“The Discipline”, il thriller erotico di Peter Milligan

La giovane Melissa è soffocata da un marito troppo preso dal lavoro per partecipare alla vita coniugale. Schiacciata tra un matrimonio che la appaga solo economicamente e i problematici rapporti con la sorella e la madre, si fa irretire da Orlando, un belloccio del nord europa. Per lei si apre un mondo nuovo: quello del sesso sfrenato. Scoprirà presto di essere finita al centro di una strana organizzazione secolare dai poteri sovrannaturali chiamata la Disciplina, che tramite il sesso controlla le sorti del mondo scontrandosi con oscuri nemici.

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Questa, in breve, la trama di The Discipline (pubblicato negli Stati Uniti da Image Comics), uno dei più recenti lavori dello scrittore Peter Milligan, tra i principali sceneggiatori britannici che sul finire degli anni Ottanta, assieme a Grant Morrison, Alan Moore e Neil Gaiman, con le sue storie ha contribuito alla cosiddetta British Invasion, rivoluzionando il fumetto statunitense.

Alle matite c’è Leandro Fernández, disegnatore argentino che si rifà fortemente ai maestri del suo paese e che qui ricrea le atmosfere cupe ed erotiche del racconto senza particolare personalità. L’influenza di Eduardo Risso (100 Bullets) si sente e, nonostante l’autore cerchi di metterci del suo (soprattutto nelle espressività dei volti), la sensazione rimane quella di stare leggendo una brutta imitazione.

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The Discipline si inserisce tra i fumetti più autoriali di Peter Milligan, come Enigma o The Extremist, con i quali ha saputo stupire i lettori attraverso storie cupe, trasgressive e violente. Qui lo sceneggiatore riprende molti degli spunti disseminati in quei lavori e crea un thriller mistico che ruota tutto intorno al sesso. Non inteso come semplice fan service, ma proprio come motore narrativo della vicenda. L’abbondante messa in scena di corpi nudi, parti intime (sia maschili che femminili) e copulazioni esplicite non è quindi fine a se stessa. Anzi, in maniera intelligente, Milligan prende il sesso e lo declina in molti modi diversi: come epifania, come liberazione, come conquista, come strategia o come manipolazione.

La storia è serrata, procede da un colpo di scena all’altro e si regge su una trama dall’architettura ben pensata. Forse pure troppo: Milligan mette in piedi un racconto eccessivamente complesso per il numero esiguo di pagine che ha a disposizione. E anche se con maestria lo fa filare senza sbavature, per portarlo avanti comprime tutti gli spunti interessanti in favore dell’azione e delle spiegazioni sulla Disciplina (spiegazioni neanche del tutto molto chiare in realtà).

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Ad esempio, le caratterizzazioni dei personaggi sono ben delineate ma poco sviscerate. A partire da Melissa, la cui psicologia non viene mai approfondita a dovere. Un peccato, visto il potenziale di una protagonista femminile ben congegnata e gravata da un’impotenza nei confronti della vita che la esaspera fino a farla scoppiare. Il suo non rapporto con la propria famiglia sarebbe stato un tema interessante da sviscerare, così come la sua sessualità o i suoi desideri più profondi.

Anche Orlando, figura chiave della vicenda, è ben costruito ma poco approfondito. E il potenziale lo aveva tutto, essendo una sorta di Angelo maledetto mandato a compiere il suo dovere ma perennemente combattuto tra l’obbedire ai suoi superiori e ascoltare il proprio cuore. Alla fine, quindi, i personaggi sono tagliati con l’accetta e vengono divorati da una vicenda più grande di loro.

Altro elemento più accennato che esplicitato è la Disciplina stessa e il suo ruolo, il quale viene spiegato ma solo fino a un certo punto, creando nel lettore più confusione che curiosità. Un “detto non detto” che risulta poco efficace e lascia in sospeso molte domande. Nel complesso, rimane quindi l’impressione del compito ben svolto ma con un che di incompiuto.

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Forse questo senso di incompiutezza di The Discipline va ricercato nella sua gestazione lunga e difficile. Annunciato nel 2013 per Vertigo, la linea di fumetti DC Comics che lo stesso Milligan aveva contribuito a portare al successo, il progetto non vide mai la luce. «Fumetto sbagliato nel momento sbagliato» dichiarò l’autore, spiegando che DC Comics aveva scelto di non pubblicarlo. La motivazione non è chiara, ma The Discipline non è certo il primo fumetto di Milligan ad aver avuto problemi di pubblicazione: nel 1990 Skin – storia che racconta di uno skinhead affetto da malformazioni dovute al farmaco talidomide – fu considerato troppo controverso per essere stampato e fu pubblicato da un altro editore solo tempo dopo.

Comunque sia, The Discipline rispuntò fuori tre anni dopo, nel 2016, e naturalmente, visto il tempo trascorso, il progetto subì dei rimaneggiamenti. Milligan disse che le cose non erano poi state modificate molto rispetto all’idea di partenza, ma che alcune scene erano state riscritte per far rientrare tutto nei sei numeri previsti. Questo fa sospettare che la serie fosse stata pensata come regolare e poi ri-arrangiata in stagioni di sei episodi l’una per Image Comics.

Il problema è che con questo primo volume ci troviamo per le mani una storia che offre spunti e domande alle quali probabilmente non avremo mai risposta: nonostante il finale aperto, sembra che la serie non avrà mai un seguito. Dopotutto sono già passati due anni dalla sua pubblicazione. Peccato, avrebbe potuto essere l’inizio di un affresco narrativo più grande.

The Discipline
di Peter Milligan e Leandro Fernádez
traduzione di Giovanni Agozzino
Panini Comics, aprile 2018
brossura, 144 pp., colore
15,00 €