Focus "Batman: Anno uno", quando Miller e Mazzucchelli ripensarono il Cavaliere Oscuro

“Batman: Anno uno”, quando Miller e Mazzucchelli ripensarono il Cavaliere Oscuro

1986, l’anno magico del fumetto statunitense. I 12 mesi in cui uscirono Maus, Watchmen e Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Ma fu anche l’anno in cui DC Comics decise di azzerare quasi del tutto la propria continuity narrativa con il mega crossover Crisi sulle Terre Infinite, in seguito al quale raccontò nuove origini – più aggiornate alla contemporaneità – dei propri personaggi. Se Superman fu affidato a John Byrne e Wonder Woman fu riscritta da George Pérez, il terzo componente della “sacra Trinità” di DC Comics, Batman, fu affidato alle cure di Frank Miller e David Mazzucchelli.

batman anno uno year one dc comics frank miller david mazzucchelli

Il risultato fu Batman: Anno uno, una storia che fu poi pubblicata nel 1987 e che si infilò tra le pieghe di quanto già raccontato quasi 50 anni prima da Bob Kane e Bill Finger, i creatori del personaggio. Nonostante la sua relativa brevità – un centinaio di pagine – ancora oggi Year One è considerata uno dei pezzi fondamentali della mitologia batmaniana, nonché uno dei più citati (riciclati, copiati, plagiati) dagli autori successivi.

Anno zero
Frank Miller era un autore lanciatissimo nel panorama fumettistico statunitense, grazie al modo originale in cui aveva fino ad allora trattato la materia supereroistica, da un punto di vista sia narrativo che grafico. Aveva dato un’impronta noir al personaggio di Daredevil (in Marvel Comics) e aveva raccontato un’ipotetica storia conclusiva di Batman in Il ritorno del Cavaliere Oscuro.

Fu lo stesso Miller a proporsi come sceneggiatore del rilancio di Batman: dopo aver raccontato una ideale ultima storia del personaggio, voleva chiudere il cerchio, raccontandone anche la prima. Per segnare uno stacco ancora più netto dalla distopia di Il ritorno del Cavaliere Oscuro – ma anche per ridurre la propria quantità di lavoro – Miller decise di non illustrare in prima persona la storia, e la scelta del disegnatore ricadde su David Mazzucchelli, che già aveva collaborato con lui pochi mesi prima, su Daredevil: Rinascita di Marvel Comics.

La storia sarebbe dovuta uscire in un volume unico, come un graphic novel, ma poi Denny O’Neil – con cui Miller aveva lavorato in Marvel – divenne l’editor delle testate di Batman, che all’epoca stavano passando un periodo di crisi nelle vendite. O’Neil propose così a Miller e Mazzucchelli di serializzare la storia su Batman, una delle principali serie regolare del personaggio, allo scopo di aumentare il numero di lettori (cosa che in effetti avvenne, dato che Anno uno vendette in media 180.000 copie a numero, più del doppio degli albi precedenti).

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O’Neil e DC Comics erano disposti a far ripartire Detective Comics dal numero uno con l’esordio di Anno uno, ma Miller si oppose: secondo lui non c’era bisogno di azzerare la storia pregressa del personaggio per rilanciarlo: «Fare il Cavaliere Oscuro mi ha dimostrato che c’è stato tanto di quel materiale buono […] che non voglio buttare via il bambino con l’acqua sporca. […] Mi sembrava che rimpolpare una parte sconosciuta della storia di Batman non giustificasse il fatto di spazzare via 50 anni di avventure».

Anno uno uscì così fra il febbraio e il maggio 1987 sui numeri #404-407 di Batman, con i colori di Richmond Lewis – all’epoca moglie di Mazzucchelli – e il lettering di Todd Klein. E lo stacco con il recente passato fu davvero parecchio netto, per stile e qualità.

La storia e i personaggi
Nel rinarrare le origini di Batman, Miller usò come base la storia originaria di Bob Kane e Bill Finger, ma la espanse, mettendo l’attenzione non sull’omicidio dei genitori di Bruce Wayne – confinato in alcuni flashback – bensì sulle parti rimaste fuori. Anno uno racconta infatti il momento in cui Batman ha indossato per la prima volta il suo costume.

La storia prende il via quando Bruce Wayne ritorna a Gotham City, dopo anni passati in giro per il mondo a studiare e addestrarsi, e segue i suoi tentativi di affermarsi come vigilante, attraverso fallimenti e la scelta di un simbolo – il pipistrello – che possa incutere timore nei criminali.

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In parallelo, assistiamo all’arrivo a Gotham del tenente di polizia James Gordon – futuro commissario – accompagnato dalla moglie Barbara, incinta del loro primo figlio. Gordon si trova fin da subito a doversi guardare le spalle da colleghi (e superiori) corrotti, come se la folta scena criminale della città già da sola non bastasse. Nel cercare di realizzare il proprio operato tenendosi integro, Gordon rimane incastrato in una relazione extraconiugale con la detective Essen, tra i dubbi sul far nascere il proprio figlio in una città come Gotham.

Sono Bruce Wayne/Batman e James Gordon a raccontare in prima persona le vicende, attraverso i loro pensieri. Il secondo però è la vera pietra angolare della storia, in qualità di testimone di eventi che si riflettono su di lui e sulle sue scelte. Il clima di Gotham lo annichilisce, lo costringe a rifugiarsi in un luogo sicuro al di fuori dei suoi dubbi. Poi però Gordon arriva a sbattere il muso contro la durezza della realtà e, infine, ritrova speranza – sotto forma di Batman – in un futuro migliore.

Ci sono dunque tutti gli elementi per una storia hard boiled, come quelle amate da Miller fin dalla gioventù (e che lo avrebbero portato a creare Sin City): un detective (anche se in questo caso non privato), un anti-eroe, una femme fatale, boss criminali, una città sporca, i poliziotti corrotti.

Batman
Il Batman di Anno uno è speculare a quello di Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Entrambi non sono al massimo delle loro capacità ma, mentre uno lo è a causa degli acciacchi fisici dovuti all’età, quello che troviamo in questa storia è un Batman vulnerabile perché non ancora pronto da un punto di vista mentale.

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Al centro della vicenda troviamo un Bruce Wayne sempre a un passo dal fallimento, a tratti anche piuttosto patetico, un semplice uomo con addosso un costume che non aderisce ancora in modo perfetto ai muscoli (in senso sia letterale che metaforico). Mentre è assediato dalla polizia in un magazzino, si autodefinisce «fortunato», di certo non l’aggettivo più adatto al Batman che tutti conosciamo.

Mazzuchelli
Mazzucchelli – qui al suo ultimo importante lavoro supereroistico prima di dedicarsi a progetto personali – ci ha sempre tenuto a specificare che Anno uno è il Batman di Miller, non il suo, però il suo apporto è stato indubbiamente fondamentale. Tra le sue matite, il Cavaliere Oscuro è diventato «una figura solida che si staglia, abilmente abbigliata in modo elegantemente déco, come se fosse un vero idolo delle matinée dell’era del muto», come ha scritto Larry Rodman sul Comics Journal.

La sua interpretazione di Gotham era pensata per simboleggiare la corruzione, grazie anche alle tinte fangose di Richmond Lewis: una città sporca che ha bisogno di un eroe. Le tonalità in realtà furono scelte anche in base al tipo di carta utilizzato, che non avrebbe permesso di avere più brillantezza.

Mazzucchelli aiutò Miller a dare grande realismo alla storia, rendendo Gotham una città a misura d’uomo, che alterna splendore e miseria e che finisce per corrompere anche personaggi classici. Come Selina Kyle/Catwoman, che qui interpreta una prostituta, più dominatrice che super-criminale, pur mantenendosi in costante bilico fra il bene e il male.

L’abilità di Mazzucchelli nel gestire il linguaggio del corpo e delle espressioni facciali fornisce inoltre stabilità al suo segno stilizzato, soprattutto nelle parti più fantasiose. Il disegnatore guardava al primo Batman di Bob Kane, «con tutte le inquadrature angolate, distorte, piene di ombre, definite secondo una concezione non realistica dello spazio», come ha affermato lui stesso. Lo scopo finale era quello di semplificare il più possibile, per garantire leggibilità.

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L’eredità
La storia di Miller e Mazzucchelli divenne subito canone, Batman tornò a essere il personaggio noir delle origini e altri disegnatori presero a modello quella interpretazione del Cavaliere Oscuro, per alcuni anni. Quel Batman, più “accessibile” dai lettori e meno naïf, era decisamente più in linea con i tempi.

Nei mesi immediatamente successivi alla conclusione di Anno uno, su Detective Comics #575-578, DC Comics pubblicò Anno due di Mike W. Barr, Alan Davis, Paul Neary, Alfredo Alcala, Mark Farmer e Todd McFarlane, mentre nel 1989 fu la volta di Anno tre di Marv Wolfman, Pat Broderick e John Beatty. Storie che ripresero lo stesso spirito di Anno uno, raccontando i retroscena di altri episodi cruciali delle origini di Batman.

Su Anno uno è stato in parte basato il film Batman Begins di Christopher Nolan – soprattutto nel finale quasi identico -, dopo che Darren Aronofsky aveva provato a portare la storia al cinema con una sceneggiatura adattata dallo stesso Miller. Quel film non è mai stato realizzato, ma nel 2011 Warner Bros. ha trasformato il fumetto in un lungometraggio animato.

Nel raccontare una grande storia, Anno uno ha dunque avuto un merito che spicca su tutti gli altri: ha gettato le fondamenta per il rinnovamento di un personaggio che dopo oltre 40 anni di esistenza aveva ancora molto da dire. Un rinnovamento che, a quanto pare, ancora oggi non ha esaurito la sua spinta.

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