Rubriche Sunday page Sunday Page: Sarah Mazzetti su Nora Krug e Line Hoven

Sunday Page: Sarah Mazzetti su Nora Krug e Line Hoven

Ogni settimana su Sunday Page un autore o un critico ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le conversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica è ospite Sarah Mazzetti, illustratrice bolognese, membro del collettivo Teiera, che lavora a livello internazionale per, tra gli altri, The New York Times, The New Yorker, Die Zeit, La Repubblica, The Guardian. Ha ricevuto diversi premi, fra i quali una Golden Medal della Society of Illustrators di New York, il Gran Guinigi per il miglior fumetto breve (I gioielli di Elsa) e il premio internazionale d’illustrazione Bologna Children’s Book Fair.

sarah mazzetti nora krug
“Heimat” di Nora Krug

Innanzitutto ho un po’ barato, nel senso che sono due i libri da cui ho estrapolato le pagine da analizzare, ovvero Heimat di Nora Krug e L’amore guarda da un’altra parte di Line Hoven.

Inizialmente volevo concentrarmi solo sul libro di Nora Krug uscito l’anno scorso negli USA, sia per un discorso legato alla tecnica narrativa, che è estremamente interessante visto che ila Krug usa diverse forme di racconto visivo, dal disegno, al collage fotografico, al fumetto – ma anche perché – molto banalmente – penso sia un libro bellissimo e importante su cui mi faceva piacere portare attenzione. Poi casualmente ho ritrovato a casa dei miei genitori il fumetto di Line Hoven uscito per Coconino 10 anni fa, e nel rileggerlo ho trovato qualcosa di più di un’affinità fra i due testi, mi sono scoperta io a giocare con le due storie come se si contenessero a vicenda.

“L’amore guarda da un’altra parte” di Line Hoven

Ce li racconti un po’?

Sia Heimat che L’amore guarda da un’altra parte raccontano storie famigliari e hanno come sfondo la Seconda Guerra Mondiale, ed entrambe le autrici sono tedesche. Detto ciò i due testi sono molto diversi – Heimat è una vera e propria ricostruzione della storia famigliare della Krug mescolata all’autobiografia, che ci consente di inquadrare il punto di vista peculiare da cui viene svolta questa operazione, ovvero quello di una donna tedesca naturalizzata americana, residente a NY e sposata con un americano di origine ebraica. Un racconto ricchissimo e molto variegato dal punto di vista visivo e degli espedienti narrativi, come dicevo si passa dal collage fotografico e di documenti originali, al disegno raccontato, al fumetto.

Il fumetto della Hoven invece racconta con una serie di episodi molto circoscritti e legati alla quotidianità la storia di due famiglie, una americana e una tedesca, che finiranno per incontrarsi. In sottofondo la Storia in senso più ampio è una presenza costante, non viene mai raccontata esplicitamente, ma plasma ogni dinamica.

E che pagine hai scelto?

Queste sono quelle che mi hanno fatto immaginare un’intersezione fra i testi. Nella prima parte del libro viene presentato Erich Hoven bambino, senza nessuna connotazione temporale inizialmente. Fino a quando non si arriva a queste pagine che riproducono un album di famiglia e collocano la storia in un contesto molto preciso. Come dicevo, nel fumetto la Storia – e più specificatamente la Guerra è molto presente, ma non viene mai rappresentata. In questo senso questa pagina è quasi una dichiarazione d’intenti, l’unica immagine che avrebbe avuto il ruolo di puntare visivamente al conflitto manca (la didascalia recita: «Erich e Irmgard al campo estivo delle gioventù hitleriane»). E in questo “buco” ne L’amore s’inserisce Heimat. Ho scelto questa pagina in particolare perché racconta e documenta proprio le informazioni omesse nella foto mancante della Hoven: Hitler, la Gioventù Hitleriana, e Franz Karl, lo zio di Nora Krug ritratto in quegli anni, molto simile a come doveva essere Erich Hoven in quel periodo.  Forse però tutto il libro di Nora Krug potrebbe andare a inserirsi in quella foto mancante, sono infatti decine i documenti e le fotografie riportate e raccontate dalla Krug, tutto è esplicito e di ogni aspetto simbolico viene analizzato il significato e il valore, con l’obbiettivo di far emergere come la Patria, la Storia e quindi la Guerra hanno plasmato l’identità dell’autrice.  Le storie dei personaggi dei due libri quindi si sovrappongano, forse non s’incontrano ma sono fortemente connesse fra loro. Storie però inquadrate all’interno di forme narrative molto diverse.

Da una parte abbiamo la rimozione operata dalla Hoven, dall’altra la ricostruzione della Krug. Tu, da autrice, da che parti stai?

Da lettrice sto sicuramente dalla parte della ricostruzione, il libro di Nora Krug è decisamente più riuscito e appassionante di quello di Line Hoven. A dire il vero è una delle cose più belle che abbia mai letto in generale, penso in tutta la vita, quindi forse è un po’ scorretto fare un paragone. Però aver letto Heimat mi ha fatto entrare più a fondo nei non detti de L’Amore, mi ha fatto riscoprire la sottotrama fatta di oggetti, documenti, pubblicità, abitudini che ho trovato molto più coinvolgente del racconto famigliare di cui parla la trama principale, quindi ora vedo il libro di Line Hoven in maniera diversa, mi piace molto di più di prima. È una cosa un po’ strana e forse non molto positiva per un libro aver bisogno del supporto di un altro libro uscito dieci anni dopo per esprimersi a pieno, però per me ora è così. Come autrice la Krug mi è molto vicina in quello che percepisco come un continuo esercizio di libertà, una tensione alla ricerca e alla sperimentazione – non portata avanti in maniera casuale naturalmente, anzi al contrario, il frutto di un lavoro continuo che non si vuole appoggiare a qualcosa di troppo familiare.

Questi due libri ti hanno influenzata anche come autrice? C’è qualche lezione che hai imparato dalla lettura di queste opere?

Il lavoro della Krug in generale sicuramente è presente fra le tante cose che mi hanno costruita professionalmente, e continuerà ad esserlo. Line Hoven mi piace molto, una cosa che vorrei provare se si potesse è sapere come si sente, come affronta il lavoro una disegnatrice di quel tipo, con uno stile così definito che elimina alla base una serie di variabili. È un modo di pensare e fare molto diverso dal mio, quindi mi limito ad apprezzare il suo lavoro come lettrice.

Com’è che hai scoperto queste due opere?

L’amore guarda da un’altra parte ce l’ho da tanto tempo, probabilmente avevo 24/25 anni quando l’ho comprato, ed ero attratta dalla tecnica di disegno. Se devo essere sincera l’ho riletto perché mi ricordavo soltanto che non mi era affatto piaciuto all’epoca! Forse perché, appunto, non avevo i mezzi per leggere davvero la trama storica che regge gli eventi. In generale tendo a capire meglio le cose se le metto in rapporto ad altre, ho una pessima memoria, ed è come se non riuscissi a fermare il ricordo di una cosa letta se non la inserisco in un discorso più ampio, questo libro quindi era rimasto nel passato come un’esperienza di lettura superficiale e deludente.

Di Heimat invece ho atteso l’uscita, ed era il libro che più di tutti volevo comprare quando sono andata a New York lo scorso novembre. Conosco il lavoro di Nora Krug da tanto tempo, con la mia veramente pessima memoria ricordo precisamente come quella sua totale libertà unita al totale rigore – anche nei modi – fossero per me fonte di grande ammirazione e soggezione quando ero più piccola. E pure adesso sinceramente.

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