Bande Dessinee "Il quaderno blu": la sorprendente anomalia di André Juillard

“Il quaderno blu”: la sorprendente anomalia di André Juillard

Nel suo Diario intimo Henri Frédéric Amiel scriveva la celebre frase: «Il Destino ha due modi per distruggerci, negare i nostri desideri o realizzarli». In questo concetto di origine epicurea, parafrasato da Mark Twain e da Oscar Wilde per arrivare a Stephen King o al film Il Corvo, si trova una delle chiavi de Il quaderno blu di André Juillard.

quaderno blu juillard

Un fumetto che all’epoca fu una piccola sorpresa: uno dei protagonisti del fumetto di ambientazione storica (Le 7 vite dello Sparviero, Piuma al vento, Masquerouge), già da un decennio disegnatore top – sempre in coppia con sceneggiatori di prima linea (Convard, Cothias, Jacques Martin) in grado di traghettare l’estetica della linea chiara verso il realismo, realizzava il suo primo lavoro come autore sia dei testi che dei disegni. 

Dopo la pubblicazione su A suivre nel 1993 e la stampa in volume un anno dopo (vista in Italia sulla rivista Comic Art dal 1996), l’opera in questione viene ripubblicata nel 2018 per Casterman e dalle nostre parti per Acmecomics. Una nuova edizione, quella recente, che contiene anche l’altro graphic novel realizzato interamente da Juillard, derivato dalla prima storia ma con uno svolgimento più esteso e avventurosamente noir, dal titolo Dopo la pioggia

Non è un caso che la prima prova come sceneggiatore e disegnatore di un professionista dell’illustrazione, di scuola Jean Giraud, sia stata subito premiata ad Angoulême con il prestigioso Alph’Art per il Migliore fumetto francese, nel 1994. In quel contesto non era altro che una – feconda – anomalia. Se in passato Juillard ci aveva abituati ad impeccabili ambientazioni storiche, gestite con maestria – qualche volta persino troppo elaborate – controllate da sceneggiatori ‘veristi’ implacabili quali Jacques Martin o Patrick Cothias, qui siamo di fronte a una storia contemporanea che echeggia le atmosfere del cinema intimista francese di quegli anni. Niente più atmosfere cappa e spada, niente più Alexandre Dumas. È il momento di Tandem di Patrice Leconte, o di Film blu di Krzysztov Kieślowski con una splendida e iconica Juliette Binoche, o del modello femminile di Nikita di Luc Besson. Un cambiamento davvero sorprendente.

quaderno blu juillard

Il tema dell’amicizia, che ricorre anche in Dopo la pioggia, e dello straniamento ossessivo-amoroso con un “gioco delle coppie” lontano dalla classica commedia, si fondono insieme all’artificio narrativo e terapeutico della scrittura diaristica. Tutto questo amalgamato da un voyerismo quasi hitchcockiano – vedasi finestra, tende mancanti e doccia – ed da un senso del destino incontrollabile e beffardo anche quando piegato da una febbrile volontà, degno della stimmüng dei drammaticamente fatali film muti tedeschi degli anni Venti. 

Ma se la storia conquista per l’innesco narrativo (che non smette di essere produttivo anche oggi: si vedano romanzo e film La Ragazza del Treno), sono la straordinaria bellezza del disegno e la composizione perfetta delle tavole – una linea chiara purissima sorretta da una straordinaria scelta della scala cromatica, dove spiccano i personaggi femminili – a renderlo un gioiello, ormai un classico della bande dessinée contemporanea

Corpi di donne, nude e in déshabillé, figure a volte eteree e a volte superbamente carnali, femme fatale che dominano con la propria sensualità, senza apparentemente far nulla, si offrono senza ammiccamenti al lettore, senza distinzione di genere, ammaliandolo. Il quaderno blu è una storia che trova il proprio perfetto equilibrio nella sua apparente non perfezione, da absolute beginner come è stato Juillard.

Una storia che nel suo variare, anche repentino, dei contenuti e dei toni, resta sostanzialmente fedele al genere “romantico”, innestando nello svolgimento anche l’elemento noir ma aggiunto con la giusta parsimonia. Juillard mette così a frutto la lezione dei suoi vecchi sodali. Aggiungendo con la cautela del principiante esperto e con pazienza certosina la giusta dose elementi estetico-narrativi, grazie anche all’artificio della storia raccontata da tre personaggi differenti, che permettono al graphic novel di rasentare la perfezione in un finale realmente inaspettato e di gran classe. 

Anche Dopo la pioggia nasce dalla reiterazione dell’idea basata su una vecchia e solida amicizia in cui si insinua l’amore per una stessa donna. Ma qui non esiste competizione e solo la forza dell’avventura, del mistero e del dramma prendono le redini della narrazione attraverso il modello canonico dell’anti-eroe. Un improbabile, ma a modo suo credibile, intellettuale di mezz’età e fuori forma, inadatto nel ruolo del detective che l’affetto per l’amico scomparso gli richiede.

Nonostante ciò non mancano alcuni passaggi di sotteso erotismo traslato in dolce intimità, questa volta grazie a una donna irraggiungibile (e viene qui da pensare a Neval di Rosso Istanbul di Ferzan Ôzpetek, le cui atmosfere discrasiche in bilico tra onirismo e dramma ricordano Juillard), ma anche una bellezza “normale” incarnata da una passionale  “rossa”, che si mescolano a momenti di pathos sostenuto ad altri di vera e propria violenza fisica, anche sul piano sessuale, quando non omicida, che non era stata visivamente presente e necessaria in questa forma ne Il quaderno blu, laddove sono i desideri e le emozioni e non le azioni a prevalere. 

quaderno blu juillard

Questa volta il rocambolesco finale si diluisce in un canto di speranza ed amore, ritornando dove l’irruzione del “male” lo aveva spezzato. Anche qui la gamma dei colori la fa da padrone, rendendo viva la luce inconfondibile della Toscana, “fotografata” graficamente con colori caldi, morbidi e soleggiati ma senza i soliti stereotipi da cartolina; come d’altronde lo era stato per la dominanza dei blu, decisi ma mai freddi, delle scene d’interni in penombra e quelle esterne serali-notturne de Il quaderno blu, molto vicine alla sensibilità cromatica di artisti come Edward Hopper. 

Il grande lavoro di Juillard è stato quello di trasformare in reale, quasi tangibilmente fotografico, una modalità di rappresentazione che si muove nell’ambito dell’anti-naturalismo. Lo ha fatto trasformando storie frutto della fantasia, legate all’amore e alla bramosia, in “sogni della realtà”, corporei e veri come possono essere veri, vividi e colorati solo i sogni che scaturiscono da desideri estremi, leciti o illeciti, spirituali o carnali. E lo ha fatto, grazie l’anomalia feconda di una trasformazione da maestro del segno illustrato in un superbo designer visuale e costruttore di storie della narrativa disegnata.

Il quaderno blu
di André Juillard
Acmecomics, 2019
brossura, 144 pp., colore
21,60 €

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