Cosa vi siete persi del finale di Watchmen

Guarda come volano è l’ultimo episodio della prima (e unica? Ne parliamo dopo) stagione di Watchmen, la serie tv tratta dal graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons.

È un episodio che chiude bene (quasi) tutti i discorsi narrativi e tematici della serie, facendo il punto sugli aspetti che hanno innervato queste nove puntate: l’esperienza nera, il ruolo del supereroe, i concetti di eredità, trauma, scoperta identitaria, bene comune, perdita.

E sì, questo episodio di Watchmen ha un finale abbastanza chiaro che gli autori hanno fatto diventare fintamente misterioso per poter accendere dibattiti, speculazioni e spiegoni (come questo).

Cosa è successo

Nel 1985, mentre Veidt è impegnato a registrare il messaggio di congratulazioni che il presidente Redford riceverà otto anni più tardi, una donna delle pulizie entra nel suo ufficio e ruba, da una cassaforte nascosta dietro un quadro, una fialetta con lo sperma di Veidt, per poi inseminarsi.

Nel 2008, Lady Trieu fa visita a Veidt in Antartide. Gli spiega il suo piano: grazie alla frequenza radioattiva specifica che emette il Dottor Manhattan, è riuscita a scoprire dove si trova Jon – sul satellite Europa, a creare un paradiso terrestre. Lancerà una sonda che passerà tra cinque anni, settantadue giorni e nove ore, e gli farà una foto. Avrà la conferma della sua ubicazione e potrò distruggerlo per poi ottenerne i poteri, attraverso una centrifuga quantica. Con le capacità di Jon, potrà salvare il mondo e mantenere la pace. Per fare ciò, ha bisogno di 42 miliardi di dollari, che chiede in prestito a Veidt, come favore da padre a figlia. Veidt rifiuta sdegnato, dicendo che non la chiamerà mai figlia e che le darà ciò da cui è partito per creare la sua stessa fortuna: niente.

Nove più tardi, su Europa, una navicella spaziale atterra per prelevare Veidt, che come gesto d’addio uccide il guardiacaccia con il ferro da cavallo. L’intera faida tra lui e il padrone era un diversivo per passare il tempo ed evitare che la solitudine lo conducesse alla pazzia. A causa del lungo viaggio che lo aspetta, Veidt viene ibernato in un guscio d’oro.

Nel presente, Lady Trieu si prepara per il grande giorno in cui diventerà la nuova Dottor Manhattan: libera Veidt dalla sua prigione dorata e attiva il Millennium Clock – che altro non è che la centrifuga quantica. Intanto, il senatore Keene ha teletrasportato Jon In una gabbia di litio sintetico (quello che il Settimo Cavalleria aveva prelevato dagli orologi), depotenziandolo. Ha poi radunato l’élite della supremazia bianca per farli assistere alla sua trasformazione nel nuovo Dottor Manhattan. Il processo non funziona a dovere e, invece che come semi-dio, Keene esce dalla camera di trasformazione completamente liquefatto. Con i pochi poteri rimasti, Jon spedisce Veidt, Laurie e Specchio (che si era infiltrato nel Settimo Cavalleria) su Karnak. Giunta sul posto, Trieu avvia la centrifuga, mentre Jon e Angela si dicono addio. Su Karnak, Veidt è intenzionato a fermare Trieu. Con i poteri di Jon la donna non si limiterebbe a mantenere la pace ma verrebbe corrotta dalle possibilità illimitate di quei doni. Dice che solo un furioso narcisista come lui saprebbe riconoscerne un altro. Farà cadere i calamari su Tulsa, ma li congelerà, facendo diventare l’innocua pioggia di cefalopodi una grandinata mortale. Ci saranno delle perdite collaterali, ma sarà il prezzo da pagare per salvare il mondo. Laurie telefona ad Angela per avvisarla del pericolo. Mentre i calamari congelati crivellano di colpi la centrifuga quantica, uccidendo Trieu, Angela si rifugia nel cinema dove trova Will e i tre figli, teletrasportati da Jon. Su Karnak, Specchio e Laurie festeggiano la fine dei conflitti arrestando Veidt per i fatti del 1985. Terminata la pioggia, Angela e Will escono per le strade facendo la conta dei danni. Angela gli concede di sistemarsi a casa sua per un po’.

In cucina ci sono ancora le uova rotte la sera prima. La detective si ricorda che Jon poteva trasferire i suoi poteri in materiali organici, come un uovo. Chiunque l’avesse mangiato avrebbe potuto fare tutto ciò che faceva Jon, compreso camminare sull’acqua. Angela prende l’unico uovo rimasto intero e lo beve. Poi va in piscina e appoggia il piede sull’acqua.

Sotto la maschera (appunti e riferimenti)

  • La sigla di ogni episodio inseriva la scritta “Watchmen” in un contesto sempre diverso: al cinema, in una macchina da scrivere, come i numeri di un telefono, in un uovo che si schiude, in un’autoradio, come fumo sul titolo, su monitor televisivo, una scritta al neon. L’ultima è il ciak di una ripresa che viene battuto (con scritta la data della prima messa in onda, il 15 dicembre 2019), un altro momento metatelevisivo.
  • La password che Bian Trieu digita per entrare nel computer di Veidt (“Ramsete II”) è la stessa che poi Gufo Notturno e Rorschach digiteranno per scoprire il piano di pace dell’uomo. Sul pc si legge la scritta «sciogli il nodo», in riferimento all’episodio del nodo gordiano che Ozymandias cita nel fumetto.
  • La madre di Trieu, prima di concepire artificialmente la prole di Veidt, cita una frase attribuita al personaggio storico di Lady Trieu – un’eroina del terzo secolo che organizzò una rivolta contro l’occupazione del Vietnam da parte del regno Wu. La donna, definita la Giovanna d’Arco vietnamita, pare che rispose così quando suo fratello e chiese di smettere di guidare l’esercito ribelle e di seguire le consuetudini sociali: «Voglio cavalcare i venti impetuosi, infrangere le alte onde, uccidere le orche assassine del mare orientale, mettere in fuga l’esercito di Wu, rivendicare la terra. Eliminare il giogo della schiavitù. Non piegherò la mia schiena, diventando una schiava». Nell’iconografia del personaggio, è ritratta mentre cavalca un elefante – e nella serie ci sono molti riferimenti visivi che collegano Trieu all’animale. Anche se io non ho ancora ben capito cosa c’entrasse che Angela (per disintossicarsi da Nostalgia) fosse in connessione con un elefante.
  • Veidt definisce Redford un attore di film di cowboy alla Casa Bianca, la stessa espressione che utilizzava il direttore del New Frontiersman parlando della presunta candidatura di Redford nel 1988, nel finale del fumetto.
  • Lady Trieu dice che l’idea delle piogge di calamari per mantenere la pace è ripetitiva, una replica che va avanti da vent’anni di qualcosa che in origine era molto più grande e ambizioso. Sembra un ironico commento metatestuale alle emanazioni di Watchmen. In effetti, Damon Lindelof ha spiegato che Watchmen è una serie tv Charlie Kaufmanesca, nel senso che si ispira a Il ladro di orchidee nel suo essere un adattamento sui generis, facendo diventare l’analisi sulla materia che racconta la materia stessa.
  • Quando il guardiacaccia spara a Veidt, questi riesci a prendere il proiettile con la mano, come faceva nel finale del fumetto, in cui a sparargli era Laurie.
  • Il ferro di cavallo che la servitù di Veidt continuava a offrirgli nei momenti meno opportuni si è rivelato l’arma con cui Adrian uccide il guardiacaccia. A Rolling Stone, Lindelof ha spiegato che Veidt aveva istruito il suo «degno avversario» a «”fare qualsiasi cosa per fermare la mia fuga, senza dirmi cosa farai”. E ai suoi cloni ha detto “Dovete darmi un ferro di cavallo quando avrò bisogno di fuggire”, ma sono così stupidi e programmati per compiacerlo che gli offrono costantemente questo ferro. È diventata una scocciatura, perfino qualcosa che gli scatena impeti di rabbia».
  • Ecco cosa aveva scritto Veidt sul suolo di Europa, «Save me, daughter». Mentre tutti noi pensavamo che quella “d” stesse per “Dottor Manhattan”, Veidt ci ha stupito sforzandosi di scrivere l’unica parola che aveva detto non avrebbe mai usato per riferirsi a Trieu. Momento strappalacrime o bieco opportunismo? Vorrei dirvi la prima, ma Veidt non mi sembra capace di un amore indirizzato a singole persone.
  • La cronologia della vicenda riguardante Veidt è un po’ fumosa, facciamo chiarezza: nel 2008 conosce Trieu, che afferma che il passaggio del satellite è programmato cinque anni (e rotti) dopo. Nel 2009 Veidt si trasferisce su Europa. Il satellite passa nel 2013, Veidt afferma che la sua permanenza è durata otto anni, ergo la navicella passa a prenderlo nel 2017. Questo significa che Trieu lo tiene in stasi nel guscio d’oro per due anni. Crudelissima.
  • Watchmen è una serie fatta di misteri alla luce del sole, cose che ci vengono svelate essere state sotto il nostro naso per tutto il tempo. Prima il Dottor Manhattan e ora Adrian Veidt, nappato d’oro come l’Han Solo sotto grafite de L’Impero colpisce ancora, che era esposto a mo’ di statua commemorativa nella sede centrale delle industrie Trieu.
  • Nella gabbia di litio, Jon rivive alcuni momenti del passato e cita passaggi e battute del fumetto, come «Delle stelle vediamo soltanto le loro vecchie fotografie», «Janey, che ti prende? Senti freddo? Posso alzare la temperatura», «Attenzione. Tornate tutti alle vostre case» e «Per quel che so, al momento la situazione in Afghanistan non richiede la mia attenzione».
  • Tornano i riferimenti al musical Oklahoma!: la canzone che sentiamo nella penultima scena è quella tratta dal musical, Oh, What a Beautiful Morning, e nel cartellone del Dreamland Theater è in programma una versione dello show diretta da Tessa Hurston, un probabile riferimento a Zora Neale Hurston, intellettuale degli anni Trenta e Quaranta che fece parte del Rinascimento di Harlem, scrisse testi teatrali, saggi e romanzi (il più famoso è I loro occhi guardavano Dio, del 1937, storia di una donna afroamericana di nome Janie Crawford – cognome non nuovo agli spettatori).
  • Quando Lady Trieu comunica a Veidt di essere sua figlia, l’uomo nega convinto: proprio come Alessandro il Grande, non ha mai avuto rapporti sessuali. Questo dato – oltre a basarsi su un fatto storico inesatto (Alessandro Magno ebbe un figlio con la principessa battriana Rossane, e probabilmente un altro figlio illegittimo con Barsine, nobile di Persia) – entra in conflitto con quanto raccontato nella miniserie Before Watchmen: Ozymandias, in cui Adrian è in atteggiamenti intimi con uomini e donne, tra cui la rossa Miranda (morta di overdose, probabilmente causata da Moloch).
  • Per diventare il nuovo Manhattan, il senatore Joe Keene indossa la stessa biancheria intima che Jon usa quando è in pubblico.
  • Verso la fine della puntata, Veidt cita una frase tratta dalla Stele di Merenptah, il documento più antico su cui apparirebbe la parola “Israele”, risalente al 1209-1208 a.C. circa. La stele documenta le campagne militari a Canaan del Faraone e cita Israele come uno dei popoli nomadi della regione. Era lo stesso passo che Veidt citava nel finale del fumetto.
  • Usciti dal cinema Dreamland, le uniche lettere ancora accese dell’insegna sono «DR M», un omaggio al Dottor Manhattan.
  • Ormai ho vivisezionato le uova (il vero protagonista della serie) in ogni modo possibile, quindi mi sembra giusto far parlare i diretti interessanti. Lindelof ne ha parlato con Vanity Fair, dicendo che voleva replicare il fumetto inserendo un motivo visivo costante ma volendo evitare le immagini abusate degli orologi e dello smiley. «L’unico smiley che vediamo nella serie è fatto con le uova: è il momento in cui le due immagini si cedono il testimone».
  • Watchmen è finito (più o meno) con questo finale “inceptioniano” in cui lo schermo va a nero un fotogramma prima di capire se la trottola cade o no (o, nel nostro caso, se il piede di Angela affonda nell’acqua o meno). Parlando con Vulture, Lindelof ha voluto proprio togliere ogni dubbio, dicendo che Angela ha ottenuto i poteri di Jon, e spiegando che lo stacco a effetto prima che il piede tocchi l’acqua è… Solo uno stacco a effetto. «Ci sono due possibilità» spiega lo showrunner. «Ma se si guarda tutta la stagione, le nostre intenzioni sono chiare. È uno show che parla di eredità. Jon vuole trasmettere il suo potere alla donna che ama. Una volta scelta quest’idea, il resto era pura esecuzione».
  • Dunque, se come insegna il fumetto di Watchmen, «niente ha mai fine», ci sono speranze di vedere una seconda stagione? In un’intervista all’Hollywood Reporter, Lindelof dice di pensare a Watchmen come a una serie antologica come The Wire, Fargo o True Detective, in cui si esplorano altre zone di quell’universo narrativo, non per forza collegate con i personaggi della precedente stagione. Secondo lo sceneggiatore, ci vuole una nuova idea. E ancora non sa se sarà lui ad averla (eravamo rimasti alle sue dichiarazioni di qualche mese fa che escludevano un ritorno allo show per il semplice fatto che la seconda stagione non era  – non è – ancora stata confermata).
  • Foss’anche il finale della serie mi riterrei soddisfatto. Non sono sicuro di voler vedere come continua questa storia, mi piace che sia finita così. Se dovessi sbilanciarmi, vedo un futuro in cui Angela è una Dottoressa Manhattan impegnata a mantenere la pace nel mondo e a gestire tutti i problemi relativi ad avere poteri illimitati. Vedo le cose andare orribilmente male, perché Angela non si è dimostrata la persona più retta del mondo, è spesso incline a scatti d’ira e – come tutti gli altri personaggi – tutto tranne che perfetta. Vedo forse Angela condividere i poteri con Laurie e Specchio (i tre si compensano abbastanza bene a livello caratteriale). Vedo Laurie ancora più emotivamente sottona dopo aver incontrato Jon e averlo perso di nuovo. Vedo Bian Trieu diventare un personaggio tormentato, potenzialmente antagonista verso Angela.
  • Watchmen è una serie strana, nella seconda metà cambia faccia rispetto ai primi episodi. E tante cose non mi tornano, si arrovellano, si incastrano male (ma dovrei riguardarlo tutto di fila per dare un giudizio rotondo, qui davvero la parcellizzazione, unita alle complicanze di sceneggiatura, ha fatto danni veri). Se devo trovarle un difetto importante è quello che si spreca in tanti preamboli ma, alla fine della fiera, questi non ripagano a livello narrativo. Per esempio, l’intera, strambissima, sottotrama di Veidt è – per sua stessa ammissione – solo un modo per passare il tempo. Però alcune idee forti, l’incisività dell’ottavo episodio, la scelta di mischiare vecchio e nuovo, me lo fanno promuovere con convinzione.
  • Come tutte le cose belle, anche questi recap finiscono qui. È stato divertente, chissà, magari potremmo rifarlo per la seconda stagione. O magari no. Vedete voi, lascio tutto nelle vostre mani.

Cosa ci dice Peteypedia

Anche gli aggiornamenti paratestuali di Peteypedia si concludono con il botto. C’è un solo, serafico, documento, firmato da Max Ferragut, capo dell’FBI. Nel testo Dale Petey, assente dallo show, è dato per scomparso. Ferragut comunica che è stato licenziato e poi ridicolizza le ricerche a tema pop che Petey teneva nel suo computer, citando la collezione di fumetti pirateschi dell’agente (un riferimento ai Racconti del Vascello Nero, il fumetto dentro al fumetto di Watchmen).

Scopriamo inoltre che Laurie Blake ha fatto ritorno a casa sana e salva. Soprattutto, viene rivelato il più grande mistero dello show: chi è Lube Man, l’uomo che aveva visto Angela gettare le prove che la collegavano a Will, e che poi si era ricoperto di lubrificante, scivolando in un tombino? Non c’erano state conseguenze particolari in seguito alla scena. Ebbene, tra gli oggetti di Petey Ferragut cita dell’olio di colza. Cliccando sulla parola si apre una foto di un volantino in cui si denuncia la sparizione di Lube Man. Insomma, Dale Petey era Lube Man.

Leggi la guida agli episodi di Watchmen

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui.