20 fumetti da ricordare usciti nel 2000

Anno 2000: il primo del nuovo millennio. Scampato il rischio del Millenium Bug, il mondo vide l’ascesa di due figure politiche che avrebbero caratterizzato – non sempre in modo sereno – il decennio a seguire, come George W. Bush (eletto Presidente degli Stati Uniti) e Vladimir Putin (che divenne per la prima volta Presidente della Federazione Russa).

Ma il 2000 fu anche l’anno dell’ultima striscia dei Peanuts (il 13 febbraio) – anticipata di un giorno dalla morte del suo creatore Charles Schulz – e di numerosi nuovi fumetti di cui ci ricordiamo come se fossero stati pubblicati ieri (e in alcuni casi può risultare vero, visto il ritardo che a volte avviene tra le edizioni originali straniere e quelle italiane).

Per rinfrescare la memoria abbiamo voluto selezionare 20 pubblicazioni a fumetti del 2000 che ancora oggi, nonostante gli anni trascorsi, la redazione di Fumettologica non riesce a dimenticare. Non (solo) i migliori, non (solo) guilty pleasure, ma quelli più indicativi della nostra memoria, un po’ perché davvero rappresentativi di quell’annata editoriale, un po’ perché la loro influenza si è estesa ben oltre il solo 2000. Chissà: li ricorderemo ancora tutti tra vent’anni? E voi?

Sinatra, di Igort

sinatra igort fumetti 2000

Sono poche le opere che possono essere considerate dei veri spartiacque, nella storia del fumetto. Quelle per le quali c’è un prima e un dopo. Sinatra va sicuramente annoverato tra queste, anche se in pochi al momento della sua uscita se ne accorsero. Nell’autunno del 2000, il libro di Igort fu infatti tra le prime quattro pubblicazioni di Coconino Press, l’unica non di importazione, in un periodo in cui ‘graphic novel’ in Italia era un’espressione quasi esotica, accostabile a mostri sacri come Will Eisner e a volte di retrogusto un po’ snob.

Sorta di thriller onirico che racconta le vicende di un elettricista italoamericano braccato dai propri incubi nella New York di metà anni Settanta, Sinatra va quindi ricordato non solo come una grande prova d’autore di Igort, ma anche come l’opera che diede il via a un importante cambiamento del panorama fumettistico italiano, facendo da segnale di partenza per la grande ascesa del graphic novel.

La storia, dal ritmo sincopato simile a quello di un vecchio blues, è formata da schegge e frammenti, pause e silenzi. Piccoli flash che vanno a comporre il racconto della vita di un uomo qualunque, che viene scherzosamente soprannominato “Sinatra” per la sua passione per i brani del famoso cantante italoamericano e che si ritrova incastrato tra le sue paure e situazioni in cui non avrebbe mai voluto finire.

Persepolis, di Marjane Satrapi

persepolis fumetti 2000

Pubblicato nel 2000 e tuttora in vetta alle classifiche, divenuto anche film d’animazione, Persepolis di Marjane Satrapi è considerato uno dei più importanti fumetti contemporanei, nonché uno dei libri più rappresentativi del Ventunesimo secolo. Un fumetto che parla dell’Iran e dei problemi di un paese segnato da un progressivo e sanguinoso deterioramento delle libertà individuali, raccontato attraverso le vicende della famiglia dell’autrice.

Persepolis è una storia autobiografica, ma che racconta innanzitutto l’Iran e ne sconfessa gli stereotipi con i quali è spesso bollato: fondamentalismo, fanatismo e terrorismo. Per farlo, all’autrice sono serviti esempi concreti, nomi e cognomi di persone che dello stereotipo sono una clamorosa smentita. Dal nonno, principe imperiale convertito al comunismo, alla nonna, esempio da manuale di emancipazione femminile; dai genitori, pronti a sacrificare tutto perché la loro figlia cresca libera e padrona del suo destino, allo zio Anush, che prima di essere giustiziato per le sue idee politiche affida alla nipote la missione di una vita.

Ma Persepolis è anche, più semplicemente, la storia di una bambina che diventa donna e deve capire qual è il suo posto nel mondo. La schiettezza con cui Satrapi si è messa a nudo, l’onestà con cui ha raccontato i sensi di colpa, gli errori e addirittura il tentativo di suicidio, hanno reso più toccante il suo racconto, ma sono stati anche l’inizio di un percorso personale che l’hanno portata a Parigi e alla realizzazione di questa grande storia.

Powers, di Brian Michael Bendis e Mike Avon Oeming

powers bendis fumetti 2000

Nel 2000, Brian Michael Bendis era ancora lontano dall’essere uno dei cosiddetti ‘architetti Marvel’, il ristretto gruppo di scrittori con il potere di decidere le sorti dell’universo narrativo della Casa delle Idee. Prima di Ultimate Spider-Man, DaredevilAlias, dei maxi crossover, degli X-Men e dei Guardiani della Galassia, Bendis era principalmente conosciuto come autore di fumetti indie di genere noir-crime e i suoi lavori più noti erano A.K.A. Goldfish (Caliber Comics), Jinx (Image) e Torso (Image), oltre ad alcuni cicli di storie scritte per Sam & Twitch, serie spin-off di Spawn.

Fu proprio con Powers che l’autore di Cleveland fece il suo primo ingresso nel mondo dei supereroi, sebbene non dall’entrata principale. La serie è infatti incentrata sulle indagini della coppia di poliziotti formata da Christian Walker e Deena Pilgrim, detective della sezione ‘Poteri’ della polizia, che si occupa di crimini legati ai supereroi. Lo stesso Walker – ancora in possesso segretamente di superpoteri – è stato uno di loro, e i conti con il suo passato sembrano non volersi mai chiudere.

A disegnare Powers fu Michael Avon Oeming, autore proveniente – come Bendis – dal fumetto indipendente, ma ben lontano dall’essere un professionista a tempo pieno (il suo lavoro vero, ai tempi, era quello di guardia di sicurezza). La serie esordì per Image Comics, prima di passare nel 2004 a Icons Comics, l’etichetta di fumetti creator-owned della Marvel. Le ultime storie sono uscite nel 2014, ma un graphic novel inedito è stato annunciato per festeggiare i 20 anni della serie. Questa volta pubblicato da DC Comics, la casa editrice che nel 2018 ha accolto Bendis.

Sky Doll, di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa

sky doll

Ideato e realizzato per il mercato francese all’alba del nuovo millennio dalla coppia composta da Barbara Canepa e Alessandro Barbucci – in precedenza noti soprattutto come co-autori delle serie disneyane W.I.T.C.H. e Monster Allergy –, Sky Doll è considerato uno dei precursori dei progetti detti “ibridi” tanto in voga nello scorso decennio, grazie al suo particolare stile che mescolava influenze europee, giapponesi e americane. Una saga fantascientifica che ha avuto grande successo in tutto il mondo (persino in Cina e negli Stati Uniti, dove è stata tradotta da Marvel Comics), tanto da generare anche una quantità enorme di merchandising.

In una galassia imprecisata, in un tempo imprecisato, dove vige un governo di stampo religioso in cui il culto è forza sia politica che spirituale, in passato esistevano due papesse: due sorelle, Agape e Lodovica, la prima rappresentazione dell’amore spirituale, la seconda di quello carnale. Sparita Agape – uccisa dalla sorella –, Lodovica regna incontrastata sul pianeta, sostenuta dal suo fido Miracolatore, un genio degli effetti speciali, e dalla sua schiera di Vescovi. Intanto, gruppi sempre più numerosi di adoratori di Agape – bollati come eretici – si radunano in attesa del ritorno della loro divina papessa, nonostante gli sforzi fatti dalle alte sfere della liturgia, e della stessa Lodovica, per cancellare il ricordo di costei attraverso il pungo di ferro, miracoli fasulli, e il completo controllo mediatico.

In questo confuso mondo, esistono le “Sky Doll”: bambole meccaniche di dimensioni e aspetto umanoide, prive della capacità di possedere ricordi, create affinché gli abitanti del pianeta su cui la storia ha inizio possano soddisfare i propri istinti erotici senza commettere peccato. Questo l’incipit de La città gialla, pubblicato nel 2000 e primo capitolo della saga (composta finora da 4 volumi), incentrato sull’incontro tra la protagonista Noa, una particolare bambola dotata di memoria che si rivelerà essere qualcosa di più, e due emissari papali Roy e Jahu, in viaggio per un importante missione per conto di Lodovica.

Nana, di Ai Yazawa

nana ai yazawa

Ai Yazawa è un’autrice singolare ed eccentrica, che con Nana – manga rimasto senza finale dopo 21 volumi, l’ultimo dei quali pubblicato in Giappone nel 2008 – si confermò una narratrice abile a interpretare i sentimenti di una generazione e una disegnatrice raffinata con uno stile peculiare e attento ai dettagli di abiti e acconciature dei personaggi.

In questo manga, l’autrice di Cortili del cuore e Paradise Kiss, due degli shojo più popolari degli anni Novanta, raccontò la storia di due ragazze di nome Nana. Le due si conoscono per caso durante il viaggio in treno per trasferirsi a Tokyo e si ritrovano così a condividere sia un appartamento che i momenti cruciali di un periodo fondamentale delle loro vite: il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

Anche se le ragazze hanno molte cose in comune, che le avvicinano e le fanno diventare amiche, in realtà sono molto diverse: una è estroversa e intraprendente, l’altra è romantica e disillusa; una va a Tokyo in cerca del successo con la sua band rock, l’altra arriva nella capitale per ricongiungersi con il fidanzato, che però – come scoprirà presto – l’ha tradita.

Nonostante le vicende delle due protagoniste siano rimaste al momento inconcluse – le notizie su Yazawa negli anni hanno parlato di malattia, esaurimento nervoso, ritiro, stress e simili – Nana è riuscita a segnare un’intera generazione di lettrici, avvicinandole al fumetto come forse nessun’altra serie di quegli anni.

Punisher: Bentornato, Frank, di Garth Ennis e Steve Dillon

punisher 1 fumetti 2000

All’inzio del nuovo millennio, Marvel Comics cercava di rilanciarsi sul mercato con una proposta di titoli affidati ad alcuni dei più importanti autori della scena, in particolare attraverso l’etichetta Marvel Knights guidata da Joe Quesada (che proprio nel 2000 diventò editor-in-chief della casa editrice) e Jimmy Palmiotti. Tra le nuove serie di quei mesi, ce ne fu una in particolare che ebbe un notevole impatto qualitativo: Punisher, di Garth Ennis e Steve Dillon.

Gli autori di Preacher, uno dei più importanti fumetti americani degli anni Novanta, realizzarono 12 albi in cui Frank Castle tornò sulle scene più cattivo e spietato che mai, dopo una breve – e per nulla riuscita – parentesi sovrannaturale sempre per l’etichetta Marvel Knights. In questa avventura il Punitore si confrontò con la famiglia criminale degli Gnucci, tra scene parecchio violente (a volte piacevolmente gratuite) e dialoghi sboccati, in storie che giocavano sul forte contrasto tra la seriosa determinazione del protagonista e l’aura grottesca degli avversari (su tutti il Russo).

Quello di Ennis e Dillon fu un gioco al rialzo, in un’escalation di colpi di scena, uccisioni truculente e ironia grottesca. Qualcosa che dalle parti di Marvel Comics probabilmente non si era mai vista, nemmeno sulle pagine delle avventure dello stesso Punitore. Bentornato, Frank pose così le basi per la linea Max dell’editore, rivolta a un pubblico maturo, in cui Ennis si sarebbe gettato a capofitto raccontando storie ancora più cupe e violente del personaggio.

Topolino e le cronache della frontiera, di Giorgio Pezzin e disegnatori vari

topolino e le cronache della frontiera

Giorgio Pezzin è stato una delle penne più versatili, capaci e amate di Topolino, prima di lasciare il fumetto Disney per dissidi con la redazione. È stato tra gli ideatori delle storie con la macchina del tempo, cocreatore di lunghe serie, spesso insieme a Massimo De Vita, come le Tops Stories o C’era una volta… in America e di un’infinità di avventure folli e brillanti con Paperino e Paperoga oppure con Zio Paperone.

Nel 2000, il settimanale di Walt Disney Italia pubblicò una delle sue ultime storie, Topolino e le cronache della frontiera, saga fantascientifica ispirata ai classici del genere, a partire da Star Wars e Star Trek – come già la sua Topolino e i Signori della Galassia di un decennio prima – ma con un pizzico di novità che la differenzia dalla maggior parte della sci-fi disneyana: più che sulle avventure spaziali dei personaggi, lo sceneggiatore si concentrò su di loro, sulla loro crescita dall’adolescenza all’età adulta, sui loro sogni, sui loro insuccessi.

I personaggi più interessanti a questo riguardo furono Pietro Gambadilegno, compagno di scuola dei protagonisti e attore principale di un arco narrativo che lo avrebbe portato dalla parte dei cattivi, e Topolino, che fu inaspettatamente scartato all’accademia per piloti spaziali per via della sua altezza e che dovette trovare altrove la sua strada. Questo percorso, scopriamo alla fine, lo porta a diventare una delle personalità più importanti della Galassia, ispirazione per le nuove generazioni a cui le Cronache vengono tramandate.

La saga si snodò su Topolino nei numeri da 2331 al 2451 per un totale di 11 puntate, disegnate da Graziano Barbaro, Ettore Gula, Nicola Tosolini, Emilio Urbano, Roberta Migheli e Sergio Tulipano. L’ultima edizione in volume risale purtroppo al 2005, rendendo difficile recuperare la storia per chi non l’abbia mai letta.

Midnight Nation, di Joe M. Straczinsky e Gary Frank

midnight nation fumetti 2000

Intorno al cambio di secolo, senza più Jim Lee e Rob Liefeld (il primo passato a DC Comics, il secondo isolatosi dagli altri fondatori), lo studio di punta della Image era quello di Marc Silvestri, che fu in grado di coinvolgere alcuni importanti autori. Tra questi, ci fu anche lo scrittore televisivo Joe M. Straczynski (Babylon 5), che addirittura fondò una propria sotto-etichetta chiamata Joe’s Comics.

Tra le nuove serie lanciate e scritte dall’autore, oltre alla supereroistica Rising Stars, ci fu anche Midnight Nation, un horror in 12 parti disegnato da Gary Frank, allora reduce da un importante ciclo di storie di Hulk sceneggiato da Peter David. Il protagonista della serie era David Grey, un poliziotto di Los Angeles che, indagando su un misterioso caso di omicidio, si ritrovava coinvolto in vicende dai risvolti soprannaturali.

Con le sue atmosfere alla Silent Hill, videogame horror tra i più in voga del periodo, Midnight Nation fu uno dei primi fumetti di Image Comics a non presentare come protagonisti supereroi o derivati. Nel giro di pochi anni questo sarebbe diventato una costante per la casa editrice di titoli come The Walking Dead e Saga, ma allora costituì quasi un azzardo, considerando quanto fossero monotematiche le classifiche di vendita dell’epoca.

Battle Royale, di Koushun Takami e Masayuki Taguchi

battle royale manga

Ispirato al romanzo omonimo di Koushun Takami – al quale era a sua volta ispirato anche il film live-action con Takeshi Kitano –, al suo esordio Battle Royale colpì subito i lettori per la prorompente brutalità e violenza delle vicende raccontate. La storia è ambientata in un Giappone alternativo governato da una dittatura. Per legge, ogni anno una classe di terza media viene sorteggiata per partecipare a un “gioco” che consiste in una lotta all’ultimo sangue, in cui i ragazzi si uccidono a vicenda.

Il manga segue così una classe, confinata a tale scopo su un’isola evacuata. Il gruppo di ragazzi, tra chi si ribella al governo, chi cerca di fuggire dal gioco e chi lo accetta, assume via via i macabri contorni di una mini società, in una sorta di estrema rivisitazione de Il signore delle mosche. Il disegno di Masayuki Taguchi è a tratti realistico (vicino a quello di Tetsuo Hara) e a tratti caricaturale, sempre esasperato nella ricerca del dettaglio, senza mai risparmiare sangue e atti truci.

Battle Royale portò con sé una forte critica alla società giapponese dell’epoca e in particolare al suo spirito spietato e competitivo, che si manifesta sin dai primi giorni di scuola, accompagnando ogni individuo in una corsa verso l’affermazione personale, dove chi rimane indietro è sin da subito segnato a vita e impossibilitato a un’ascesa sociale.

Dampyr, di Mauro Boselli, Maurizio Colombo e altri

dampyr

A cavallo del cambio di secolo, Sergio Bonelli Editore iniziò a testare diversi nuovi personaggi che potessero essere affiancati a grandi classici come Tex, Zagor, Martin Mystère e Dylan Dog, sperando di riuscire a replicarne il successo. L’idea era quella di continuare a muoversi all’interno del fumetto di genere, ma in modo sempre più peculiare, sfruttando le voci personali di una nuova generazione di autori.

Così, dopo il western riletto da Gianfranco Manfredi in Magico Vento e i polizieschi/noir Napoleone e Julia, ideati e sceneggiati rispettivamente da Carlo Ambrosini e Giancarlo Berardi, nel 2000 fu il turno del vampiresco Dampyr, ideato da Mauro Boselli e Maurizio Colombo, con i disegni di Majo per l’albo di esordio.

Il protagonista di questa nuova serie a metà fra l’horror e il giallo, che si muoveva attraverso scenari di guerra, era Harlan Draka, figlio di un vampiro e un’umana con la capacità di invecchiare molto lentamente. Molto presto, l’eroe scoprì di essere l’unico a poter uccidere i malvagi Maestri della Notte e altre creature malvagie che minacciavano il mondo, e decise di sfruttare le proprie abilità in favore del bene.

Dopo 20 anni e numerose avventure per il mondo, Harlan è ancora in edicola, e la sua serie regolare – alla quale nel tempo si sono affiancati vari speciali collaterali – si avvicina al duecentocinquantesimo numero. In più, il personaggio e i suoi comprimari sono stati di recente scelti per inaugurare la divisione cinematografica di Bonelli, con un film live-action in uscita tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021.

Lucifer, di Mike Carey e disegnatori vari

lucifer vertigo

Inventato nel 1989 da Neil Gaiman sulle pagine di Sandman, Lucifero – che, come intuibile dal nome, è un’interpretazione dell’angelo caduto della Bibbia – divenne nel 2000 protagonista di una propria collana, che con il tempo sarebbe diventata tra le più longeve e rappresentative dell’ormai defunta etichetta Vertigo di DC Comics.

Il fumetto a lui dedicato, intitolato semplicemente Lucifer e scritto da Mike Carey, fu pubblicato infatti dal 2000 al 2006, per un totale di 75 numeri raccolti in 11 volumi. Su quelle pagine, il moderno signore degli inferi Lucifero Stella del Mattino, annoiato, lascia il suo trono e sceglie di vivere sulla Terra. Si ritrova a Los Angeles, dove diventa proprietario di un bar, il Lux, e intrattiene una vita da sofisticato gentiluomo. La sua esistenza, ovviamente, è tutt’altro che tranquilla. Deve infatti vedersela con il suo passato e tutto quello che ne deriva. D’altronde è pur sempre il signore degli inferi, e ci sono un bel po’ di entità pronte a cercarlo per regolare i conti in sospeso.

La serie di Carey pesca a piene mani dalla mitologia creata da Neil Gaiman e inserisce diversi elementi religiosi per costruire una storia basata principalmente su una riflessione sul libero arbitrio e sulla contrapposizione tra bene e male. Diventato noto oltre i confini del fumetto grazie a una serie tv, Lucifer ha poi proseguito le sue avventure nell’universo DC anche dopo la conclusione della serie Vertigo. Attualmente è infatti in corso una testata a lui dedicata, pubblicata nella linea Sandman Universe curata da Neil Gaiman, che ha ripreso la storia da dove Mike Carey l’aveva conclusa.

Gantz, di Hiroya Oku

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Una saga di fantascienza ricca di mistero e pathos che cercò di sfondare il confine tra i concetti di vita e morte, spaziando tra realtà immaginarie e mondi paralleli. Questa è, in estrema sintesi, una possibile descrizione di Gantz, la serie che garantì il successo al mangaka Hiroya Oku a più di due decenni dal suo esordio, nel 1988, con il manga erotico Hen.

Già dalle prime pagine il manga dimostrò tutta la sua originale personalità. Due ragazzi vengono travolti da un treno della metropolitana e si ritrovano catapultati in un appartamento di Tokyo. Con loro ci sono altre persone, sconosciuti che si trovano lì apparentemente per caso. In realtà sono tutti morti, ma in quella dimensione possono continuare a vivere, pur se con lo scopo di portare a compimento una missione assegnata loro da una misteriosa sfera nera: trovare e uccidere alieni.

Nei suoi 37 volumi, la lunga e complessa serie di Oku cercò di dare risposta agli enigmi che si erano presentati fin da subito davanti ai protagonisti – come erano finiti in quella dimensione, e chi è che la gestiva? – mettendo alla prova i personaggi in sfide estreme e violente. Con Gantz, Oku dimostrò un approccio alla fantascienza originale e ricco di mistero, con soluzioni narrative appassionanti. Il manga ebbe un impatto così forte e duraturo sui lettori da generare nel tempo uno spin-off (Gantz/Osaka) e soprattutto ispirare una serie animata e due film live-action.

L’ultimo giorno in Vietnam, di Will Eisner 

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Uno degli ultimi libri pubblicati da Will Eisner prima della sua scomparsa (avvenuta nel 2005) fu anche uno dei suoi lavori più ‘documentaristici’: una raccolta di racconti di guerra ispirati a esperienze vere – raccolte dall’autore nei suoi anni come collaboratore dell’esercito americano – e incentrati su tre diversi conflitti del Ventesimo secolo: la Seconda guerra mondiale, la Guerra del Vietnam e la Guerra di Corea.

Con queste storie Eisner si avvicinò al graphic journalism, ma lo fece con il suo personalissimo stile disincantato e sognante, mettendo insieme esperienze profondamente umane. Il suo sguardo era interessato a vicende note (come l’assedio di Khe Sanh), ma diede risalto soprattutto a personalità ordinarie e uomini dal carattere fragile. Non eroi di guerra, bensì goffi individui che non vedevano l’ora di fuggire dai campi di battaglia, contando le ore prima del loro ultimo giorno di servizio.

Le chine fluide di Eisner tracciarono volti espressivi impegnati a recitare in veri drammi umani, recepiti dall’autore tra il 1952 e il 1972, in un periodo in cui disegnava manuali per l’esercito. Fu solo però a fine anni Novanta che Eisner decise di mettere su carta questi racconti, descrivendo la guerra con uno stile asciutto e privo di moralismi.

Go Go Monster, di Taiyo Matsumoto

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Go Go Monster fu un tassello fondamentale nella ormai lunga carriera di Taiyo Matsumoto, l’autore di Tekkon Kinkreet e Sunny, tra i più rappresentativi esponenti del manga seinen contemporaneo. In questa storia, infatti, Matsumoto esplorò per la prima volta l’universo infantile con una narrazione segnata da tratti surreali e sognanti, mettendo in scena alcune dinamiche che avrebbe poi esplorato più approfonditamente nelle sue opere future.

Il manga è incentrato sui giorni di scuola di un bambino con difficoltà a relazionarsi con gli altri, forse autistico o più semplicemente introverso e solo. Il ragazzo è in grado di vedere strane creature, e così i compagni lo evitano e lo deridono. Solo un custode dell’istituto è disposto a dimostrargli amicizia.

Go Go Monster è un racconto stralunato che segue ritmi lenti e dilatati, cullando il lettore nella dimensione del sogno e del ricordo. Una storia caratterizzata da un pathos sempre crescente di capitolo in capitolo, realizzata con un disegno graffiante, denso di neri e uno strategico ripetersi di situazioni, scenari e immagini. Quasi come in un loop ipnotico.

Blacksad, di Juan Díaz Canales e Juanjo Guarnido

blacksad fumetti 2000

John Blacksad è il classico detective hard-boiled: impermeabile, doppiopetto e cravatta, sigaretta penzolante in bocca, parlantina stanca, un portamento signorile e una certa esperienza in fatto di donne. Con questa serie iniziata nel 2000, gli spagnoli Canales e Guarnido hanno voluto parlare, da stranieri e per conto di un editore francese, della cultura americana. C’è la femme fatale, l’industriale avido, le spifferate, i luoghi malfamati.

Protagonista, insieme a John, sono gli Stati Uniti nel secondo Dopoguerra, dilaniati dal darwinismo sociale, dove il più forte (o il più ricco) è legittimato per natura a imporsi sugli altri. Che sia l’assassinio di una sua ex-fiamma, la scomparsa di una bambina o di uno scrittore beatnik, gli autori usano i casi per parlare di vendetta, giustizia e corruzione, tutti aspetti derivanti dalle differenze di classe sociale. I ricchi possono usare i soldi per ottenere potere. Quello di Blacksad è un mondo in cui la giustizia è stata accecata dal denaro e le figure autoritarie non sono più in grado di garantire per i cittadini.

Sono i colori, le pose, le inquadrature e la recitazione dei personaggi di Guarnido a far svettare il fumetto, insieme al layout cinematografico delle pagine, la regia rigorosa – i corpi sono posizionati sempre nel punto giusto della vignetta – e il ritmo controllato (il disegnatore sa sempre quando piazzare un totale strabordante di elementi per fermare l’occhio). Le scene sono dense di dettagli: Guarnido ha un senso dell’urbanistica rubato a Will Eisner e non perde occasione per raccontare i personaggi attraverso la messa in scena.

Kramers Ergot, di Autori Vari

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Sammy Harkham è una delle figure cardine del fumetto americano indipendente contemporaneo: è innanzitutto autore – di suo in Italia sono stati pubblicati la raccolta di racconti intitolata Golem Stories e il volume Blood of the Virgin –, ma anche illustratore – per esempio per le copertine dei dischi del cantautore Will Oldham – e soprattutto editor e catalizzatore di talenti.

Kramers Ergot nacque inizialmente come mini comic di 48 pagine stampati in piccole tirature (e ormai introvabili) per poi diventare una serie di volumi dai formati diversi tra loro, caratterizzati da un’ampia foliazione e distribuiti da realtà editoriali come Buenaventura Press, Picture Box e, con gli ultimi due volumi, da una casa editrice fondamentale per il fumetto alternativo come Fantagraphics Books.

Nei dieci libri usciti finora, l’antologia è stata infatti un vero e proprio punto di riferimento per l’intero fumetto indie nordamericano, mostrando, attraverso la pubblicazione di storie brevi e sperimentali, le tendenze e le correnti più d’attualità.

Nel corso degli anni, nelle pagine della rivista hanno trovato spazio sia il movimento art comics che autori più legati al mondo del graphic novel, dallo stesso Harkham a Chris Ware, passando per Anders Nilsen, Daniel Clowes, Ben Katchor, Frank Santoro, Seth, Johnny Ryan, Al Columbia e decine di altri, talvolta persino autori europei, come Manuele Fior.

Ultimate Spider-Man, di Brian Michael Bendis e Mark Bagley

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Alla fine degli anni Novanta, la Marvel stava combattendo contro la percezione comune che vedeva i suoi fumetti come una soap opera intricatissima. Gli eroi della Casa delle Idee avevano vissuto troppo e ormai si trascinavano dietro una continuity che non favoriva l’ingresso di nuovi lettori.

Primo esperimento di un parco testate che puntava a re-introdurre i personaggi Marvel nel Ventunesimo secolo, Ultimate Spider-Man aggiornò gli elementi del mito che, pur funzionando drammaturgicamente, erano percepiti come superati. Al posto di nucleare, radiazioni e Guerra Fredda come negli anni Sessanta, c’erano la genetica e il techno thriller complottistico a vidimare la nascita del supereroe. Smessi i panni del secchione anni Sessanta, Peter Parker diventò un nerd 2.0. Un’attitudine più cupa e consapevole di sé e degli altri, atmosfera più da videogioco e meno da striscia a fumetti.

Lo sceneggiatore Brian Bendis, che aveva all’attivo titoli di nicchia come Fire, Jinx, Torso ed era specializzato in storie neo-noir, pescò più dalle parti di David Mamet che di Stan Lee: trattò la materia in maniera cinematografica e decompresse l’azione. In un’unica vignetta si poteva assistere a interminabili botta e risposta o a silenzi meditativi che permettevano all’autore di plasmare il tempo nel racconto con incredibile precisione, dando ritmo e dinamicità a pagine intere di gente che discute sul nulla.

Ultimate Spider-Man – durata fino al 2011 per ben 200 numeri, tutti sceneggiati da Bendis – fece sua una modernità di racconto che la rese una delle testate di punta degli anni Duemila e contribuì a rendere Spider-Man uno dei personaggi più resilienti della Marvel.

Shenzen, di Guy Delisle

shenzhen guy delisle

Prima di farsi conoscere al grande pubblico con il graphic novel Pyongyang, il fumettista canadese Guy Delisle aveva già iniziato a realizzare diari di viaggio a fumetti in Estremo Oriente dopo aver visitato per lavoro la Cina. Era stato infatti per tre mesi a Shenzen, lavorando come coordinatore tra una casa di animazione belga e uno studio cinese.

Dal risultato di quel viaggio Delisle realizzò la sua prima opera di graphic journalism, illustrando le difficoltà lavorative e lo shock culturale che un occidentale si trova ad affrontare rispetto ai ritmi di vita e di lavoro cinesi. Delisle fu particolarmente abile nel sottolineare per immagini ogni disagio, idiosincrasia e aneddoto buffo che una persona impreparata può incontrare nella vita quotidiana di Shenzen. Dal problema della lingua al comunicare con i gesti, dallo shopping al buio a preoccupanti visite dal dentista.

Non siamo ancora di fronte a un libro sorprendente come Pyongyang, che in una Corea del Nord blindata riusciva ad arrivare con il disegno dove nemmeno le telecamere potevano. Eppure, già con questo libro Delisle riuscì a divertire, grazie a trovate comiche avvincenti e con uno sguardo sempre acuto su ciò che lo circondava.

Perle ai porci, di Stephan Pastis

perle ai porci stephen pastis

Negli anni Novanta Stephan Pastis era un giovane avvocato specializzato in contenziosi assicurativi che lavorava a San Francisco. La tensione, l’ansia e la natura ostile dell’impiego lo fecero presto disaffezionare della professione. Pastis pensò dunque di dedicarsi alla sua seconda passione, quella del fumetto: propose varie strisce alle case editrici, tra cui Bradbury Road, The Infirm – le avventure di un avvocato che ha come cliente un allevatore di maiali maligno – e Rat. Questi tentativi avevano tutti in comune il protagonista, un roditore chiamato Topo.

Ispirandosi a Peanuts, Dilbert e Get Fuzzy, Pastis elaborò allora Perle ai porci, una striscia con protagonista lo stesso misantropo e megalomane Topo, intento a commentare ogni aspetto della vita, inclusa la striscia stessa e il suo autore, insieme agli amici Maiale, Zebra e Capra. L’umorismo di Pastis è spesso incentrato sul tema della morte e su battute metatestuali, tanto che lo stesso autore è diventato un personaggio occasionale della striscia – solitamente spernacchiato dagli altri per le sue scarse capacità artistiche e per la lungimiranza dell’aver abbandonato un posto sicuro per mettersi a fare il disegnatore.

Anche se il debutto su carta è del 2001, Perle ai porci – oggi molto nota ai lettori di Linus – nacque ufficialmente nel 2000, quando l’editore United Feature Syndicate pensò di mandare online le prime strisce per saggiare la reazione dei lettori. Scott Adams, creatore di Dilbert, supportò il fumetto e contribuì a creare interesse attorno al lavoro di Pastis, permettendogli di approdare sui giornali l’anno successivo.

La guerra di Alan, di Emmanuel Guibert

guerra di alan guibert fumetti 2000

Fresco vincitore del Grand Prix di Angoulême, 20 anni fa Emmanuel Guibert raccontò a fumetti la testimonianza di un reduce della Seconda guerra mondiale: l’anziano Alan Ingram Cope, che l’autore conobbe per caso e del quale diventò grande amico. Le parole dell’uomo, raccolte in anni di conversazioni e fissate su carta dal segno plastico di Guibert, ripercorsero i ricordi della vita quotidiana di un soldato americano in Europa, tra dettagli, piccoli avvenimenti ed elementi che solitamente sfuggono all’occhio della Storia.

Guibert usò grande delicatezza e rispetto nel trattare e riportare le vicende di Alan, all’epoca della guerra un semplice ragazzo ancora troppo giovane per l’inferno che lo aveva inghiottito. L’autore era interessato a raccontare non le azioni di un eroe, ma quelle forse ancor più potenti di un uomo comune.

Nelle oltre 300 pagine che compongono il fumetto, Guibert si soffermò sull’esperienza dell’addestramento, sulle amicizie coltivate e poi perse, sugli incontri fugaci ma segnanti, sulle passioni, le paure e le emozioni provate. Il disegno dettagliato ma essenziale, unito ai grigi densi e fumosi, diedero al racconto la romantica suggestione di una vecchia fotografia invecchiata dagli anni, simbolo della memoria storica di un uomo qualunque perso in uno dei momenti più oscuri dell’umanità.

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