“Tex l’inesorabile”: il Texone da collezione di Claudio Villa

Il Texone, lo sappiamo, è un oggetto di culto per gli appassionati. Lo Speciale Tex (questo il suo nome ufficiale) è nato nel 1988 e nel 2020 arriverà all’albo numero 35. È un appuntamento imprescindibile, voluto da Sergio Bonelli e che nel tempo è diventato sempre più importante non solo per le storie, di solito di qualità particolarmente curata. Il vero punto di forza del Texone infatti è il parterre di disegnatori che hanno dato forma alle storie dei “Magnifici Sette”.

Tanti sono infatti gli sceneggiatori delle storie del ranger e dei suoi pards che finora si sono potuti cimentare con la collana di grande formato della Bonelli: Claudio Nizzi, Mauro Boselli, Gino D’Antonio, Guido Nolitta (alias lo stesso Sergio Bonelli, che ha scritto solo il soggetto di I ribelli di Cuba, sceneggiato poi da Boselli), Gianfranco Manfredi, Pasquale Ruju e Tito Faraci.

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Accanto a loro nel tempo sono sfilati alcuni tra i più bei nomi del fumetto italiano e internazionale. La lista sarebbe troppo lunga e non voglio fare torto a nessuno, per questo cito a mo’ di esempio solo Magnus, cioè Roberto Raviola, che ha disegnato la sua ultima struggente e splendida opera proprio per questa collana: La valle del terrore (1996).

Solitamente le storie escono di estate, ma finora ad oggi due volte sono uscite anche d’inverno: nel novembre 1996 (L’uomo di Atlanta) e nel novembre 2011 (Le iene di Lamont). Una particolarità della serie è che le copertine sono realizzate dallo stesso disegnatore che cura i disegni e non dallo storico copertinista “texano” di casa Bonelli, cioè il potente e statuario Claudio Villa, che dal 1994 cura le copertine di tutti gli altri volumi di Tex e spesso si occupa di illustrare anche delle storie della serie regolare. È importante e ci torniamo tra un attimo.

Nel 2020 ci sarà un ulteriore Texone aggiuntivo, questa volta però in uscita a febbraio, anche se a novembre è già stato “anticipato” in un’edizione deluxe da libreria: Tex l’inesorabile, che è doppiamente importante perché è anche il primo Texone del già citato Claudio Villa, disegnato su soggetto e sceneggiatura di Boselli. Si può così finalmente gustare un lavoro complesso e dinamico, meno “posterizzato”, di Villa, che ha una vena grafica inesauribile ma che è anche quasi sempre costretto all’interno della logica delle copertine e non di quello dei racconti per immagini in sequenza.

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Villa, classe 1959 di Lomazzo (provincia di Como), è cresciuto artisticamente nello studio di Franco Bignotti, curando prodotti per Bonelli come Mister No, Zagor e Martin Mystère. Dal 1982 lavora per Sergio Bonelli Editore, dove ha fatto un po’ di tutto, compreso contribuire a creare graficamente Dylan Dog assieme al suo autore Tiziano Sclavi, ha disegnato un po’ tutti i personaggi della casa editrice, e ha persino collaborato con il cantautore Claudio Baglioni. Con Tito Faraci alla tastiera si è lanciato anche nell’universo Marvel, per il quale nel 2006 ha realizzato una storia di Devil e Capitan America (Doppia morte).

Soprattutto, è stato incaricato di realizzare di una serie pressoché infinita di copertine di Tex a partire dalla mitica “401”, che lo ha reso il secondo copertinista della testata dopo Aurelio “Galep” Galleppini, il creatore grafico del personaggio. Villa lavora a tutti i nuovi albi di Tex e, in seguito alla collaborazione di Bonelli con il Gruppo Editoriale L’Espresso per la pubblicazione della Collana storica a colori in edicola, anche alle copertine di questa, che lo hanno tenuto impegnato dal 2007 al 2011.

Il lavoro di copertinista se ci pensate è molto complesso e richiede parecchio studio. È un approccio a storie scritte e disegnate da altri (comprese le caratterizzazioni dei personaggi secondari e degli scenari) ma pone anche il particolare problema di dover essere risolto tutto con una sola immagine. Occorre sintesi, bisogna cercare qualcosa di plastico, fermo e dinamico al tempo stesso, che non permette di giocare con la regia, le inquadrature, i movimenti di macchina. La copertina è una fotografia particolare, frutto del lavoro di collaborazione con le altre anime della casa editrice perché coinvolge anche il marketing e la distribuzione. Insomma, Villa ha fatto per anni uno di quei lavori che sembrano facili ma che in realtà ti portano via tutte le ore a disposizione.

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Per questo, Tex l’inesorabile, storia pensata per la serie regolare e scritta da Boselli nei primi anni Duemila, a un certo punto si arenò. Capita ogni tanto. In questi casi si aspetta, la sceneggiatura è “congelata” mentre il disegno rimane in sospeso. Perché le 226 tavole richiederebbero già tantissimo tempo e non si possono forzare. Qui però c’è un passaggio importante: fu lo stesso Sergio Bonelli a dire che quella storia sarebbe stata perfetta per un Texone.

Il cambio di marcia di certo non spaventò Villa, però i carichi di lavoro lo hanno bloccato per anni. Finito l’impegno straordinario di copertine in più, Villa si è rimesso all’opera sul “suo” Texone e lo ha terminato. Con un timore: che si vedesse la cesura tra la prima parte del lavoro e la seconda, dovuta a un fisiologico mutamento di stile – accade durante un decennio a tutti gli artisti – che però in questo caso secondo Villa era particolarmente acuito dall’esercizio di copertinista. Un lavoro che potrebbe far perdere dinamica e prospettiva a chi invece costruisce una narrazione che deve essere fluida e snodarsi nella pagina e attraverso le varie tavole.

Ho letto Tex l’inesorabile in questi giorni con avidità: fin da bambino mi piace molto il personaggio, mi piace ancora di più il formato del Texone, che permette di gustare appieno il tratto degli autori, in una scala maggiore di quella degli albi bonelliani classici. E posso dire che agli occhi di un profano, cioè di critico ma certo non di disegnatore, il distacco non si avverte. L’opera ha una complessità uniforme che la rende uno dei Texoni più potenti di sempre. E qui entra in gioco la capacità di Villa.

La tecnica di disegno di Villa è imperiale, sontuosa, robusta. C’è staticità, certamente, ma è un tratto distintivo di un disegnatore potente, che mette in gioco corpi, anatomie, presenze fisiche gagliarde, massicce, quasi tozze. Sicuramente corpi maturi, alle volte anche spaventosi.

Tex è grande e tosto, Kit Carson è fatto di pietra e di cuoio, ancora più “scolpito” e leggendario di sempre. Gli indiani fanno davvero spavento (compreso Tiger Jack, che non mi aveva mai fatto così tanta paura) e pure il “giovinetto” Kit Willer è un giovane uomo maturo e robusto, tutt’altro che fanciullesco. La storia si dipana con un lungo prologo che ci fa prendere confidenza con i cattivi e i buoni e ci tiene incollati pagina dopo pagina a un’avventura che riserba diversi colpi di scena. Ma non dobbiamo giudicare il peraltro buon lavoro di Boselli, quanto il disegno, perché il Texone alla fine è l’occasione per avere una guest star in casa Bonelli che si prende cura del personaggio più importante, coccolato e protetto.

Il Tex di Villa ha momenti di potente espressività, sempre di grande forza, spesso di intensità quasi superiore a quel che ci si potrebbe aspettare dalle tante tavole che compongono una storia così ampia. Ha una staticità imperiale, che si sposa bene con Tex, qui valorizzata dal grande formato.

Claudio Villa è un disegnatore secondo me notevole, unico nel panorama internazionale, che ha costruito un’intera scuola nell’interpretazione di Tex Willer all’interno della statica gabbia grafica di una copertina e che qui ha dimostrato ancora una volta di essere soprattutto un grande disegnatore di fumetti.

Un disegnatore capace di fare quel complesso lavoro di regia, inquadratura, illuminazione, messa a fuoco e ancora costumi e adattamenti che rendono spettacolare ed estremamente difficile il disegno del fumetto. Per questo, secondo me, Tex l’inesorabile è un Texone da collezionare.

Tex l’inesorabile
di Mauro Boselli e Claudio Villa
Sergio Bonelli Editore, novembre 2019
Cartonato, 238 pp., bianco e nero
34,90 €

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