Graphic Novel "La notte del corvo", una ballata anarchica del west di Marco Galli

“La notte del corvo”, una ballata anarchica del west di Marco Galli

Nel fumetto di due pagine che ha dedicato a Peanuts, Art Spiegelman afferma che Charles M. Schulz è un pensatore capace di distillare nelle sue strisce tutta la filosofia che può stare su una t-shirt. Questa frase, che sembra una critica spietata, contiene invece un nucleo di verità poetica. Ognuno di noi ha un aforisma schulziano nel cuore. Il mio viene da una striscia che ho letto su un numero del mensile Linus che non ho più ritrovato. Linus sta disegnando concentratissimo, la lingua fuori dalle labbra, accanto a un altro bambino. I gomiti cozzano. Il bambino si lamenta dell’errore e Linus sentenzia: «L’arte non conosce fallo di ostruzione».

Instagram non mi piace. È troppo difficile per me. Richiede una distrazione, una fretta e un uso del pollice opponibile che mi sono negati dal mezzo secolo che ho vissuto fino a qui. Nonostante questo disamore, proprio non riesco a rimuovere quella app. Seguo pochi utenti, raccontando in questo modo la miseria dei miei interessi: editori, autori, attori, musici e qualche spogliarellista. L’account che seguo con maggior interesse è quello di Lewis Trondheim. Pubblica su quel social network le fasi di lavorazione delle sue illustrazioni e io mi commuovo, mi appassiono e cerco di zoomare all’inverosimile quelle immagini minuscole sullo schermo del mio cellulare. 

Una tavola da Lapinot – Un monde un peu meilleur

Ricordo ancora quando ho visto per la prima volta i lavori di Trondheim. Gli anni Novanta del secolo scorso erano appena iniziati e la rivista Schizzo, diretta da Massimo Galletti, il cui radar appariva infallibile, ospitava questo alieno che non sapeva disegnare ma raccontava divinamente. Anni dopo avrei ritrovato Trondheim come autore, tra le altre – tantissime – cose, di Lapinot. Il titolare della serie era un coniglio simpatico, altruista e un po’ impacciato, impegnato in avventure che attraversano i generi narrativi e in dialoghi filosofici con l’amico Richard, un gatto inopportuno e opportunista.

[Spoiler: nell’ottavo volume della serie, La vie comme elle vient, uscito nel 2003, Lapinot muore per uno scherzo del destino e per un incidente un po’ sciocco. Trondheim, nel 2017, ha ripreso la serie con un volume dal titolo programmatico, Un monde un peu meilleur. Indifferente agli eventi che aveva già narrato, l’autore apre il racconto con Lapinot e Richard seduti su una panchina. Lapinot, indossa una maglietta nera con un teschio bianco, come “The Punisher” di Marvel (poche pagine dopo avrà modo di dileggiare il proprio abbigliamento e di spiegarne il motivo piuttosto banale). Il dialogo tra il coniglio e il gatto suona più o meno così:

-Se io morissi, tu cosa faresti?
-Sarei molto triste. Andrei in un universo parallelo in cui sei ancora vivo e ti riporterei qui.
-Ma i miei amici, in quell’universo parallelo, sarebbero molto tristi per la mia scomparsa.
-E chi se ne frega di quella gente.]

Tra i fumetti brevi pubblicati da Schizzo e il primo albo della serie Lapinot è successo qualcosa. Trondheim continua a essere un narratore straordinario, capace di precisione e invenzione, che stupisce il lettore con racconti inattesi immersi nell’ordinario. Ma ora disegna benissimo. Per imparare, l’autore si è sottoposto a un esercizio che è stato anche una sfida.

Una tavola da Lapinot et les Carottes de Patagonie

Nel 1992 ha pubblicato Lapinot et les Carottes de Patagonie, un volume di 500 pagine contenenti 12 vignette l’una (4 strisce da 3 quadretti). Nel corso del libro – un racconto in caduta libera, in cui si è permesso di giocare con i generi e di cambiare tecnica e strumenti più volte – Trondheim ha affinato un modo del racconto. Nella prima vignetta del libro il disegno al servizio del flusso narrativo dirompente è un fardello appesantito da poca padronanza e scarso controllo; nell’ultima è leggero, veloce, capace di diventare una proiezione dell’idea di racconto dell’autore: Lewis Trondheim è nato.

Il 22 marzo del 2016, il fumettista Marco Galli viene colpito da un male oscuro. Una sindrome che investe il sistema nervoso periferico e gli fa collassare gli organi uno dopo l’altro. È un male terribile ma che può regredire. Galli attraversa una notte lunghissima, fatta di sei mesi di ospedale e sette mesi di cure familiari. 

marco galli notte corvo fumetto coconino

La natura ha uno strano senso dell’umorismo e la legge del contrappasso non è certo una invenzione narrativa dantesca. Te lo posso garantire, vivo per guardare le figure e la mia nemesi si chiama corioretinopatia sierosa centrale: a ogni attacco, sul mio epitelio pigmentato si appoggia una cicatrice nuova che va a costellare di buio il mio campo visivo. Marco Galli è un disegnatore, uno di quelli bravi, e racconta usando il fumetto. L’indebolimento dei suoi muscoli colpisce in maniera particolare le braccia e gli nega l’uso del pollice opponibile.

Tornato a casa, dopo la lunga riabilitazione, Galli ricomincia a impugnare la penna per disegnare, ma il corpo non obbedisce. Il disegno è, innanzitutto, pensiero. Nasce nella testa, dietro gli occhi, tra le orecchie, poco sopra naso e bocca e si trasferisce in una mano che, con decisione, solca il foglio di segni. Ma se il tuo braccio è debole e la tua mano non fa quello che vuoi, non hai alcuna possibilità di controllo.

marco galli notte corvo fumetto coconino

Il gigantesco Wally Wood, capace di disegnare tutto ciò che voleva, viene colpito da un infarto. Da quel momento il suo corpo fallibile non riesce più a mettere sulla carta le immagini che ha in mente. Spoiler: quella storia va a finire male.

Marco Galli è fatto di un’altra pasta. Quando si accorge di non avere più controllo su quella mano che stringe la penna come se fosse uno scalpello, dapprima si dispera. Poi osserva che quei disegni godono della spontaneità e della bellezza che l’affinamento della tecnica fa progressivamente sparire. Decide allora di dare un nome a quel disegnatore che, pur essendo egli stesso, tende a fare di testa propria: disobbedisce come se fosse un collaboratore riluttante e, con autoironia, lo chiama Apehands, mani di scimmia.

La riabilitazione non è una passeggiata. Richiede fatica, sofferenza e dedizione. Un lavoro intenso da praticare sul segno e nel corpo, sulla carta e nello spazio circostante. Galli ama le narrazioni di genere; vuole attraversarle tutte, come se fossero esercizi di stile; lo fa muovendosi sulla rotta tracciata da Stanley Kubrick. Il western è un bastardo: ha regole ferree, un immaginario liquido che si trasforma negli anni, è capace di ombre rosse e soldati blu e, in più, è pieno di cavalli, difficilissimi da disegnare. Per riprendere possesso del suo corpo, Marco Galli si confronta con La notte del corvo, un racconto di frontiera, fatto di saloon, puttane, soldati indolenti, sceriffi corrotti, pistoleri crudeli, giornalisti codardi, neri estratti di peso dai romanzi di Mark Twain e messicani che passano un muro che Trump non ha ancora neanche ipotizzato.

marco galli notte corvo fumetto coconino

Un racconto politico, senza bisogno di esibire il proprio posizionamento radicale, che sgorga da un corpo con cui è difficile convivere. Ogni pagina richiede, a detta dell’autore, uno sforzo superiore a quello delle trenta flessioni che, prima della malattia, era in grado di fare con i piedi appoggiati su una sedia. Alla fine di ogni pagina, la gioia è tale da richiedere frequenti attestati di passaggio e partecipazione: la firma, “MG APEANDS 2017”, compare spessissimo.

La storia narrata è potentissima e il disegno ha un sentore primitivo che annulla le distanza tra il lettore e il doloroso racconto di polvere e sudore. Alla fine del libro, il disegnatore riconquista il suo segno, attraversando la frontiera raccontata dal western: Marco Galli è rinato.

Leggi le prime 10 pagine del fumetto

La notte del corvo
di Marco Galli
Coconino Press, gennaio 2019
brossura, 176 pp., colore
20,00 €

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