Graphic Novel Valdivia: vedere (nero) per credere

Valdivia: vedere (nero) per credere

Il divino inciampare di Miguel Angel Valdivia fa parte di quelle opere che dichiarano palesemente e candidamente la loro diversità o, se vogliamo, la loro stravaganza. Voluto fortemente da Ratigher, qui direttore editoriale con licenza di osare, il lavoro di Valdivia aspira alla più sincera etichetta di “prodotto autoriale” sia per quanto riguarda lo status dell’autore e i suoi riferimenti culturali, sia per il linguaggio narrativo, sia per le scelte realizzative come le tecniche di composizione grafica e disegno. 

divino inciampare valdivia

Questa manifesta autorialità si mette in gioco per raccontare una delle cose più popolari che possano esserci: la vita e i miracoli di un Santo italiano. Nello specifico si tratta di Frate Giuseppe da Copertino, un francescano secentesco noto oggi per numerosi motivi. Alcuni lo ricordano come il “santo degli studenti”; si deve a lui il nome della cittadina sede di Apple, Cupertino; gli aviatori statunitensi (cattolici) lo ritengono il loro protettore; e se tra voi ci sono lettori del Sandman di Neil Gaiman, potreste averlo sentito menzionare anche lì.

Soprattutto, però, la Storia lo ricorda per le sue estasi volanti davanti all’immagine della Madonna e per l’incapacità congenita, beatamente idiota, di stare con i piedi per terra e di starci senza “inciampare”, con lo sguardo sempre rivolto al cielo. Quasi fosse il prototipo vivente di quel Giannino Guard’in aria, personaggio di quella raccolta di storie su bambini – votati al martirio pedagogico – che è il celebre libro illustrato per l’infanzia Pierino il porcospino

Tra male e Bene
Valdivia è un artista visivo messicano e un agitatore culturale giramondo. Sua è l’idea e la cura della raffinata rivista di arti visive Le Petit Néant, magazine autoprodotto dove trovano spazio artisti di confine tra libero disegno, illustrazione colta, sperimentazione visiva, street art e visualizer.

Il suo incontro con il Santo di Copertino viene da una rilettura d’artista, quella del più santificato e detestato degli artisti italiani – o forse era un UFO, ha sostenuto Antonio Pascale – lungo il Novecento: Carmelo Bene. Il celebre drammaturgo realizzò infatti un testo per un possibile film sul santo salentino, soprannominato Frate Asino, stampata nel 1976 con il titolo di A boccaperta, in omaggio all’ebetismo del Santo levitante.

divino inciampare valdivia

In realtà questo lavoro di Bene altro non era che uno spin-off dal perturbante film e opera teatrale Nostra signora dei turchi dove Bene esplora, tra mille altre cose, la religiosità popolare e la presenza del Divino nel suo amato Salento, con la solita inesausta e allucinatoria enfasi. E proprio qui inizia il lavoro di Valdivia che, ora stanziato a Napoli, mette in campo una rilettura-della-doppia-rilettura di Carmelo Bene, immaginando una “diversa” ma possibile vita del Santo perseguitato dal potere inquisitivo e maligno della Chiesa ma adorato dal popolo. Amato soprattutto dalle tante corti dei miracoli, in un Sud magico religioso già oppresso e abbandonato, tra processioni e miseria atavica come testimoniano gli studi di Ernesto De Martino.

Valdivia quindi immagina questa classica dicotomia costituita da un lato dal Santo povero di tutto ma ricco di fede e fedeli e dall’altro da un Papa onnipotente che, tra invidia, paura e la perdita della fede, in un mondo tecno controllato nella ricerca del consenso, ne decide inutilmente l’annientamento. 

Il linguaggio scelto da Valdivia per Il divino inciampare è quello del wordless graphic novel (proprio nel 2019 cade il centenario dalla pubblicazione di Un viaggio appassionato di Frans Masereel, alfiere di questa forma) mettendosi per la prima volta alla prova con il racconto attraverso il processo della sequenza di immagini, come si trattasse di uno storyboard preparatorio di un film. Cyop & Caf, un duo-collettivo formato da noti artisti visivi new pop napoletani, completano l’opera introducendo i capitoli della storia  con quel minimo di testi utili alla lettura silente, tutta delegata alla forza narrativa delle sole immagini, più o meno di semplice comprensione.

divino inciampare valdivia

L’artista messicano sceglie per il suo racconto visivo l’estetica del bianco e nero. A prevalere è il nero, realizzato con lo strumento inusuale della penna di beccaccia, che ben si confà al tema “volante” ma che costringe l’autore ad un grafismo  un po’ primitivo che a volte rimanda all’estetica delle icone bizantine e a volte, con qualche asprezza di troppo, strizza l’occhio un surrealismo psichedelico al quale sono stati sottratti i colori.

In complesso la struttura estetica rimanda a uno stile fortemente espressionista, a volte più caricaturale e volte meno, in bilico tra Ensor, Posada e quella grafica d’artista e satirica degli anni 60/70, alla Topor per intenderci, dove l’influsso della scuola dell’Est europeo e della grafica antagonista internazionale si fa sentire, soprattutto attraverso le lenti del magistero dell’amico artista polacco Andrzey Klimowsky. 

A completare la proposta estetica di Valdivia ci sono anche altri ingredienti iconografici: l’immaginario fiammingo di Bosch e Brueghel, tra follia (quanti imbuti sulle teste!) e miseria; Goya con le sue incisioni satiriche del “disinganno” e la contro-estetica del potere; il Velasquez immenso del ritratto al terrificante Innocenzo decimo; e Francis Bacon, con la sue riletture seriali del famoso dipinto  del maestro barocco. E poi la citazione esplicita di Böcklin con L’isola dei morti, il dipinto più amato da Hitler.

Non manca la grafica della devozione popolare, e un’altra icona della resistenza al potere come Pinocchio fa da cameo in una tavola. Il tutto si salda con le atmosfere di film perturbanti come Freaks di Browning, Todo Modo di Petri nato dal racconto di Sciascia, altro figlio del Sud non tenero con il potere politico e religioso, e Quinto Potere di Lumet, pellicola dedicata al potere devastante della televisione.

coconino valdivia

In mezzo a questo “delirio” di riletture e rimandi, che a volte appesantisce il racconto, emerge una riflessione sul ruolo delle immagini come oggetti e soggetti di fede

Infatti, come ipotizzato dal deus ex machina Carmelo Bene nella citata Nostra signora dei turchi, qui un Papa confonde il ruolo della pura fede che permette l’estasi miracolosa di Giuseppe – il quale, volando, colma lo spazio mistico tra lui e la Madonna – con l’icona della Madonna stessa che funge da attivatore di queste levitazioni.

Un inciampo surreal-espressionista
Non è allora un caso che sembrano materializzarsi le fattezze del volto di Bene nella tavola dove il pittore dipinge il quadro della Madonna oggetto della devozione del Santo. La forza delle immagini e l’iconografia come mezzo letterario sembrano essere la cifra narrativa di questo Il divino inciampare. Che però si scontra con una voluta semplificazione del soggetto narrativo che appare ridursi alla solita e un po’ scontata dicotomia tra il potere nero, cattivo, spietato (ma alla fine sconfitto moralmente) e le classi subalterne pronte, con lo stesso spirito disperato, alla delazione del miracolo come alla ricerca del riscatto attraverso la mediazione del Santo povero, cretino e vittima di sé stesso. 

Lontano dalla rappresentazione popolare di Rosi nel film C’era una volta, dove il frate francescano pugliese è una maschera popolare bonaria, Valdivia rinuncia consapevolmente ad una rinnovata agiografia. In compenso scende a patti con una anti-narrazione prevedibile, tra la distopìa, il weird e la fantascienza sociologica con gli stereotipi narrativi dei poteri orwelliani e di quelli Vaticani (e fa pensare a Silvelberg e al suo cibernetico Buone Notizie dal Vaticano), inserendo tasselli di surrealismo visivo e concettuale al limite del comprensibile, attraverso l’artificio di sogni e visioni che, più che stranianti, a volte possono apparire solo “strani”. 

coconino valdivia

Se Il divino inciampare doveva essere un graphic novel sperimentale, dal punto di vista del rapporto tra segno, sceneggiatura e plot, forse tutto non si è risolto al meglio per un neofita della narrazione sequenziale. Il quale non riesce sempre a destreggiarsi nel difficile ruolo dell’equilibrista in bilico tra le necessità drammaturgiche della narrazione sequenziale e la vocazione interpretativa del libero artista.

Nonostante questi limiti, appare già un miracolo che un libro come Il divino inciampare, con tutta la sua provocatoria densità culturale, sia a disposizione di lettori coraggiosi e senza pregiudizi. Lettori magari alla ricerca, senza vergognarsi e paura di inciampare, di un approccio artistico diverso dal solito. L’ennesimo, piccolo miracolo di Frate Asino, San Giuseppe da Copertino. 

Il divino inciampare
di Miguel Angel Valdivia
Coconino Press, maggio 2019
brossura, 192 pagine, bianco e nero
20,00 €

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