La società in crisi in “Polvere di vetro” di Marcello Quintanilha

Polvere di vetro è il secondo graphic novel di Marcello Quintanilha pubblicato in Italia e arriva dopo Tungsteno, vincitore nel 2016 del Fauve Polar SNCF al 43° Festival d’Angoulême per il miglior thriller a fumetti. Il libro racconta di Rosangela, un’affermata dentista brasiliana che sembra vivere una “vita da sogno”: studio privato apertole dal padre, appartamento in uno dei quartieri più esclusivi di Rio, un marito bello, innamorato e ricchissimo, due figli che sembrano usciti da una pubblicità del Mulino Bianco, un’auto invidiabile…

Tutto sembra destinare la nostra protagonista a una compiuta e perfetta felicità borghese. Inutile dire che tutto questo non durerà: Polvere di vetro è la storia della (fin troppo) annunciata cacciata di Rosangela da questo paradiso di benessere illusorio.

Leggi anche: L’ambiguità delle vere emozioni: Tungsteno di Marcello Quintanilha

Polvere di vetro Marcello Quintanilha fumetto

La caduta è innescata da un dettaglio a prima vista irrilevante, la crescente insofferenza della protagonista nei confronti della cugina Dani, che nonostante una vita ben più parca di soddisfazioni conserva sempre uno spirito solare e un sorriso smagliante, anziché lasciar trasparire segni tangibili di quell’infelicità che Rosangela sembra invece aspettarsi e quasi esigere da lei, come necessario contraltare della sua felicità, doveroso omaggio che le persone meno fortunate devono tributare alla sua sfolgorante riuscita. La semplice insofferenza si tramuta presto in un’invidia assurda e in una ancor più assurda competizione da cui Rosangela non potrà che uscire sconfitta, giacché essa risiede unicamente nella sua testa.

Un naufragio psicologico graduale ma inesorabile, per scandire il quale Quintanilha utilizza tutta la forza della regia e delle immagini: griglia fitta, pagine densissime, inquadrature strette, angolazioni variegate, volti deformati al limite della caricatura… l’autore non si priva di alcuno degli strumenti formali a sua disposizione per infondere in una vicenda altrimenti ordinaria una tensione palpabile e un ritmo incalzante.

Gli stessi testi del romanzo rivestono una funzione innanzitutto ritmica: un’onnipresente voce fuori campo traghetta il lettore da un episodio all’altro della storia, senza soluzione di continuità, incatenandolo a una vicenda sul cui incedere non ha mai veramente il controllo, proprio come Rosangela, che soccombe in maniera quasi inavvertita a un’ossessione che erode dall’interno le fondamenta della sua intera esistenza. Pur esprimendosi in terza persona, la voce narrante si mantiene quasi sempre allineata al punto di vista di Rosangela e ai suoi “pensieri”. È il narratore stesso a precisare più volte che i “pensieri” riportati nelle didascalie non sono cose che Rosangela pensa davvero in maniera ordinata, ma l’approssimativa trascrizione in parole di ciò che sarebbe più opportuno chiamare, in mancanza di un termine migliore, “sensazione”.

Leggi anche: Il fumetto come rappresentazione della vita. Intervista a Marcello Quintanilha

Polvere di vetro Marcello Quintanilha fumetto

Al netto dell’efficacia ritmica, questo continuo giustificarsi da parte del narratore solleva invece qualche dubbio. Il fatto che in un fumetto che fa ampissimo uso del discorso, al punto che è difficile trovare vignette mute, ci venga al tempo stesso ricordato in continuazione di non dare troppa importanza alle parole, che sono per natura inadatte a esprimere con precisione il contenuto di ciò che stiamo leggendo, rivela l’aspetto forse più debole di Polvere di vetro: ineccepibile sul piano formale, il romanzo di Quintanilha non mantiene sempre la stessa incisività su quello dei contenuti. Un difetto reso più rilevante dal fatto che il versante contenutistico è tutt’altro che accessorio nell’economia generale dell’opera: attraverso la storia di Rosangela, Quintanilha non intende soltanto rappresentare un dramma privato, ma anche raccontare una parabola, una storia esemplare attraverso cui gettare uno sguardo disincantato sui vuoti ideali di riuscita e benessere dell’alta borghesia di Rio, prigioniera di un ideale di felicità talmente vacuo da poter andare in pezzi al minimo tassello fuori posto, al minimo imprevisto (per esempio alla vista di un povero genuinamente felice anche senza macchinoni o appartamenti sontuosi).

La scelta di avere un narratore dotato di uno sguardo esterno, vicino ma non identico a quello della protagonista, sembra rispondere a questa precisa intenzione: tenendosi lontano tanto dal vero e proprio flusso di coscienza in prima persona (Signal to noise, di Gaiman e McKean) quanto da una storia che osi davvero lasciar parlare le immagini (Paesaggio dopo la battaglia, di Lambé e de Pierpont) l’autore si ritaglia un certo margine di manovra in cui, pur partecipando ai tormenti della sua protagonista, possa comunque esercitare distacco, freddezza, analisi.

Sennonché, l’impressione è che il coinvolgimento emotivo prenda spesso il sopravvento sulla lucidità: a dispetto del tono distaccato di alcuni passaggi, il narratore, e Polvere di vetro in generale, viene troppo spesso contagiato dalla confusione della vicenda interiore che intenderebbe descrivere.

Il romanzo finisce col dire paradossalmente assai poco sulle cause profonde del malessere che rappresenta, e comunque assai poco di preciso: una parte importante del discorso è affidata ai pensieri confusi di Rosangela, senza che la posizione privilegiata del narratore venga mai veramente sfruttata per apportare chiarezza o rigore (piuttosto il contrario, attraverso i continui richiami all’insufficienza della parola).

Leggi anche: Un film ispirato a “Tungsteno”, il graphic novel di Marcello Quintanilha

Polvere di vetro Marcello Quintanilha fumetto

Un limite che sarebbe meno vistoso se Quintanilha fosse stato più discreto nell’utilizzare elementi (e cliché) chiaramente riferentesi ad un discorso sociale e politico, che invece sono messi in primo piano: la contrapposizione portante del romanzo è certamente quella tra persone felici e persone infelici, persone capaci di felicità e persone invidiose e ossessive, ma si tratta di una dicotomia che l’autore lascia deliberatamente sovrapporre a quelle tra ricchi e poveri, tra scalata sociale e autenticità, tra conformismo e libertà.

Il piano esistenziale, reso impeccabilmente in tutta la sua drammaticità, intrattiene un dialogo serrato con quello sociale e politico, dove purtroppo Quintanilha è più confuso e approssimativo: i ricchi sono presentati in maniera stereotipata, attraverso tutti i più ovvi segni esteriori della loro condizione; la storia si da un gran da fare per mostrare che, nonostante i loro privilegi, essi sono condannati all’alienazione e all’autodistruzione, come se il loro stile di vita e il loro orizzonte culturale li avessero ormai resi strutturalmente, antropologicamente incapaci di godere della felicità autentica, cui gli umili possono invece ancora avere accesso, sia pur saltuariamente.

Postulando ed esasperando l’infelicità di Rosangela senza veramente ricostruirne una vera e propria genesi, Polvere di vetro offre uno sfogo catartico all’odio di classe, non riuscendo a pieno ad arrivare a dare una evidente motivazione di fondo.

Restano evidenti i meriti formali e l’indubbio impatto emotivo di questo secondo romanzo di Quintanilha, ma ne escono ridimensionate almeno in parte le ambizioni e la riuscita sul piano dei contenuti.

Polvere di vetro
di Marcello Quintanilha
Traduzione di Paolo Marelli
Edizioni BD, giugno 2018
Cartonato, 160 pp in b&n
€ 16,00