Comics "Joe Shuster": la biografia a fumetti dei creatori di Superman

“Joe Shuster”: la biografia a fumetti dei creatori di Superman

Dei racconti biografici mi porto via un fallimento. Spesso ho una sensazione di vuoto, di non essere riuscito ad afferrare il cuore del personaggio, a capirlo. È vero per quasi tutte le cronache, anche se le biografie in prosa, assolute e totalizzanti, fanno campionato a sé perché, in maniera più o meno efficace, restituiscono sempre un volto. A volte succede grazie al volume di informazioni invece che alla capacità del narratore di raccontarti una persona per quello che l’ha resa memorabile, però è già qualcosa.

Un film o un fumetto hanno problemi diversi: disegnare un profilo soddisfacente nello spazio compresso di due ore o di un paio di centinaio di pagine è un problema che i più risolvono analizzando un singolo momento – di crisi, di successo, di atipicità – che funga da chiave di volta di tutta un’esistenza, oppure affastellando dati e nozioni, in quelli che lo sceneggiatore Aaron Sorkin definisce i racconti “dalla culla alla tomba”, perché pretendono di stipare una vita in un unico gesto, dandogli una forma distorta. Dello stesso avviso è David Edelstein, che lo scorso autunno ha fatto il punto sullo stato dell’arte dei film biografici, elencandone i principali vizi: «La Storia viene vista come il prodotto di individui straordinari invece che di fattori sociali ed economici e spesso valuta la celebrità come fine ultimo. Sono frammentari, dilatati e confezionati in piccoli pacchetti freudiani».

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joe shuster superman graphic novel bao fumetto

Certo, come scrive Sam Humphrey (di SelfMadeHero) in un articolo sul Guardian, «quello che sta in 20 pagine di prosa, un fumetto lo può dire con un paio di immagini. Una splash page può evocare viste e suoni di un particolare posto in un particolare momento», ma il tempo che un lettore passa a decodificare un’immagine può non bastare allo scopo. Togliere dettagli ma rimanere profondi, offrire giudizi ma non distorcere i fatti è una trattativa da cui questi prodotti non possono sottrarsi, a meno di non trovare modalità di racconto diverso.

Joe Shuster un po’ ci prova e quasi ci riesce, a divincolarsi da queste limitazioni. Julian Voloj e Thomas Campi ripercorrono la vita del co-creatore di Superman Joe Shuster raccontando, oltre alla sua esistenza, quella dell’amico e partner creativo Jerry Siegel, del loro supereroe e delle vite che quel personaggio di carta e inchiostro ha cambiato, in meglio o peggio.

Di Siegel e Shuster si potrebbero scrivere tante storie, ognuna concentrata su un singolo aspetto delle loro carriere, dal faticoso debutto alla caduta nel semi-anonimato, passando per la battaglia legale riguardante la paternità di Superman (e Superboy). Voloi e Campi cercano di prendere tutto quanto, cercando di mostrare l’importanza che ha avuto Superman nell’industria e mettendo le storie personali sullo sfondo della Storia americana. Solo a pensarci, tutte queste linee narrative farebbero girare la testa anche al più scaltro dei biografi e saper gestire tutti i pesi è un compito improbo.

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Abituato al genere biografico (è l’autore di Ghetto Brothers, sull’eponima gang/gruppo musicale), Voloj si è studiato bene il personaggio e la questione: il lavoro di ricerca si avverte ed è constatabile anche dall’abbondanza di note e riferimenti in chiusura di volume. Optando per la via più difficile e forse impossibilitato a sceglierne altre, si affida a un abbraccio totalizzante che tocca tutti i punti elencati prima. Ecco allora che il graphic novel si apre con una storia-cornice in cui uno Shuster anziano racconta a un poliziotto la propria vita, partendo dall’infanzia e percorrendo tutte le tappe con la prevedibilità di un metronomo che ci si aspetterebbe da un biopic classico, carriera scolastica, successi e fallimenti, amori, rimpianti, malattia e vecchiaia. Descritta così, una trattazione della materia che abbiamo visto centinaia di volte e che gli autori, per fortuna, ravvivano con una serie di elementi.

Innanzitutto, la scelta di raccontare la nascita di Superman attraverso la lente del suo disegnatore. Una decisione non scontata (perché molti avrebbero preferito affrontare sceneggiatore e disegnatore insieme) ma più valida sul piano drammaturgico: dei due autori, la figura di Shuster è quella più tragica e sofferta. Dopo Superman, Shuster disegnò poche cose (il fetish underground Nights of Horror di cui si vergognava, per portare a casa qualche soldo) anche a causa della progressiva cecità che lo colse in età adulta. Fu soprattutto il sodale Siegel a portare avanti la battaglia legale per il riconoscimento dei loro diritti su Superman.

Shuster si accontentò dell’offerta DC di un reddito a vita e del pagamento delle cure mediche, mentre Siegel e i suoi eredi, dopo un lungo contenzioso, rivendettero alla DC i loro diritti per un accordo che includeva l’obbligo di inserire la dicitura “Per accordo speciale con la famiglia di Jerry Siegel” in tutti i prodotti riguardanti Superman. Da queste parole si intuisce che la biografia di Siegel, per quanto movimentata (prestò servizio durante la Seconda guerra mondiale alle Hawaii, scrisse storie per altri editori, tra cui Marvel Comics e Mondadori), è priva dell’afflato drammatico che l’esistenza di Shuster emana a ogni respiro.

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Come detto, a narrare la storia è lo stesso Shuster, attraverso una cornice ambientata alla fine della sua vita: questi momenti sono disegnati con uno stile incerto, per veicolare lo sbiadire del tempo e la condizione precaria in cui viveva l’autore. Nonostante il l’obiettivo puntato su Shuster, Voloj riesce allo stesso tempo a tenere a fuoco tutto il resto, grazie a una voce narrante che dà poco peso alle proprie azioni e si fa spettatore della sua stessa creazione (ripete che gran parte delle idee erano di Siegel), lasciando spazio al resto degli eventi: la vita di Siegel, l’evoluzione di Superman negli anni e la lotta per i diritti sul personaggio.

L’altro elemento che spezza la monotonia delle convenzioni è che i personaggi diventano a loro volta eroi da fumetto, e spesso i fumetti entrano nella realtà. Braccio di Ferro e altri eroi si affiancano ai loro creatori, uno Shuster infante diventa Little Nemo e uno spregevole Bob Kane, che prima aveva garantito solidarietà nella causa legale per i diritti di Superman e poi aveva stretto accordi sottobanco per tutelarsi, assume i connotati del Joker. Di tutti i personaggi, Kane è quello che ne esce peggio e verso cui è impossibile provare simpatia, data la sua assenza di un qualsiasi slancio creativo.

Thomas Campi, visto su Julia e attivo sul mercato franco-belga, riprende i discorsi dei suoi precedenti lavori, le storie del reale, l’immigrazione (Macaroni!) e lo status di artista (Magritte). Lo stile di Campi cattura l’atmosfera sognante di un’industria che è alle origini della propria vita. La luce è in una perenne golden hour, ricca e romantica, ma la resa è hopperiana: i suoi totali (di cinema, stazioni ferroviarie, case con il patio, quartieri del centro o angoli di strada) sono popolati eppure silenziosi, nient’affatto patinati, in grado di comunicare vastità e isolamento, anche nei momenti narrativi felici. Perché sono l’isolamento e la vastità le due grandi conquiste di Shuster nella propria vita: la vastità di un personaggio diventato colonna dell’immaginario popolare e l’isolamento che il suo creatore ha subito – o si è inflitto, a volte – nelle relazioni (poche, fallimentari) e nel lavoro.

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Joe Shuster è un fumetto di alti e bassi, letteralmente, perché gli autori presentano la gravità (il saliscendi delle scale quando Shuster parla dei continui trasferimenti della famiglia, il lavoro come ascensorista del padre, il salto dal tetto di Siegel ragazzo), ma anche metaforicamente. Si perde, fatica, arranca e verso la fine getta la spugna, non riuscendo a riproporre idee diverse dal wall of text per tenere insieme storia privata e Storia pubblica. Le sequenze in cui vedevamo le impacciate conversazioni tra Shuster e Joanne, modella per Lois Lane e futura moglie di Siegel, o i tentativi che portarono alla nascita dell’Azzurrone lasciano il posto a mattonelle di parole corredate da illustrazioni, culminando con la pubblicazione integrale della lettera aperta che Siegel scrisse per screditare DC Comics e Warner Bros. prima dell’uscita dell’adattamento cinematografico Superman. In quei momenti ci si sente sperduti, come lettori, quasi a non capire con quale mezzo gli autori ci stiano raccontando la storia, schiacciati tra la mole di informazioni che vorrebbero comunicare e lo spazio che si mangiano le immagini.

Si esce dalla lettura con maggior consapevolezza, di sicuro, ma senza una nuova prospettiva sui personaggi, se già se ne possedeva una. L’unico ritaglio di novità è il racconto del lavoro di Shuster sui fumetti fetish, una notizia venuta a galla solo di recente e qui esplorata per la prima volta. È un peccato che sia stata preferita la presentazione manichea dei fatti (i protagonisti sono buoni, gli editori cattivi, non nasce mai il dubbio morale nel lettore), impedendo al fumetto di essere una lettura forte e originale dell’origini del supereroe più famoso di tutti o di elevarsi dallo status di un buon biocomic informativo.

Joe Shuster
di Julian Voloj e Thomas Campi
Traduzione di Leonardo Favia
Bao Publishing, maggio 2018
Brossurato, 184 pp a colori
21,00 €

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