Focus Paperinik ha 50 anni

Paperinik ha 50 anni

La nascita di Paperinik

Alla fine degli anni Sessanta Paperino era davvero il papero più sfortunato del mondo. Lo sceneggiatore principale del periodo, Guido Martina, aveva dato al personaggio una caratterizzazione molto personale, che prescindeva spesso da quanto visto in animazione e nelle storie fondative di Al Taliaferro e Carl Barks, o che perlomeno ne estremizzava gli aspetti negativi.

Il Paperino di Martina non era quindi uno sfortunato di buona volontà: era spesso iracondo, violento, fannullone, ignorante e orgoglioso di esserlo. Soprattutto era angariato da Zio Paperone, ridicolizzato dai nipotini fastidiosamente saccenti, schiavizzato da una volubilissima Paperina e umiliato ogni volta dall’insopportabile Gastone. Era difficile non provare pietà per lui, nonostante il carattere decisamente antipatico con cui veniva dipinto.

È proprio sull’onda di queste storie che nacque lo spunto per Paperinik, personaggio Disney tra i più noti, amati e di successo. Lo avrebbe raccontato Elisa Penna, storica caporedattrice di Topolino dell’epoca, in un’intervista pubblicata su Fumo di China n. 171 del 2005 e ripresa nel volume I Disney Italiani:

«Io curavo la corrispondenza con i lettori. In moltissime lettere questi dichiaravano che erano stufi di vedere Paperino prenderle da tutte le parti, sempre sfortunato, deriso da quei tre ingrati nipotini, sfruttato dall’avido zio; e chiedevano qualche storia in cui Paperino si decidesse a suonarle e cantarle a chi di dovere. Pane per i miei denti, piume delle mie piume! Così io, non potendo snaturare la figura di Paperino, fui folgorata dall’idea di… Paperinik».

paperinik prima apparizione
Un momento storico: la nascita di Paperinik

Paperinik il diabolico vendicatore

L’illuminazione della Penna avvenne all’inizio del 1969, o forse alla fine dell’anno precedente.

Era il periodo d’oro dei “fumetti neri”, ovvero Diabolik e i suoi mille emuli. “La banda dei K” li definivano le sorelle Giussani, creatrici dell’originale, scherzando sul fatto che avessero quasi tutti quella lettera nel nome: Kriminal, Satanik, Zakimort, Sadik… I “neri” erano così penetrati nell’immaginario italiano da ricevere l’attenzione della stampa generalista e di alcuni magistrati che li ritenevano scandalosi.

La moda ispirò al comico Johnny Dorelli il personaggio di Dorellik, nato nel 1966 nella trasmissione Johnny sera (se ne può vedere qualche spezzone sul sito delle teche RAI) e portato al cinema l’anno seguente con Arriva Dorellik, scritto dagli umoristi Castellano e Pipolo e diretto da Steno (Stefano Vanzina, padre dei fratelli Vanzina). La canzone dei titoli di testa e di coda del film, Arriva la bomba!, fu una hit che risuonò nei juke box di tutta la penisola. In questo clima è quindi naturale che il riscatto di Paperino avvenisse attraverso la sua trasformazione in un ladro, un vendicatore. Per l’esattezza, il Diabolico vendicatore.

Elisa Penna passò l’idea a Guido Martina, che scrisse una sceneggiatura delle sue: aggressiva, cinica, piena di personaggi violenti, che si maltrattano e si insultano, anche se sempre con un linguaggio molto forbito. Fu in questa storia che comparve una frase destinata a diventare celebre: «Disgustosa ostentazione di plutocratica sicumera!».

plutocratica sicumera
Classico, celebre scambio martiniano: botte, insulti e termini peregrini.

Una versione diversa dell’origine del personaggio è stata raccontata direttamente da Martina stesso, intervistato nel 1986 da Alberto Gedda per La Stampa, come riportato da Luca Boschi sul suo blog:

«Le sorelle Giussani avevano avuto un grande successo con Diabolik e Gentilini [il direttore di Topolino dell’epoca] mi chiese di elaborare una versione “supervillain” di Topolino, magari un Topolinik. Io dissi di no per Topolino perché è un personaggio noioso, direi persino antipatico, scontato. Suggerii così di fare “Paperinik”, identità segreta dello sfortunato Paperino, certo più simpatico e umano di Paperino.»

Non ci sono prove a sostegno dell’una o dell’altra versione se non le parole che ho riportato. Questa dichiarazione di Martina però è interessante, perché mostra la tendenza tutta italiana a privilegiare Paperino rispetto a Topolino, reso nelle storie dello sceneggiatore piemontese e di molti suoi colleghi – che probabilmente non hanno mai capito bene il personaggio di Disney, Iwerks e Gottfredson – un perfettino odioso e saccente. Avevo accennato alla questione qui, liquidandola però abbastanza in fretta. Ci torneremo in futuro.

Entrambe le fonti concordano sull’ispirazione diabolika per il riscatto del papero vestito da marinaio, che nel Diabolico vendicatore non è la vittima del parentado ma è lui che se ne fa beffe. Riceve infatti per errore l’atto di proprietà di Villa Rosa, un maniero abbandonato fuori città, dove trova un diario segreto in cui scopre che quella era l’abitazione di un inafferrabile ladro del passato chiamato Fantomius. Grazie ad Archimede installa sulla 313 i marchingegni descritti nel diario, indossa il costume e rapina Paperone del suo materasso imbottito di dollari nascosto nei sotterranei della villa.

prima storia di paperinik
Il primo Paperinik, non proprio un eroe…

Le sue nuove attrezzature e la sua nuova sicurezza gli permettono di sconfiggere i poliziotti e di ingannare nipoti e zio, che non sospettano che il colpevole sia proprio lui.

La vicenda si conclude con Gastone che entra nei sotterranei di Villa Rosa con una candela che al suo interno nasconde della dinamite: il rudere salta in aria, svelando la refurtiva di Paperinik, e Gastone viene accusato del furto.

La chiusura della storia, che tra i soliti dialoghi acidi martiniani contiene una delle vignette più censurate del fumetto Disney. A voi indovinare quale di queste battute è stata colpita dalla scure del politicamente corretto.

Paperinik il diabolico vendicatore uscì in due puntate, su Topolino nn. 706 e 707 dell’8 e del 15 giugno 1969. Ai disegni troviamo Giovan Battista Carpi, insieme a Scarpa il più importante artista Disney dell’epoca, che immaginò il costume di Paperinik guardando proprio a quello di Johnny Dorelli. L’unica differenza sarebbe dovuta essere la maschera: nei quadri alle pareti di Villa Rosa Fantomius indossa una maschera integrale blu, mentre per un errore del colorista Paperino compie le sue imprese smascherato.

Solo nella seconda avventura, Paperinik alla riscossa, l’errore fu corretto, mentre dalla terza, Paperinik torna a colpire, Paperino indossò la mascherina nera intorno agli occhi che porta ancora oggi.

paperinik maschera fantomius
Paperinik alla riscossa, prima e unica storia in cui Paperino indossa la maschera integrale blu come Fantomius.

Il super bodyguard di Paperone e l’opinione pubblica

Dopo le prime tre storie – Carpi firmò i disegni solo della prima, le altre due furono di Romano Scarpa – Martina cambiò decisamente idea su come utilizzare Paperinik. Pian piano, infatti, lo trasformò da vendicatore dei torti subiti da Paperino in un vigilante mascherato, spesso al soldo di Paperone in storie come Paperinik allo sbaraglio, Paperinik e le intercettazioni telefoniche, Paperinik e il dramma ciclico o Paperinik e il marchingegno della LUPARA.

Per una decina di anni il personaggio fu scritto quasi esclusivamente da Martina, che inanellò storie molto simili per impostazione, in cui spesso lo zione veniva rapito da Rockerduck o si trovava minacciato dai Bassotti finché non interveniva a salvarlo l’alter ego del nipote.

Paperinik il dramma ciclico
Paperinik al salvataggio dello Zione in Il dramma ciclico, scritta da Martina e disegnata da Massimo De Vita (1974).

Una delle rare eccezioni fu Paperinik e l’intrepido signore del fuoco (riproposta in edizione deluxe da Panini) del 1974, in cui Paperino mette nel sacco lo zio che sta cercando di scippare un terreno a una tribù indiana. Fu un primo segnale della direzione in cui si sarebbe evoluto il personaggio negli anni seguenti: non più vendicatore di se stesso o protettore di Paperone, ma paladino di tutta Paperopoli, più simile a un Batman che a un Diabolik.

L’aspetto più interessante di questo periodo erano i disegni, che dopo Carpi e Scarpa videro coinvolti i due nomi più importanti della generazione successiva di autori. Uno fu Giorgio Cavazzano, che realizzò alcune avventure di Paperinik tra gli anni Settanta e gli Ottanta e che in Paperinik e il filo d’Arianna e Paperinik contro Paperinika tratteggiò per la prima volta l’alter ego di Paperina.

L’altro, Massimo De Vita, legò invece indissolubilmente il suo nome al personaggio. Disegnò infatti la quarta storia, Il doppio trionfo di Paperinik (1971), e la maggior parte di quelle che seguirono: 20 avventure su 37 tra quelle realizzate in Italia fino al 1980 portano la sua firma. Era un periodo di grazia per il disegnatore milanese, che si era da poco discostato dalle influenze paterne e degli altri disegnatori per costruirsi uno stile personale, pulito e dinamico.

De Vita si concentrò sulla recitazione dei personaggi contribuendo, insieme al già citato Cavazzano, a svecchiarne moltissimo l’aspetto. Uno dei maggiori rammarichi dei lettori Disney è il rifiuto di De Vita, ormai da una ventina d’anni, a disegnare nuove storie con i paperi, preferendosi concentrare esclusivamente su Topolino e soci.

Una tavola di Massimo De Vita nella piena maturità, da Paperinik e il segreto di Tuba Mascherata, 1987. Testi di Massimo Marconi.

L’arrivo di Giorgio Pezzin

Alla fine degli anni Settanta terminò l’egemonia martiniana sulle sceneggiature di Paperinik. Il punto di svolta può essere trovato nelle prime due storie scritte da Giorgio Pezzin, entrambe del 1978: Paperinik e l’amnesia furfantesca, uscita sull’Almanacco Topolino n. 253 per i disegni di Cavazzano, e Paperinik e la rivolta dei mariti, da Topolino n. 1177, con De Vita alle matite.

In queste storie lo sceneggiatore giocò sulla figura e la fama del protagonista, nella prima facendogli dimenticare di essere un supereroe e facendolo plagiare dai Bassotti che lo rendono loro complice, nella seconda mettendo in scena la rivolta degli uomini di Paperopoli contro l’infatuazione collettiva delle proprie mogli per il supereroe.

Da quel momento Pezzin e Bruno Concina guidarono la rivoluzione del personaggio, con una serie di storie che si concentrarono sulla percezione che ne avevano i suoi concittadini e al tempo stesso prendono in giro l’immagine che ne era stata costruita nei dieci anni precedenti.

Così, mentre Martina continuò a sfornare sceneggiature in linea con il suo repertorio, uscirono Paperinik e la coppa di strenuo difensore (Pezzin e Guido Scala, 1979), in cui Paperone lancia una campagna stampa per annunciare che Paperinik protegge i suoi averi e la sola sagoma dell’eroe sul tetto del Deposito basta a mettere in fuga i ladri; Paperino contro Paperinik (Concina e Giulio Chierchini, 1979), che vede Paperino geloso di se stesso ancora una volta per via della troppa ammirazione da parte delle papere; Paperinik e il primo giorno di scuola (Concina/Scala, 1980), dove si scopre che il supereroe, non avendo un’identità legale, non ha nemmeno la licenza elementare.

Addirittura in La vendetta di Paperinik (Pezzin e Alberico Motta, 1983) Rockerduck pubblica un fumetto su di un epigono di Paperinik che deruba un epigono di Paperone e questo suscita l’ira del supereroe, che si vendica del miliardario utilizzando gli stessi trucchi rappresentati nell’albo.

La vendetta di Paperinik
In La vendetta di Paperinik è evidente che Paperinik si sia lasciato alle spalle la sua origine ladresca, chiaro segno del cambiamento del personaggio tra la gestione di Martina e quella di Pezzin & co.

Paperinik: un eroe per il bene comune

A metà degli anni Ottanta ormai Paperinik era considerato un supereroe a tutti gli effetti: pattugliava Paperopoli, arrestava i criminali, collaborava con la polizia e veniva avvisato che era necessario il suo intervento grazie a un “papersegnale” proiettato nel cielo.

Gli autori giocavano con i topoi dei fumetti supereroistici, come gli scontri tra eroi diversi (Paperinik vicesupereroe, Concina/Carpi, 1985), i team-up (Paperinik e il mistero di Tuba Mascherata, Marconi/De Vita, 1987) o la perdita dei poteri, in questo caso dell’armamentario per combattere il crimine (Paperinik a mani nude, Concina/De Vita, 1987).

Fu ancora una volta Giorgio Pezzin a inaugurare un nuovo filone nelle avventure del papero mascherato con Paperinik e la disfida analcolica del 1987, disegnata sempre da Massimo De Vita. Al ritorno dalle vacanze, Paperino e nipoti trovano la città invasa dalla pubblicità di due bibite prodotte da Paperone e Rockerduck. I due magnati si fanno così tanto concorrenza che i manifesti tappezzano qualsiasi centimetro libero di superficie, palazzi, strade, tetti, automobili, finestre, marciapiedi, le vie sono percorse da camion che diffondono a tutto volume gli slogan pubblicitari, gli spot sono onnipresenti in radio e tv.

Paperinik scende quindi in campo non per salvare il patrimonio dello zione ma per il bene della sua comunità, schierandosi contro l’invasione incontrollata della pubblicità.

Poche storie Disney riescono a mettere ansia e un senso di oppressione come La disfida analcolica.

Fu un passaggio importante nella carriera del supereroe. Da vendicatore a bodyguard, poi a parodia dei supereroi e adesso vero e proprio eroe che lotta per l’ecologia, per la tranquillità di Paperopoli, contro le brutture della modernità. Le storie di Pezzin diventarono così l’occasione per parlare di attualità, additando le storture della società globalizzata e dello stile di vita moderno.

Paperinik e il tifoso criminoso (disegni di Scala, 1989) fu un piccolo manifesto contro la violenza negli stadi, Paperinik e la lotta dietetica (con De Vita, 1989) prese in giro la moda delle diete, mentre in Paperinik e la guerra dell’auto, Paperinik e la città sporcacciona e Paperinik e la corsa alle alghe la missione di Paperinik – e dello sceneggiatore – fu di sensibilizzare i paperopolesi e i lettori di Topolino sul tema dell’ecologia. Il capolavoro in questo filone è la coppia di storie, sempre di Pezzin, che vede come antagonista Inquinator, un supercriminale che ha l’obiettivo di inquinare il più possibile la città.

Paperinik contro Inquinator
Lo scontro “all’ultimo sporco” tra il difensore di Paperopoli e il supercriminale puzzone. Pezzin e De Vita, Paperinik contro Inquinator, Topolino 1832 del 1991.

La verve dello sceneggiatore veneto non si esauriva, però, con le battaglie ecologiche. Paperinik e il terribile Scassonio Strarompi e Paperinik e le tasse rapinatorie trattavano i temi drammatici dei vicini impiccioni e della tassazione eccessiva.

Mentre Pezzin si occupava di temi sensibili, altri autori come Sarda, Panaro e Concina sviluppavano soprattutto il lato avventuroso del personaggio, continuando a fargli interpretare classiche avventure da supereroe ma anche le parodie dei primi due film di Indiana Jones o una brillante satira di costume camuffata da giallo come Paperinik e il festival di Sanromolo (Sarda/Cavazzano, 1988. Indimenticabile la parodia del trio Ruggeri Morandi Tozzi).

Nella saga Alla ricerca della Pietra Zodiacale Bruno Sarda, Franco Valussi e Massimo De Vita introdussero il personaggio di Spectrus, ipnotizzatore dedito al crimine, il primo vero supercriminale incontrato da Paperinik, che sarebbe ritornato in una breve serie di avventure.

paperinik e il ritorno di spectrus
L’ipnotizzatore criminale all’opera in Paperinik e il ritorno di Spectrus, di Bruno Sarda e Valerio Held, Topolino 1855 del 1991.

Un supereroe a tutti gli effetti

Il filone di storie dal taglio più supereroico trovò la sua sede naturale in una nuova testata, che inaugurò nell’aprile 1993, intitolata Paperinik e altri supereroi. Al suo interno le ristampe delle storie del papero mascherato si alternavano a quelle di Superpippo e di Paper Bat (alter ego di Paperoga, protagonista di storielle umoristiche di produzione brasiliana).

Dal numero 18, invece, iniziò la produzione di inediti incentrati sempre di più sulle avventure del supereroe in quanto tale: supercriminali, problemi a mantenere segreta la propria identità, indagini, scienziati pazzi, alieni… Ne furono in parte responsabili gli autori nati negli anni Sessanta, come Carlo Panaro, Sergio Tulipano o Alberto Savini, che avevano nel loro bagaglio culturale molte più letture di tizi in calzamaglia rispetto agli sceneggiatori più anziani.

La conseguenza diretta di questo approccio fu l’importanza sempre maggiore della componente supereroistica rispetto a quella umoristica. Spesso Paperinik si trovava ad affrontare situazioni davvero pericolose, nemici che non avevano più lati “buffi” come potevano averli Spectrus, che odiava le cipolle, o Inquinator, i cui piani erano volutamente ridicoli.

A queste storie si affiancarono ancora delle parodie del genere, che mostravano però elementi sempre più “nerd”, come Paperinik e la birbonite rossa (Sarda/Barison), che faceva chiaramente il verso a Superman.
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Paperinik e il terribile piazzista, di Nino Russo e Alberto Lavoradori da Paperinik e altri supereroi 26 del 1995.

Paperinik e altri supereroi divenne in questo periodo una palestra per le sperimentazioni di un gruppo di giovani autori. Il grafico Max Monteduro sperimentò inoltre un nuovo stile di colorazione digitale per le copertine, disegnate da Marco Ghiglione e Fabio Celoni. Claudio Sciarrone con Paperinik e la pizza traditrice (ottobre 1995), disegnò un’anomala storia Disney a gabbia “libera” invece che impostata su tre file da due vignette.

Una sequenza da Paperinik e la pizza traditrice (Paperinik e altri supereroi 26) in cui Sciarrone sperimenta lo stile e l’impaginazione che utilizzerà in seguito su PKNA. Testi di Ezio Borciani e Sergio Tulipano.

Tutto questo fece da incubatrice per un nuovo progetto, chiamato Paperinik New Adventures, come hanno raccontato lo sceneggiatore Alessandro Sisti e il disegnatore Alberto Lavoradori.

PKNA fu una testata parallela di storie inedite inaugurata nel 1996 con un lancio in grande stile, nata a tavolino ma cresciuta in modo imprevedibile ben oltre le più rosee aspettative. A scrivere e disegnare fu chiamata una nuova generazione di autori – Francesco Artibani, Tito Faraci, Bruno Enna, Claudio Sciarrone, Alessandro Pastrovicchio, Alessandro Barbucci, Francesco Guerrini, Paolo Mottura, Fabio Celoni, Silvia Ziche – molti dei quali lettori Marvel e Image, da cui attinsero fortemente per le atmosfere.

A caratterizzare PKNA furono due elementi: si trattava di puri fumetti di supereroi e fantascienza con protagonisti paperi parlanti e non una loro parodia; al contrario, tutto ciò che affiancava le storie era votato all’umorismo demenziale più spinto.

Il successo fu immenso, con decine di migliaia di copie vendute, una prima serie durata 52 numeri e 4 speciali e una seconda da 18 e uno speciale, prima di un reboot in chiave “Ultimate”.

pk evroniani
Copertina di Marco Ghiglione per Paperinik New Adventures #0, Evroniani, marzo 1996.

Al tempo stesso, il mensile antologico fu contagiato dalla sua filiazione. Tra il 1995 e i primi Duemila su Paperinik e altri supereroi si moltiplicarono le storie non umoristiche, mentre le parodie divennero sempre più demenziali. Tra gli esempi più significativi ci fu la breve serie scritta da Bruno Sarda che vide contrapposta al supereroe il personaggio di Lola Duck, un’affascinante ladra che introdusse una serrata continuity dipanatasi su più numeri, cosa abbastanza rara per il fumetto Disney.

O, ancora, la manciata di episodi scritti e disegnati da Lucio Leoni, che mostrarono un approccio originale, serio, a volte addirittura cupo, molto più vicino a PKNA che a Topolino, uno dei punti più alti per scrittura di tutta la produzione di inediti per il mensile.

Al contrario, l’umorismo surreale fu incarnato dalla serie Quando Paperinik mangia pesante scritta da Faraci, in cui il supereroe ha degli incubi per colpa della cattiva digestione e affronta minacce assurde come scienziati pazzi megalomani, maghi che trasformano gli gnomi in statue da giardino o la famiglia di ladri Paperoni che vogliono riempire di denaro il deposito vuoto di Bassotton De’ Bassottoni in un allucinante mondo al contrario.

paperinik inganno silenzioso

La tavola di apertura di Paperinik e l’inganno silenzioso, di Lucio Leoni e Emanuela Negrin, con un insolito e inquietante incipit in soggettiva. Da Paperinik 68 del 1999.

Il ritorno su Topolino

Mentre Paperinik era protagonista di queste due diverse testate, sul settimanale ammiraglio fu ridotto al ruolo di comparsa: dal 1995 al 2000 non comparvero su Topolino storie intitolate a lui, se si esclude l’interessante Paperinik e il ritorno a Villa Rosa di Fabio Michelini e Giovan Battista Carpi (1996).

Fu una delle ultimissime storie del maestro Disney, che tornò “sul luogo del delitto” con un’avventura che riportava Paperino dove era nato il suo alter ego per difendere la magione di Fantomius dai progetti distruttivi di Rockerduck e Paperone. La scelta dell’ormai anziano disegnatore fu proprio in linea con la ricerca di un’atmosfera la più vicina possibile a quella del Diabolico vendicatore.

paperinik villa rosa
Paperinik impersona il fantasma di Fantomius, creando un altro tassello del suo mito.

Nel luglio del 2000 furono Francesco Artibani e Giorgio Cavazzano a riportare il papero mascherato sulle pagine di Topolino con Paperinik e l’avventura sotterranea, una storia classica che ricordava da vicino la seconda fase martiniana, con il supereroe che protegge Paperone dagli attacchi di Rockerduck.

Da quel momento la produzione di fumetti che lo vedevano protagonista riprese regolarmente con modalità simili a quelle di prima della parentesi. Si ritornò quindi a trame umoristiche di supereroi, evitando gli estremi che si erano visti sulle testate a lui dedicata. È il filone che continua anche oggi, sia sulle testate che hanno preso il posto di Paperinik e altri supereroi, chiusa nel 2005, sia sul “Topo”.

Ma i tempi erano cambiati e anche i lettori. La redazione e gli autori sapevano di rivolgersi sempre più a un pubblico attento, composto in gran parte di adulti, che chiedeva una narrazione più complessa e maggiore approfondimento dei personaggi. Per affascinare il pubblico degli anni Duemila non bastavano le storielle buffe e ciniche di Martina, serviva costruire un mondo in cui far muovere i personaggi. In questa direzione si mossero i due progetti più ambiziosi legati a Paperinik.

Nel luglio 2007 con Paperinik contro il Dr. Hach-Mac, disegnata da Giorgio Cavazzano, Giorgio Salati e Riccardo Secchi fu inaugurata la serie Paperinik contro tutti: quattro storie nate dall’idea di Peter Höpfner, direttore delle testate Egmont, la licenziataria Disney in Nord Europa, che propose a Topolino una collaborazione per produrre insieme dei contenuti da pubblicare in contemporanea in Italia, Germania, Danimarca e Norvegia.

Gli sceneggiatori milanesi inventarono così quattro supercriminali che sfidano singolarmente Paperinik, presentandoli con delle dettagliate schede che ne elencavano poteri e debolezze, all’interno di un apparato redazionale che raccontava anche gli storici avversari del papero, mentre i lettori erano invitati a votare il loro preferito con la promessa che sarebbe ritornato in seguito sulle pagine di Topolino.

Paperinik contro tutti pose quindi le basi alla creazione di un universo condiviso di supereroi e supercriminali disneyani. Gli autori avevano sempre avuto a disposizione un nutrito numero di personaggi – Paperinik,  Superpippo, Paperinika, Paper Bat tra i buoni, Inquinator, Spectrus, Spennacchiotto, la nuovissima Zafire tra i cattivi – ma se si esclude la bizzarra serie brasiliana del Club degli eroi, poche volte qualcuno aveva pensato di riunirli tutti in un supergruppo.

Ispirati agli eventi dei fumetti Marvel e DC, Marco Ghiglione, disegnatore dell’Accademia Disney, e lo sceneggiatore Gianfranco Cordara, all’epoca caporedattore di Topolino, proposero di nuovo a Salati e Secchi, con l’aggiunta di Alessandro Ferrari e il character design di Stefano Turconi, di creare la versione disneyana degli Avengers. Nacque così Ultraheroes, una storia in nove parti che vede lo scontro tra tutti i buoni e tutti i cattivi, in un team-up che coinvolse i supereroi già esistenti e nuove identità segrete di personaggi come Gambadilegno, Rockerduck e Ciccio.

Copertina di Stefano Turconi per Topolino 2727. Alle spalle di Paperinik si vedono Eta Beta, colui che raduna il supergruppo, Gastone/Quadrifoglio, Iron Ciccius, Superpippo, Paperinika e Paper Bat. Indossano tutti le supertute inventate per la serie.

Se Salati e Secchi guardarono al di fuori del fumetto Disney per costruire una mitologia di Paperinik, un altro autore si rifece alle origini del personaggio per un’operazione di worldbuilding che riscosse presto il favore del pubblico. Marco Gervasio aveva già disegnato altre storie del papero mascherato quando gli fu assegnata la sceneggiatura di Sarda Paperinik contro le Giovani Marmotte (2001) e poi quella di Michelini Paperinik e l’estate a Villa Lalla (2002), in cui Paperino trova nuovi nascondigli segreti di Fantomius. I lettori percepirono così che la storia del ladro gentiluomo non si fermava a quanto raccontato da Martina su Villa Rosa ma che era più profonda.

Il disegnatore romano iniziò così a indagarne il mito, in storie scritte da lui stesso. Del 2002 fu Paperino e l’ombra di Fantomius, in cui un ladro si spaccia per il criminale di inizio Novecento; dopo qualche anno uscironoPaperinik e il tesoro di Dolly Paprika (2007) e Paperinik e il segreto di Fantomius (2011), in cui l’Arsenio Lupin disneyano e la sua fidanzata compaiono in scena per la prima volta in flashback; nel 2012 fu pubblicata Paperinik e il passato senza futuro, con un viaggio nel tempo che mette faccia a faccia il supereroe e la bella ladra.

Quest’ultima avventura fu la scintilla che diede il via a Le strabilianti avventure di Fantômius ladro gentiluomo. Gervasio immaginò una serie di storie ambientate all’inizio del secolo scorso che ampliassero tassello dopo tassello il mondo in cui si muove il personaggio. Al suo interno intrecciò una fitta trama di citazioni, pescando ogni riferimento dalle storie di Martina e incrociandoli con i racconti di Carl Barks e Don Rosa.

L’autore svelò l’identità segreta del ladro gentiluomo, Lord Quackett, ne rivelò il passato, inventò tutta una serie di comprimari, alleati e antagonisti, e mise sulla sua strada le parodie di Hercule Poirot e Sherlock Holmes, oltre che un giovane e agguerrito Paperon de’ Paperoni.

La copertina di Marco Gervasio per Topolino 3275 (ottobre 2018) con l’atteso incontro tra Fantômius e Paperinik nella storia I due vendicatori.

Negli ultimi anni su Topolino le storie di Paperinik si sono fatte di nuovo rare: stretto tra DoubleDuck (Paperino agente segreto, che si è impadronito del lato spionistico/avventuroso), Fantomius e il ritorno di PK, non più pubblicato su una sua collana ma sull’ammiraglia, lo spazio per la versione canonica del superpapero si è notevolmente ridotto, se si esclude la pubblicazione di inediti su Paperinik Appgrade prima e Paperinik poi, quasi mai memorabili.

È un approccio teoricamente corretto e apprezzabile, che cerca di evitare che il personaggio si inflazioni troppo diluendone le apparizioni, ma che si scontra contro la mancanza di idee originali e la presenza ingombrante di un magazzino di storie mediocri che la redazione deve man mano smaltire. Dal 2015 a oggi, se si escludono le storie di PK, l’unica storia davvero memorabile è Paperinik… mai più Paperino, scritta da uno degli sceneggiatori più giovani, Pietro Zemelo, che unisce le tematiche delle parodie di Pezzin di fine anni Settanta a suggestioni prese dall’immaginario nerd supereroico.

Vignetta di Renata Castellani da Paperinik… mai più Paperino che cita la celebre scena di Stan Lee e John Romita Sr. per Amazing Spider-Man #50.

Non possiamo che sperare che sia un buon segno per una rinascita del personaggio, che avverrà solo quando gli autori troveranno un nuovo filone per rinnovarne ancora una volta lo spirito.

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Escatologie o scatologie. L’anatomia di Paperino
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