“Diario di Hanako”, la tragedia dell’Olocausto e il sogno di una riconciliazione

Nel raccontare la storia di Hanako attraverso il suo diario, la mangaka Machiko Kyō continua il suo percorso di riflessione storica già affrontato in Cocoon. Siamo in un tempo storico alternativo, in un luogo (Nederland) dove forze estremiste stanno attuando politiche sempre più severe nei confronti di alcune minoranze etniche, nello specifico giapponesi.

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Hanako vive con leggerezza i suoi giorni di felice adolescenza, senza cogliere i brutti segnali che la circondano, a differenza della sorella che la sprona a svegliarsi. La situazione precipita in un costante orrore che non priva Hanako della sua positiva visione del mondo, ma anche dei suoi sogni per un futuro migliore.

Come in Cocoon, che analizzava una parte del conflitto di Okinawa da una prospettiva inedita, anche Diario di Hanako parte da fatti storici reali e si ispira in maniera evidente al Diario di Anna Frank per perpetuare la memoria di un genocidio di massa che né il tempo né il revisionismo possono farci dimenticare. È dall’esperienza personale dell’autrice, infatti, che scaturisce il desiderio di raccontare quegli orrori offrendo punti di vista differenti, adottando inediti approcci narrativi.

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La genesi di Diario di Hanako ha luogo proprio nella casa di Anna Frank, dall’impatto emotivo che una visita in quel luogo ha avuto su Machiko Kyō. Successivamente, per ricerca, l’autrice ha visitato il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ha avuto modo di confrontarsi anche con i sopravvissuti, prendendo consapevolezza di quanto fosse cruciale e delicato il lavoro che stava per affrontare. Il risultato rispecchia la qualità e le caratteristiche della mangaka, che utilizza un character design volutamente dolce e un segno abbozzato, accompagnati dalla scelta di non usare retini in favore di un effetto acquerello.

La sensazione per il lettore, dunque, è stridente, perché con queste tavole sospese e poetiche si viene accompagnati all’interno di un viaggio terribile e drammatico. Eppure le capacità autoriali di Machiko Kyō rendono Diario di Hanako non solo una riflessione sul dramma vissuto dai deportati, ma anche un’intrigante rappresentazione dell’origine di quell’odio.

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Oltre a offrire i punti di vista di chi la tragedia l’ha subita, il fumetto segue una linea narrativa con protagonista Taro, un ragazzo sopraffatto dalla famiglia, che vorrebbe far esplodere i suoi sogni creativi e che invece è incasellato all’interno di un ruolo sociale impostogli. Rinunciando a quel percorso, Taro finisce a gestire il campo di concentramento dove si trova Hanako.

È nel delineare questo personaggio, e quindi nell’offrire anche un punto di vista differente rispetto a quello delle vittime, che il manga diventa anche un modo per riflettere sull’origine del male che affonda le sue radici nel disagio familiare, nell’odio del padre (che è l’odio della nazione), nell’assenza di affetto, di amore, di un futuro. È per questo che l’autrice opta per un segmento narrativo onirico dove i due personaggi principali si incontrano e si scontrano: nel sogno può avvenire la riconciliazione storica ed emotiva.

Machiko Kyō

È qui, in queste zone di narrazione astratta, che Diario di Hanako assume un ruolo di analisi storica che si riflette inevitabilmente sul presente e diviene uno strumento che ci fa fare i conti con il passato. Per non dimenticare, ma anche per riflettere sul futuro.

Diario di Hanako
di Machiko Kyō
traduzione di Asuka Ozumi
Dynit, novembre 2019
brossurato, 448 pp., b/n
29,90 €

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