Graphic Novel Il viaggio dell'eroe secondo Jacopo Starace

Il viaggio dell’eroe secondo Jacopo Starace

Togliamoci subito il peso di dosso e partiamo dagli aspetti negativi di Inn, l’opera di esordio di Jacopo Starace. Di primo acchito sembrerebbe l’ennesimo libro metalinguistico sullo scrivere libri, che ci parla dell’autore come creatore di mondi, della ricerca delle idee e dell’ispirazione. Dove i personaggi si rendono conto di essere dentro le pagine di un fumetto e il protagonista ha l’aspetto di chi lo disegna. Dove le tavole si stracciano e si accartocciano, trasformandosi in prigioni o in scorci su di un mondo in tre dimensioni. Eppure si tratta di un lavoro davvero interessante, il debutto di un autore che in un colpo riesce a imporsi e sviluppare una poetica personale. E dove le cose non sono scontate come sembrano.

inn jacopo starace

In primo luogo basta sfogliare le oltre trecento pagine che lo compongono per capire quanta ricerca grafica ci sia dietro. Starace non si risparmia e mette su carta idee su idee, senza fermarsi un attimo. La pioggia di locomotive – giustamente una delle prime vignette diffuse come anteprima – è solo un assaggio di quello che si incontrerà lungo tavole monocromatiche, dove i grigi finiranno per tratteggiare un universo visionario – e per una volta il termine non è sprecato – popolato da creature surreali. Difficile confonderlo con qualunque altro libro abbiate già letto.

Ciononostante, arrivando allo scheletro che sorregge tutto il volume, è facile rendersi conto di come, a conti fatti, si tratti di una riproposizione del fantasy più canonico. Abbiamo un eroe, una donzella in pericolo, aiutanti e antagonisti, un mezzo magico (la classica spada) e un viaggio da compiere. Per la verità pare che l’autore si sia studiato per bene i vari Propp e Vogler, tanto che nello svolgersi di Inn troviamo davvero moltissimi archetipi – spesso inseriti in maniera davvero ingegnosa – legati ai due studiosi.

La pioggia di locomotive di cui si parlava poco sopra è una rilettura davvero atipica del guardiano della soglia. Abbiamo poi la grotta, una forte menomazione dell’eroe in corrispondenza dell’ultima prova prima del climax finale (la crisi), un tremendo mutaforma e, naturalmente, un mondo straordinario da esplorare dopo essersi allontanato da quello ordinario.

Avere una base così solida, oltre che perfettamente centrata con l’idea di un racconto che parla di scrivere racconti, permette di potersi sbizzarrire quanto si vuole circa la cosmesi di questi elementi imprescindibili. E da questo punto di vista Inn pare davvero andare per una strada tutta sua, fatta di astrazione e volontà di voler sorprendere – riuscendoci – a tutti i costi.

Non ho idea se Jacopo Starace sia un videogiocatore, ma se dovessi richiamare opere in grado di sovrapporsi al suo Inn penserei a quelle di Fumito Ueda, Jenova Chen e – più banalmente – ai titoli Playdead. Tutti fautori di opere fantastiche che sono ricordate dai più come pregne di un onirismo frutto di scelte minimali e astratte, ma che in realtà risultano tali solo per la delicata gestione dei particolari. Inn funziona esattamente alla stessa maniera.

Si tratta di asciugare solo in apparenza, visto che in realtà sfondi e tavole sono ricchi di dettagli. La scelta di utilizzare toni di grigio parecchio scuri e di lasciare in bianco solo i protagonisti (e i lumi) contribuisce ulteriormente a questa percezione di vuoto, quando di vuoto non abbiamo proprio nulla. Il tratto è graffiante, come se fosse solo abbozzato.

Eppure dentro c’è tantissimo fumetto, da Moebius fino al manga (la resa dei lupi, con quei musi a cono che tanto cozzano con il realismo che li circonda, paiono pensati da Inio Asano). Pagina dopo pagina abbiamo un susseguirsi di intuizioni sempre coerenti con se stesse, che dimostra padronanza e consapevolezza della direzione artistica di un progetto così corposo.

La narrazione procede unendo una certa rigidità della griglia – quasi sempre a sei vignette – e una gestione della recitazione dei personaggi piuttosto atipica, fatta di gesti realistici e di tempi dilatati. Questi due ingredienti danno un ritmo tutto particolare allo svolgersi degli eventi. I personaggi finiscono spesso per prendersi pagine e pagine per battibeccare, allungando a dismisura i tempi e donando alla storia un andamento che non ha nulla del fantasy.

Non mancano di certo sezioni più concitate, ma in linea di massima si parla davvero molto per essere un fumetto basato di un eroe recalcitrante e la sua sbilenca compagnia. A tratti si ha l’impressione che forse la cosa abbia preso un po’ troppo la mano all’autore, fin troppo compiaciuto nello scrivere dialoghi sempre sopra le righe o nell’inserire tavole fini a se stesse, completamente monocromatiche o mute. Come se prima della narrazione venisse il suono della sua voce. E qui veniamo al punto.

Il viaggio dell’eroe è in primo luogo la cronaca di un cambiamento interiore di un personaggio, di una maturazione e di un passaggio al livello successivo. Nel libro di Starace si parla di un mondo dove un branco di lupi voraci e ottusi cerca in ogni modo di catturare i lumi, esseri in grado di rischiarare – letteralmente – un universo altrimenti oscuro e privo di colori. Questi vengono definiti dallo scrittore incompiuto come errori di scrittura, mentre il protagonista rischia la sua vita pur di salvarli. Un autentico paladino che, guarda caso, ha l’aspetto del fumettista che lo ha disegnato per centinaia di pagine. E allora capiamo che prima che della scrittura e del potere della narrazione Inn parla proprio del suo autore.

Questo non toglie di certo che si tratti di uno dei migliori romanzi fantasy dell’anno. Disegnato da un autore da tenere d’occhio, desideroso di parlare di questi anni confusi sfruttando un linguaggio il più universale possibile. Si potrebbe fare un paragone con un bellissimo romanzo fantastico, Il gigante sepolto di Kazuo Ishiguro, dove l’andamento e l’ambientazione da racconto di pura evasione ci parlavano in realtà uno dei dilemmi più struggenti della nostra storia.

La differenza tra le due opere sta tutta nell’universalità dell’approccio dello scrittore britannico, praticamente invisibile se non per la prosa elegantissima e misurata al millimetro. Jacopo Starace ha moltissimo da dire e spesso riesce a farlo nel migliore dei modi possibili, ma se si vuole scrivere un romanzo basato sul potere della narrazione al centro di tutto ci deve essere questo potentissimo mezzo, non chi lo maneggia.

Inn
di Jacopo Starace
Eris Edizioni / Progetto Stigma, luglio 2019
Brossurato, 336 pp., colore
22,00 €

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