Focus Interviste Il boss di Image Comics Eric Stephenson sull'industria del fumetto USA

Il boss di Image Comics Eric Stephenson sull’industria del fumetto USA

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Newsarama ha intervistato Eric Stephenson, editore di Image Comics, a proposito dello stato dell’industria del fumetto statunitense. Stephenson è il principale responsabile della rinascita della casa editrice nell’ultimo decennio. È noto, inoltre, per le sue idee sul mercato del fumetto americano, che spesso ha dibattuto in una serie di interessanti discorsi tenuti negli anni durante diversi festival.

Di seguito riportiamo alcuni interessanti estratti dalla conversazione.

Sul ruolo di Image Comics nei confronti degli autori

Ormai sono passati vent’anni, quindi molte persone potrebbero non rendersene conto, ma la Marvel produceva merchandising usando i disegni dei disegnatori senza dare loro un compenso o chiedendo l’autorizzazione, perfino senza regalargli una copia di quell’oggetto. Non una maglietta, non una tazza – niente. I lavori di queste persone venivano sfruttati a unico beneficio dell’azienda senza nemmeno un «grazie, eccoti un paio di magliette». Le royalty su quei fumetti – che vendevano nell’ordine del milione di copie – si fermavano a percentuali di una sola cifra.

Quando titoli come The Walking Dead o Saga o Monstress o Deadly Class diventano dei successi, i loro creatori ne beneficiano. Image beneficia del successo dei creatori, certo, ma non vede un centesimo dai vari adattamenti televisivi o cinematografici. E sarà sempre così. È una cosa di cui siamo molto fieri ed è un conseguimento incredibile.

Sulla crisi del formato comic book

Nel complesso, penso che la maggioranza dei fumetti pubblicati oggi costi troppo, specie se ti fermi a considerare cosa vendiamo a quel prezzo [gli spillati costano 3,99 dollari ad albo, alcuni anche 4,99 – Spawn e Saga costano 2,99 dollari, ma sono eccezioni, NdR].

Non voglio denigrare il formato comic book – lo spillato mensile può essere un grande modo per leggere fumetti –, ma penso che i lettori si meritino qualcosa di più di un pezzo di storia o di un anello in una catena di eventi. E ormai la prassi è quella.

I fumetti mensili sono scritti con in mente la raccolta in volumi e questo fa un disservizio al formato. Perché comprare un fumetto ogni mese se sai che verrà stampato in volume poco dopo, specialmente se lo devi pagare così tanto? Costringiamo la gente a fare una scelta e quella scelta si baserà sempre sull’opzione più economica.

Non penso sia una coincidenza che le vendite vadano a picco quando c’è un incremento dei prezzi. Ho sentito pareri di addetti ai lavori che credono che i fan più dediti pagheranno qualsiasi cifra. La ritengo una visione miope perché vendere solo ai fan più dediti è una mossa sbagliata.

[…]

Le origini dell’Uomo Ragno in Amazing Fantasy 15 sono una storia completa. Non devi leggere un’altra storia dell’Uomo Ragno se non vuoi – qui hai una grande storia, con Stan Lee e Steve Ditko che hanno detto tutto quello che volevano dire, ma anche l’inizio di una storia più ampia, con la possibilità di conoscere meglio Peter Parker e investigare a fondo il suo mondo.

È così che funziona la serialità, e quando qualcuno si lamenta che dopo aver letto il primo numero di una nuova serie non capisce cosa sta succedendo… Be’, qualcosa non sta funzionando.

[…]

L’industria dei fumetti è nello stesso stato di fluttuazione in cui è da quando Diamond è diventato il distributore principale del mercato nel 1997. Ci sono stati alti e bassi da allora, ma le cose stanno più o meno come all’epoca.

Nel 1997, il fumetto più venduto era Uncanny X-Men, che vendeva intorno alle 160.000 copie. Oggi, House of X 1 vende 185.000 copie, ma la differenza è che Uncanny usciva con una sola copertina, House of X ne aveva quante? Tipo trenta? Non conosciamo nemmeno i numeri reali dei lettori, e ho paura che se lo scoprissimo la verità ci sconcerterebbe.

Sul costo dei fumetti

C’è un libro che spiega bene come l’industria dei fumetti è diventata quello che è ora, Comic Wars: Marvel’s Battle For Survival. Parla della Marvel degli anni Novanta, di tutti i guai finanziari che l’hanno coinvolta e di come l’avidità capitalista abbia distrutto non solo l’azienda, ma l’intero settore. Per certi versi, molti dei problemi sono partiti con la vendita della Marvel a New World nel 1986.

In un periodo di tempo relativamente breve, i titoli Marvel hanno visto aumentare il loro numero e il loro prezzo, per rimpolpare i conti dell’azienda e renderla appetibile agli investitori. Quando la New World a sua volta vendette la Marvel a Ron Perelman nel 1989, il prezzo dei fumetti passò da 60 centesimi a 1 dollaro, e Perelman fece pressioni affinché il prezzo aumentasse ancora. Quando nacque Image Comics, nel 1992, i fumetti costavano 1,25 dollari. Non sembra molto, oggi, ma solo sei anni prima costavano meno della metà.

Abbiamo a che fare con le conseguenze di decisioni prese in passato. Non sto dicendo che se le cose fossero andate diversamente oggi un fumetto costerebbe ancora 60 centesimi o 1 dollaro, ma di sicuro sarebbe meno caro.

Sull’incapacità delle fumetterie di attirare i lettori

Guts – un libro che vende benissimo – nella classifica delle fumetterie è al venticinquesimo posto con qualcosa come duemila ordini. Certo, alcune fumetterie si appoggiano ad altri distributori o direttamente all’editore, Scholastic, ma anche tenendo conto di un sommerso non penso che gli ordini potrebbero rivaleggiare con quelli delle librerie di varia. Significa che le fumetterie non sono la prima tappa per molti dei lettori che vorremmo intercettare. Non sono sicuro che tutti abbiamo recepito questo messaggio.

Sui successi del 2019

The Walking Dead 193 è andato bene, ma Spawn 300 e 301 sono stati i nostri fumetti più venduti dell’annata. Del numero 300 abbiamo ricevuto più di 300.000 ordini, più le ristampe.

L’ultimo numero di The Walking Dead ha venduto qualcosa come 100.000 copie, poi altre 40.000 di ristampa – e ancora stiamo ricevendo ordini. Dovrei controllare i dati, ma penso che sia l’ultimo numero di una serie più venduto da venti, venticinque anni a questa parla. Forse persino meglio dell’ultimo numero di Sandman.

Undiscovered Country 1 è a quota 85.000, per ora, ed è il nostro secondo miglior lancio degli ultimi dieci anni, superato solo dal primo numero di Jupiter’s Legacy (125.000).

Sull’andare contro il concetto di “coda lunga

Ogni editore – e includo Image in questo discorso – dovrebbe curare meglio i propri contenuti invece che inondare il mercato con fumetti che potrebbero essere sprovvisti di un pubblico a cui rivolgersi.

Nel 2019 abbiamo varato meno serie. Un terzo in meno. Abbiamo in programma di ripetere questa linea d’azione anche nel 2020, perché abbiamo notato dei risultati positivi nell’assottigliamento della proposta.

Per lo stesso motivo, stiamo usando criteri diversi per giudicare cosa pubblicare. Qualche anno fa, a una convention, parlai del fatto che stavamo pubblicando troppi fumetti di fantascienza. È un discorso che non si applica a un genere specifico, si tratta più che altro di isolare il pubblico. Di recente abbiamo rifiutato la proposta di un autore che apprezzo molto – e l’idea mi piaceva – perché non si rivolgeva a un pubblico abbastanza ampio.

Sullo stato dell’industria fumettistica in America

Penso che fare gruppo e discutere delle sfide che abbiamo davanti sarebbe d’aiuto. Quando Joe Quesada era editor-in-chief di Marvel Comics, era solito dire «un’onda grossa alza tutte le navi», in riferimento al ruolo della Marvel come testa di serie dell’industria. Un settore forte ha bisogno di una Marvel forte. Sono affermazioni che sembrano tirare acqua al proprio mulino, ma la verità è che siamo tutti sulla stessa barca. È un mercato competitivo, è naturale che ci siano vincitori e vinti, ma ne soffriamo tutti se il mercato si contrae.

Leggi anche: “Niente è impossibile”. Il discorso di Eric Stephenson a Image Expo 2016

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