Comics "Pearl", il nuovo thriller di Brian Bendis e Michael Gaydos

“Pearl”, il nuovo thriller di Brian Bendis e Michael Gaydos

Con il passaggio alla DC Comics Bendis ha trovato un editore più interessato a suoi lavori personali e così è stata lanciata l’etichetta Jinxworld, che prende il nome dal primo progetto dell’autore quando era ancora uno scrittore indipendente. Suoi compagni d’avventura i sodali David Mack, Alex Maleev, Michael Avon Oeming e Michael Gaydos, con cui lo scrittore aveva creato anni prima Jessica Jones e insieme al quale ora firma il nuovo fumetto Pearl

pearl fumetto bendis gaydos

Gaydos scrive e colora in modo sensibilmente diverso da come l’abbiamo visto solo pochi mesi fa su Jessica Jones, come se in quella serie avesse voluto conservare lo stile di anni prima, mentre qui si sentisse libero di provare strade diverse. Il suo lavoro è da una parte più patinato e pittorico, ma dall’altra mantiene il gusto per le variazioni di stile tra i vari segmenti della storia. Il taglio è tutto sommato appropriato alla vicenda di una giovane albina americana-giapponese che, figlia di una tatuatrice, si rivela abilissima con la pistola e finisce in un intrigo tra bande yakuza in cui scopre era già coinvolta sua madre, tatuatrice a propria volta.

Nel mezzo c’è anche una storia d’amore con il colpo di fulmine per il ragazzo, tatuatore anche lui, che sa riconoscere il ragno sul polso di lei come l’opera di un maestro del tatuaggio, inoltre c’è l’amica fedele che seguirebbe Pearl anche in mezzo a una sparatoria (e in effetti ci va vicina).

pearl fumetto bendis gaydos

Bendis sceneggia al solito con dialoghi ritmati che rimbalzano tra botte e risposte in un susseguirsi di baloon, ma non mancano momenti più contemplativi, inoltre non impone a Gaydos una gabbia fitta di vignette, al punto che in alcuni episodi la decompressione sembra aver preso un po’ troppo la mano.

Se il presente ha il look pittorico, i flashback sui dialoghi con il padre e la madre della ragazza sono invece in una linea chiara pesante, come fatta a pennello, e immersi in un acquarello verde acqua che supera i contorni delle figure. La storia è poi punteggiata di vistose didascalie in bianco senza contorni e dal font elegante, che fanno per lo più da titolo dei sottocapitoli o da richiamo dei nomi dei personaggi che entrano in scena, ma verso la fine sono usate anche per alcune descrizioni. 

Il tutto è ambientato in una San Francisco dominata da una Yakuza dove abbondano i luoghi comuni, del resto Pearl è una sorta di ibrido tra una storia crime realistica e la vicenda di una supereroina dal passato piuttosto misterioso. Ha infatti su di sé un tatuaggio semi-invisibile, che si può vedere solo quando è eccitata o impaurita e il sangue scorre più velocemente, ma non ricorda esattamente come l’ha avuto. Crede di esserselo fatta da sola in una sorta di stato di trance, ma il lettore faticherà a crederci, visto che oltre a essere una spiegazione improbabile il tatuaggio le si estende anche sulla schiena. La soluzione del mistero è rimandata ai prossimi capitoli, mentre diverse altre risposte vengono fornite in questa prima miniserie (la prossima inizierà comunque già a marzo). 

pearl fumetto bendis gaydos

Pearl piacerà ai fan di Bendis, mentre quelli di Gaydos potrebbero trovarsi a rimpiangere l’energia delle sue linee precedenti rispetto a uno stile qui più morbido sia nel tratto sia nei contrasti cromatici. Chi invece è stanco del modus operandi di Bendis avrà l’ennesimo senso di dejà vu, con una storia che si prende fin troppo tempo prima di ingranare e che, al momento del climax, cerca di essere originale ma finisce per risultare più che altro insoddisfacente. Un esito oltretutto rafforzato dall’epilogo sui due personaggi più banali e idioti della serie.

Senza contare la presenza dell’amica in situazioni in cui chiunque parlerebbe in separata sede per non metterla in mezzo, ma invece lei sta lì, così Bendis può cadenzare il discorso serio del momento con i commenti più o meno inopportuni dell’amica che ascolta. Una cosa che funzionava nel tono di per sé non realistico degli Avengers, con il membro più ironico a bilanciare quelli più tesi, ma che qui, viste le pallottole che volano tra gente senza super poteri, risulta in un espediente fin troppo trasparente e poco felice.

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