Graphic Novel La gabbia e il guscio, su “Clyde Fans” di Seth

La gabbia e il guscio, su “Clyde Fans” di Seth

Dopo La vita non è male, malgrado tutto, a Seth sono serviti vent’anni di lavoro per portare a conclusione il suo secondo graphic novel, Clyde Fans. Venti anni che si vedono tutti, lungo le oltre quattrocento pagine di questo corposo romanzo per immagini, e che l’autore non finge di nascondere. Soprattutto nei disegni, che nelle prime parti richiamano lo stile sottile e morbido, in una delicata mezzatinta, che avevamo già conosciuto nel lavoro precedente di Seth, mentre nelle ultime parti si evolvono verso una maggiore sintesi, le linee si fanno più spesse, gli spazi e i corpi si presentano nella loro essenzialità grafica.

Clyde Fans Seth

Vent’anni sono un intervallo enorme, per questi tempi accelerati e carichi di stimoli continui. Ma non è così per Seth, un autore che sembra arrivato nel nostro presente in modo casuale: schivo e fuori dai trend topics, il fumettista canadese ha sempre raccontato, nei suoi lavori, vicende venate di una pacata nostalgia per un passato idealizzato, e intrise di una malinconia sottile e un po’ crudele, in uno stile di narrazione lento che ricorda l’arte e l’umore di scrittori come Thomas Bernhard o, per restare in terra canadese, Saul Bellow.

In questo senso, Seth si conferma autore novecentesco, le cui indagini (del mondo e di se stesso) sono proiettate sempre verso un passato mitico, fatto di oggetti, feticci, e di ricordi che permangono nel presente. Se, nel suo primo graphic novel, il protagonista – ovvero lo stesso Seth – si dedicava in modo ossessivo a una lunga e faticosa ricerca sulla vita e le opere di un amato vignettista di nome Kalo (inutile aggiungere che Kalo, nome d’arte di Jack Kalloway, di cui scopriamo dettagliatamente la biografia e i lavori, non esiste nella realtà), nel caso di Clyde Fans l’autore abbandona ogni tratto di autobiografismo ma non i suoi temi e sentimenti più cari. Tra questi, la nostalgia per un tempo andato più immaginario che reale, la passione per gli oggetti e le immagini del passato, e il bisogno di trovare, attraverso l’esplorazione di questo passato, un senso all’esistenza presente.

Clyde Fans Seth

Lungo un percorso che si muove avanti e indietro tra varie epoche, dal 1997 al 1957 al 1975 al 1966, seguiamo le vicende di due fratelli, Abe e Simon Matchcard, a tracciare l’evoluzione delle loro vite e del loro conflittuale rapporto.

Abe, il proprietario della ditta di ventilatori Clyde Fans, è un uomo pragmatico, ha preso in carico l’azienda lasciatagli dal padre (che abbandonò misteriosamente la famiglia quando i due fratelli erano ancora ragazzini) ed è riuscito, attraverso i sacrifici e un’abile capacità di vendita, a portarla al successo per molti anni, a scapito però della propria felicità. Simon invece è un sognatore, un uomo del tutto incapace di fare i conti con la sua vita. Per quanto si sforzi di dedicarsi a qualcosa di utile e produttivo come ben riesce al fratello, si ritrova sempre a fuggire dal presente per rifugiarsi in un suo mondo incantato, fatto di oggetti inutili, pupazzi e giocattoli che prendono la parola per sbeffeggiarlo, o vecchie cartoline illustrate, di cui riconosce con esattezza il tratto di ogni autore.

Facile ritrovare in quest’ultimo personaggio i caratteri e le ossessioni di Seth stesso, per come si era descritto in La vita non è male, malgrado tutto. Ma forse sarebbe più corretto vedere Seth in entrambi i fratelli, nella sottile disperazione di Abe, che mette tutta la propria esistenza al servizio della crescita della ditta, per poi ritrovarsi in tarda età solo e senza uno scopo; così come nell’incontrollabile bisogno di fuga di Simon, che lo spinge a evitare qualsiasi rapporto con il mondo, in cerca di uno spazio che non è nel presente, un momento perfetto, cristallizzato, nel quale non esistono lutti, sofferenze, abbandoni, delusioni e sconfitte.

Clyde Fans Seth

Questo tempo cristallizzato, questa nostalgia per un’immagine del mondo che non c’è, è forse l’intuizione più felice del lavoro di Seth: all’interno della gabbia del fumetto, che passa da tavole ariose, con il disegno che occupa l’intero spazio, ad altre dove la struttura si fa più rigida e claustrofobica, arrivando a includere dodici o venti vignette per pagina, i personaggi sembrano consapevoli di essere imprigionati, talvolta si apre uno spiraglio di luce, una immagine che restituisce a tutto un senso.

Come uccelli imprigionati, i due fratelli sono entrambi intenti a volare via verso una libertà che in realtà non conoscono davvero; ma forse, come intuisce Simon, questa gabbia nella quale vivono non è affatto una gabbia, forse è un guscio che li protegge dal male della vita, che li tiene al riparo dal mondo, finché non saranno pronti a coglierne la bellezza.

Clyde Fans
di Seth
traduzione di Leonardo Rizzi
Coconino Press, novembre 2019
cartonato, 488 pp., colore
42,00 €

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