Focus Interviste Suehiro Maruo: «Il cinema è mio rivale»

Suehiro Maruo: «Il cinema è mio rivale»

Suehiro Maruo Lucca
Suehiro Maruo, foto di Paolo La Marca

Il fumettista giapponese Suehiro Maruo, massimo esponente del genere ero guro (che unisce erotismo e horror), autore di Il vampiro che ride, Il bruco e Tomino la dannata, è stato ospite di Lucca Comics & Games 2019, come protagonista di incontri e di una mostra. Durante la conferenza stampa, l’autore ha parlato anche del suo rapporto con il lavoro, il cinema e la musica.

Maruo è un fumettista che si approccia al lavoro in maniera inusuale rispetto a gran parte dei mangaka, abituati a lunghi tour de force giornalieri: «La mattina mi alzo presto, lavoro poco e vado a letto presto. Per realizzare una tavola di solito ci impiego circa due giorni». Un’organizzazione che influisce sulla sua produzione: «Mi piace lavorare a storie brevi perché posso proseguire la lavorazione senza troppe complicazioni, mentre con le storie lunghe rischio di annoiarmi. Nel mercato giapponese il mainstream vuole storie lunghe; io invece sono d’accordo con Osamu Tezuka quando diceva che una storia breve è un lavoro più compresso ma anche più interessante. Gli editori non le vogliono, ma a me non interessa». Tomino la dannata – la sua opera più recente – è invece una serie di circa seicento pagine raccolta in quattro volumi: «Tomino è un fumetto lungo perché volevo realizzare almeno una storia di ampio respiro, ma non ne farò più».

Il fumettista non si lascia troppo influenzare dall’attività di altri autori e che lavora in solitudine, con uno sguardo profondamente interessato al cinema, quello horror in particolare: «Mi piace L’esorcista, film così mi emozionano, e aspiro a far provare emozioni simili anche io. Sento di vivere in un confronto costante con il cinema, che considero come una sorta rivale».

Maruo è affascinato dal regista danese Carl Dreyer (del quale ama soprattutto Vampyr), si ritiene influenzato da Luis Buñuel e Fritz Lang, ma anche da Stanley Kurbick e dalle musiche di Eyes Wide Shut (composte da György Ligeti). Non ha un rapporto altrettanto pacifico con certo cinema giapponese, specialmente con gli adattamenti delle storie di un autore a lui caro come lo scrittore Edogawa Ranpo, di cui ha già trasposto a fumetti alcuni racconti: «Nel cinema giapponese ogni tanto fanno film su Rampo, ma secondo me sono fesserie, allora ci ho provato io con un fumetto».

E cosa fa paura a un artista che col terrore si confronta da decenni, nella sua lunga carriera? «Il terremoto. A ottobre c’è stato un grande tifone a Tokyo che ha portato tantissima acqua. Io abito vicino al fiume e il comune ha suggerito l’evacuazione. In quei giorni ho avuto molta paura e mi sono spostato a Kyoto. Da bambino mi faceva paura il cimitero che c’era vicino a casa mia.»

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