertina del libro Storie della buonanotte per bambine ribelli. In quel momento è stato il panico, non volevamo assolutamente che si pensasse a un tentativo di cavalcare l’onda del successo altrui!

Abbiamo fatto una riunione dell’ultimo minuto ed Eris ci ha suggerito di sintetizzare il più possibile la copertina… ma io e Francesca siamo troppo leziose per amare quel tipo di sintesi! [ridono].Quindi l’intuizione finale è stata quella di ribaltare il tutto, riempire il più possibile di disegni.

Ruggiero: E Sonny di Eris ha avuto l’idea di aggiungere il titolo su etichetta, removibile. Avevamo la cover.

Rimane da chiedervi, di rito, su cosa state lavorando adesso.

Ruggiero: Vorrei continuare a scrivere per il fumetto, mi sono divertita tantissimo e non vedo l’ora di mettere in cantiere un altro progetto. Vorrei anche riprendere la narrativa, il mio primo grande amore. Ho tante storie pronte per essere raccontate!

Antonioni: Io sto lavorando ad un altro libro, per Sinnos Editrice. Sarà disegnato e scritto tutto da me, e non vedo l’ora di fare questa nuova esperienza.

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