Focus Interviste “Susi corre”, un giro di giostra sull'albo gigante di Silvia Rocchi

“Susi corre”, un giro di giostra sull’albo gigante di Silvia Rocchi

Silvia Rocchi sarà tra gli ospiti principali dell’edizione 2019 del festival BilBOlbul (Bologna, 29 novembre – 1 dicembre), protagonista di una mostra e di due incontri.


Susi, Ginevra e Vera si incontrano alla fiera del paese, per una giornata di svago e divertimento, ma soprattutto sperando di incrociare certi amici. Il nonno di Susi, dopo averla accompagnata, passeggia tra le bancarelle e Sandra, ignara di stare per essere coinvolta in un pomeriggio movimentato, frequenta la palestra lì vicino.

Mentre tutti cercano di divertirsi spensieratamente le loro storie si incrociano, chi alla ricerca di nuovi amori e avventure, chi perso tra i rimpianti, chi coinvolto per caso. Apparentemente “sfortunata”, forse è solo Susi ad uscirne indenne, perché tanto è giovane e solo lei continua a correre, senza preoccuparsi di cosa le può riservare il futuro.

Nel suo nuovo libro, intitolato Susi corre, Silvia Rocchi (Brucia, Il segreto di Majorana, Alda Merini. Ci sono notti che non accadono mai) può sbizzarrirsi in libertà, grazie al formato eccezionale scelto da Canicola per la sua collana Sudaca, gli “albettoni” in formato A3 che già hanno ospitato autori come Paolo Bacilieri, Gabriella Giandelli, Anna Deflorian. La stampa riesce a rendere tutta la matericità e il colore dei pastelli a olio, sfruttati anche per provare efficaci effetti di movimento e luce.

Susi corre Silvia Rocchi

Il tuo nuovo libro fa parte della collana Canicola di libri stampati in formato tabloid, il massimo stampabile da una tipografia (30×42 cm). Ci racconti come è nato l’incontro tra te e Canicola per questa particolare collana?

Sono stata io a bussare alla loro porta, perché mi ero innamorata della collana e volevo assolutamente avere la possibilità di lavorare in grande, visto che io disegno sempre in scala uno a uno. Era un’ottima opportunità per “espandermi” e trovo che l’effetto del volume aperto sia veramente d’impatto! Mi piace moltissimo.

Come mi succede spesso, è nata prima l’ambientazione del volume, volevo disegnare una fiera di paese, da lì ho strutturato tutto il racconto. Quando gliel’ho proposto avevano qualche dubbio sulla prima bozza della storia, per fortuna le tavole di prova hanno parlato al posto mio; sono rimasti molto colpiti dai colori a quel punto hanno accettato, a patto di lavorare a stretto contatto per l’editing.

Quindi la collana in sé non prevede vincoli tematici o stilistici, la caratteristica che accomuna i volumi è la dimensione.

Esatto, in questo caso in realtà la storia era anche adatta per far rientrare il volume nel progetto “Dalla parte delle bambine”, un’iniziativa di Canicola sostenuta della regione Emilia Romagna, dal comune di Bologna e da diverse associazioni. L’anno scorso ha coinvolto i volumi Ragazze cattive di Ancco e Io sono Mare di Cristina Portolano, con una serie di mostre e incontri con bambini e adolescenti, per parlare di stereotipi di genere, riflessioni sul concetto di identità e di relazione con l’altro. 

Ci parli della tua tecnica? Rispetto agli altri volumi, mi sembra che tu abbia aumentato la quantità di realismo e ricerca del dettaglio.

Il lavoro è interamente disegnato con i pastelli a olio, ho provato gli effetti di colore, le sfumature; ogni volta che li utilizzavo mi sorprendevano in modo diverso e scoprivo sovrapposizioni, altri effetti… poi sono andata alla ricerca del dettaglio con la grafite, ad esempio per raccontare un viso anziano o la spavalderia sul volto della ragazzina. In definitiva, ho usato i colori per rendere luci, atmosfera e ambientazioni e la grafite per i dettagli.

Hai lavorato anche incidendo il colore ad olio?

Non in questo caso, ho usato solo pastelli, matite e carta.

Nella storia ho avvertito un sottofondo nostalgico e malinconico, si parla di giovani amori che potrebbero nascere e amori che invece non hanno saputo cogliere il momento. In particolare ho trovato molto verosimile e commovente la figura del nonno di Susi, Luigi. C’è qualche riferimento autobiografico, o della biografia di qualcuno che conosci?

In realtà non c’è quasi niente di autobiografico. Il nonno afflitto dai rimpianti è una delle prime figure che avevo tracciato, in contrapposizione allo sviluppo nella storia della nipote, Susi. Per questo libro, nonostante sia il più breve che ho fatto, ho lavorato scrivendo moltissimo per scavare nella personalità dei personaggi, pagine e pagine di descrizioni.

Susi corre Silvia Rocchi

Di solito scrivi molto, in preparazione di una storia?

Di solito no! In questo caso però, per esplorare bene i miei personaggi, ho scritto tutta la loro storia, cosa avevano fatto prima, cosa faranno dopo… li conosco perfettamente, anche se ho raccontato un solo pomeriggio della loro esistenza.

Hai scelto questa modalità di lavoro perché avevi poche pagine a disposizione per espandere la storia?

È stato un discorso legato al rapporto con l’editore, col quale ho lavorato a stretto contatto. Mi hanno lasciato totalmente libera dal punto di vista stilistico, ma mi hanno seguito e consigliato molto sui nodi narrativi, sugli intrecci. Alcune scene mi sono venute in mente da subito, con Canicola ho lavorato per trovare il filo dei rapporti interpersonali dei personaggi, per studiarne la psicologia.

Nonno Luigi ha una storia di rimpianti ma tutto sommato non riesce ad immedesimarsi nella vita della nipote, Susi, e rischia di rovinarle un amore che sta per nascere. È poco empatico, diciamo!

Infatti, è proprio quello il punto. Racconto il paternalismo del nonno, quando ad esempio scopre la “fuga” di Susi e la sua prima reazione è dire: “L’ammazzo!”. Una frase molto forte, che tuttavia si sente dire spesso.

Il titolo cita solo Susi, è lei la protagonista? Parla soprattutto di lei, il libro?

Nella mia testa in realtà il personaggio della nipote e quello del nonno hanno due vicende parallele, ugualmente importanti. Poi il punto di vista è quello di Susi, il mondo in cui ci muoviamo è il suo, nella sua sfera di interessi e di frequentazioni.

È una bella idea ambientare la storia all’interno di una fiera di paese, è una sorta di castello dei destini incrociati dove si incontrano casualmente tantissime vite diverse. C’è anche una terza protagonista, nel libro, Sandra.

Mi affascinano queste situazioni che funzionano da fulcro di massimo interesse rispetto a tutto il mondo attorno. Tutti vanno per divertirsi in senso assoluto, volevo ricreare un’atmosfera tipo Capodanno, dove tutti si devono divertire per forza.

Sandra, il terzo personaggio, l’avevo immaginata da subito come l’incarnazione della gentilezza, non si capisce nemmeno bene perché si lasci coinvolgere se non per buon cuore. È un personaggio senza luci né ombre, una specie di bastone per il personaggio del nonno.

Insomma, si crea una grande confusione, ma alla fine capiamo che ciascuno dei personaggi ha ingigantito quello che pensava stesse succedendo.

Mi piaceva l’idea di far notare come le percezioni delle cose variano rispetto alle situazioni e alla sensibilità di ognuno. Susi è una bulletta che tira dritto per la sua strada, il nonno è eccessivo nelle sue reazioni… mi piace esplorare gli eventi dal punto di vista di una pluralità di personaggi che le percepiscono.

Susi corre Silvia Rocchi

Nella scelta dell’ambientazione, così ariosa, ha influito anche la dimensione del libro?

Volevo disegnare tutto, lo zucchero filato, le signore ai banchetti, il porchettaro, i giostrai… è un luogo che catalizza tutto, anche una grande folla di personaggi.

Da dove nasce il titolo, Susi corre, c’entra il film Lola corre di Tom Tykwer?

In parte, sì! È un bellissimo film che parla di ragazze toste in giro per Berlino. Un po’ è una citazione e un po’ ci serviva un titolo breve che contenesse un’azione, anche fine a sé stessa. A Susi non succede niente di quello che aveva sperato, fa la scemetta in giro, fa brutte figure… e comunque va dritta per la sua strada.

È anche un po’ la leggerezza dell’età.

Susi corre, e quello che succede, succede! Riflette ma solo ed esclusivamente pensando a se stessa, mai in quanto parte di una comunità che può in qualche modo risentire le conseguenze delle sue azioni.

Stai lavorando già ad altro?

Sono ripartita subito, e al momento sto lavorando alla trasposizione di un articolo di Rodari, assieme al mio coautore Ciro Saltarelli, un ricercatore storico che ha trovato un articolo poco conosciuto, contenuto in un inserto dell’Unità, scritto da Rodari durante la sua carriera da reporter. Già nei suoi articoli era presente la vena narrativa.

Si tratta di un reportage da una miniera di zolfo in cui era in corso uno sciopero. È molto interessante anche da un punto di vista politico e sociale, racconta storie di vita quotidiana e tratteggia diverse figure particolari. Uscirà per Edizioni EL, sarà una via di mezzo tra un fumetto e un albo illustrato.

Leggi anche:

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“Tramezzino”, la Milano king-size di Paolo Bacilieri
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L’espressionismo intimo di Silvia Rocchi [intervista]

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