Graphic Novel "Terraneo". E se il Mediterraneo fosse stato un continente?

“Terraneo”. E se il Mediterraneo fosse stato un continente?

Molti eventi di questi mesi ci costringono, periodicamente, a riflettere sul rapporto tra identità europea e Mar Mediterraneo. Gli scontri tra Capitani, le mille considerazioni più o meno amatoriali su questioni di diritto internazionale/morale/civile, si giocano su uno sfondo più primordiale, costituito dalla tensione elementare tra terra e mare. Una tensione che, certo, richiede ampie riflessioni di carattere giuridico ed economico, ma che va affrontata innanzitutto sul piano mitico: i simboli contano, e sono loro a nutrire le idee del mondo che poi ‘atterrano’ nei comportamenti, nelle leggi, nelle azioni politiche.

terraneo

Il Mare Mediterraneo non è un luogo qualsiasi, per gli Europei, e non può essere ridotto solo alla sua dimensione di territorio. Si tratta piuttosto di un complesso intreccio di storie umane e di valori in cui, scavando, è possibile trovare i tasselli che compongono le nostre biografie, le nostre paure, le nostre speranze.

Marino Amodio e Vincenzo Del Vecchio, napoletani classe 1989, restituiscono al Mediterraneo tutta la sua portata simbolica con il loro Terraneo, libro illustrato pubblicato per l’editore Gallucci nel 2017. Nominalmente è un libro per bambini, di fatto è un libro per tutti, come i grandi classici che fanno della loro semplicità il loro punto di forza.

terraneo

Terraneo è un racconto delle origini, e come molti racconti delle origini è un capovolgimento della nostra realtà: gli autori immaginano un tempo in cui il Mediterraneo era un continente, Terraneo, attraversato da viaggiatori e costellato di città costiere, enormi costruzioni antropomorfe che simboleggiavano lo sguardo dell’uomo sulla distesa infinita del mare circostante. Per soddisfare quella curiosità, per vincere la paura dell’ignoto, Terraneo sarebbe stato trasformato in un mare, e il mare nei continenti che oggi chiamiamo Africa, Asia, Europa.  

Il riferimento più diretto dell’opera è Le città invisibili di Italo Calvino. Ogni illustrazione mostra una città, ne mostra il carattere individuale e il peculiare rapporto con il mare: Gibilterra, che costituisce l’ultimo sguardo sulla distesa ignota dell’oceano; Scillacariddi, città che sfida il mare tenendolo a distanza da ogni lato; Il Cairo, che come una mano si estende verso il cielo sperando di superare con lo sguardo la linea dell’orizzonte. E così di seguito, esplorando le maggiori e più iconiche città costiere del mondo, dando corpo al racconto di un Terraneo che unisce gli uomini, li tiene insieme nella ricerca e nella paura, nella speranza di conservare come nel desiderio di trovare. Dalle prime pagine è chiaro il sottotesto dell’opera: si immagina un Terraneo che unisce, per puntare l’attenzione su un Mediterraneo che divide. 

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L’opera di Amodio e Del Vecchio mostra nel modo più chiaro il gesto fondamentale della letteratura fantastica: arretrare rispetto al reale per osservarlo meglio e, subito dopo, affrontarlo prendendo la rincorsa. È il mondo alla rovescia, rispecchiamento più vero del mondo vero. Le tavole di Terraneo sostengono questo impegno con un impatto grafico sorprendente, frutto di un sapiente equilibrio tra progettazione architettonica e composizione pittorica, e con un esito che ricorda da lontano alcuni quadri di De Chirico.

Così, mentre il dibattito si fa assordante, Terraneo costituisce uno spazio in cui raccogliersi e affrontare il problema dei confini per quello che è: una domanda radicale su chi siamo, su dove siamo, su come possiamo, vogliamo, dobbiamo essere. 

Terraneo
di Marino Amodio e Vincenzo Del Vecchio
Gallucci Editore, agosto 2018
cartonato, 52 pp., colore
18,00 €

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