Comics "Die!Die!Die!", l'America iperviolenta di Robert Kirkman

“Die!Die!Die!”, l’America iperviolenta di Robert Kirkman

In un’America dove Obama ha compiuto una sorta di pacifico colpo di stato – sfilando comunque con carri armati nelle strade – e ha conservato la presidenza per il terzo mandato, un piccolo e viscido politico, bianco, calvo e occhialuto, cerca di arrivare al potere.

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L’articolato piano dell’uomo prevede che un suo agente si sostituisca a un proprio gemello nelle operazioni CIA sotto copertura. Quello che si crede un James Bond finisce per ritrovarsi con il naso tagliato, mentre l’altro gemello che ne deve prendere il posto se lo dovrà tagliare a propria volta. C’è però un terzo gemello, che si era dato a vita ritirata ma viene richiamato in servizio da una politica ed esperta di intelligence, così vicina a Obama da… partecipare alle sue stesse orge!

Se tutto questo non bastasse arriveranno negli ultimi numeri colpi di scena con alieni e dischi volanti, il tutto sotto l’egida di un’azione iperbolica e molto splatter, gridata almeno quanto il titolo Die!Die!Die!. Frase che per altro leggiamo all’inizio di ogni numero: dopo che le motivazioni di un personaggio per non morire, o per volere la morte di qualcuno, sono spiegate dalle didascalie del prologo, arriva una splash page con una scena aggressiva, in cui il disegno è all’interno delle lettere del titolo disposte in una scritta cubitale su tre righe.

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Quella sceneggiata da Robert Kirkman e Scott M. Gimple per i disegni di Chris Burnham e i colori di Nathan Fairbairn è una serie dichiaratamente sopra le righe, shock anche nella pubblicazione, partita con un numero uno uscito a sorpresa, senza alcuna campagna di comunicazione da parte di Image Comics e Skybound e continuata con assoluta assenza di anticipazioni – non ce n’erano nemmeno nelle solicitations per spingere i lettori a prenotare l’albo, dove tutte le serie hanno una riga di descrizione dei numeri futuri. Anche il primo arco narrativo si è quindi concluso a sorpresa con l’ottavo episodio, ma la serie pare destinata a continuare. 

Kirkman del resto ama i progetti di ampio respiro e la sfida di riuscire a tenerli in piedi quanto più possibile, impresa qui davvero impegnativa, visto che il tono è di quel pulp eccessivo destinato presto o tardi a stancare e perdere coerenza. Il plot è del resto già ora iper-elaborato, tanto da permettere agli sceneggiatori di sbizzarrirsi in una serie di spiegazioni e contro-spiegazioni piuttosto divertenti nell’ottavo episodio.

L’asso della serie sono però i disegni di Burnham, con corpi che esplodono sangue, ossa e materia cerebrale, con amputazioni assortite e iperviolenza che non risparmia donne, vecchi e neppure animali. Fairbairn dal canto suo ha di che divertirsi a ritinteggiare stanze intere di rosso sangue e a rendere vivaci e visibili i più piccoli dettagli del gore servitogli da Burnham, che qui sembra divenuto un incrocio tra Frank Quitely e Juan José Ryp, ovviamente meno elegante del primo ma pure più plastico del secondo e soprattutto più vario nella recitazione. 

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Die!Die!Die! è dunque una summa di guilty pleasure, tanto sfrontatamente cazzona eppure così amorevolmente dettagliata nelle sue tavole di pura carneficina, da essere irresistibile per gli amanti di una violenza esagerata al punto da sconfinare nella satira.

E del resto anche i testi non ci vanno leggeri, per esempio quando si racconta di come Obama avrebbe liberato i piccoli trafficanti di droga dal carcere, per ingabbiare invece i colpevoli di hate crime. Mentre neri e messicani escono di galera e sfottono i nazisti che ci entrano è veramente difficile soffocare un sorriso.

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