Comics "God Country", il fantasy secondo Donny Cates e Geoff Shaw

“God Country”, il fantasy secondo Donny Cates e Geoff Shaw

La famiglia, la responsabilità, la forza di affrontare le tragedie della vita e il Texas. Sono questi gli ingredienti di God Country, miniserie in sei numeri – uscita per Image Comics nel 2017 – che ha permesso a Donny Cates di passare dall’anonimato al diventare uno dei nomi più caldi di tutta l’industria del fumetto statunitense.

god country

Un successo inaspettato, visto come il fumetto fa di tutto per presentarsi al lettore occasionale come l’ennesimo polpettone fantasy fatto di richiami e ammicchi a un immaginario già ben codificato.

In realtà le cose non potrebbero essere più diverse. Il tutto prende il via da una situazione tanto drammatica quanto comune: una famiglia logorata dalle attenzioni richieste dal vecchio nonno colpito dall’Alzheimer. Chiunque ci sia passato sa bene che, nonostante tutta la buona volontà, si tratta di una situazione in grado di mettere alle corde chiunque. L’anziano si dimostra intrattabile e l’integrità della famiglia del figlio viene seriamente messa alla prova.

Tutto questo fino a quando il patriarca entra in possesso di una leggendaria spada parlante in grado di curarlo e di restituirgli la sanità mentale. Di contro dovrà combattere una battaglia cosmica con antiche entità semidivine desiderose di riprendersi la lama. La scelta da fare è solo una: accettare di perdere ancora una volta i ricordi di una vita e tornarsene ai vecchi problemi o rischiare di morire per quello a cui si tiene veramente?

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Ed è a questo punto che entra in ballo il Texas, amatissima terra d’origine dello scrittore. «Come and take it» (ovvero «venite a prendervela») urla il vecchio coriaceo alle gigantesche entità giunte a rivendicare la spada. Non si tratta solo di una frase particolarmente a effetto, ma di uno dei motti della rivoluzione texana del 1831. Tanto per mettere in chiaro quanto Cates tenga alle sue origini.

A livello narrativo i sei numeri di God Country si leggono in un soffio e non riservano grandi sorprese (anche il design della spada protagonista pare copiato dal videogame Transistor), ma risulta evidente come Donny Cates voglia raccontare altro rispetto a una storiella di gladiatori giganti e vecchi cazzuti.

Al centro di tutto ci sono la famiglia e le radici, per una volta raccontate senza retorica ma con una sincerità che non potrebbe essere tale se non derivasse da un dramma reale. Gli eventi che hanno portato lo scrittore a scrivere e a proporre il pitch della serie alla Image sono infatti legati più alla vita reale rispetto alla passione per l’escapismo. In particolare si tratta di un grave ricovero in ospedale, durante il quale l’autore avrebbe rischiato di perdere la vita, e la quasi contemporanea nascita della figlia del fratello. Allineate questi due eventi e capirete il perché l’americano ci tenesse tanto a raccontare questa storia, tanto da mascherarla in maniera quasi irriconoscibile pur di renderla vendibile al suo pubblico.

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La carica emozionale della sceneggiatura emerge con forza negli ultimi numeri e all’epoca della sua uscita nelle fumetterie statunitensi erano stati in molti ad accorgersene, decretandone un successo del tutto inaspettato. Dopo anni di tentativi, centinaia di pagine scritte, lunghe giornate da stagista presso le case editrici per cui tanto avrebbe voluto scrivere, finalmente era arrivato il momento di Donny Cates. La serie – e tutto il merchandising collegato – vende benissimo, ed ecco arrivare le proposte dalle grandi major e i successi mainstream.

Al netto di quello che sarebbe arrivato, God Country rimane comunque uno dei suoi migliori lavori, sicuramente il più sincero e carico di sentimento. Oltre che una chiara dimostrazione di come anche la storia più leggera possa in realtà avere un cuore pulsante e i piedi ben radicati nel vissuto più intenso e doloroso.

Alle matite troviamo il sodale di lunga data Geoff Shaw, con cui Cates realizzerà la serie Thanos – in grado di consacrarli entrambi – e la più recente serie dei Guardiani della Galassia. Il disegnatore in queste pagine non appare rifinito e puntuale come dimostrerà di essere sui lavori targati Marvel, ma il tratto risulta decisamente più personale e graffiante. La sua propensione ai campi lunghi e alle vignette di grossa taglia, unita a una gestione delle chine sporca e polverosa, lo rendono perfetto per una serie come God Country e la sua ambientazione.

Purtroppo parliamo comunque di un fumetto fortemente incentrato sulla sceneggiatura, quindi il potenziale visionario della storia viene spesso castrato dalla costante necessità di far chiacchierare i protagonisti per pagine e pagine. Quando ne ha l’occasione il disegnatore fa comunque di tutto per costruire pagine epiche e molto d’impatto, alternando stentoree suggestioni alla Jack Kirby con aperture dotate di un dinamismo molto spinto.

Shaw non svetta certo per la ricerca del design – spesso davvero molto blando – o per le sperimentazioni narrative, ma si dimostra capace nel seguire la carica emotiva della sceneggiatura. Non mi pare impossibile immaginarlo al lavoro su qualche mega-evento Marvel, quando ogni scarto emozionale della storia deve essere evidenziato dalle tavole nella maniera più didascalica possibile. In queste pagine è un abile regista, senza grossi guizzi, sicuramente in grado di portare a casa il risultato consegnandoci un ottimo blockbuster a fumetti.

God Country
di Donny Cates e Geoff Shaw
traduzione di Vania Vitali
Panini Comics, febbraio 2019
cartonato, 184 pp., colore
25,00 €

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