Graphic Novel "In Italia sono tutti maschi", tra memoria e narrazione civile

“In Italia sono tutti maschi”, tra memoria e narrazione civile

A dieci anni dalla prima edizione di Kappa Edizioni – casa editrice che ha avuto l’indubbio merito di aprire al fumetto di tematica LGBT in tempi non sospetti – Oblomov Edizioni ripubblica In Italia sono tutti maschi di Luca De Santis e Luca Colaone. Si tratta di una delle pietre miliari del graphic novel – prima italiano e poi internazionale, visto che è stato tradotto in diverse lingue – sul tema ancora poco noto della persecuzione e repressione dell’omosessualità nel Novecento, che nonostante gli anni passati dalla sua ideazione mantiene intatto tutto il suo fascino e il suo interesse.

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Il racconto è una trasposizione in fiction dei materiali raccolti da storici e studiosi riguardanti il rapporto tra il regime fascista e l’omosessualità, a partire da come questa era vissuta durante il ventennio e poi sanzionata attraverso lo strumento apparentemente “bonario” del confino. Non si trattava solo di una pena che isolava i possibili portatori di malattie sociali: le sedi di confino erano isole, e quando non lo erano – come l’Aliano, in Basilicata, del Carlo Levi di Cristo si è fermato a Eboli – si trasformavano in “isole di terraferma”, o anche “isole di abbandono umano”.

Il confino per l’omosessualità, in particolare, non nasceva non da un reato specifico, dato che il famigerato Codice Rocco non contemplava il reato di pederastia, ma consisteva in una minaccia costante per ogni forma di “diversità”. Una “attenzionatura” silente ma spietata che violava la libertà di idee, nel caso di oppositori politici, e di scelta sessuale nel caso dei tanti orientamenti sessuali non ritenuti leciti dalla triade Dio, Stato e Famiglia in versione Uomo Nuovo fascista. Una pena subdola che non avrebbe cessato il suo tragico effetto nemmeno dopo il “tutti a casa” nel 1940 per far posto ai prigionieri di guerra e ai criminali oppositori del regime.

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Lo sceneggiatore Luca De Santis e la disegnatrice Sara Colaone hanno utilizzato liberamente gli studi e le interviste ai pochi sopravvissuti, messe in campo dal valoroso e pioneristico Giovanni Dall’Orto, dal duo Tommaso Gertosio e Gianfranco Goretti (autori dell’illuminante La città e l’isola, edito da Donzelli nel 2006) e da Lorenzo Benadusi con il suo Il nemico dell’Uomo Nuovo (Feltrinelli, 2005). A partire da qui, hanno ricostruito con grande intensità narrativa un possibile rapporto tra un sopravvissuto e testimone del confino per pederastia alla metà degli anni Trenta sull’isola di San Domino nelle Tremiti e due giovani, un autore e un videomaker alle prese con la loro prima intervista su un tema così delicato.

Inoltre, attraverso la narrazione dei ricordi del personaggio di “Ninella”, hanno rivelato un pezzo di storia pubblica e civile che è stata per troppo tempo sommersa dall’oblio mediatico. L’impianto narrativo costruito sul doppio binario passato e presente funziona come traino efficace, ma sono soprattutto le scelte grafiche che permettono di trovare un equilibrio felice nel risultato finale, nonostante i limiti imposti dal numero di pagine che hanno obbligato a cesure ed elisioni nello sviluppo dell’adattamento della storia.

Queste ultime rendono la lettura piacevolmente e dolcemente realistica, per mezzo di un segno sicuro e credibile, dai toni cromatici e dalle atmosfere visive che rimandano a un ben congegnato realismo dell’anteguerra, un po’ già di quel sapore neo-realista che ricorda i primi film di Luchino Visconti. Quando il mezzo fumetto affronta le tematiche sociali, queste ultime spesso prendono il sopravvento sia sugli aspetti visivi della narrazione sia su quelli più propriamente drammaturgici, finendo per piegare il mezzo alle esigenze del tema e facendo un pessimo servizio a entrambi. In Italia sono tutti maschi – titolo ripreso da una frase emblematica di Mussolini che riteneva il fenomeno dell’omosessualità trascurabile e tutt’al più da nascondere – è invece prima di tutto un ottimo graphic novel.

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Un libro che inoltre affronta per la prima volta con questo linguaggio un tema di indubbio interesse storico-sociale, che fino ad allora solo scrittori come Bassani o storyteller quali Scola, Maccari e Costanzo erano riusciti a toccare con opere di grande qualità quali Gli occhiali d’oro e Una giornata particolare, assolvendo a quel compito di rinsaldare la memoria collettiva, soprattutto ormai in assenza di testimoni. La scioccante storia di Ninella, dei suoi compagni e della – seppur obbligata – prima comunità gay in Italia, con tutto il suo strascico di omofobia, ignominia e dolore ma anche di amore e pietà che si è portata dietro, ha lasciato un segno importante e un’eredità di interesse che sicuramente può essere stata amplificata dalla popolarità e dalla relativa novità del linguaggio fumetto.

Cosa che è testimoniata dall’inserimento in questa nuova edizione di alcune pagine che raccontano della seminalità di quest’opera (tesi di laurea, premi e riconoscimenti, commemorazioni pubbliche, messe in scena teatrali e docufilm) anche al di fuori dei patri confini, tra mezze buone notizie come la Legge Cirinnà sulle Unioni Civili e le solite brutte notizie come l’ennesimo atto criminale contro i gay (in questo caso la comunità gay di Orlando, in Florida, tre anni fa). Ci sembra inoltre importante segnalare – in una logica derivativa – la mostra documentaria itinerante Adelmo e gli altri-Omosessuali al confino nel Materano, a cura di Agedo, Associazione dei Familiari di LGBT, che da due anni gira l’Italia per dare nuova forza al tema, raccontando storie umane simili, nella loro diversità, a quelle dei confinati di San Domino.

Vista la fortuna e la bravura nella trattazione di temi sensibili dal punto di vista dell’analisi socio-politica, non sembra quindi un caso che il duo creativo De Santis-Colaone si sia ripetuto l’anno scorso con l’uscita di Ariston, graphic novel dedicato alla difficile transizione e presa di coscienza del ruolo della donna italiana nella seconda metà del Novecento. Qui la fiction prende il sopravvento rispetto alla chiara derivazione di ricerca storica di un fenomeno comunque circoscritto come quello dei confinati di San Domino, ma la solidità dell’approccio e del fine della denuncia pubblica rimane, lavorando sull’emancipazione di un soggetto altrettanto socialmente debole.

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Se gli omosessuali di In Italia sono tutti maschi sono gestiti con il confino come detenuti politici o comuni, a salvaguardia dell’ordine e della morale pubblica, quest’ultima ad appannaggio della Chiesa concordataria, le donne di Ariston appaiono confinate nel loro ruolo non politico, incapaci di scegliere. Debitrici eterne a chi fra loro è in grado di decidere il proprio destino, siano donne partigiane che hanno saputo emergere nella vita politica del dopoguerra, oppure donne capaci di rompere le catene culturali, sociali e familiari, costruendo involontariamente atti politici, oppure ancora figure mitiche dell’autosufficienza femminile, mai toccate – soprattutto psicologicamente e culturalmente – dalla dipendenza del maschio italiano.

Lo stesso maschio italiano che sfoga la propria libido con i “femminielli”, gli “arrusi”, gli “invertiti”, senza peraltro perdere lo status di uomo virile. Tutto si tiene, e questo spaccato d’Italia visto per una volta con gli occhi della parte debole della società, dove l’omofobia e la misogenia – quando non il femminilicidio – sono figlie dello stesso padre padrone che ancora ai giorni nostri si ribella al semplice concetto di parità sociale, culturale, sessuale e quindi anche politica nella sua accezione più vasta. Questa volta è stato un buon romanzo a fumetti ad accendere una luce. Speriamo ne seguano molti altri.

In Italia sono tutti maschi
di Luca De Santis e Sara Colaone
Oblomov Edizioni, marzo 2019
Brossurato, 176 pp., colore
19,00 €

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