Autoproduzioni L'immersione nella cultura libanese in "Antoine" di Mazen Kerbaj

L’immersione nella cultura libanese in “Antoine” di Mazen Kerbaj

di Elisa Pierandrei

Antoine Mazen Kerbaj

Suona come un avvertimento la data del 13 aprile 1975 stampata a pagina tre del primo capitolo di Antoine, il nuovo graphic novel di Mazen Kerbaj, fumettista, illustratore e artista, nonché interprete di musica di improvvisazione. È storica, perché si tratta del giorno che indica l’inizio della la sanguinosa guerra civile libanese, il Paese d’origine dell’autore. E suona come un avvertimento perché il Libano non ricada negli stessi errori di cui il fumetto sta per rendere conto.

Dopo Beirut Won’t Cry (Fantagraphics Books, 2017), Kerbaj, che ora vive con la famiglia a Berlino, ritorna a parlare della sua amata città natale, in un libro ancora quasi tutto da realizzare, che sarà articolato in circa otto capitoli, con altrettanti protagonisti: innanzitutto Antoine Kerbaj (il padre dell’autore), ma anche Mohammad al-Maghout, il teatro, gli anni Settanta, un manoscritto inedito, gli arabi, l’età d’oro della scena artistica libanese, il tutto mescolato in un’autobiografia.

Raggiunto via email, Kerbaj ci racconta che da tempo pensava di dedicare a suo padre un libro, ma non aveva ancora avuto la possibilità di farlo, e poi spiega: «Un giorno ho scoperto nel suo archivio personale il manoscritto di un’opera teatrale firmata da Muhammad al-Maghout dal titolo La Marsigliese araba (1973), scritta dallo stesso autore. È andata in scena a Beirut per un breve periodo, a causa della guerra, ma non è mai stata pubblicata come un libro. È questo che mi ha spinto ad iniziare il nuovo progetto.»

Il primo capitolo del fumetto, che si intitola Le Destin Arabe, è stato presentato al festival di Angoulême dal collettivo Samandal. Nelle sue pagine, Kerbaj segna il foglio bianco con un tratto nero morbido, fluido, liquido, articolato ad arte per disegnare un personaggio accattivante: un uomo in mutande (e cravatta), probabilmente in fuga, con in mano una valigia, che resta intrappolato in una discussione surreale contrapposto a una figura enorme e barcollante su un paio di trampoli. Sulla parete di un muro, si intravedono alcune scritte che lanciano messaggi inquietanti: “Il petrolio degli Arabi appartiene agli Arabi”, “No all’imperialismo”, ecc ecc. Solo quando arriviamo alla fine del capitolo intuiamo che si tratta di una piece messa in scena in un piccolo teatro, e che l’uomo è un attore. Capiremo anche, ma solo in seguito, che si tratta di suo padre.

Il resto della storia, che dovrebbe uscire a puntate nell’arco dei prossimi due anni, si preannuncia interessante. Antoine non si presenta solo come un omaggio alla figura paterna, come punto di riferimento etico e sociale nella vita dell’autore. Rappresenta anche una narrazione sorprendente e raffinata, fatta non solo di parole ma anche di riferimenti grafici, della storia e della cultura libanese dell’epoca. Sul foglio affiorano riferimenti – non si sa quanto casuali – alla musica e alla letteratura, che sembrano concepiti per accompagnare il lettore verso una immersione totale nel pensiero arabo.

Le poche pagine in cui è racchiuso questo primo capitolo contengono un omaggio ad Handala, il personaggio dei fumetti frutto della matita appuntita di Naji al-Ali, che lo creò per denunciare la tragedia vissuta da testimoni innocenti, i bambini palestinesi.

La musica che va in scena, invece, è quella di Ziad Rahbani, il figlio di Fairouz, notissima interprete della canzone libanese. Il copione sui cui si basa il racconto, è quello inedito del siriano Muhammad al-Maghout (1936-2006), drammaturgo ma soprattutto poeta, anzi, secondo alcuni, il poeta per eccellenza, colui che ha liberato la poesia araba dalle costrizioni metriche, nella speranza che questa libertà potesse arrivare anche allo spirito della sua gente.

L’immersione nell’universo culturale libanese straordinariamente ricco e sfaccettato che Mazen Kerbaj ci propone non ci deve meravigliare. Se da questo fumetto sappiamo che suo padre è un attore di teatro piuttosto noto in patria, siamo già al corrente del fatto che sua madre, Laure Ghorayeb, è una artista e critica d’arte di rilievo (al MAXXI di Roma c’erano entrambi alla mostra intitolata Home Beirut. Sounding the Neighbors). Attualmente, le opere disegnate da madre e figlio sono in mostra al museo Sursock di Beirut, fino al 25 agosto.

Leggi anche:
Le notti brave di Beirut nel fumetto di Tracy Chahwan
La fantascienza africana di Juni Ba
“La rivoluzione dei gelsomini” di Takoua Ben Mohamed

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