Mondi POP Animazione Perché vedere "5 cm al secondo" di Makoto Shinkai

Perché vedere “5 cm al secondo” di Makoto Shinkai

Esce nei cinema italiani 5 cm al secondo, l’opera che ha rivelato al mondo Makoto Shinkai, l’autore che oggi è considerato punta di diamante dell’animazione nipponica. A distanza di dodici anni dall’uscita originaria e di 11 anni dalla presentazione al Future Film Festival (dove vinse il Lancia Platinum Grand Prize), 5 cm al secondo trova nuova vita in una veste curata nei dettagli, come sempre da Dynit, che distribuirà, molto probabilmente, anche una versione per il mercato Home Video. 

Diciamolo subito: 5 cm al secondo non è l’esordio di Shinkai. Si tratta di un mediometraggio che raccoglie tre corti, collegati fra loro dal protagonista, Takaki, che, innamorato di Akari, la rincorre (fisicamente e mentalmente) per buona parte della sua esistenza. Questo titolo segue, in ordine strettamente cronologico, Oltre le nuvole, il luogo promessoci, il primo lungometraggio dell’autore. Ma di certo è il titolo con cui il pubblico ha avuto modo di conoscere il nome di un autore che, negli anni, tra alti e bassi, è stato in grado di imporsi a livello internazionale.

Tre segmenti di una storia lunga diversi anni, tre istantanee di un percorso comune che attraversa spazio e tempo. Il cinema di Makoto Shinkai si sviluppa lungo una dorsale ben precisa, che vive di alcuni punti cardinali che ne compongono la poetica semplice eppure affascinante. Si può sostenere che al centro di tutto ci sia sempre l’amore come sentimento assoluto e centralizzante, che travolge tutto e tutti senza compromessi. Il modo in cui l’amore viene vissuto dai personaggi delle storie shinkaiane muta a seconda di alcune variabili: le principali sono appunto il tempo e lo spazio.

Era particolarmente evidente in La voce delle stelle, cortometraggio in cui il tempo e la distanza siderale diventano, come in Interstellar, il corpus ideologico di Makoto Shinkai. Takaki e Araki tentano di contrastare il peso deterministico di tempo e soprattutto spazio, ma ne vengono travolti. Soccombono davanti all’utopia di un amore impossibile.

A differenza di altri titoli di Shinkai, 5 cm per secondo si distingue per l’equilibrio interno della narrazione. Non cede a facili tributi e omaggi che rischiano il plagio verso Miyazaki (Viaggio verso Agartha), non mostra il fianco di una povertà contenutistica autoreferenziale (Il giardino delle parole).

Dei tre segmenti quello più bello, affascinante e poetico è sicuramente il primo. Forte di un’atmosfera densa di emozione, amplificata dal contesto ambientale (la neve, il treno, il viaggio infinito, l’attesa), il primo capitolo è quello più coinvolgente, proprio perché riesce, nella sua sincera semplicità, a dar vita a sentimenti veri e sentiti, non posticci. È l’apice della visione di Shinkai: pura poesia animata.

Interessante il secondo capitolo: Shinkai opta, come gli capiterà di fare altrove, per un cambio di prospettiva, un punto di vista differente che rinvigorisce il racconto senza mai perdere il focus centrale. Un po’ più semplice e prevedibile il terzo capitolo, che però offre una chiusura per nulla scontata.

Da un punto di vista tecnico, 5 cm al secondo conferma quello che è il marchio di fabbrica di Makoto Shinkai. Seguo Shinkai da anni e di certo non mi si può definire un suo apologeta, autore troppo scostante e per troppo tempo privo di una concezione autoriale chiara, indipendente e sufficientemente profonda, quel che è certo è che considero 5 cm al secondo assieme a Your name. i due momenti più alti del suo cinema. 

5 cm secondo shinkai

L’estetica proposta dall’autore nato a Nagano nel 1973 propende per un fotorealismo che è stato così incidente da generare effetti radicali sull’intera industria animata giapponese (basti pensare a titoli recenti come La forma della voce). Ora quel modo di mettere in scena il mondo sta diventando canone e, diciamocelo, è il segreto nonché tra i principali punti di forza di Shinkai che, tra le varie cose, sfrutta un montaggio attento, serrato, una regia che si sofferma spesso sui dettagli (eredità di Hideaki Anno).

Questo suo modo di raccontare storie d’amore semplici eppure incredibili in questo modo, con queste metodologie di messa in scena, portano il mondo cinematografico di Shinkai a essere una riflessione sulla bellezza spesso scontata della quotidianità, fatta di particolari e piccole cose che diamo per certe. In questo approccio dal basso, in questo preferire le sfumature che potrebbero considerarsi banali e scontate, si nasconde il segreto di Shinkai: raccontare la quotidianità, i sentimenti, la vita come se fossero la cosa più emozionante e importante che ci sia.

È così, ma spesso ce ne dimentichiamo. E Shinkai ci tiene a ricordarcelo.

Leggi anche:
Il trailer di “Weather Child: Weathering With You.”, il nuovo film di Makoto Shinkai
“Lei e il suo gatto”, il manga ispirato al corto di Makoto Shinkai
Perché dovreste vedere Your Name di Makoto Shinkai (anche se lui non vuole)

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