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Sunday Page: Ron Marz sul Thor di Walter Simonson

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Ogni settimana su Sunday Page un ospite (autore, scrittore, critico, giornalista, editore) presenta una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per ragioni tecniche, artistiche o emotive. Le conversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma tutto parte dalla stessa domanda: «Se ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica è ospite Ron Marz. Classe 1965, è attivo come sceneggiatore di fumetti fin dagli anni Novanta nell’industria del fumetto supereroistico, lavorando per CrossGen, Dark Horse, Marvel Comics e DC Comics. Tra le sue opere più note ci sono storie di Silver Surfer, il crossover Dc vs. Marvel, e Tramonto di smeraldo, una controversa saga in cui Lanterna Verde si trasforma in un omicida.

Ron Marz Thor

La gestione di Walter Simonson su Thor è la mia preferita, in generale per quanto riguarda i fumetti. È una delle cose che mi ha fatto tornare a leggere i fumetti da adolescente, quando me ne ero allontanato. Ricordo di aver letto questo albo, Thor #362, Fuga da Hel!, quando uscì, e di essere rimasto sbalordito dalla morte dell’Esecutore. Era potente, toccante, perfetta.

Come mai hai scelto questa pagina?

Adoro questa pagina, prima di tutto, perché è un momento emotivo potente. Un personaggio che abbiamo sempre visto come un cattivo risulta essere molto di più. Si sacrifica nobilmente e, nel farlo, si riscatta. L’Esecutore è più un eroe di chiunque altro nella storia.

Da un punto di vista narrativo, adoro questa pagina perché combina le due cose che i fumetti fanno meglio. Ha un’immagine enorme e potente, qualcosa che colpisce dritto in mezzo agli occhi. E ha una magistrale serie di immagini sequenziali. La composizione classica della vignetta principale è brillante, tutto dirige il tuo sguardo sulla figura dell’Esecutore. E, ovviamente, è difficile battere un Asgardiano usando un M-16 come mazza. Le vignette funzionano anche per quello che non ti mostrano. Non vediamo la morte dell’Esecutore, semplicemente svanisce. Ciò che non viene mostrato, e quindi ciò che il pubblico deve immaginare, è molto più potente di qualsiasi cosa possa essere messa sulla pagina.

Ricordi come hai scoperto i fumetti e Thor in particolare?

Ho scoperto i fumetti per la prima volta quando ero troppo piccolo per leggere. Mio fratello aveva una scatola di vecchi fumetti nello scantinato, una pila di vari fumetti in una vecchia scatola di cartone. C’erano un sacco delle prime serie Marvel in quella scatola, incluse molte cose di Jack Kirby che mi attiravano. Non ero in grado di leggere, ma ricordo ancora di aver sfogliato quelle pagine, di aver guardato le immagini e di essere rimasto affascinato. C’erano alcuni fumetti di Journey Into Mystery, quindi quella fu la mia prima esposizione a Thor. Anni dopo, quando ero un bambino che comprava fumetti dall’espositore da un negozio locale, Thor era uno dei titoli che cercavo sempre. E se avevano le copertine di Jack Kirby, anche meglio.

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