Focus Profili Wally Wood, una vita per il fumetto

Wally Wood, una vita per il fumetto

di Alberto Becattini

wally wood

Esordi
Wallace Allan Wood, meglio noto come Wally Wood, nasce il 17 giugno 1927 a Menahga, nel Minnesota, da un taglialegna e un’insegnante. Ha un fratello di due anni più grande, Glenn Max. In famiglia c’è già un artista, zio Wallace, musicista e disegnatore a tempo perso. Anche la madre Alma scrive racconti e canzoni, e segue con attenzione i primi passi di Wally, che disegna storie a fumetti le cui pagine poi Alma cuce insieme, trasformandole nei primi, rudimentali albi realizzati dal figlio (un esempio è The Adventures of Hassin the Assassin, avventura di sei pagine del 1935 nella quale Wood inserisce anche personaggi disneyani come Pietro Gambadilegno o uno dei tre figlioletti di Ezechiele Lupo). Oltre che al mondo Disney, Wally si ispira ai fumetti che legge sui supplementi dei quotidiani, dal Flash Gordon di Alex Raymond al Tarzan di Hal Foster, dal Terry and the Pirates di Milton Caniff al Captain Easy di Roy Crane.

Nel periodo 1937-1940, gli Wood cambiano spesso casa, e Wally cresce nel Wisconsin. Mentre frequenta il Liceo continua a disegnare, e nel 1942 acquista per la prima volta la carta chimica Doubletone prodotta dalla CrafTint di Cleveland, Ohio, dalla quale è possibile ricavare e sovrapporre due diversi tipi di retino tipografico. Il suo intento è quello di simulare gli effetti ottenuti da Roy Crane nelle strisce di Wash Tubbs. Wood studia attentamente anche The Spirit di Will Eisner, attingendovi soprattutto per la scansione delle vignette e gli effetti di luce.

Prima ancora di diplomarsi nel 1944, Wally Wood lavora per qualche tempo come assistente odontotecnico. Dopo la separazione dei suoi genitori, raggiunge il fratello a Chicago, trovando impiego in una tipografia. Poco dopo si arruola nella Marina Mercantile, senza tuttavia mai partecipare attivamente ad alcun combattimento. Nel 1946 segue corsi di paracadutismo ed entra nell’11° Gruppo delle Truppe Aviotrasportate. Viene ben presto inviato sull’isola di Hokkaido, nel Giappone occupato, dove si tiene in esercizio realizzando vignette con soldati e belle ragazze per un paio di giornali ciclostilati destinati ai suoi commilitoni.

Nel 1947 Wally Wood, congedato, torna a Menahga, ma l’anno seguente parte per New York. Ben presto mette su il suo primo studio sulla 97a Strada Ovest. Per sbarcare il lunario, si arrangia a svolgere diversi lavoretti, mentre fa il giro degli editori di comic book. Un giorno di ottobre, nella sala d’attesa di uno di essi, incontra John Severin, disegnatore emergente di 27 anni, che lo invita a recarsi al Charles William Harvey Studio, dove Wally conosce Harvey Kurtzman, Will Elder e Charlie Stern.

Wood comprende che per acquisire una vera e propria professionalità deve andare oltre la dimensione autodidattica, così si iscrive ai corsi della Cartoonists and Illustrators School (poi ribattezzata School of Visual Arts), fondata nel 1947 da Burne Hogarth con Silas Rhodes. Tra i suoi compagni di corso ci sono Jack Abel, Ross Andru, Harry Harrison, Roy Krenkel, Marie Severin e Al Williamson. Wood ricorderà poi che «Hogarth mi ha personalmente insegnato a eseguire il lettering e a tenere in mano un pennello».

Dopo un semestre, Wally Wood è ormai pronto per affrontare il mercato, e comincia ad eseguire i suoi primi lavori nel campo dei comics. Esordisce come calligrafo, contribuendo brevemente a The Spirit di Will Eisner e poi agli albi romantici della Fox Comics. Per questi ultimi, Wood disegna ben presto anche gli sfondi e ne inchiostra le tavole.

All’inizio del 1949, firmandosi “Woody”, crea sul cartoncino della CrafTint la striscia a sfondo politico Chief Ob-stacle, the Woeful Indian, pubblicata su un opuscolo promozionale per Frank LaClave, candidato di Mount Kisco, nello stato di New York. Tramite l’agente Rinaldo Epworth, nella prima metà del 1949 Wally Wood disegna le sue prime storie a fumetti, insieme con Harry Harrison, che diverrà poi un noto scrittore di fantascienza. I due esordiscono con My One Misstep, storia romantica in 10 tavole pubblicata su My Confession n.7 (08/1949) dall’editore Victor Fox. La paga è di 23 dollari a tavola, meno i cinque che spettano all’intermediario Epworth.

Nella seconda metà del 1949 Harrison e Wood producono per Fox circa 350 tavole di fumetti romantici (My Secret Life, My Love Secret, My Experience, My True Love, My Love Affair, My Love Memoirs, My Past Confession, My Desire). Sin dall’inizio, Wood disegna anche da solo (vedi le due tavole pubblicate su True Crime Comics Vol.2 n.1, pubblicato da Magazine Village con data 08/1949), tuttavia la maggior parte delle storie di questo periodo è frutto della collaborazione con Harrison, Ed McLean e Martin Rosenthal.

Dorothy Lamour n.3, agosto 1950

Verso la fine del 1949, Wally Wood fa amicizia con Joe Orlando, e i due decidono di condividere uno studio in affitto all’angolo tra la Columbus Avenue e la 64a Strada Ovest. Frequentano lo studio anche Harry Harrison, Sid Check, Martin Rosenthal, Roy Krenkel e Ed McLean.

Wood e gli altri lavorano insieme per testate quali Judy Canova, Pedro, Dorothy Lamour, Martin Kane Private Eye, Frank Buck, Sabu, Elephant Boy e A Star Presentation (dove appare un bell’adattamento di Dr. Jekyll and Mr. Hyde), finché Fox non fa bancarotta all’inizio del 1950, lasciando circa 3.000 dollari di arretrati da pagare a Wood e soci. Orlando, scoraggiato, abbandona temporaneamente i fumetti, mentre Wood realizza (talvolta insieme con Ken Battefield) storie a fumetti inserite nei pulp magazine della Trojan Publishing, mostrando il suo talento nel disegnare protagoniste femminili quali Wilma West o Lariat Lucy.

Un’altra editrice di pulp, la Avon Publishing, da qualche anno produce anche albi a fumetti. Nell’estate del 1950 Wally Wood viene assunto dal direttore editoriale Sol Cohen e torna a lavorare a pieno ritmo, evolvendo il proprio stile in modo esponenziale. Inizia con l’albo di guerra Captain Steve Savage Over Korea (1950), poi passa a uno dei generi per i quali è maggiormente versato, la fantascienza. Disegna completamente il numero unico Flying Saucers (1950), poi An Earth Man on Venus (1951), che adatta in 26 tavole un racconto di Ralph Milne Farley. Per quest’ultimo, Wood si avvale nuovamente della collaborazione di Joe Orlando. I due realizzano insieme altre splendide avventure cosmiche per Space Detective (1951) e Strange Worlds (1951-52, con Roy Krenkel, Al Williamson e Frank Frazetta).

Ma anche mistero, orrore e crimine sono nelle corde di Wood. Nel 1951, con Orlando e Check, realizza infatti le splendide 25 tavole di The Mask of Dr. Fu Manchu, con uno dei più classici villain di origine orientale, creato dallo scrittore Sax Rohmer. Nello stesso anno, con Orlando, Rocco Mastroserio e Paul Gattuso, contribuisce alla orrorifica Eerie, e con Check a Gangsters and Gun Molls. Senza contare le numerose copertine e gli interni di copertina.

Copertina per Strange Worlds n.4, settembre 1951

Tra una storia e l’altra per Avon, Wally Wood e associati trovano il tempo di realizzarne anche per altri editori quali Fawcett (Life Story, True Tales of Romance e Sweetheart Diary, 1950), Ziff-Davis (Amazing Adventures, 1950), Kirby (Bold Stories e Candid Tales, 1950), Youthful (Captain Science, 1950-51), Master/Merit (Dark Mysteries, 1951) e Magazine Enterprises (Jet Powers, 1951). Ma è con la EC Comics di Bill Gaines che l’artista di Menahga raggiungerà presto il top.

EC Comics
Nell’autunno del 1947 il venticinquenne William M. Gaines eredita l’editrice Entertaining Comics (EC) dal padre Maxwell Charles, scomparso in un incidente in barca. Nei primi tre anni della sua gestione, Gaines pubblica albi di vario genere (western, romantico, poliziesco), per virare poi decisamente verso horror e fantascienza.

Wally Wood ottiene i primi lavori con la EC verso la metà del 1949. La sua prima storia, I Thought I Loved My Boss, e la maggior parte delle seguenti pubblicate fino all’estate del 1950, vengono realizzate in tandem con Harry Harrison, inclusa la prima storia horror, The Werewolf Legend (1950). Poi Harrison lascia lo studio e Wood continua da solo. Anche la collaborazione con Orlando termina amichevolmente nel 1951, dopo che Wood si è trasferito a Rego Park, nel Queens, con la moglie Tatjana Weintraub, sposata il 28 agosto 1950. Resteranno insieme fino alla fine degli anni Sessanta.

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Copertina per Shock SuspenStories n.6, dicembre 1952-gennaio 1953

Con Johnny Craig, Jack Davis, Al Feldstein, Graham Ingels, Jack Kamen e Harvey Kurtzman, Wally Wood è tra gli iniziatori del New Trend, il nuovo corso della EC Comics voluto da Gaines, che dà appunto luogo a leggendarie testate horror quali The Vault of Horror, Tales from the Crypt e The Haunt of Fear, ma anche di fantascienza quali Weird Science e Weird Fantasy. Proprio su queste ultime Wood dà il meglio di sé. Pianeti, astronavi, razzi, tute e scafandri da astronauta e complessi macchinari divengono il suo pane quotidiano e il suo marchio di fabbrica.

Alla fine della storia My World (Weird Science n.22, 11-12/1953), Wally Wood si autoritrae, definendosi orgogliosamente “disegnatore di fantascienza”. In effetti, nessuno come lui riesce a ritrarre in modo tanto credibile il cosmo e il futuribile, a tracciare la sottile linea che separa umani e alieni. In questo senso, i suoi capolavori assoluti restano forse i due adattamenti da racconti di Ray Bradbury, There Will Come Soft Rains… (Weird Fantasy n.17, 01-02/1953) e Mars Is Heaven! (Weird Science n.18, 03-04/1953).

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Copertina per Weird Science n.22, novembre-dicembre 1953

In realtà il talento di Wally Wood è tale che la EC Comics gli affida via via storie di ogni genere. Per Two Fisted-Tales realizza tra il 1950 e il 1955 una serie di avventure scritte da lui stesso, da Harvey Kurtzman o da Jerry DeFuccio, basate su eventi storici. Magistrale è il suo resoconto grafico dell’esplosione atomica in Giappone (Atom Bomb!, n.33, 05-06/1953).

Magnifici sono pure i contributi di Wood alle storie di guerra pubblicate su Frontline Combat, tra le quali spicca Iwo Jima! (n.7, 07-08/1952). Di pura tensione sono invece le storie pubblicate su Shock SuspenStories, tra le quali emergono vicende di intolleranza e razzismo come In Gratitude… (n.11, 10-11/1953).

Quando Gaines è costretto, dalla crociata mediatica promossa dallo psicologo Fredric Wertham contro la presunta violenza nei fumetti, a chiudere le sue testate e a tentare una New Direction, Wood resta con la EC, che assorbe fino alla metà del 1955 il 99% della sua produzione. Occorre infatti notare che nel periodo 1952-54 le uniche altre editrici per le quali Wood lavora sono la Star Publications (dove realizza storie romantiche e horror) e la Standard (con illustrazioni nel testo).

Nell’ultimissima parte del New Trend della EC, Wood mostra la sua abilità nel ritrarre vascelli, pirati e tesori realizzando tre storie per Piracy (1954). Durante la fase New Direction, Wood tratteggia poi castelli, cavalieri, spade e damigelle per Valor (1955), aerei e piloti per Aces High (1955), e si cimenta con il relativamente nuovo linguaggio del graphic novel realizzando le tavole con testo narrativo di My Tragic Affair per l’effimera Confessions Illustrated (1956).

Un discorso a parte merita la lunga collaborazione di Wood alla testata satirica Mad, che Harvey Kurtzman crea per Gaines nel 1952. Mad è un fantastico contenitore di parodie di generi letterari, cinematografici e radiofonici, nonché di celebri personaggi dei fumetti, sceneggiate dallo stesso Kurtzman, da DeFuccio, Al Feldstein, Gaines e pochi altri e visualizzati da formidabili artisti quali Jack Davis, Bill Elder, John Severin, Basil Wolverton e, naturalmente, Wood. Che è presente sin dal primo numero (10-11/1952). Con Mad, Wood in qualche modo riscopre quella matrice umoristica che aveva caratterizzato i suoi primi fumetti di bambino.

Mad n.8, dicembre 1953-gennaio 1954

Il suo tratto, atipicamente realistico, è perfetto per ridicolizzare miti dei comics quali Superman (Superduperman!), Terry and the Pirates (Teddy and the Pirates!), Batman e Robin (Bat Boy and Rubin!), Flash Gordon (Flesh Garden!) o Prince Valiant (Prince Violent!), ma anche film di successo interpretati da Marlon Brando come Il selvaggio (Wild 1/2) o Fronte del porto (Under the Waterfront!), passando attraverso gli stereotipi letterari (V-Vampires!) e fumettistici (Sound Effects!).

Imitatissima da varie altre case editrici, già alla stessa EC Mad troverà un suo clone, Panic (1954-56), cui Wood pure contribuisce con ulteriori parodie spesso scritte da Jack Mendelsohn, quali Gone with the Widow (da Via col vento) e 20,000 Leaks Under the Sea (da 20.000 leghe sotto i mari).

Quando, alla fine del 1955, Gaines chiude le sue testate a fumetti, da alcuni mesi (n.24, 06/1955) Mad è già diventata la rivista che è ancor oggi. Wood continua a contribuire, con tavole in bianco e nero, a mezzatinta o su carta Doubletone. E nel vastissimo panorama di questa produzione resta indelebile il ricordo di nuove, caustiche parodie di strisce a fumetti, con titoli quali If Comic Strip Artists Drew Political Cartoons (1958), If Magazines Carried Comic Strips (1960) o If Comic Strip Characters Were as Old as Their Strips (1962).

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Mad n.68, gennaio 1962

La collaborazione di Wood a Mad cessa con il n.90 del 10/1964, soprattutto perché Gaines è stanco delle intemperanze dell’artista, dovute ai suoi problemi di alcolismo e all’insofferenza nei confronti del direttore artistico Nick Meglin, che chiede più volte a Wood di correggere le sue tavole. Wood tornerà a contribuire a Mad nel 1970, con una mini-storia in due tavole intitolata Altar Ego.

Nel 1957, intanto, con il transfuga Kurtzman, ha realizzato una tavola per Humbug e tre storie per Trump, tra le quali Elvis Pretzel, che irride al re del rock ’n’ roll. Nel 1975-76, poi, Wood disegnerà diverse tavole satiriche (intitolate Plopular Poetry) insieme con l’assistente Paul Kirchner per l’effimero Plop! della DC Comics.

Eroi, super-eroi e anti-eroi
Ancorché contribuisca a diverse testate super-eroistiche, il cartoonist del Minnesota non ama in modo particolare i super-eroi. Predilige, piuttosto, gli eroi senza superpoteri o gli anti-eroi. I primi “eroi non super” sui quali Wood lavora sono i Challengers of the Unknown della DC Comics. Nel 1958-59, Wood rifinisce infatti a china cinque numeri di questa serie, abbellendo le matite di Jack Kirby.

Copertina e splash page di Daredevil n.7, aprile 1965

Qualche anno dopo, nel 1964, Wood viene scelto da Stan Lee per ridefinire il super-eroe della Marvel Comics Daredevil. Wood ne ridisegna dunque il costume e resta con il personaggio dal n.5 al n.11 (12/1965) della sua testata, prima illustrando da solo gli epici scontri con Matador, Sub-Mariner e Stiltman, e poi rifinendo le matite di Bob Powell. Nel 1965 inchiostra le matite di Don Heck per tre numeri degli Avengers e per una storia di Iron Man pubblicata su Tales of Suspense n.71.

Lasciata la Marvel, Wood crea degli “eroi” che sono in realtà sgangherati o controversi. Per la Harvey Comics (Unearthly Spectaculars n.2, 12/1966) idea il bizzarro gruppo denominato Miracles, Inc., del quale fanno parte il Prof. Who, Manlet, Thermo, Una, Klank, Reflex e Misfit. Quest’ultimo nome, che significa “disadattato”, viene usato poi al plurale per i Misfits, un gruppo composto da tre “diversi” (Mystra, Shag e l’enorme Glomb), ognuno dotato di particolari poteri, che Wood e Ralph Reese introducono sull’albo in parte sponsorizzato e distribuito dalle Forze Armate USA Heroes, Inc. n.1 (1969).

Sulla stessa testata debutta anche il super-agente Cannon, micidiale arma della CIA contro i “rossi”, tratteggiato a matita da Steve Ditko. Il secondo numero di Heroes, Inc. uscirà soltanto nel 1976, con altre storie di Cannon e dei Misfits. A ben guardare, tuttavia, i Misfits somigliano abbastanza a The Rejects, un altro strano gruppo che ha al centro il gigante di Giove Glomb, creato da Wood nel 1968 per la fanzine autoprodotta Witzend. Sui primi due numeri della medesima pubblicazione (1966 e 1967) appare anche Animan, inquietante e spietato (ma anche assai intelligente) uomo-bestia, peraltro molto sensibile alle grazie della bella Cathy LeMay.

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Copertina per Dynamo n.1, agosto 1966

Nel 1966, intanto, Wood ha avuto carta bianca da Harry Shorten per la sua nuova linea di fumetti, la Tower Comics. Wood crea dunque il gruppo dei T.H.U.N.D.E.R. Agents (dei quali fanno inizialmente parte Dynamo, Lightning, NoMan e Menthor). Di questi si parla nel dettaglio in un altro articolo in questa stessa rivista. Purtroppo, la Tower Comics ha grossi problemi con i distributori e alla metà del 1967 Wood deve abbandonare le sue creature, ideando tuttavia Radian (un altro super-agente, immune alle radiazioni atomiche) per il gigantesco albo Wham-O Comics.

Il 1968 vede il ritorno di Wood alla collaborazione con le major dei super-eroi USA. Per oltre un anno realizza infatti storie per la DC Comics, a partire da quelle di Captain Action. Wood disegna interamente il primo numero, inchiostrando poi le matite di Gil Kane per le successive quattro uscite. Ancora nel ruolo di inchiostratore, Wood collabora con Bob Brown a una lunga sequenza di storie di Superboy (nn.153-155, 157-161, 01-12/1969). Con Gil Kane contribuisce invece a Teen Titans n.19 (02/1969), Hawk and Dove n.6 (06/1969) e Green Lantern n.69 (06/1970).

All’ambito degli eroi vanno ascritte anche le copertine e le storie di Jungle Jim (creato da Alex Raymond nel 1934), che Wood e il suo studio producono per la Charlton Comics. Con Bhob Stewart alle sceneggiature e ai layout e con Steve Ditko, Roger Brand e Tom Palmer alle matite, Wood è presente sui n.22, 23 e 27, contribuendo al temporaneo rilancio dello stagionato cacciatore di belve. Questo accade nel 1969, allorché Wood sposa in seconde nozze la sua psicoterapeuta, Marilyn Silver (il matrimonio durerà fino al 1973).

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Astonishing Tales n.1, agosto 1970

Negli anni tra il 1970 e il 1977, Wood continua la collaborazione alle testate super-eroistiche (e non solo) delle principali case editrici USA. Memorabili sono le quattro storie che hanno come protagonista Dr. Doom, arci-nemico dei Fantastic Four, pubblicate su Astonishing Tales n.1-4 (08/1970-02/1971). Ancora per la Marvel, Wood rifinisce a china le matite di Gene Colan per Captain America n.127 (07/1970) e quelle di John Severin per The Cat n.1 (11/1972).

Quando Martin Goodman, ex boss della Atlas/Marvel, fonda la Seaboard/Atlas, Wood dà il suo contributo, inchiostrando con Paul Kirchner le matite di Steve Ditko per i primi due numeri della serie incentrata sul vendicatore mascherato The Destructor (02 e 04/1975), su testi del valido Archie Goodwin.

Torna poi a collaborare con la DC, rifinendo i disegni di Jack Kirby per The Sandman n.6 (12/1975-01/1976), di José Luis García-López, Rich Buckler e Walt Simonson per Hercules Unbound n.1-9 (10-11/1975-02-03/1977) e di Ric Estrada per Isis n.1 (10-11/1976), ma soprattutto contribuendo alle storie della Justice Society of America e All Star Super Squad sui n.58-65 dell’albo All-Star Comics, in parte su matite di Ric Estrada e poi di Keith Giffen, e con l’assistenza di A. L. Sirois per gli ultimi due numeri. Ancora con Sirois, realizza una illustrazione della Justice Society per il DC Calendar del 1977.

Orrore, fantascienza e magia
Orrore, fantascienza e magia continuano a caratterizzare la produzione di Wood dopo la chiusura delle testate della EC Comics. Alla Atlas/Marvel, nel 1956, Stan Lee gli assegna qualche breve storia per Journey Into Mystery, Journey Into Unknown Worlds e Marvel Tales. Per quest’ultima testata, sul n.152 (11/1956), Wood replica il sodalizio con Joe Orlando, rifinendo le sue matite e curando il lettering di When the Bubble Burst!.

Monster World n.1, novembre 1964

Nel 1959, Wood torna a contribuire a Journey Into Mystery (n.51 di marzo) inchiostrando le matite di Jack Kirby per The Creature in the Volcano. Con la Marvel, Wood ha un secondo periodo “magico” quando, per Tower of Shadows n.5-8 (1970) scrive e disegna quattro splendide storie fantasy: Flight Into Fear, The Ghost Beast!, Of Swords and Sorcery! e Sanctuary!

Wood collabora a varie riprese con l’editrice Western Printing, che pubblica i suoi albi con etichetta Gold Key. Quasi tutte le storie cui contribuisce sono di impianto mystery o fantascientifico. La prima è Voyage to Nowhere (su Twilight Zone n.1, (11/1962), dove rifinisce le matite di Reed Crandall. Disegna poi Vengeance of the Armored Man per Boris Karloff Tales of Mystery n.9 (03/1965), Ghost Ship per Ripley’s Believe It or Not n.1 (6/1965) e poi, insieme con Dan Adkins, realizza l’adattamento in 30 tavole del film di Richard Fleischer Fantastic Voyage (Viaggio allucinante, 02/1967).

Anche l’editore James Warren riesce ad assicurarsi la collaborazione di Wally Wood, che non delude. Per Monster World n.1 (11/1964), disegna insieme con Russ Jones la versione a fumetti del classico film con Boris Karloff The Mummy (La mummia). Ancora nel 1964 e di nuovo con Jones, partecipa al curioso fotoromanzo Horror of Party Beach, adattato dall’omonimo film di Del Tennay, nel ruolo di un lettore del telegiornale, ma ne cura anche il lettering.

Wood è attivo su Creepy, Eerie e Vampirella a intermittenza tra il 1966 e il 1977. Memorabili sono soprattutto le storie di piglio sword and sorcery e mitologico, quali Prelude to Armageddon (Creepy n.41, 09/1971), War of the Wizards (Vampirella n.10, 03/1971) e To Kill a God (Vampirella n.12, 07/1971).

House of Mystery n.199, febbraio 1972

Anche se in chiave un po’ minore rispetto alla Warren, le cui riviste non sono soggette alle restrizioni del Comics Code, Wally Wood si fa notare pure sulle testate horror della DC Comics come ottimo rifinitore per Gil Kane, Jerry Grandenetti e Wayne Howard, ma anche da solo, disegnando splendidamente storie quali Sno’ Fun! (House of Mystery n.199, 01-02/1972), Freddy Is Another Name for Fear (The Witching Hour n.15, 07/1971), The Monster (House of Secrets n. 96, 02-03/1972) e Fair Exchange (Weird Mystery Tales n.23, 10/1975).

Da ricordare è anche la mini-saga The Stalker (4 numeri, 1975-76), che Wood inchiostra su matite di Steve Ditko, con l’assistenza di Paul Kirchner. Meno frequenti sono invece le sue collaborazioni con le editrici Charlton (Bridal Night, su Ghost Manor n.8, 11/1972, chine per Jack Abel) e Red Circle/Archie (Demon Rider, su Red Circle Sorcery n.10, 12/1974).

Wally Wood in guerra
L’esperienza di Wood nella Marina Mercantile e poi nei paracadutisti è fondamentale per la sua visualizzazione di uomini e armi nelle numerose storie di guerra che disegna nel corso della sua carriera. Già per la Avon, tra il 1950 e il 1952, Wood illustra l’albo Captain Steve Savage Over Korea, contribuendo con Sid Check pure a With the U.S. Paratroops Behind Enemy Lines (1951). Dopo aver impresso il suo marchio sulle testate belliche della EC Comics, Wood realizza altre storie di guerra per la DC Comics, come Battle Bridges (All-American Men of War n.29, 01/1956) e Three Doors to War! (Our Fighting Forces n.10, 04-05/1956).

Wood torna poi metaforicamente al fronte con otto storie per gli albi della Charlton D-Day (n.2) e War and Attack (n.1), entrambi dell’autunno 1964. Pochi mesi dopo, su testi di Leo Dorfman, inaugura con la storia di trenta tavole Target: America la testata Total War, pubblicata da Gold Key/Western. L’albo narra delle battaglie della M.A.R.S. Patrol (acronimo di Marine Attack Rescue Service) contro gli invasori alieni. Con l’aiuto di Dan Adkins, Wood contribuisce alla serie fino al terzo numero, dopo il cambio di testata in M.A.R.S. Patrol Total War.

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Blazing Combat n.3, aprile 1966

Wood raggiunge tuttavia il top per quanto riguarda il genere bellico con le due storie pubblicate in bianco e nero sulla rivista a fumetti Blazing Combat, edita dalla Warren Publications. Offre infatti splendidi flash sulla Seconda Guerra Mondiale, concentrandosi sulle battaglie aeree. Con The Battle of Britain! (n.3, 04/1966), da lui stesso sceneggiata, esalta il coraggio del pilota John Bassford, mentre in “ME-262!” (n.4, 07/1966), scritta da Archie Goodwin e schizzata a matita da Dan Adkins, documenta l’unico volo di un nuovo tipo di aereo della Luftwaffe, ritraendo anche Adolf Hitler.

Dopo la chiusura di Blazing Combat, Wally Wood realizza altre cinque storie di guerra per i n.37-39 dell’albo Warfront, pubblicati dalla Harvey Comics tra il settembre 1966 e il febbraio 1967. Collaborando a sceneggiature e disegni con Dan Adkins, Wood crea tra l’altro per queste avventure personaggi quali i piloti Ed  “Lone Tiger” Hill e “Dollar Bill” Cash, dando a quest’ultimo i tratti del suo stesso volto.

Wood torna per un’ultima volta a disegnare una storia di guerra su Our Army at War della DC Comics (n.249, 09/1972).Wing Man, interamente realizzata da lui, è nuovamente focalizzata sull’equipaggio di un aereo sul quale il sergente pilota Archie Pyke comprende quanto importante sia il suo lavoro.

Wood su giornali e quotidiani
Uno dei sogni di Wally Wood è da sempre quello di approdare ai quotidiani, emulando i suoi idoli Foster, Caniff e Raymond. Vi riuscirà, ancorché in modo marginale e comunque non continuativo, ma non per questo senza lasciare il segno.

The Spirit, 3 agosto 1952

Nell’estate del 1952, mentre Wood è già uno dei capisaldi della EC Comics, Will Eisner decide di sfruttare le sue doti di eccelso tratteggiatore di sfondi siderali e futuribili macchinari per una sequenza del suo personaggio denominata The Spirit in Outer Space. Su testi di Jules Feiffer e con un minimo input grafico da parte di Eisner, Wood catapulta dunque dal 27/07 al 07/09/1952 il detective mascherato Denny Colt sulla Luna. Il risultato è a dir poco esaltante.

Poco dopo aver collaborato a The Spirit, Wood dà una mano al suo amico Frank Frazetta nella realizzazione di tre tavole settimanali di Ace McCoy, serie (precedentemente intitolata Johnny Comet) incentrata su un pilota di auto da corsa, che verrà sospesa appena un mese dopo.

Nel 1957 è Dan Barry, ottimo disegnatore perennemente assillato dalle date di consegna, a chiedere l’aiuto di Wood per una sequenza della striscia quotidiana Flash Gordon intitolata Cybernia, scritta dallo stesso Barry con Larry T. Shaw. Per Wood, disegnare (ancorché anonimamente) uno dei suoi personaggi preferiti è un sogno diventato realtà.

Flash Gordon and the Space Pirates, da The Phantom n.18, settembre 1966

Con l’eccezione dei volti di Flash e della sua fidanzata Dale Arden (disegnati o comunque inchiostrati da Barry) e poco altro, Wood tratteggia splendidamente personaggi e sfondi della robotizzata città del futuro dove si svolge parte della vicenda, ritraendo altrettanto bene la sequenza in cui Flash e l’Amministratore si ritrovano in mezzo alla giungla tra selvaggi e animali feroci.

Va sottolineato che Wood tornerà a disegnare Flash Gordon per il King Features, stavolta in veste ufficiale, con la breve storia Flash Gordon and the Space Pirates, apparsa sull’albo The Phantom n.18 (09/1966).

La grande occasione sembra arrivare nel 1958, un anno di “stanca” per quanto riguarda i comic book. Jack Kirby, per il quale Wood sta inchiostrando le storie dei Challengers of the Unknown, intende lanciare una sua strip “marina”, Surf Hunter, e gliene affida le chine. Kirby e Wood ne realizzano apparentemente una settimana di strisce più una tavola domenicale, ma nessun syndicate mostra interesse.

Sky Masters, 27 ottobre 1958. Matite di Jack Kirby

Ha invece miglior sorte la fantascientifica Sky Masters of the Space Force, scritta dai fratelli Dick e Dave Wood (che in comune con Wally hanno solo il cognome). Acquistata dal George Matthew Adams Service, Sky Masters debutta sui quotidiani lunedì 8 settembre 1958. Wood rifinisce in modo ineccepibile le matite di Kirby, rendendo credibili persino i bulloni delle astronavi, fino all’11/07/1959, inchiostrandone pure diverse tavole settimanali dall’08/02 al 30/08/1959.

Nel 1963-64, Wally Wood ha l’idea di una tavola settimanale a vignetta unica, che ogni volta racconti in sintesi la storia di un celebre personaggio. La serie, intitolata This Is the Week to Remember…, viene prodotta da Wood per il McNaught Syndicate, che tuttavia non riesce a mettere insieme un numero sufficiente di quotidiani ai quali distribuirla, anche per colpa di Wood, che, afflitto da continue emicranie, non riesce a rispettare i tempi di consegna. Ne restano dunque soltanto pochi esempi, dedicati tra l’altro a Cleopatra, Giovanna D’Arco e Frank Lloyd Wright. Verranno pubblicate nel 1968 nel portfolio Historic Ages.

Come egli stesso ricorderà in una intervista, Wood lavora in qualità di ghost artist ad altre strisce. Nel 1962, per tre settimane, disegna Terry and the Pirates per George Wunder. Tra il 1967 e il 1969 contribuisce a Robin Malone (nonostante il titolare della strip, Bob Lubbers, smentisca) e a Dark Shadows, aiutando Ken Bruce Bald nel disegno a matita. Entrambe queste strisce sono distribuite dalla NEA, che nel 1967 dà a Wood carta bianca per la realizzazione della canonica sequenza natalizia.

Bucky Ruckus, 6 dicembre 1967

Wood non delude, e tra il 4 e il 23 dicembre narra in strisce quotidiane la divertente storia di Bucky Ruckus (personaggio del quale ha offerto un’anteprima sulla fanzine Witzend nel 1966), piccolo pilota in missione per conto di Babbo Natale, che con i suoi amici Iron Myron, Roger, Grommet e Beekis fa conoscere il Natale a un improbabile regno medievale dominato dal malvagio stregone Izzard.

Un altro dei sogni di Wally Wood sembra potersi realizzare quando, nel 1970, il suo massimo idolo Harold Foster gli commissiona la realizzazione di una tavola di Prince Valiant. Ormai quasi ottantenne, Foster intende ritirarsi almeno come disegnatore della serie settimanale, cosicché saggia il terreno incaricando tre diversi artisti (gli altri due sono John Cullen Murphy e Gray Morrow) di realizzare tavole di prova, che saranno poi pubblicate. Quella di Wood, in perfetto stile Foster, appare il 15/11/1970. Purtroppo resterà l’unica, poiché Foster sceglie di affidarsi a Murphy.

wally wood prince vailant
Prince Valiant, 15 novembre 1971

Nel 1968, intanto, Wood ha creato la bionda e prosperosa ausiliaria Sally Forth per una serie di mezze tavole ospitate sul settimanale Military News, pubblicato da Joe Kroesen ma destinato alle truppe USA in giro per il mondo. Contestualmente, Wood suggerisce a Kroesen di mutare completamente l’impostazione di un altro settimanale per i soldati, Overseas Weekly, che sin dal 1950 ospita i più celebri fumetti seriali del King Features Syndicate, ivi inclusi il Buz Sawyer di Roy Crane e il Flash Gordon di Mac Raboy.

Il drastico cambio di rotta avviene soltanto tre anni dopo, allorché a partire dal numero del 26/07/1971 scompaiono i fumetti del King, sostituiti dalle tavole settimanali dedicate rispettivamente all’agente segreto Cannon e alle improbabili disavventure della polposa Sally Forth, entrambe generose nel proporre scene di nudo integrale e altre di esplicita violenza.

wally wood sally forth
Sally Forth, 1973

Per questa produzione seriale, Wood si avvale della collaborazione di Larry Hama e Nicola Cuti per i testi e di Hama, Ralph Reese, Wayne Howard e Paul Kirchner per i disegni. Entrambe le serie si chiudono su Overseas Weekly il 22/04/1974 con 131 tavole all’attivo. In quell’anno, Wood e Cuti creano una terza serie di tavole, l’effimero western Shattuck, la cui parte grafica viene affidata a Jack Abel, Howard Chaykin e Dave Cockrum.

Parodie, controfiabe e storie erotiche
Abbiamo già visto nel secondo paragrafo, parlando di Mad e dei suoi “cloni”, come umorismo e parodia rappresentino uno dei punti di forza di Wood. Chiusa la parentesi di Mad, l’autore del Minnesota si cimenta con l’umorismo mainstream in parte disegnando e in parte inchiostrando i mini-fumetti prodotti e dati in omaggio con le gomme da masticare dalla Topps con il titolo Krazy Little Komics (1967).

Copertina per Screw n.388, 1976

Su testi di Len Brown e Roy Thomas, Wood e Gil Kane si divertono dunque a irridere super-eroi della DC Comics quali Wonder Woman (Blunder Woman) o della Marvel Comics come Spider-Man (The Amusing Spider-Guy), ma anche classici personaggi del fumetto seriale USA quali Mandrake (Mandrain the Magician).

Nella veste di inchiostratore, Wood contribuisce pure per la DC Comics alle disavventure dell’inedita coppia di investigatori formata dalla bionda platinata Angel O’Day e dal gorilla Sam Simeon. Wood abbellisce infatti le matite di Bob Oksner per i n.2-6 di Angel and the Ape, pubblicati tra gennaio e settembre 1969 (una ulteriore avventura, rimasta inedita, apparirà nel 1975 su Limited Collectors’ Edition n. C-34).

Tuttavia, il grosso della produzione umoristica di Wood dagli anni Sessanta in poi va ricercato nell’ambito dei men’s magazines, le riviste per soli uomini. Dal gennaio 1965 al giugno 1967 Wood è presente sul Cavalcade della Skye Publishing, con parodie quali Goldielocks & Three Bares, Slipping Beauty e Handsel and Feetsel.

wally wood Disney Memorial Orgy
Disney Memorial Orgy, 1967

In queste brevi storie (di 2-3 tavole ciascuna), Wood può liberarsi dalle pastoie del Comics Code mostrando le sue eroine senza veli. La componente sensuale-erotica è da sempre essenziale nella produzione di Wood, ma soltanto adesso l’artista può dare libero sfogo alla sua abilità nel tratteggiare la nudità femminile calandola in situazioni a un tempo grottesche e titillanti. Lo spirito dissacrante di Wood contamina anche i casti personaggi disneyani quando illustra per The Realist del maggio 1967 il paginone centrale intitolato Disney Memorial Orgy.

Nel 1975, Wood fa in pratica la parodia di se stesso con My Word (“Parola mia”), pubblicata su Big Apple Comix (un albo prodotto dalla segretaria di redazione della Marvel Flo Steinberg, alla quale in quel periodo Wood è legato sentimentalmente), che replica con le debite modifiche l’altrettanto autobiografica My World del 1952.

Wood illustratore
Nella poliedrica carriera di Wally Wood, non va sottovalutato il suo contributo di illustratore e designer. È infatti in questo settore che l’artista impiega tecniche grafiche estranee alla sua produzione fumettistica.

wally wood conan
Copertina per The Return of Conan, 1957

A 15 anni, Wood copia su uno dei suoi quaderni l’alieno tentacolato che avvinghia una ragazza sulla copertina realizzata da Alexander Leydenfrost per il pulp magazine della Fiction House Planet Stories datato primavera 1942. Undici anni dopo, Wood è presente come illustratore proprio su Planet Stories, realizzando almeno tre tavole per i numeri di gennaio e settembre 1953 e dell’estate 1954. Ancora per la Fiction House, Wood illustra il racconto di Anson Slaughter Gorilla! Gorilla! su Jungle Stories datato primavera 1953.

Nel periodo delle vacche magre degli albi a fumetti (dopo la chiusura di fatto della EC Comics e l’implosione della Atlas/Marvel), Wally Wood volge la sua attenzione al più fiorente settore delle pubblicazioni illustrate. A parte qualche vignetta scollacciata realizzata tra il 1956 e il 1958 per men’s magazines quali Playboy, The Dude, Gent e Nugget, l’ambiente grafico più congeniale per Wood resta la fantascienza.

Così, dopo aver dipinto la sovraccoperta per Colonial Survey di Murray Leinster (Gnome Press, 1956) e una illustrazione per il racconto futuribile di Otto Binder You’ll Own ‘Slaves’ by 1965 per Mechanix Illustrated (01/1957), Wood è invitato dal direttore editoriale di Galaxy, H. L. Gold, a contribuire alla già popolare rivista formato digest. Wood collaborerà a Galaxy per dieci anni, a partire dal numero del settembre 1957 fino a quello dell’agosto 1967, illustrando con tavole al tratto o, più spesso, a mezzatinta, racconti di celebri scrittori di fantascienza quali Theodore Sturgeon, Frederick Pohl (direttore editoriale della rivista tra il 1961 e il 1969), Robert Sheckley, Philip K. Dick e Clifford Simak. Le migliori sono, com’è ovvio, quelle in cui ritrae splendide ragazze in déshabillé piuttosto che futuristiche città, automobili e apparecchiature, nonché automi e bizzarri alieni.

Per Galaxy, Wood dipinge anche diverse copertine a colori, così come per sei romanzi della serie tascabile Galaxy Science Fiction Novels usciti nel 1957-58, tra i quali spiccano Mission of Gravity (n.33) e The Forever Machine (n.35). Ancora per la Galaxy Publishing, Wood contribuisce pure alle riviste If (1959-68) e Worlds of Tomorrow (1963), guadagnandosi due nomination al prestigioso Hugo Award come “miglior disegnatore professionista” nel 1959 e 1960. Nel 1979, Wood realizza invece in perfetto stile EC Comics l’illustrazione di copertina per l’annuale Overstreet Comic Book Price Guide, colorata da Marie Severin.

Verso la fine degli anni Cinquanta, Wood si concede anche all’illustrazione per volumi destinati ai ragazzi. Nel 1958 realizza numerose tavole per la Art Linkletter’s Picture Encyclopedia for Boys and Girls edita in 18 volumi da Harwyn con la direzione artistica del suo vecchio amico Jack Kamen.

Nel 1959 contribuisce a tre titoli della collana a sfondo educativo Childhood of Famous Americans edita da Bobbs-Merrill. Successivamente realizza una dozzina di schizzi per altrettante illustrazioni di Charlie and the Chocolate Factory di Roald Dahl, destinate a un volume pubblicato da Knopf. Saranno pubblicati soltanto nel 2003, nello splendido saggio Against the Grain di Bhob Stewart.

wally wood mars attack
Schizzi per le figurine di Mars Attacks, 1962

Assai interessante e curiosa, nonché copiosa, è la produzione di Wood nell’ambito delle bubble gum cards, le figurine accluse alle confezioni di gomma da masticare prodotte dalla Topps. Tra il 1961 e il 1971, Wood contribuisce infatti ad almeno 17 serie di figurine, spesso in collaborazione con altri. La prima serie, completamente curata da Wood, è quella delle Crazy Cards. La più eclatante è Mars Attacks, del 1962, per la quale Wood realizza tutto il lavoro di design (è lui a ideare, tra l’altro, gli invasori marziani con i “cervelloni”), mentre le illustrazioni vengono poi affidate a Bob Powell (matite) e Norman Saunders (tempere).

Negli anni, Mars Attacks diverrà un vero e proprio oggetto di culto, che Tim Burton celebrerà nel 1996 con il suo esilarante film. Altre serie di figurine da ricordare sono Ugly Stickers (1964, per la quale Wood condivide le matite con uno dei suoi miti, Basil Wolverton), Insult Postcards (1967, con Ralph Reese) e Nasty Notes (1968, con Len Brown, Stan Hart, Art Spiegelman, Bhob Stewart e Dom Sileo).

Di quando in quando, Wood accetta anche lavori per media diversi dal tradizionale cartaceo. Nel 1961, per esempio, illustra a colori il coperchio della scatola di un gioco ispirato alla popolare serie TV Sea Hunt.

In ultimo, occorre citare il materiale pubblicitario prodotto da Wood negli anni Sessanta. La tavola Stomachs Get Even at Night, realizzata nel 1967 per Alka-Seltzer, gli vale l’Art Directors Award. Ancora per Alka-Seltzer, nel 1968 Wood disegna lo storyboard di uno spot pubblicitario televisivo basato sulla precedente illustrazione, ripetendosi poi con quello per il Nectarose Wine. Tra i suoi clienti ci sono inoltre American Airlines, Chemstrand Corporation, Dr. Pepper, Portage Porto-Ped Shoes, Scandinavian Airlines e WMCA Radio.

Verso la fine
La fine degli anni Settanta è un periodo decisamente critico, per Wally Wood. Come noterà Harvey Kurtzman, Wood ha lavorato con una tale intensità, un tale spirito di sacrificio, che alla lunga è stato da essi divorato. Anche a causa della dipendenza dall’alcol, Wood comincia ad avere seri problemi ai reni.

Copertina di The Wizard King, 1978

Nel 1978, infine, ha un ictus, che gli provoca la perdita della vista da un occhio. Ma non si dà per vinto. In una lettera scritta nella sua casa-studio di New Haven, nel Connecticut, il 28 settembre 1978, si legge, tra l’altro:

«Ti ho detto che mi sono ritirato dai comic book? Ho deciso che, se mai diventerò ricco, non è quello il modo di farlo… Stavolta intendo riuscirci, oppure mi trasformerò in un disegnatore tecnico che lavora dalle 9 alle 17. Due dei miei amici, Nick Cuti e Wayne Howard, lo stanno facendo, e se possono farlo loro… Ma ho appena deciso di dar fuoco alle polveri. Pubblicherò io stesso The Wizard King! Mi costerà tutti i dollari che ho e che potrò prendere a prestito, ma credo che sia la mia ultima possibilità di farcela…»

In effetti, quell’anno esce il primo volume di The Wizard King, che riprende la saga fantasy iniziata dieci anni prima su Witzend. Lo ha assistito, nella sua realizzazione, Paul Kirchner.

Nel 1980 e 1981, con la denominazione Nuance, Inc., Wally Wood pubblica due numeri di un albo con fumetti erotico-umoristici, Gang Bang!. Ci sono due nuove storie di Sally Forth, decisamente più esplicite delle precedenti, nonché versioni parodistico-erotiche di celebri fumetti, quali Perry and the Privates, Prince Violate, Stuporman Meets Blunder Woman, Flasher Gordon e Starzan. Queste storie, disegnate con mano stanca da un Wood evidentemente malato (pur con l’assistenza di Peter Hsu e altri), fanno tenerezza e anche un po’ tristezza, pensando a quanto l’autore del Minnesota ha realizzato nei decenni precedenti.

wally wood 22 panels that always work
Le 22 vignette che funzionano sempre, o anche: come si disegnano i fumetti secondo Wally Wood

Nel 1981 esce il volume Odkin, Son of Odkin, secondo della saga di The Wizard King, ma Wood è ormai allo stremo. Amareggiato, dichiarerà: «Se dovessi rifare tutto ciò che ho fatto, piuttosto mi taglierei le mani». Il 2 novembre di quell’anno, disperato, si uccide con un colpo di fucile a Los Angeles. Non ha ancora compiuto 55 anni.

Usciranno postumi alcune serie di figurine per la Topps e un terzo numero di Gang Bang! (1983), con altre sexy-favole dai titoli eloquenti: Malice in Blunderland, Flesh Fucker Meets Women’s Lib! e The Blizzard of Ooze. Nel 1986, l’editrice A.C.E. pubblica l’ultima storia a fumetti in assoluto realizzata da Wood, Encounter. Negli anni seguenti, e a tutt’oggi, appaiono numerose illustrazioni e schizzi inediti o versioni alternative di materiale edito. Perché è letteralmente sterminata la produzione che questo geniale autore ha realizzato nell’arco di un trentennio.

E di questa incredibile quantità di materiale, si può ben dire che il 90% sia di qualità altissima, caratterizzato da uno stile imitato ma in realtà inimitabile. Chi, come Wood, è magistrale nel contrappunto dei chiaroscuri, perfetto nel rendere i panneggi, accurato nella ricostruzione storica, impeccabile nel tratteggiare strumentazioni e macchine di ogni tipo, sensuale nel modellare volti e corpi femminili, talmente versatile dall’abbracciare qualsiasi genere grafico-narrativo? La risposta è semplice: come lui, nessuno.

wally wood
Wood si ritrae così in My Word, nel 1952

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Questo articolo è originariamente apparso sul numero 110 di Fumetto, la rivista dell’ANAFI, richiedibile qui.

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