Recensioni Classic "X-Men - Vitamorte", il piccolo grande tesoro di Claremont e Windsor-Smith

“X-Men – Vitamorte”, il piccolo grande tesoro di Claremont e Windsor-Smith

Pensata per riproporre piccole gemme dalla foliazione breve, la collana Grandi Tesori Marvel può rivelarsi a volte una trappola per i disegnatori presentati, a causa del suo grande formato (25,5×35,5, cartonato con sovraccoperta). Le tavole dei fumetti americani, pensate per il formato comic book, una volta “stretchate” possono mostrare più facilmente i difetti nascosti, le più minuscole imperfezioni nel disegno, nell’inchiostrazione e persino nella colorazione. Per Barry Windsor-Smith – disegnatore di X-Men – Vitamorte – però non è così: anzi, le sue tavole possono solo trarre giovamento da un simile ingrandimento.

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Il britannico è uno degli autori dal tratto più iperdettagliato visti negli Stati Uniti tra gli anni Settanta e Ottanta, ben prima di disegnatori che su questo stile ci hanno costruito una carriera come Geoff Darrow. Ed è anche vero che, se un tesoro è sì qualcosa di prezioso ma anche di unico o raro, i fumetti di Windsor-Smith rispondono più di tanti altri a questo criterio, visto che la produzione dell’autore si è andata sempre di più rarefacendo nel corso degli anni.

Dopo aver lasciato nel 1973 la serie regolare di Conan il Barbaro – da lui oltretutto inaugurata –, nei successivi due decenni Windsor-Smith ha realizzato tre storie degli X-Men (tra cui le due contenute in questo volume) e un notevole ciclo di storie di Wolverine, oltre a qualche sporadico albo di Rune – serie da lui ideata nel 1994 per Malibu Comics – e della sua rivista autoprodotta Storyteller e a poco altro.

I due dati qui riportati vanno a braccetto: il disegnatore ci ha sempre tenuto che i suoi fumetti fossero di una qualità straripante, e così a un certo punto della sua carriera ha scelto di non piegarsi alle esigenze di mercato, ma di lavorare su ogni lavoro come se fosse l’ultimo.

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Le due storie raccolte in questo volume, intitolate Vitamorte e Vitamorte II, furono tra le più più preziose della lunga gestione degli X-Men di Chris Claremont anche per questi motivi. Incentrate su Tempesta, presentano situazioni decisamente fuori dagli standard per un fumetto di supereroi: il loro focus non è sugli scontri tra esseri dai poteri sovrumani (che nel secondo racconto non sono nemmeno presenti), ma una riflessione introspettiva sulla protagonista, che viene restituita ai lettori come un personaggio ancora più sfaccettato e umano.

Da sempre considerata una “dea” dalle popolazioni indigene africane a causa dei suoi poteri di controllo degli agenti atmosferici, qui Tempesta si ritrova priva delle sue capacità e costretta quindi a gestire in maniera diversa le situazioni a cui era abituata. Entrambe le storie iniziano con la stessa frase, che richiama il mondo delle favole e delle principesse: «C’era una volta una donna che sapeva volare».

Ponendo la protagonista in due ambienti agli estremi fra di loro (un appartamento nel cuore di una grande città nella prima storia, le giungle africane nella seconda), Claremont e Windsor-Smith la accompagnano attraverso un ideale percorso alla ricerca di se stessa, fino a giungere alla necessaria morale finale, ovvero che non c’è bisogno di avere dei super-poteri per essere vivi, per essere umani, financo degli eroi.

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Se in Vitamorte il carattere e i tormenti di Tempesta emergono tramite i dialoghi di Claremont per contrasto con l’apparentemente fredda analiticità di Forge – mutante come lei, nonché suo aspirante amante –, nella storia successiva il peso della narrazione è tutta sulle spalle della protagonista, attraverso didascalie dalla prosa ricercata anche se spesso ridondante.

In chiusura, una piccola curiosità: Windsor-Smith, questa volta senza Claremont, realizzò un terzo capitolo della sua trilogia, che però fu bocciato da Marvel Comics perché considerato un’apologia del suicidio («Parla di sacrificio, non di suicidio, idioti!» ha commentato in seguito l’autore). La storia fu poi pubblicata nel 1999 da Fantagraphics con il titolo di Adastra in Africa – in uno splendido bianco e nero – e tradotta in Italia nel 2005 da Kappa Edizioni.

X-Men – Vitamorte
di Chris Claremont e Barry Windsor-Smith
traduzione di Pier Paolo Ronchetti
Panini Comics, dicembre 2018
Cartonato con sovraccoperta, 80 pp., colore
20,00 €

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