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5 motivi per leggere “Una vita cinese” di Li Kunwu e Philippe Ôtié

bbb consiglia bilbolbul

Nella rubrica ‘BBB Consiglia’, ogni mese, il festival bolognese BilBOlbul seleziona un’opera a fumetti di particolare valore e interesse, offrendo una lista di buone ragioni per leggerlo. Questo mese parliamo di Una vita cinese, fumetto di Li Kunwu e Philippe Ôtié pubblicato in 3 volumi da add Editore.

1| L’autobiografia del singolo, il racconto di un popolo

una vita cinese

Una vita cinese si muove con elegantissimo equilibrio tra l’autobiografia e il saggio storico, riuscendo nell’arduo compito di appassionare e informare simultaneamente. La Storia di un popolo, di un Paese vasto e sfaccettato, attraversato da eventi più grandi delle azioni del singolo individuo, viene personalizzata dall’esperienza diretta dell’autore e protagonista Li Kunwu che racconta di se stesso come i vecchi, da cui tanto c’è da imparare, fanno attorno al fuoco. Allo stesso tempo, però – complice probabilmente la presenza di Philippe Ôtié come co-sceneggiatore –, la dimensione diaristico-intimista non prende mai il sopravvento sull’altrettanto fondamentale componente storiografica dell’opera.

Un raro equilibrio, si diceva, che racconta con trasporto ma senza perdere di vista il quadro generale, in cui l’attenzione all’esperienza del singolo non serve a giustificare ma a far comprendere azioni, momenti e mondi lontani anche a chi non li ha vissuti. Ed è forse l’unico modo per parlare efficacemente di Storia.

2| Un disegno che dà vita alla Storia

una vita cinese

Quando si raccontano eventi lontani nel tempo è facile dimenticare che a vivere quei momenti, subendoli o essendone parte attiva, c’erano delle persone. In questo la doppia anima di Una vita cinese appare in tutta la sua efficacia: da un lato l’accuratezza storiografica, l’attenzione agli usi e ai costumi, e un approccio alla rappresentazione degli sfondi che richiama lo stile delle stampe antiche, più interessate a comunicare dettagli e informazioni che a una manieristica precisione prospettica; dall’altro la vicinanza alle persone, ai loro sentimenti, alla loro vita.

Il tratto espressionista, quasi grezzo, deliberatamente lontano da un appagamento estetico superficiale, dà anima al racconto della Storia di un popolo che era ed è fatto di persone, con i loro drammi ed entusiasmi. Le facce si deformano in caricature grottesche per via di un’espressività che è più importante della caratterizzazione dei personaggi. E sono le loro smorfie di dolore o entusiasmo e la loro plastica teatralità a trascinarci dentro un racconto che non ci appare, quindi, senza la sua carica emotiva cristallizzato dallo scorrere del tempo, ma che è anzi vicinissimo, vivo.

3| La giovinezza nel regime

Vita cinese li

Uno dei passaggi più forti dell’opera è la prima parte della trilogia, Il tempo del padre, nella quale si racconta della Rivoluzione Culturale. E non perché sia stato un periodo più drammatico o più rilevante di altri raccontati in seguito, quanto semmai perché è qui che vediamo un Li Kunwu bambino e lo seguiamo più da vicino. L’autore non si cosparge il capo di cenere ritrattando quanto realmente accaduto, né cerca di sminuirlo giustificandosi. Invece racconta l’entusiasmo con cui tutti, soprattutto i bambini, servivano con fervore la causa della Rivoluzione.

Il candore con cui i più piccoli si lanciavano negli atti più efferati, la sincera dedizione al presidente Mao, elevato quasi al rango di divinità, la totale abnegazione con cui contribuivano alla causa e l’estremo desiderio di trionfo, anche a fronte di fame, morte e miseria…

È una delle parti di Una vita cinese più capaci di colpire e far riflettere. Sull’importanza dell’istruzione e sull’efficacia della propaganda, su cosa vuol dire esser bambini ed esserlo stati in quel particolare momento.

4| Due piazze Tienanmen

Se nel racconto del periodo dell’infanzia l’emozione viene tutta dall’esperienza diretta del protagonista, man mano che ci si avvicina al presente il narratore indietreggia, diventando poco più del collante che tiene insieme il racconto di un’epoca abbastanza vicina da non necessitare d’esser rievocato tramite la storia personale. Ed è qui che la dimensione autobiografica e quella storiografica lasciano il passo alla riflessione, rivelando la terza anima del libro.

Particolarmente interessante è la descrizione dei fatti di piazza Tienanmen. O meglio, della percezione di quei fatti, così diversa nei reduci di Mao e della Rivoluzione Culturale rispetto al mondo occidentale. Infatti Kunwu racconta di esser stato stupito dalla reazione degli europei a quell’evento, e di come quelli della sua generazione l’avessero vissuto con un misto di distacco e sollievo: lo spettro dell’instabilità, del ritorno al periodo delle Guardie Rosse, della fame e della violenza rendevano troppo pesante la paura e il rischio rappresentate da queste manifestazioni. Non ci viene chiesto di accettare e condividere quel sentimento, ma è solo quando abbiamo tutti gli elementi in mano che capiamo la posizione dell’autore perché ne conosciamo la storia, i trascorsi e le emozioni.

5| C’è tanto da imparare

Il quinto motivo deriva dai quattro precedenti, ma è più della loro somma. A leggere questa trilogia si scoprono tante cose, si vedono punti di vista diversi e si vivono esperienze lontane. È quello che fa ogni buon libro (e questo lo è), con un plus.

In un sistema scolastico che spesso ha a malapena il tempo di affrontare adeguatamente la Seconda Guerra Mondiale, tutto ciò che è accaduto nel mondo dalla fine degli anni ’40 in poi è un po’ un buco nero, soprattutto per le generazioni più giovani che non hanno vissuto, per fare un esempio, la narrazione che della Rivoluzione Culturale si faceva negli anni del ’68 e della Guerra Fredda.

Kunwu e Ôtié firmano un lavoro capace di essere istruttivo e coinvolgente al tempo stesso, una trilogia che si prende il tempo di “partire dall’inizio” per arrivare a comprendere i nodi ancora aperti di un Paese come la Cina. Insomma, i due consegnano alle stampe un fumetto che, dopo averlo letto, ti fa pensare “adesso so qualcosa in più, ho imparato qualcosa”. Che non è poco.

Leggi anche: Tra autobiografismo e Storia, “Una vita cinese” di Li e Ôtié


Li Kunwu sarà tra gli ospiti internazionali di Lucca Comics & Games 2018.

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