15 fumetti sugli sci

Pronti per una gita sulla neve? Qualche lettore di Fumettologica potrebbe approfittare dei prossimi fine settimana e di qualche giorno di ferie sotto Carnevale per andare a sciare, per una settimana bianca vera e propria o solo per una breve scappatella in giornata. Proprio pensando a loro – ma in fondo anche a chi resterà a casa a leggere fumetti – che abbiamo selezionato 15 fumetti in cui gli sci hanno un ruolo fondamentale, letture da accompagnare con camino, cioccolata calda e doposci.

Sono storie che vanno dall’inizio del Ventesimo secolo all’anno scorso, grandi classici e avventure di personaggi popolari, ma anche fumetti più di nicchia, che siamo certi che vi sorprenderanno. È una selezione molto alpino-centrica, ma non per campanilismo. Semplicemente ci sono molti più esempi di fumetti con sciatori in Italia e Francia rispetto al resto del mondo, e anche gli autori americani preferiscono mandare i loro eroi in vacanza sulle Alpi piuttosto che sulle Montagne Rocciose.

Bondiani e disneyani, sappiate da subito che vi spezzeremo il cuore: scorrendo più in basso non troverete i fumetti di 007, né le mille storie di Paperino e Topolino in cui gli eroi Disney inforcano gli sci. Abbiamo preferito lasciare spazio a qualcosa di meno scontato, che speriamo non deluderà.

Flash Gordon, di Alex Raymond e Don Moore (tavola domenicale del 7 maggio 1939)

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Il biathlon, ma su un pianeta alieno. Solo un eroe fantascientifico e di classe come Flash Gordon (ricordiamo che è giocatore professionista di polo) poteva darsi a uno sport simile. L’occasione è la caccia di un tremendo drago delle nevi nel regno ghiacciato di Frigia, uno dei mille staterelli del pianeta Mongo. Flash, l’amata Dale Arden e la regina Fria, temporanea contendente per il cuore del biondone, rischiano la vita per due vignette finché un colpo di blaster ben assestato non stende la creatura.

Come nella tradizione della strip, gran parte dell’azione avviene fuori campo, perché Raymond preferisce concentrare matite e pennelli nel tratteggiare i fisici da modelli dei suoi protagonisti. Lo capiamo perfettamente: quante occasioni hai nella vita di disegnare gente bellissima che gira quasi nuda sulla neve?

Tre per zero, di Tiziano Sclavi e Bruno Brindisi (su Dylan Dog 125)

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La settimana bianca è un richiamo irresistibile anche per la Morte. Magari non per l’Oscura Signora in persona, ma può darsi che uno dei suoi sottoposti, una morte locale, decida di staccare per qualche giorno per una vacanza sulla neve. È quello che succede a Bellybutton, pacifica cittadina inglese dove all’improvviso accadono cose incredibili: la gente non muore più, e tre per zero non fa più zero ma tre.

È allora che Dylan Dog viene trascinato in una delle sue avventure più surreali e sconclusionate, mandato in quel posto dimenticato da Dio (e dalla morte) per consegnare un assegno a un tizio. Tra matematici fuori di testa, evasi in cerca di vendetta, bottegai che si danno all’ascetismo e piccole uccisioni quotidiane, non sarà di certo lui a riportare indietro il mietitore in ferie, ma una potenza di livello superiore. E pensare che la morte se la stava proprio spassando, tra fiaccolate sugli sci e risalite senza bisogno di skilift…

Lando, Che neficata!, di Renzo Barbieri e Giuseppe Montanari

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Ah, gli anni Settanta, la stagione delle commedie sexy all’italiana, tra Giovannona coscialunga e Lando Buzzanca, Edvige Fenech, Quel gran pezzo dell’Ubalda e Alvaro Vitali. Il fumetto all’epoca non era da meno su questa tendenza, in un florilegio di testate erotiche che coprivano qualsiasi genere, appetito, tono.

Il campione indiscusso dell’erotismo umoristico era Lando, ideato dall’editore-sceneggiatore leader del settore Renzo Barbieri e disegnato con le fattezze di Adriano Celentano da Giuseppe Montanari (sì, lo stesso del duo Montanari & Grassani di Dylan Dog). È lui, aspirante playboy noto per avere non due ma tre testicoli, che troviamo in montagna insieme al compare Lardoso a molestare le turiste, ben 8 anni prima del seminale Vacanze di Natale. Quella dell’inverno ’75 non fu l’unica sortita sciistica del personaggio – che quasi ogni anno si diede al cuccaggio alpino, con pochi o nulli risultati – ma sicuramente fu la più notevole, fosse anche solo per il titolo.

Luigi va a sciare, di Guy Delisle

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Luigi è un bambino che viene trascinato dai parenti in una breve gita in montagna e lì viene travolto dagli eventi… e dagli altri sciatori… e dalle valanghe… e dagli skilift… Una serie di disavventure che si inanellano una nell’altra, gag su gag, con un umorismo slapstick che non lascia un attimo per riprendere fiato. Ogni tavola è infatti scandita in 20 vignette quadrate, per un totale di 920 momenti della giornataccia sulla neve di Luigi.

In tutto il volume non si trova nemmeno una parola o un’onomatopea, e i pochi scambi di battute sono resi con icone nei balloon: un silenzio assordante che fa da contraltare all’enorme quantità di botte che il bambino subisce con aria quasi impassibile. Non stupisce che l’edizione originale in Francia sia uscita nella collana Shampooing di Delcourt, diretta da Lewis Trondheim, che pubblica i fumetti più sperimentali dell’editore.

Sniff, di Fulvio Risuleo e Antonio Pronostico

Che siano liberi ed esposti al gelo o ben riparati con sciarpe, i nasi sono tra gli “attori non protagonisti” più importanti delle giornate passate a sciare. Il regista Fulvio Risuleo e l’illustratore Antonio Pronostico li hanno quindi messi in primo piano nel loro primo fumetto realizzato insieme, una delle letture più interessanti del 2019.

Una coppia in crisi decide di darsi un’ultima chance con una vacanza sulla neve. L’atmosfera e la gente li allontanano, li riavvicinano, li allontanano di nuovo, stavolta per sempre, mentre i lettori seguono la vicenda dal punto di vista delle appendici nariciute dei due, innamorate l’uno dell’altro e coinvolte loro malgrado nella fine della storia tra i loro “padroni”. C’è un legame tra odori e sentimenti? I nasi hanno il potere di determinare le nostre scelte? Lo scopriremo – forse – sulle piste da sci e nelle sale da pranzo di un albergo delle Dolomiti.

Thoeni – La neve è il suo destino, di Roberto Renzi e Sergio Toppi

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C’è stata un’epoca in Italia in cui i campioni di sci erano vere e proprie celebrità. Nei primi anni Settanta sopra tutti spiccava il nome di Gustav Thöni, da Trafoi (BZ), vincitore della Coppa del Mondo nel 1971 a soli 20 anni, e poi nel 1972, nel 1973 e nel 1975, di medaglie d’oro e d’argento ai Giochi olimpici invernali e ai Mondiali di sci e più avanti maestro dell’ancor più noto Alberto Tomba.

All’uscita del primo numero del Corriere dei Ragazzi, il 2 gennaio 1972, fu scelta proprio la sua breve carriera per la prima delle biografie di sportivi da pubblicare sulla rivista. In sole due pagine lo sceneggiatore Roberto Renzi raccontò le sue imprese giovanili, dalla nascita quasi miracolosa tra la neve alla prima vittoria in Coppa del Mondo. Ad illustrarle fu chiamato Sergio Toppi, tra i disegnatori più attivi del giornale: nei due anni successivi disegnò infatti gran parte delle biografie di questa rubrica, come quelle di Gigi Riva, di Primo Carnera, di Cassius Clay, di Gianni Rivera…

Alla ricerca di Peter Pan, di Cosey

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Lo svizzero Cosey (Bernard Cosendai) ha un rapporto strettissimo con la montagna. Forse condizionato dalla sua terra di origine, l’ha sempre inserita come elemento chiave delle sue opere a partire dalla serie che l’ha reso famoso, Jonathan, ambientata sull’Himalaya. Tra il 1984 e il 1985 pubblicò un fumetto in due volumi che è un vero e proprio canto d’amore per la solitudine delle valli alpine: ambientato negli anni Venti, racconta l’autoesilio di Melvin Woodworth, scrittore inglese alla ricerca di ispirazione, che si rifugia in un villaggio fittizio alle pendici del Cervino, un po’ per ricominciare a scrivere, un po’ per trovare la tomba di suo fratello, un compositore morto di malattia proprio in quel luogo qualche tempo prima.

Le camminate sulla neve, i bagni nelle polle d’acqua termale, le fredde notti primaverili e soprattutto le sciate in solitaria su una montagna che ancora non era presa d’assalto dal turismo di massa sono momenti fondamentali della parabola di Melvin, che rimane avvinto dai segreti del luogo fino a riscrivere le priorità della sua vita. Allo sci è dedicata anche la copertina, dominata dal bianco della carta e della neve, segnato solo dall’audacia dell’uomo, sciatore e disegnatore che sia. «L’editore non voleva quella copertina: “È invendibile!” Io mi sono battuto con determinazione per imporgliela, contro i consigli di tre o quattro responsabili che hanno finito per cedere davanti alla mia ostinazione… Vent’anni più tardi, penso che sia ancora oggi la mia copertina migliore.»

La cassaforte del morto, di Gomboli, Faraci, Martinelli, Facciolo e Tani (su Diabolik 10 anno XLVI)

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Sappiamo che in questo elenco vi aspettavate una fuga sugli sci del Re del Terrore, finale scontato di un furto nella baita di un riccone, perciò abbiamo voluto stupirvi: questo numero di Diabolik inizia con l’inseguimento sulla neve. Il ladro ed Eva Kant hanno rubato settecento milioni in gioielli e tagliano la corda, con alle calcagna l’ispettore Ginko, convinto di averli in pugno grazie a un provvidenziale burrone che blocca loro la strada.

Ma ovviamente Diabolik ha un elicottero nascosto nello zaino e riesce così a sfuggire alle maglie della giustizia, per tornare anni dopo – nelle pagine seguenti – sul luogo del delitto e svaligiare finalmente la cassaforte del morto. Ma questa è un’altra storia, di castelli, deltaplani e maschere antigas…

Le formidabili avventure di Lapinot: Slaloms, di Lewis Trondheim

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Dopo l’esercizio di stile Lapinot et les carottes de Patagonie del 1992 – 500 pagine di fumetto completamente improvvisate nella trama e nei disegni – Lewis Trondheim decise di aver imparato a disegnare. Prese quindi i suoi nuovi personaggi, un coniglio antropomorfo e una manciata di amici, e dal fantasy fuori dagli schemi li spostò nella contemporaneità, in una situazione quotidiana come una vacanza sulla neve.

Nacque così Slaloms, pubblicato prima dall’Association e poi ridisegnato e colorato per Dargaud. È la cronaca ironica di pochi giorni in montagna, spruzzata di situazioni leggermente surreali e sprazzi di riflessioni filosofiche, in un mix che sarebbe diventato la costante della serie. Uno slice of life senza un vero inizio e una vera conclusione, che fotografa giornate tutto sommato normali di persone comuni… se si tralascia il fatto che i protagonisti sono animali antropomorfi.

Trondheim si concentra soprattutto sui rapporti tra i personaggi e sui loro piccoli conflitti: c’è chi è superattivo ed è in settimana bianca per sciare il più possibile, chi vuole solo rilassarsi e chi non pensa ad altro che ad approcciare le ragazze. Ed infine c’è Lapinot, goffamente nel mezzo in tutte le situazioni, che ha seguito gli amici senza convinzione, che si lascia trascinare ora da uno e ora dall’altro ma che forse sarà quello a portare a casa di più dalla vacanza.

Raddoppia i tuoi soldi… e muori!, di Bob Haney e Jim Aparo (su The Brave and the Bold 106)

Oh, no! Freccia Verde è privo di sensi nella neve, appeso per una caviglia, il suo arco spezzato. E Batman sui bat-sci è minacciato da un misterioso sciatore che incombe! Come potranno i nostri eroi salvarsi questa volta? Dietro questa copertina eccitante, purtroppo, non c’è una storia altrettanto entusiasmante.

The Brave and the Bold, la testata crossover per eccellenza di DC Comics, non regalava spesso capolavori, e così successe nel numero datato aprile 1973, ma già in edicola un paio di mesi prima, in occasione della stagione sciistica. Batman è affiancato da Freccia Verde in un’indagine per omicidio che tocca gli interessi di Oliver Queen e che li porta – ovviamente – in Svizzera. Lì i due miliardari, mentre fingono di essere in vacanza, scoprono che dietro l’assassinio c’è Due Facce, che sta cercando di mettere insieme la somma necessaria per sottoporsi a una plastica facciale in una clinica sulle Alpi.

Il criminale cerca di uccidere gli eroi con un fucile da cecchino ma fallisce, e scatta così un inseguimento sugli sci: la conclusione, scontata, vede Harvey Dent precipitare in un crepaccio sotto gli occhi di Batman e Freccia Verde. Se la cavò con poco, però, al massimo con una gamba rotta, perché meno di 12 mesi dopo tornò a minacciare la pace di Gotham City.

Pin Focoso, di Walter Molino (tavola del 25 gennaio 1942)

L’abbiamo visto tutti sulle piste – ma anche già solo in questo elenco – che un sacco di gente va sugli sci soltanto per cuccare. Ci sorprende però scoprire che era una pratica già in uso settanta anni fa, quando il grande illustratore Walter Molino collaborò brevemente con il Corriere dei Piccoli per una delle sue rarissime escursioni nel fumetto umoristico. Sotto la Guerra aveva una sua serie – tavole autoconclusive con didascalie in rima sotto le vignette, come usava la testata – con protagonista uno sbruffone, Pin Focoso, che cercava di primeggiare in varie attività, sportive e non.

Sul numero 4 del 1942 lo troviamo sugli sci mentre cerca di mettersi in mostra con la bionda Lia. Un po’ di orgoglio maschile ferito («Non fia mai – furente grida – / che di questa femminuccia / non raccolga io la sfida»), un po’ di desiderio di mettersi in mostra, un po’ la sua smania di essere sempre il migliore in tutto, il risultato è che Pin Focoso perde il controllo e finisce dritto in un rifugio, dove viene accolto a suon di botte dagli avventori di una tavolata che ha messo a soqquadro. Non servirà certo a insegnargli la lezione, perché la settimana successiva lo troveremo di nuovo intento a mettersi in mostra, e di nuovo le cose si metteranno male per lui…

Nononono, di Lynn Okamoto

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Fino al 2014, fino ai Giochi di Soči, il salto con gli sci era una disciplina olimpica esclusivamente maschile. Per ben 90 anni, da quando fu introdotta nel 1924, solo gli uomini hanno potuto gareggiare sul trampolino innevato in ben tre categorie, mentre nessuna era riservata alle loro colleghe, nonostante la competizione fosse stata aperta a loro già nel 1998. Per questo Nono Nonomiya è costretta a fingersi un ragazzo per tenere alto l’onore della famiglia e conquistare le medaglie che il padre, sportivo caduto in disgrazia, non ha potuto mai vincere.

Non è uno spunto inedito – qualcuno ha detto Mulan o La principessa Zaffiro? – quello sfruttato dalla mangaka Lynn Okamoto (tra il 2007 e il 2010), ma viene declinato in un contesto decisamente particolare. Diciamocelo, il salto con gli sci non è mai stato uno degli sport più seguiti al mondo, eppure funziona perfettamente come contesto per questo seinen sportivo grazie proprio al suo ambiente maschilista, incarnato soprattutto da Akira Amatsu, sciatore misogino, discendente di una dinastia di medaglie d’argento nella disciplina. Inutile dire che Nono si innamorerà di lui e riuscirà anche a vincere la medaglia d’oro con la nazionale giapponese, mostrando al mondo che anche nello sport le donne valgono quanto gli uomini.

Pilgrimage, di David Collier

In un Paese nevoso come il Canada gli sci sono più diffusi che da noi, e un’escursione nella neve, tra boschi in cui non vive nessuno, è un’esperienza avventurosa alla portata di quasi tutti, anche di un disegnatore non particolarmente allenato. Come in una delle storie raccontate da David Collier nel suo antologico Portraits from Life: un illustratore – forse l’autore stesso – decide di tirare fuori gli sci e una slitta e di fare un breve viaggio per ritrarre dal vivo la capanna di Grey Owl, celebre naturalista britannico che si era ritirato a vivere nelle foreste del Saskatchewan a nord del lago Kingsmere, all’interno dell’attuale Prince Albert National Park, ancora oggi una terra quasi incontaminata, in cui muoversi da soli è pericoloso e, soprattutto, è un’esperienza terribilmente solitaria.

Il protagonista di Pilgrimage (“Pellegrinaggio”) lo scopre sulla sua pelle quando si trova stremato in mezzo al nulla, senza un riparo se non la sua tenda, senza protezione dai lupi se non la fuga, senza cibo se non un’enorme quantità di spaghetti congelati che però non riesce a scaldare per via del fornello rotto. Quella che potrebbe essere una situazione tragica viene dipinta però con toni fortemente ironici (o autoironici?) dal fumettista canadese. Finisce tutto bene, e in modo quasi buffo. Ma è un’avventura che l’impavido disegnatore-esploratore non dimenticherà facilmente.

Buster Brown, di William Lawler (tavola domenicale del 7 febbraio 1909)

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Forse la prima tavola a fumetti dedicata allo sci pubblicata su un quotidiano statunitense, del 7 febbraio 1909 (di due anni precedente a una di Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay), vede protagonista Buster Brown e il suo cane Tige. Come tutti i figli della buona borghesia americana, il monello ha una certa esperienza con le vacanze sulla neve, tanto da aver già fatto pupazzi di neve, gite in montagna, discese in slittino negli anni precedenti. Per vedergli inforcare gli sci dobbiamo però aspettare il settimo anno della serie, quando, durante un ciclo di tavole in cui è in viaggio attraverso l’Europa, sprona suo zio a scendere le piste con lui, con intenti disastrosi.

La storiella fa parte di un momento particolare della storia editoriale del personaggio: tre anni prima il suo creatore Richard F. Outcault, lo stesso di Yellow Kid, aveva lasciato il New York Herald per passare alla concorrenza, ovvero al gruppo editoriale di Hearst. La sua intenzione era di pubblicare lì le marachelle di Buster Brown, ma l’editore dell’Herald fece causa al nuovo editore, affermando di essere lui il detentore dei diritti.

La decisione della corte fu salomonica: Outcault avrebbe potuto proseguire la serie ma senza intitolarla al suo protagonista – ed è da una di queste tavole che fu tratta nel 1908 la prima pagina del primo numero del Corriere dei Piccoli – mentre l’Herald avrebbe potuto mantenere il titolo affidandolo a un nuovo disegnatore, il meno talentuoso William Lawler. In questo modo ci guadagnarono tutti, compresi i lettori che ogni domenica potevano leggere due tavole a colori di Buster Brown su due diversi giornali.

Iznogoud, gli sport nel califfato, di René Goscinny e Jean Tabary

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L’ultimo titolo della nostra rassegna ci porta molto lontano dalle solite località sciistiche: in Medio Oriente, alle porte di Baghdad la magnifica. Lì, sulle dune del deserto, il gran visir Iznogoud fonda, grazie alla magia, la località sciistica di Chameaunix (“chameau” significa cammello in francese) e convince il califfo Harun el Pansuli a provare a sciare, nella speranza che abbia un incidente sulla neve e lui possa diventare, finalmente, “califfo al posto del califfo”.

Dopo quattro anni di vita editoriale fatta di frustrazioni, bisogna tentare l’impensabile, compresa una nevicata sulle dune! La breve storia, pubblicata in origine in Francia su Record 60, mostra condensate in otto pagine tutte le caratteristiche dello stile di Goscinny che ritroviamo in Asterix, come i giochi di parole, gli anacronismi, le gag fisiche e tanti, tanti bernoccoli.


Si ringraziano per spunti, consigli e collaborazione Marco Andreoletti, Astorina, Andrea Fiamma, Paul Gravett, Cristian Posocco, Matteo Stefanelli e Valerio Stivè.

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