Bande Dessinee Blake e Mortimer, l'avventura è sempre la stessa: immortale

Blake e Mortimer, l’avventura è sempre la stessa: immortale

Arrivano i cinesi / arrivano nuotando / dice Ruggero Orlando / che domani sono qui (nota per i più giovani: Ruggero Orlando fu il corrispondente della Rai dagli Stati Uniti, negli anni tra il 1954 e il 1970, e fu uno dei protagonisti della mitica diretta tv che seguì lo sbarco sulla Luna il 20 luglio del 1969).

Cantava così, Bruno Lauzi, sfotticchiando la sessantottina infatuazione per la Rivoluzione Culturale: speculare, in qualche modo, all’antica paura per il «pericolo giallo», almeno a partire dal XIX secolo quando a dire il vero la paura prevalente proveniva piuttosto dai «gialli» giapponesi. Che poi, i timori di una dominazione mondialista demografica-militare-economica da parte della Cina, si siano riaccesi ai nostri giorni, tanto da far parlare di «conquista» cinese dell’Africa (solo per accennare all’espansione commerciale più massiccia) è evidente. Ma questa è un’altra storia.

Il «pericolo giallo» che c’interessa è quello a fumetti che serpeggia fin da una pietra miliare degli inizi come Flash Gordon di Alex Raymond (il pianeta Mongo e l’imperatore giallo Ming). Ma uno dei più fantapoliticamente presagiti è quello di un maestro come Edgar P. Jacobs che, nella prima avventura della coppia Blake e Mortimer, Il segreto dell’Espadon (che apparve a puntate fin dal primo numero del risorto settimanale Tintin, il 26 settembre 1946, e fu successivamente raccolta in due albi nel 1950 e 1953) ambienta la sfida con il cattivo Olrik sullo sfondo di un misterioso e minaccioso «empire jaune», guidato dall’usurpatore tibetano Basam-Damdu.

Gli eredi artistici di Jacobs, ovvero la squadra di autori e disegnatori che hanno continuato le avventure di Blake e Mortimer (dopo la morte del loro creatore nel 1987), non potevano certo trascurare questo affascinante «filone» storico-narrativo. E la conferma viene dall’ultima storia La Valle degli Immortali (in Italia pubblicata da Alessandro Editore) della quale è uscito il primo volume.

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Il filone è quello della «guerra fredda», ovvero della dura contrapposizione tra Usa e Urss nella realtà di un mondo profondamente diviso in sfere d’influenza all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale. Lo scontro tra Occidente e Oriente, però, nella narrazione fantastico-realista di Jacobs vira dal rosso (Unione Sovietica) al giallo (Cina), anche se di una Cina immaginaria si tratta, o meglio di una sua parte, il Tibet (la cui rivendicata e contrastata autonomia dalla Cina è parte drammaticamente fondante e non risolta della sua storia).

Ne Il segreto dell’Espadon, dunque, un usurpatore impadronitosi del potere costruisce un immenso arsenale militare atomico, dotato di supermissili e supervelivoli, e scatena un attacco contro l’Occidente e non solo, distruggendo in un sol colpo le sue capitali, da Parigi a Roma, da Londra a Bombay. A dirigere questa potentissima macchina da guerra c’è il Colonnello Olrik il vilain che darà del filo da torcere al capitano dei servizi segreti britannici Francis Blake e al suo sodale il professore scozzese Philip Mortimer in ciascuna delle otto avventure originali scritte e disegnate da Edgar P. Jacobs.

E questa prima avventura è stata davvero seminale per il «nuovo corso» di Blake e Mortimer, visto che gemma in altre due storie, apparse negli ultimi anni: Il bastone di Plutarco di Yves Sente e André Juillard (2014) e, appunto, La valle degli immortali di Yves Sente, Teun Berserik, Peter van Dongen (2018). Lo fa in maniera decisa, non limitandosi a brevi accenni a personaggi, situazioni ed eventi precedenti da chiarire in qualche nota a piè di pagina ma utilizzando massicciamente le pieghe temporali della continuity (o meglio di una «continuité à la française»).

Se Il bastone di Plutarco è il prequel – scritto quasi settant’anni dopo – de Il segreto dell’Espadon, ed è ambientato nella primavera del 1944, La valle degli immortali si attacca letteralmente (ma qui siamo in un immediato secondo dopoguerra mondiale tra il 1946 e il 1948) alle tavole finali degli albi pubblicati negli anni Cinquanta citandole e ridisegnandole quasi per intero, mostrando la distruzione della città di Lhasa – capitale del Tibet dominato dall’usurpatore Basam-Damdu – e la strepitosa battaglia aerea scatenata dalle squadriglie degli Espadon.

Così come un’altra battaglia aerea, questa volta sui cieli di Londra, si svolgeva nelle prime tavole de Il bastone di Plutarco. A legarle – oltre alla partecipazione diretta o indiretta agli eventi della triade di protagonisti jacobsiani, ovvero Blake, Mortimer, Olrik – la presenza di alcuni «avveniristici» velivoli che sfrecciano nei cieli di queste avventure a fumetti: dal Golden Rocket pilotato dal capitano Francis Blake all’«ala verde» Horten 229 e a quella «rossa» ai comandi del colonnello Olrik, all’Espadon, affusolato aereo-anfibio (espadon sta per spada e anche pesce spada) progettato dal professor Philip Mortimer. Del resto la passione di Jacobs per velivoli e congegni tecnologicamente futuribili (a quei tempi e non solo) è ben nota ed è stata ampiamente documentata dai tanti saggi e libri che hanno accompagnato la straordinaria «opera de papier» di questo grande autore del fumetto.

Vediamoli più da vicino i raffronti tra gli elementi della continuity in questi tre albi. Faremo riferimento alla numerazione delle pagine delle seguenti edizioni in lingua francese: Le Secret de l’Espadon (integrale, Les Éditions Blake e Mortimer, 2002); Le Bâton de Plutarque (Les Éditions Blake e Mortimer, 2014); La Vallée des Immortels – tome I, Menace sur Hong Kong, Les Éditions Blake e Mortimer, 2018)

In La valle degli immortali (VdI) a pagina 10 una splash-page mostra la distruzione della base missilistica di Basam-Damdu e il crollo del palazzo imperiale di Lhasa assai simile alla tavola di pag. 171 de Il segreto dell’Espadon (SdE) altri particolari quasi identici si ritrovano nelle tavole immediatamente precedenti e seguenti dei due albi.

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La valle degli immortali, pagina 10
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Il segreto dell’Espadon, pagina 117

Ne Il bastone di Plutarco (BdP) per convincere Blake che ci si trova di fronte alla minaccia di uno scatenamento della Terza Guerra Mondiale, gli viene mostrato un filmato, risalente a poco prima della Seconda Guerra mondiale, nel quale due alpinisti inglesi (poi uccisi), durante un’escursione sull’Everest, scoprirono una base missilistica nascosta in una valle.

La vignetta a pag. 21 di BdP fa intravvedere le stesse ogive missilistiche che ritroviamo in fondo alla tavola di SdE a pag. 168.

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Il bastone di Plutarco, vignetta da pagina 21
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Il segreto dell’Espadon, vignetta da pagina 168

La base segreta di Scaw-Fell in Ingilterra, dove il professor Mortimer lavora e progetta l’Espadon e altri velivoli che si vedono nelle storie dei tre albi è celata sotto una coltre di nubi artificiali. Quando il capitano Blake vi giunge per incontrare Mortimer la vede dall’alto nella vignetta a pag. 24 di BdP. E il panorama che gli si mostra è identico a quello di un dettaglio nella vignetta a pag. 18 di SdE.

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Il bastone di Plutarco, vignetta da pagina 24
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Il segreto dell’Espadon, vignetta da pagina 18

La scena dell’arrivo di Blake alla baracca dove lavora Mortimer è praticamente identica in SdE pag. 15 e in Bdp pag. 25.

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Il segreto dell’Espadon, vignetta da pagina 15
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Il bastone di Plutarco, vignetta da pagina 25

Sono numerosi i particolari che potremmo raffrontare a dimostrazione dell’estrema coerenza e precisione sequenziale e grafica della continuity. Ma forse il confronto più suggestivo è tra le immagini relative a Blake e Mortimer che camminano sullo sfondo di una Londra distrutta dall’attacco «giallo» (ma le rovine dell’immaginaria Terza Guerra Mondiale si aggiungono a quelle della realtà della Londra bombardata dalle V2 tedesche durante la vera Seconda Guerra Mondiale).

Eccole: SdE, pag. 172 e VdI, pag. 19.

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Il segreto dell’Espadon, vignetta da pagina 172
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La valle degli immortali, vignetta da pagina 19

La valle degli immortali, dunque, è un distillato tra realtà e fantasia dei due precedenti albi. Da lì si parte e Yves Sente, Teun Berserik e Peter van Dongen intessono con maestria un complicato sviluppo che porterà Mortimer e Blake in Estremo Oriente per affrontare la storia vera del conflitto tra i nazionalisti di Ciang Kai-Shek e i comunisti di Mao Zedong. Nel mezzo s’infilano le congiure di fantastici signori della guerra e dell’immancabile nemico Olrik, in un mix di archeologia alla Indiana Jones e fantascientifiche basi militari sotterranee in stile Spectre di James Bond (immaginate da Jacobs ben prima delle due saghe cinematografiche).

In attesa del secondo tomo, in uscita nel novembre prossimo, dal titolo Le Millième Bras du Mékong di cui in rete girano alcune bozze di copertina.

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Una bozza di copertina del seguito de La valle degli immortali

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