Comics Lo Spirit di Wagner e Francavilla, tra pulp e nostalgia

Lo Spirit di Wagner e Francavilla, tra pulp e nostalgia

Azione mistero avventura. L’essenza di Spirit sta nelle tre parole in calce a ogni sua storia. Più della divisa (completo blu, fedora, guanti e mascherina), è l’ecletticità del tono a contraddistinguere il detective creduto morto in quel di Central City. Creato nel giugno 1940 da Will Eisner, The Spirit compariva ogni domenica nell’inserto dei maggiori quotidiani statunitensi, e nelle sette pagine (otto, all’inizio) che i giornali gli concedevano Eisner poteva variare la formula al punto da farne tela su cui disegnare intrighi internazionali, screwball comedy, racconti di gangster, favole morali, scorci fantascientifici, perfino musical e filastrocche. “Azione avventura mistero” erano tre promesse che andavano mantenute, non importava come.

Dopo la morte di Eisner, nel 2005, i diritti di Spirit passarono di mano alla DC Comics. Darwyn Cooke, il primo a battezzare una nuova serie del detective mascherato, è stato il miglior autore del personaggio dopo Eisner stesso. Grazie alla sensibilità classica, Cooke sfiorò la grandezza e divennne ulteriore modello per ogni aspirante sognatore che si sarebbe apprestato a confrontarsi con Spirit.

La creatura di Eisner fu poi oggetto di una manciata di contribuiti risibili da parte di altri fumettisti. Poi, nel 2014, dopo l’annuncio dell’acquisizione da parte di Dynamite Entertainment, specializzata in property d’epoca (The Phantom, Dracula, Lone Ranger), Matt Wagner è stato scelto per scrivere una nuova storia di Denny Colt. La dirigenza si è affidata a Wagner in virtù dei suoi lavori sulle icone retrò Zorro e Green Hornet, oltre che per i suoi Grendel e Sandman Mystery Theatre, fumetti che avevano al centro il noir e gli eroi del passato.

Giocando con l’assenza di Spirit, Wagner ha recuperato un’idea centrale della poetica eisneriana spingendola all’estremo: Spirit non è il protagonista della striscia, è solo un elemento, spesso uno spunto, che fa da volano per raccontare altre tematiche. Gli esempi sono tanti, ma in storie come Dieci minuti, Lo spirito natalizio del 1940 o Orango, l’uomo scimmia, Danny Colt compare a malapena tra una vignetta e l’altra, lasciando che la trama risolva se stessa. Allora perché non rimuoverlo del tutto dall’equazione e rendere protagonista il cast di supporto?

Leggi anche: The Spirit oltre Will Eisner: da Alan Moore a Francesco Francavilla

spirit cosmo wagner

Il risultato, Chi ha ucciso The Spirit?, è una maxisaga in dodici numeri che per buona parte della storia lavora in absentia del suo eroe titolare e mette in primo piano i comprimari. Il commissario Dolan è prossimo al pensionamento, sua figlia Ellen si è buttata in politica e frequenta un esserino pavido e imbellettato, mentre Ebony ha aperto una propria agenzia investigativa. È quest’ultimo che decide di sbrogliare il mistero attorno alla scomparsa di Spirit, intervistando conoscenti e antagonisti dell’eroe (Octopus, Mister Carrion, Sand Serif, P’Gell).

Wagner scrive una lunga storia che perde i pezzi, si sfilaccia e arriva alla fine priva di qualsiasi forza motrice l’avesse originata. Eccessivamente verbosa e ripiegata su se stesso, Chi ha ucciso The Spirit? è un esercizio di variazione sul tema non particolarmente pimpante.

L’opera di Wagner è debole anche perché afflitta da una scollatura tra parola e immagine. Tutti gli Spirit migliori erano realizzati da un autore unico e Wagner, che è anche disegnatore, si è ritrovato qui costretto a disegnare per interposta persona. Dan Schkade è stato poco incisivo – forse anche per colpa delle indicazioni a monte – nelle scelte che ha compiuto. Il suo stile guarda a Cooke ma poi impallidisce quando tenta di alzare gli occhi.

spirit cosmo wagner

Dynamic ha dato una seconda occasione a Spirit e nel 2017 ha varato, in tempo per i cento anni di Will Eisner, The Corpse-Makers, una nuova miniserie questa volta a opera dell’italiano Francesco Francavilla, il cui passato pulp (Zorro, The Black Beetle) sembrava il biglietto da visita perfetto per un rilancio di Spirit.

Una serie di morti apparentemente non collegate tra di loro offre lo spunto per una detective story che fila dritto come un fuso e vede Denny fare coppia con l’investigatrice privata Lisa Marlowe, un personaggio creato ex-novo che bilancia la carica testosteronica della testata.

Francavilla apre la storia con i ringraziamenti a Eisner e Cooke, conscio che l’opera di quest’ultimo autore è stata d’ispirazione quasi tanto quella di Eisner. Il fumettista cerca una via di mezzo tra i racconti contemporanei di Cooke e la storia-fiume di Wagner. In cinque numeri sviluppa un’unica trama che si legge con disarmante rapidità e non ammicca mai una volta alla mitologia di Spirit. Lo fa semmai nei confronti del genere noir, inserendo a ogni capitolo citazioni di Dashiell Hammett, Edgar E. Poe, Raymond Chandler.

Francavilla ha capito che il personaggio di Spirit realizza il suo potenziale quando è protagonista di grandi storie d’azione e d’atmosfera. Inutile perdere tempo dietro a trame verbose, meccanismi narrativi complicati o sofismi vezzosi. Non si fa in tempo ad ambientarsi a Central City che la vicenda ci è già alle spalle. Il suo pulp è quello oscuro, dove il riso è amaro o sarcastico e non c’è spazio per le gag. La leggerezza di Wagner è abolita dalla grammatica narrativa di Francavilla.

The Corpse-Makers è una lettura agile che si fa perdonare la stentatezza dei dialoghi, passaggio dove Francavilla fatica di più. Conscio di ciò, limita la parola preferendo spiegare l’azione per immagini. E in questo l’autore mostra i muscoli. Il suo è un occhio cinematografico, che spinge su inquadrature movimentate e le monta con un ritmo forsennato, anche vagamente sporco.

spirit cosmo francavilla

Niente di innovativo, nessun singulto di novità, ma, come diceva la recensione di Multiversity Comics, «conoscere tutti i passi non rende la danza meno divertente», specie se chi muove i piedi lo fa con eleganza innata.

Dove quella di Wagner e Schkade era un’opera incolore, qui c’è una forte connotazione hard-boiled. Il vocabolario visivo di Francavilla è mutato dai racconti che proponeva Black Mask. Nella sua Central City, la pioggia e tutto il resto sono illuminati dalla luce aranciata di fari e scoppi d’arma, ci sono ombre che impugnano pistole e profili di vettura che scintillano nelle strade.

Entrambe pubblicate in Italia da Editoriale Cosmo, Chi ha ucciso The Spirit? e The Corpse-Makers sono figlie di autori che hanno costruito le rispettive carriere sulle direttive del pulp, delle atmosfere criminali, della riscoperta e del guardarsi indietro – con dosi diverse di nostalgia.

Wagner e Francavilla hanno affrontato Spirit senza rivoluzionarlo, hanno cercato di recuperare quelle atmosfere mettendoci dentro quello che a loro piaceva in particolare di quel sapore. Gli esiti sono stati diversi (il lavoro di Francavilla è quello più ispirato) ma il messaggio che traspare è identico. Non c’è modo di sfuggire allo stampo eisneriano che, per quanto vario, è segnato nella memoria collettiva per quella miscela calibratissima di azione avventura mistero.

Chi ha ucciso the Spirit? voll. 1-2
di Matt Wagner e Dan Schkade

traduzione di Valeria Gobbato
Editoriale Cosmo, gennaio 2017
brossurati, 144 pp., colore

6,90 € cad.

Will Eisner’s The Spirit: The Corpse-Makers
di Francesco Francavilla
traduzione di Valeria Gobbato
Editoriale Cosmo, marzo 2018
brossurato, 128 pp., colore
14,90 €

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