Focus Interviste L'horror per ragazzi di "Creepy Past". Intervista agli autori

L’horror per ragazzi di “Creepy Past”. Intervista agli autori

Dopo aver esordito con uno speciale numero zero a Lucca Comics and Games 2017, da poche settimane è arrivata nelle edicole Creepy Past, serie soft horror per ragazzi della neonata linea “Young” di Sergio Bonelli Editore. All’interno della storia, le più terrificanti leggende metropolitane si scoprono essere vere, e al centro della vicenda due misteriosi giovani personaggi di nome Qiro e Ester.

A ideare questa nuova serie sono stati gli sceneggiatori Bruno Enna e Giovanni Di Gregorio e il disegnatore Giovanni Rigano – autori anche del primo albo insieme alla colorista Alessandra Fattori – che abbiamo raggiunto per farci raccontare un po’ di più su questo progetto.

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Fra tutti i generi del fumetto per ragazzi, perché un horror d’azione?

Enna: Diciamo che Creepy Past è una serie avventurosa a tinte horror. Alla base non c’è un intento definito a tavolino, ma l’idea di divertirsi. Da ragazzino, io avrei voluto leggere una serie così.

Da dove viene l’idea di lavorare sui disturbi del sonno?

Rigano: Non da me. Sono un dormiglione.

Di Gregorio: Per un breve periodo ho sofferto di acufene, e la notte era una tortura… Poi, cercavamo qualcosa che evocasse subito il buio e gli abissi del subcosciente. Infine, avevamo bisogno di una location che non fosse la solita scuola di adolescenti. Il risultato finale è stata la Fondazione REM.

I toni di Creepy Past sono in bilico tra azione e commedia, il che corrisponde bene alle vostre stesse carriere, spese tra Dylan Dog e Dampyr da una parte e Topolino dall’altra. Vi considerate scrittori più umoristici o più drammatici?

Di Gregorio: Mi considero uno scrittore eclettico. Nell’umorismo sguazzo meglio, e mi diverto di più, ma spesso gli elementi drammatici mi aiutano a dare profondità a una storia.

Enna: Personalmente cerco sempre di mettere un po’ di umorismo anche nelle storie drammatiche (e viceversa). Quando si lavora su più generi, è inevitabile contaminarli. In Creepy Past il dosaggio è misurato, eppure spontaneo e immediato.

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Cosa amate nella scrittura bonelliana rispetto alla scrittura disneyana? Posto che scrivere Creepy Past sia davvero “bonelliano”: il ritmo del racconto sembra più vicino a quello di tante serie francesi…

Di Gregorio: Essendo una serie completamente nuova, non abbiamo avuto paletti. Il risultato finale è prodotto dei nostri gusti e delle nostre esperienze professionali, quindi un mix tra Bonelli, Francia, animazione… e un pizzico di manga.

Enna: Va anche detto che, in parte, il ritmo del racconto è dettato dal formato e dalla foliazione. I soggetti che scriviamo sono piuttosto dettagliati, proprio perché è necessario raccontare molte cose in poco spazio (“appena” 62 tavole), bilanciando le parti d’azione con quelle puramente narrative, nonché studiando dialoghi efficaci e credibili, immediati e intonati allo spirito delle storie.

In che modo sono stati costruiti gli esseri sovrannaturali della serie? Quali punti di riferimento avete preso per il character design?

Rigano: Sono partito dall’immaginario creepypasta che si può trovare in giro sul web, a cui ho aggiunto suggestioni tratte dagli horror anni Ottanta – Halloween, Nightmare e Venerdì 13, giusto per citarne alcune. Poi ho iniziato a spaziare, dai manga come Blame di Tsutomu Nihei e Tokyo Ghoul di Sui Ishida, agli anime come Paranoia Agent di Satoshi Kon. Infine ho aggiunto dettagli presi dal mondo naturale: gli artigli di Hoaxx, per esempio, seguono la forma degli ossi di seppia.

Tra i personaggi quello che più spicca è Slasherman, il mostruoso avversario di Qiro. Si tratta di una creatura sovrannaturale o è una proiezione mentale dei personaggi?

Di Gregorio: È una proiezione mentale degli autori!

In Creepy Past sembra di vedere un debito ancora forte nei confronti di Monster Allergy o W.I.T.C.H. Sono ancora dei modelli, per voi?

Di Gregorio: Per me scrivere Monster Allergy è stata un’esperienza fantastica, mi è rimasta nel cuore. Detto ciò, è diverso il pubblico a cui ci rivolgiamo, più adulto, e il tono delle storie, molto più disturbante.

Rigano: Il fatto che si nominino quei titoli mi lusinga e fa sorridere al tempo stesso, ma ciò che più lega Creepy Past ad essi è probabilmente il retaggio culturale di chi li ha creati: in parte, abbiamo attinto a cose comuni, Disney e manga in primis.

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Che tipo di lavoro è stato fatto per la parte più artistica? Quali riferimenti avete preso in considerazione? Anche qui sembra di vederci un po’ di Francia…

Rigano: Dal punto di vista della narrazione, il fumetto classico Bonelli è stato il mio punto di riferimento. Da lì ho iniziato a spaziare, aggiungendo passaggi tipici dei manga, composizioni alla francese, simmetrie, per poi tornare alle sei vignette su tre strisce. Il resto è frutto di un percorso fatto in questi anni con Disney prima, con la bande dessinée poi e più recentemente con le graphic novel di Artemis Fowl e con Clandestino Illegal, nellla versione originale inglese –, l’ultimo mio libro, scritto da Eoin Colfer e Andrew Donkin e pubblicato lo scorso autunno da Mondadori.

Il formato degli albi è diverso da quello canonico bonelliano, leggermente più grande e slanciato, spillato e con carta patinata. L’avete scelto voi o vi è stato proposto da Bonelli? In che modo vi siete adattati a esso e in che modo avete invece cercato di sfruttarlo?

Di Gregorio: Il nuovo formato viene usato per tutta la linea Young. Ci ha permesso, per esempio, un tipo di colore che probabilmente con la carta giallo paglierino standard sarebbero stato difficile da gestire.

Enna: A mio avviso si tratta di un formato ideale, che si pone come un’ottima via di mezzo tra l’umoristico (quello disneyano, per esempio, con storie di 32-36 tavole circa) e il realistico (quello bonelliano classico, con le sue 94 tavole). Permette di velocizzare la storia, controllarne il ritmo, ma allo stesso tempo lascia spazio per vignette “ariose” e splash page.

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